Feb 9, 2024 - Senza categoria    No Comments

LA COMUNITA’ DI MISTRETTA HA ACCOLTO LA RELIQUIA DI SANTA RITA, PROVENIENTE DAL SANTUARIO DI ROCCAPORENA DI CASCIA,  NELLA PARROCCHIA DI SANTA CATERINA

IL GRANDE GIORNO È ARRIVATO!

Domenica, 4 Febbraio 2024, un importante evento si è verificato a Mistretta. E’ giunta La santa Reliquia di Santa Rita proveniente dal Santuario di Roccaporena di Cascia! Un frammento del Suo corpo è incastonato nella pietra della sua casa natale.

La reliquia di Santa Rita, accompagnata dai sacerdoti  don Nolberto Cardenas Rosas e don Canzio Scarabottini, è partita da Roccaporena, una frazione di Cascia, nella mattina del 2 febbraio 2024 per essere consegnata alla comunità di Mistretta, in Sicilia. Durante il “viaggio”la reliquia di Santa Rita  si è fermata nel Santuario di San Francesco a Paola (CS) dove i padri Minimi hanno accolto solennemente la reliquia nel nuovo Santuario.
La preziosa reliquia di Santa Rita è stata accolta nella parrocchia  di Santa Caterina D’Alessandria con una grande presenza di devoti.

L’evento è stato organizzato dal comitato della parrocchia di Santa Caterina d’Alessandria per ricordare i 90 anni della statua di Santa Rita donata dalla famiglia Portera-Lombardo per grazia ricevuta.

Numerosi sono stati i devoti amastratini  e i pellegrini, giunti da tutta la Sicilia, che hanno seguito il corteo con il seguente percorso: Piazza San Felice, sostando davanti alla chiesa di San Francesco D’Assisi, Via Verdi, Via Santa Caterina, Chiesa Santa Caterina, accompagnato dal suono festoso del Complesso Bandistico “Città di Mistretta”.

Il corteo ha seguito il seguente ordine di composizione: i Gruppi di preghiera, tutte le Confraternite, quella di Santa Caterina d’Alessandria V.M., di San Sebastiano, delle Anime purganti, della SS.ma Trinità, della Madonna del Carmine, della Madonna del Rosario, nel loro ordine processionale, i bambini e i ragazzi con la rosa in mano, le autorità religiose, civili e militari della città di Mistretta, il complesso Bandistico e il popolo dei devoti.
Le parole di padre Giovanni Lapin, il parroco della comunità di Santa Caterina, che ha accolto la reliquia: “Grazie Signore per avere il dono di avere qui a Mistretta la reliquia di Santa Rita giunta da Roccaporena”.

Grazie a Padre Giovanni Lapin, Parroco della Parrocchia di Santa Caterina, ai ragazzi del comitato per l’impegno profuso, e ai frati di Roccaporena che hanno accompagnato le reliquie di Santa Rita fino a Mistretta.
All’arrivo della sacra reliquia nell’ampio piazzale della chiesa di Santa Caterina le campane hanno suonato a festa!
W Santa Rita, la Santa dei casi impossibili.
L’Insigne Reliquia di Santa Rita, la Santa dell’ Impossibile e Avvocata delle cause disperate, dal 4 Febbraio 2024 sarà ospitata nella parrocchia di Santa Caterina d’Alessandria a Mistretta fino al prossimo mese di Giugno per essere venerata dai Suoi devoti.

Ci sia caro in questa vita Il tuo nome, o Santa Rita; Tu, nei casi disperati, Sii conforto ai tribolati.

https://youtu.be/xKY357n1lv8

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Si racconta che a Mistretta è avvenuto un miracolo attribuito all’intercessione della Santa degli impossibili. Era l’anno 1931.
Il signor Portera Antonino, colpito da una paresi facciale, pur affrontando lunghi viaggi della speranza a Palermo e nell’Italia settentrionale e pur sottoponendosi a dolorose e a costose cure mediche, non guariva. Non riusciva ad accettare la nuova situazione di malattia e di malessere che gli causava un enorme disagio. Tutti gli specchi della casa furono eliminati dall’affettuosa moglie che avrebbe voluto nascondergli l’evidente verità. Una notte, in sogno, Santa Rita apparve alla moglie, alla signora Liboria Lombardo, e le disse: “Perché non mi porti a Mistretta”? Non era un avvenimento che si poteva risolvere in poco tempo e soprattutto senza mezzi economici. Le signora Liboria non si arrese, chiese aiuto ai paesani che contribuirono secondo le loro possibilità. La statua di Santa Rita, commissionata allo scultore Carmelo Bruno, giunse a Mistretta, proveniente da Lecce, il 19-11-1932.

Il signor Antonino miracolosamente guarì. Era il 1934. Per esprimere gratitudine alla Santa, per la grazia ricevuta, la famiglia Portera fece esporre nella facciata della propria abitazione, sita nella strada Santa Caterina al numero civico 43, l’edicola votiva dedicata a Santa Rita da Cascia.

Ogni anno i familiari del signor Antonino, devoti a Santa Rita, dal Piemonte giungono a Mistretta per onorarLa.

Margherita nacque a Roccaporena, a pochi chilometri di distanza da Cascia (PG), da Antonio Lotti e da Amata Ferri probabilmente nel mese di ottobre del 1381.

I genitori, ormai avanti negli anni, volevano un figlio maschio, ma diedero la vita alla loro unica figlia Rita allevandola nell’educazione religiosa. Piissima, pur desiderando di consacrarsi a Dio fin dalla sua giovane età, tuttavia, di indole mite, Rita, per accontentare i suoi genitori, accettò di sposare, a soli sedici anni, Paolo di Ferdinando Mancini, un giovane di carattere violento e a cui Rita era sottomessa. Doveva chiedergli il permesso anche di recarsi in chiesa! Pur sopportando umiliazioni di ogni genere, Rita cercò di aiutarlo a convertirsi e a condurre una vita onesta e laboriosa. Nacquero i gemelli Giacomo Antonio e Paola Maria. Rita guidava la sua famiglia conducendo una vita semplice colma di preghiera e di rettitudine. Una notte qualcuno, spinto dall’odio per aver subìto qualche cattiva azione, uccise barbaramente Paolo. Rita, coerente con le parole del Vangelo, perdonò l’assassino del marito. Le sue prove di perdono e di mitezza non riuscirono a far cambiare idea ai figli che covavano nei loro cuori sentimenti di odio e di vendetta. Rita, piuttosto che saperli assassini, pregò Dio perché li prendesse con Sè. Morirono entrambi in giovane età poco tempo dopo la morte del loro padre. Rimasta sola, e con il cuore straziato dal dolore, Rita si adoperò in opere di carità cercando di essere accolta nel monastero. Per ben tre volte bussò alla porta del Monastero Agostiniano di Santa Maria Maddalena a Cascia. Le agostiniane la respingevano perché era donna, ma vedova. Solo nel 1417 vi fu accolta per intercessione dei suoi protettori San Giovanni Battista, San Nicola da Tolentino e Sant’Agostino che, miracolosamente, la introdussero nel monastero dove visse per quaranta anni servendo Dio ed il prossimo con una generosità allegra e attenta agli eventi del suo ambiente e della Chiesa di quel tempo. La Madre superiora mise alla prova la sua ferrea volontà affidandole il compito di annaffiare ogni giorno un cespuglio di rose ormai appassito.

Tutti i giorni l’ubbidiente Rita annaffiava la pianta con amore. La pianta rifiorì dando bellissime rose.

 

Ancora oggi si può visitare a Cascia il famoso roseto di Santa Rita che è coltivato e rinnovato. Devotissima alla Passione di Cristo, un Venerdì Santo, mentre pregava davanti al Cristo in croce, una spina si staccò dalla corona del Salvatore e  si conficcò sulla sua fronte. Rita sopportò con grande forza il dolore della ferita sulla fronte per quindici anni, fino al termine della sua vita terrena. Morì il sabato del 22 maggio del 1457. La campana suonava da sola. Fu venerata come Santa. Dal 18 maggio del 1947 le ossa di Santa Rita da Cascia, che non hanno ricevuto sepoltura, riposano nel Santuario dentro un sarcofago. Molti sono i prodigi che si sono compiuti su Santa Rita. Il prodigio delle Rose e dei fichi in inverno è stato raccontato da diverse attendibili testimonianze raccolte nel processo per la sua beatificazione nel 1626. “Nel più aspro rigore dell’inverno, essendo ogni cosa ricoperta di neve, una buona donna, cugina di Rita, va a visitarla. Nel partire, le chiese se da casa sua voleva cosa alcuna. Rispose Rita che avrebbe desiderato una rosa e due fichi dell’orto della casa paterna.  Sorrise, la buona donna, credendo che ella delirasse per la violenza del male e se ne andò. Giunta a casa sua ed entrata ad altro fine nell’orto, vide, su le spine spoglie di ogni foglia e cariche di neve, una bellissima rosa e, sulla pianta, due fichi ben maturi. Rimasta meravigliata per la contrarietà della stagione e per la qualità di quel freddissimo clima, veduti il fiore e i frutti miracolosi li colse e li portò a Rita“. L’orto di Santa Rita, dove la cugina raccolse la rosa e i fichi sotto la neve, si trova a Roccaporena.  La rosa è il simbolo ritiano per eccellenza. Rita, come la rosa, ha saputo fiorire nonostante la sua vita sia stata carica di molte spine. I due fichi, probabilmente, rappresentano i suoi figli. Caratteristica è la tradizionale benedizione delle rose che avviene ogni anno dopo la Messa Pontificale del 22 maggio sul sagrato della Basilica e in tutte le altre chiese. Il 22 maggio del 2000, il giorno riservato a Santa Rita, è morta un’indimenticabile persona a me molto cara: Carmelo De Caro.

Il 23 agosto 2020 nel sagrato della parrocchia di Santa Caterina d’Alessandria, a Mistretta, è stata inaugurata e benedetta l’edicola votiva che accoglie la statua di Santa Rita da Cascia, donata dal giovane devoto Antonino La Ganga.

 

La cerimonia di inaugurazione e di benedizione, preceduta dalla celebrazione della Santa messa, è stata effettuata  dal parroco della parrocchia  padre Giovanni Lapin. Il  comitato di Santa Caterina è stato la macchina organizzativa dell’evento al quale vanno i complimenti e i ringraziamenti di tutti i mistrettesi.

https://youtu.be/_2vavL3aMro

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Il Comitato Anspi di Santa Rita che, dal 2018, si occupa dell’organizzazione dei festeggiamenti, è formato da un gruppo di giovani devoti alla Santa degli impossibili e attivo in parrocchia.

Il racconto di Emanuele Di Marco: “Il 25 gennaio scorso, recandoci in chiesa, abbiamo notato lo stato di degrado in cui versava questo piccolo angolo adiacente alla chiesa e ci siamo resi conto che questa “nicchia dimenticata” necessitasse di un’immediata ristrutturazione.

Da lì nasce subito la volontà di sistemarlo e l’idea di creare un piccolo angolo di preghiera.

In un primo momento non sapevamo quale immagine sacra porre all’interno della nicchia ma, pensando che la settimana successiva sarebbero iniziati i 15 Giovedì di Santa Rita e sapendo della grande devozione presente nella nostra parrocchia e in tutta la città di Mistretta, abbiamo pensato di mettere l’immagine di Santa Rita e di fare la benedizione della nicchia e di una statua, che avremmo acquistato successivamente nel periodo della festa.

Entusiasti per il piccolo progetto che avevamo pensato di realizzare, siamo andati a comunicare l’idea al nostro caro padre Giovanni Lapin per avere da lui l’approvazione.

Lui ci ha dato subito una risposta positiva e, anch’egli entusiasta dell’idea, si è attivato insieme a noi per concretizzare il tutto.

Abbiamo contattato subito l’amico Nino Ferraro che si è mostrato disponibile alle nostre richieste e, con grande devozione e generosità, ha effettuato i lavori di pulitura della pietra, sistemazione di una base in pietra e tutto ciò che serviva a rendere decorosa la nicchia.

Trovandoci a Catania per la festa di Sant’Agata, abbiamo acquistato la bellissima statua offerta dal devoto Antonino La Ganga che, precedentemente, aveva espresso la volontà di volerla donare interamente a sue spese.

Abbiamo inoltre contattato Alessandro Sirni per la realizzazione di uno sportello a protezione della statua sperando che l’opera fosse completa alla fine del mese di aprile.

I progetti di Dio, però, non sono quelli dell’uomo e a causa della terribile pandemia abbiamo dovuto fermare tutto: le nostre abitudini, la nostra vita sociale, il nostro lavoro e anche i lavori della ristrutturazione della nicchia.

Dal 18 maggio sono riprese le celebrazioni delle Sante Messe con la partecipazione dei fedeli e il 22 abbiamo celebrato la festa di Santa Rita tutti insieme attorno all’altare del Signore, ma la nicchia non era ancora completata e anche noi non eravamo ancora pronti a riprendere la vita normale, ancora “storditi” da quei mesi che ci hanno stravolto in tutto e per tutto.

A fine maggio sono ripresi i lavori che si sono conclusi definitivamente a metà giugno.

Dopo tutto ciò, padre Giovanni ha stabilito la data della benedizione della statua e della nicchia per oggi 23/08/2020.

In questo 2020 segnato da tante avversità ma anche da tante ricorrenze e anniversari, anche per Santa Rita rincorrono i 120 anni dalla canonizzazione, avvenuta il 24 maggio 1900 da papa Leone XIII.

Tante sono state le difficoltà e altrettante le gioie, le soddisfazioni pr l’opera pensata, progettata e realizzata e di questo ne siamo entusiasti noi ragazzi e padre Giovanni, motivo per cui dobbiamo ringraziare di vero cuore:

  • Nino Ferraro che ha interamente offerto e realizzato tutti i lavori edili, mettendo a disposizione i materiali e tutto ciò che è servito per l’opera.
  • Antonino La Ganga che, appena ha appreso la notizia della realizzazione dell’opera, ha subito espresso il desiderio di voler donare la statua.
  • Sebastiano Di Marco per aver realizzato e offerto le scossaline al fine di evitare infiltrazioni d’acqua sulla nicchia.
  • Marisa Cittadino che ha offerto lo sportello in ferro realizzato con grande professionalità e competenza da Alessandro Sirni.
  • Sebastiano Di Marco che ha realizzato e offerto la base in legno utile per rialzare la statua.
  • Giuseppe Porrello che ha offerto la vernice per pitturare lo sportello in ferro.
  • Rita Mancuso che ha offerto i materiali e i led con cui è stata realizzata l’illuminazione e una rosa stabilizzata che rimarrà nella nicchia.
  • Maurizio Pane che ha offerto la realizzazione dell’impianto.
  • Giovanni Ribaudo per offerto la targa che ricorda questa giornata.
  • Santino Cristaudo che ha offerto la composizione di rose per addobbare in questo giorno la nicchia.

Infine vorrei fare un plauso a noi componenti del comitato che, oltre ad aver collaborato nei lavori, abbiamo offerto la base in pietra su cui poggia la statua, realizzata da Serafino Azzolina.

Vi ringraziamo ancora di cuore che con generosità avete offerto tutto ciò che è servito per la realizzazione di quest’opera dedicata alla nostra amata Santa Rita e per la vostra presenza in questo giorno.

Ringraziamo infine tutti voi presenti questa sera a questo evento, per noi importante, e continuiamo a pregare il Signore Crocifisso, di cui Santa Rita era innamorata, affinché possa liberarci definitivamente dal COVID-19 e  farci tornare a vivere in salute e serenità.
Grazie a tutti coloro che si sono adoperati  per la realizzazione dell’edicola votiva che ha reso questo angolo del piazzale della chiesa un nuovo luogo di preghiera.  Rivolgiamoci alla Santa delle cose impossibili per chiedere e ricevere grazie! La rosa è il simbolo di Santa Rita. Grazie al devoto Santino Cristaudo per aver offerto l’ addobbo floreale che ha abbellito l’edicola votiva in occasione di questa particolare giornata.
Mentre Dio ci accorda vita, diamo sempre i laudi a Rita sempre. Sempre sia lodato e Rita in cielo coronata. GRAZIE A TUTTI.
W SANTA RITA
Mistretta 23/08/2020

Il comitato:

Padre Giovanni Lapin

Emanuele Di Marco

Andrea Pane

Emanuele Modica

Giuseeppe Castiglia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Feb 1, 2024 - Senza categoria    No Comments

LA STORIA DELL’ASSOCIAZIONE CULTURALE ZAMPOGNARI LICATESI “VINCENZO CALAMITA”

Ringrazio calorosamente il presidente Ivan Frisicaro per avermi permesso di utilizzare il suo testo per la descrizione della storia dell’Associazione Culturale Zampognari Licatesi “Vincenzo Calamita”.
Fin dall’antichità, a Licata si sono susseguiti un numero esiguo di Zampognari (“Ciaramiddari”) che hanno lasciato un segno indelebile nel nostro territorio. Gli Zampognari, di solito, erano dei semplici pastori che, a livello amatoriale, si dedicavano al suono della Zampogna mentre pascolavano il gregge.
Proprio per questo motivo non tutti riuscivano a suonare lo strumento con un ottimo livello musicale, ma si dedicavano con passione e con cura allo stesso modo.
Il periodo preferito ed amato dagli Zampognari era, ed è tutt’oggi, il periodo Natalizio, durante il quale a Licata si esibivano e ci si esibisce ancora suonando lo strumento protagonista in assoluto: la “Ciaramedda”.

IVAN FRISICARO

Il Gruppo, costituito nell’Ottobre 2010, nasce dall’idea di Ivan Frisicaro e di Angelo Graffeo. Esso mira a rivalutare e a custodire l’antichissima tradizione della “Ciaramedda”, una vera perla del patrimonio culturale siciliano, suonando durante il periodo natalizio, presso i borghi, le piazze e le antiche “viuzze” di Licata.

In data 18 Giugno 2015 il gruppo si costituisce ufficialmente con atto depositato presso l’agenzia delle entrate e nasce, quindi, l’Associazione Culturale Zampognari Licatesi “Vincenzo Calamita” con lo scopo di promuovere la diffusione della cultura e dell’arte della “zampogna a paro” in ogni sua forma attraverso una partecipazione attiva e collettiva ad una serie di iniziative e di eventi.
Essa si propone di divulgare, attraverso convegni, conferenze, mostre, rassegne e spettacoli in genere, i più svariati temi derivanti dalle attività realizzate in ambito musicale, artistico, turistico, culturale, ambientale, umanitario e ricreativo.
Il Presidente Ivan Frisicaro e gli associati fondatori, amanti della cultura e della valorizzazione del passato, hanno l’obiettivo di costruire insieme una nuova realtà e non dimenticare le proprie radici storiche, perle del patrimonio culturale licatese.
Fin dalla sua creazione l’associazione “V. Calamita” ha cercato di tenere in vita le tradizioni di questo magnifico strumento allietando l’intero periodo natalizio ed organizzando diversi eventi di spicco, due tra i tanti il 1° e 2° Memorial dedicato al maestro Vincenzo Calamita.
Essa è stata inserita in un prestigioso progetto regionale finanziato dall’assessorato regionale alla cultura “Sulle Orme dei Suoni” esibendosi e spiegando in due clip scientifiche l’utilizzo, e l’accordatura della Zampogna a paro.
L’Associazione intende, altresì, dare vita ad una scuola artistico-musicale, istruendo, in particolare, giovani allievi, per divulgare la conoscenza della musica in genere e della musica tradizionale licatese in particolare e per creare momenti di ritrovo e aggregazione.

 

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Da poco tempo l’Associazione ha ampliato il proprio organico, formando un’orchestrina Folk ed un piccolo corpo di ballo con strumenti di varie come: Fisarmonica, Tamburelli, Fischialetti, Chitarre e Zampogna a Paro, ampliando nello stesso tempo il proprio repertorio musicale con nuove melodie e con canti tipici della tradizione Siciliana offrendo, quindi, un ulteriore contributo alla città.

Ivan Frisicaro Presidente
Associazione Culturale
Zampognari “Vincenzo Calamita”

Jan 14, 2024 - Senza categoria    Comments Off on “IL VENTO TRA I PAPAVERI”  LA POESIA DI GAETANO SPINNATO

“IL VENTO TRA I PAPAVERI”  LA POESIA DI GAETANO SPINNATO

Grazie al Premio Letterario Maria Messina ho letto su Fb la poesiaIl vento tra i papaveri” scritta dal poeta mistrettese Gaetano Spinnato e pubblicata nella sua raccolta di poesie intitolata
“ IL VENTO TRA I PAPAVERI”.

Gaetano Spinnato

Per la sua bellezza, per la semplicità delle parole la trascrivo interamente nel mio blog.
“Il vento tra i papaveri” è la  bellissima poesia che dona il titolo al volume.

Il vento tra i papaveri

Palpita l’alba sopra i monti

al canto del gallo sulla paglia

e quando il vento muove tra i papaveri,

fugge dai campi la rugiada

e se di pioggia il cielo piange,

ride la terra d’oro.

Dal mare alle montagne

tra le preziose zolle,

evaso da scrigni di profumi,

sale il silenzio gravido di rumori.

Nell’aria muschio e rose,

fischia una rondine poi scompare

con battito d’ala stanco.

Punte da arcane melodie,

prigioniere della sera corrono le ore.

Disteso sopra un arcobaleno

respiro i giorni ad uno ad uno”.

I COMMENTI:
LUCIO VRANCA
Bravo, come sempre.

RITA CUVA
Complimenti

MIMMA COSENTINO
Complimenti Gaetano

GIUSEPPE JOSE’ RUSSOTTI
Complimenti!

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“Pueti si nasci, ma si cià-diventa” (poeti si nasce ma ci si diventa). Così affermava l’indimenticabile Ignazio Buttitta volendo dire che, per fare poesia, non basta solo il talento, occorrono anche esercizio e capacità di mettere a frutto il vissuto, senza tuttavia smarrire le sensazioni genuine che provengono dal cuore.” … Questa nota è tratta dall’introduzione dell’autore alla sua raccolta di poesie intitolata “ IL VENTO TRA I PAPAEVERI”.
Gaetano Spinnato è nato a Mistretta (Me) dove vive e lavora come infermiere professionale presso il locale presidio ospedaliero.


Sin da ragazzo inizia ad interessarsi alla poesia componendo versi in lingua italiana e, successivamente, anche in dialetto siciliano.
Appassionato di cultura e di tradizioni popolari, Gaetano scrive anche racconti in lingua italiana e in dialetto siciliano.
Ha già pubblicato: un libretto di racconti dal titolo “ L’odore del tempo”, e una raccolta di proverbi in uso a Mistretta dal titolo “A mièrcu cunfusu”, oltre al già citato libro di poesie in lingua italiana dal titolo
Il vento tra i papaveri”.
Partecipando a concorsi di poesia e di narrativa, le sue opere, sottoposte al giudizio di giurie composte da illustri poeti e da critici letterari, sono state premiate in molte occasioni ricevendo spesso il primo premio in assoluto.
Le sue poesie e i suoi racconti sono presenti in molte antologie e riviste.
Per quanto riguarda la sezione dialettale, e ricordando solo le prime posizioni, le sue opere sono state premiate nei seguenti premi letterari: “Colonna D’Eroma”, Santa Flavia (PA), 2007; “Città di Partanna”, Partanna (PA), in diverse edizioni; “Nino Pino Ballotta”, Barcellona (ME), 2009; “Il Convivio”, Giardini Naxos (ME); “ASLA”, Palermo, 2009; “Liberarte”, Mattinata (Foggia), 2009; “San Martino”, Laureana Cilento (SA), 2010; “Domenico Portera”, Cefalù (PA), in diverse edizioni; “Artigiano poeta”, Caltanissetta, 2011; “Paese delle robbe”, Milena (CL), 2011; “Carlo Orsi”, San Donato Milanese (MI), 2012; “Città di Sant’Agata Militello” (ME), 2012; “Giovanni Meli”, Palermo, 2012; “Le Pieridi”, Matera, 2013; “Poesia Onesta”, Ancona, 2013; “ La Gorgone d’oro”, Gela, 2014; “Giacomo Giardina”, Bagheria (PA), 2015; “Massimiliano Kolbe”, Savigliano (CN), 2016; “Enzo Romano”, Mistretta (ME) in diverse edizioni; “Città di Ucria”, (ME) in diverse edizioni.
Per meglio conoscere la figura di Gaetano Spinnato invito i lettori a leggere l’articolo nel mio blog, pubblicato nel mese di Giugno 2017, dal titolo PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI POESIE “Ri ranni uògghiu fari u picciriddu” “ Intra nni mia si pallava u sicilianu”, edito da Youcanprint,  che  costituisce la sua prima raccolta scritta in dialetto siciliano.

 La cerimonia di presentazione è avvenuta il primo Giugno 2017 presso la sede del Liceo Classico “Alessandro Manzoni” di Mistretta nella prestigiosa Aula seminariale intitolata alla prof.ssa “Graziella Idolo”.

La nuova opera letteraria di Gaetano Spinnato  “ GIBIGIANE PAESANE.. Novelle in dialetto siciliano”  è stata pubblicata recentemente nel mese di Gennaio 2024.

L’opera si colloca nel filone molto prezioso della narrativa in dialetto.
Gaetano scrive:“I miei racconti nel dialetto del mio paese hanno due aspetti che, mi piace sottolineare, vanno di pari passo: sono letteratura in quanto narrazione di fatti con precise strategie linguistiche e testuali, e sono anche testimonianza, dato che luoghi, vicende e persone appartengono alla tradizione di Mistretta”.

Il commento di Pietro Giusto: “Uno sguardo al passato in grado di restituirci quel senso di appartenenza che ci protegge e ci incoraggia. Uno sguardo che ci avvicina all’umiltà, al sacrificio, al rispetto. Valori sui quali si fonda la nostra identità sociale.
Uno sguardo unico e genuino perché solo un Mistrettese riesce a decifrare quel codice.
Impenetrabile agli altri non per scelta ma per necessità.
Uno sguardo responsabile e maturo, da un binocolo posizionato correttamente, che intende accorciare la distanza da quel mondo.
I binocoli al contrario, che osservavano quanto è “zzaurdo” o quanta “scorcia” ha l’altro, diventano degli specchi che, in quelle caratteristiche, proiettano le nostre parti migliori.
Uno sguardo alle spalle, al porto sicuro, a quel faro, che, da dietro, illumina la strada del nostro futuro.
Da Mistrettese voglio dire a Gaetano Spinnato semplicemente GRAZIE”.

 

 

 

 

Jan 2, 2024 - Senza categoria    Comments Off on “2024 DI PACE” –  LA LIRICA DEL PROF. LUCIO VRANCA

“2024 DI PACE” –  LA LIRICA DEL PROF. LUCIO VRANCA

Motivo di grande sensibilità, di riflessione, di amore, di aspirazione di pace fra i tanti popoli martoriati dalla guerra, dalla fame, dalla violenza  di genere, ma anche di speranza, di luce, è il testo della poesia
“2024 DI PACE” scritta dal prof, Lucio Vranca, persona molto stimata dai mistrettesi, suoi paesani, e dai cittadini di Finale, paesino dove Lucio vive da molti anni.

Descrivere chi è LUCIO VRANCA è un’azione impegnativa e lunga.
Pertanto, invito i lettori desiderosi di conoscerlo più approfonditamente, di leggere la sua biografia  scritta nell’articolo del mio blog dal titolo  “OMAGGIO A LUCIO VRANCA DAY” pubblicato nel mese di APRILE del 2018.

Dec 20, 2023 - Senza categoria    Comments Off on “NATALE A VALERIANO” – LA LIRICA SCRITTA DALLA POETESSA LICATESE ROSARIA INES RICCOBENE.

“NATALE A VALERIANO” – LA LIRICA SCRITTA DALLA POETESSA LICATESE ROSARIA INES RICCOBENE.

Ho scelto di pubblicare nel mio blog la poesia dal titolo “NATALE A VALERIANO “,  tratta  dal libro “LUCI OMBRE VOCI E SILENZI”, perché descrive chiaramente la vitalità del periodo natalizio dando il benvenuto al NUOVO NATO.

NATALE A VALERIANO”

“Acciottolate, le scale si arrampicano sulla collina.
Si snodano tra case sovrapposte e vicoli tortuosi
e illuminate da vetusti lampioni mettono in mostra
finestre e poggioli penzolanti.
Muri di pietra e archi si inerpicano in alto
e, sormontati dal campanile che svetta verso il cielo,
evidenziano a tratti ringhiere che si affacciano
su boschi e borghi arroccati sulle alture attorno.
Presepi appollaiati che splendono di luci
e infondono nell’anima magiche emozioni.
I suoni delle zampogne rompono il silenzio:
diffondono nell’aria umida melodie natalizie
e accompagnano le danze frenetiche dei falò
che nella Notte Santa irradia sul sagrato
la gioia e il calore.
Tonda la luna ammicca sorniona
per dare il benvenuto al NUOVO NATO”.

“LUCI OMBRE VOCI E SILENZI” è il secondo libro di poesie scritte dalla stessa autrice Rosaria Ines Riccobene.
La sua dedica: “A tutti coloro che vivono le emozioni intensamente e che riescono sempre a sognare”.
Il volume, che contiene 98 liriche, è stato pubblicato dall’editore
“IL CONVIVIO” nel mese di Aprile del 2017 nella collana di poesie “Calliope”.

 “LE ALI DEL CUORE” è il primo libro pubblicato dalla stessa autrice. Edito da “La Vedetta” Ass.ne Cult.le “I. Spina” nell’anno 2010, contiene 176 poesie.

Rosaria Ines Riccobene è nata a Licata, dove risiede, l’11 maggio 1939, in una famiglia numerosa. Sesta di 6 figli, ha compiuto i suoi studi a Licata, conseguendo il diploma magistrale a Caltanissetta. Ha insegnato per tanti anni, oggi in quiescenza, negli Istituti scolastici di Licata e di Gela in qualità di docente di Scuola Primaria, dove è stata molto apprezzata per la sua preparazione culturale, per la sua disponibilità al dialogo, per la collaborazione e soprattutto per la sua grande umanità.
Donna di squisita sensibilità, d’immediata spontaneità, di vivacissima immaginazione, d’intensa ispirazione, Rosaria Ines Riccobene ha scritto da sempre piccole e grandi liriche che conservava gelosamente nello scrigno del suo cuore. Aveva scritto le poesie per se stessa, tenendole legate intimamente al suo animo, come modo di  salvaguardia della sua vita privata.
Dopo la morte del marito, all’età di 60 anni, ha dato inizio alla partecipazione a vari concorsi letterari che, veramente, hanno riempito in parte la sua vita sconfiggendo la solitudine.

Ha partecipato al concorso letterario di poesia e di narrativa, edita ed inedita, in dialetto siciliano “Enzo Romano” promosso dall’Ass.ne Kermesse d’Arte. La cerimonia di premiazione si è svolta nell’aula delle conferenze del palazzo Mastrogiovanni-Tasca a Mistretta


https://youtu.be/NMYCk2q6Om8

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Per la sua intensa attività poetica e per il valore delle sue liriche, Rosaria Ines  ha conseguito numerosi premi e riconoscimenti locali, regionali, nazionali e internazionali.

 Molte delle sue poesie sono state pubblicate in molte antologie, in giornali, in riviste, in cataloghi, in calendari, in agende.
I temi trattati dall’autrice nelle sue poesie sono svariati e abbracciano tanti campi: dai sentimenti personali, ai silenzi, alle sofferenze, alla cattiveria umana, alla guerra, ai paesaggi, all’ambiente, alla sua Terra, alla Natura che l’Uomo sta distruggendo, ma nella quale potrebbe trovare soluzioni a tutte le sue necessità.
L’Amore è il tema molto ricorrente. Amore è tendere la manoper intrecciare girotondi, là dove solitudine, violenze e odio ergono muri insormontabili”. Molto belli sono i versi dedicati alla Madre:
La Mamma accende la luce dentro le case / è come il sole che con i suoi raggi riscalda tutte le cose”.
Anche in questo suo secondo libro la poetessa Rosaria Ines Riccobene inneggia all’Amore visto come innamoramento dell’interiorità. Nella poesia “Questo è amore”: “Si, questo è amore. Amore che sublima./  Amore che prende il possesso del cuore./ Amore che apre un varco alla speranza / e che illumina ancora il mio cammino” si nota nell’autrice attesa, luce, speranza.  “ Ti ho cercato nella quotidianità della vita / nella solitudine del mio essere”.
Amore sembra essere la guida di questa silloge, che avvolge il mondo e le persone, ma è anche il sentimento attraverso cui ritrovare se stessi. Inoltre, alcuni altri suoi lavori: monologhi, dialoghi, racconti, sono stati messi in scena dalle scuole e da un Laboratorio teatrale amatoriale di Licata.
Fa parte delle associazioni locali, CUSCA e FIDAPA, e di altre associazioni  nazionali e internazionali.
E’ stata inserita nel DIZIONARIO BIOBIBLIOGRAFICO DEGLI AUTORI SICILIANI tra Ottocento e Novecento, diretto dai signori Angelo e Giuseppe Manitta.
Complimenti alla mia carissima Amica Rosaria Ines Riccobene, Rina, per l’intensa attività letteraria. Le manifesto il mio affetto soprattutto per la sua grande nobiltà d’animo.
Grazie Rina!

 

 

Dec 11, 2023 - Senza categoria    Comments Off on BRUNA MONTANA MALFITANO – UNA GRANDE DONNA DA NON DIMENTICARE.

BRUNA MONTANA MALFITANO – UNA GRANDE DONNA DA NON DIMENTICARE.

La notizia della morte della Preside Bruna Montana Malfitano, avvenuta sabato 9 Dicembre 2023, ha provocato un notevole dispiacere in moltissimi licatesi, ma anche a me, mistrettese-licatese di adozione, per avere conosciuto le Sue grandi qualità culturali.
Infatti, il 27 gennaio 2006 nella sala delle adunanze del settecentesco palazzo Frangipane, sede della Banca Popolare Sant’Angelo, a Licata, è stato presentato il libro di Nella Seminara “Da Licata a Mistretta un viaggio naturalistico”, edito da “La Vedetta”.
Principale relatrice è stata proprio Lei, la preside Bruna Montana Malfitano , che ha spiegato al numeroso pubblico presente la validità del testo.
Infatti, nel libro sono trattati tutti gli ambienti presenti a Licata: Il Territorio ( il paesaggio, il clima, la Natura, l’Uomo).  Gli ecosistemi ( la montagna e i suoi rilievi, la piana, la fascia costiera,il fiume Salso e il suo bacino, il mare). Accennando al suo paese di origine: Mistretta, sono state scritte riflessioni naturalistiche sulle piante e su alcuni animali che vivono bene sia a Licata, sia a Mistretta.
La preside Bruna Montana Malfitano è stata molto precisa e coinvolgente nella sua lunga relazione. La ricorderò sempre con molto affetto e tanta stima.

Alcuni amici festeggiano la signora Bruna Montana Malfitano

I COMMENTI:

QUI LICATA: “E’ morta la preside Bruna Montana Malfitano: se ne va una parte importante della nostra storia.
Nella tarda mattinata di oggi, Sabato 9 Dicembre 2023, abbiamo appreso la notizia della morte di Bruna Montana Malfitano, per decenni preside del liceo classico “Vincenzo Linares”, personaggio importantissimo della storia di Licata. Dirigendo il “Linares”, Bruna Montana Malfitano ha formato tante generazioni di giovani licatesi, guidandoli allo studio delle materie umanistiche ma, di fatto, preparandoli per la vita.
Ma Bruna Montana Malfitano, che aveva 95 anni, è stata anche tanto altro; Amministratrice del Comune di Licata, consigliere comunale, titolare di tante battaglie in favore della società civile, per difendere i diritti di tutti.
Solo pochi giorni fa, il 2 dicembre u.s., sul dimensionamento che sta riguardando i plessi d’istruzione superiore della nostra città, aveva diffuso una nota intervenendo sul futuro delle scuole superiori di Licata, sostenendo che non bisognava arretrare di un passo nel tentativo di svilupparle, piuttosto che chiuderle.
Le sue riflessioni: ”Ed è per questo che lancio un appello a tutti i miei alunni, a tutti i cittadini che in questi decenni hanno riconosciuto nel Liceo “V. Linares” questo ruolo di palestra culturale, di laboratorio di idee a far sì che le scelte delle istituzioni abbiano come scopo, insieme al rispetto della comunità scolastica licatese tutta, la permanenza a Licata del centro direttivo del Liceo Linares, la cui periferizzazione sarebbe un grave errore.
Si mobiliti la classe dirigente nella convinzione che “le fondamenta di ogni stato sono l’istruzione dei suoi giovani” e così anche per la nostra Licata minarne la solidità scalfendo l’identità del nostro Liceo potrebbe costituire un’ipoteca sul nostro futuro”.
Licata perde un personaggio importantissimo del mondo della cultura, della società civile, per l’educazione di ogni generazione di studenti.
Alla famiglia di Bruna – Montana Malfitano giungano i sentimenti di cordoglio del direttore di Qui Licata, Angelo Augusto, dell’editore e della redazione intera”.

La Prof.ssa Giuseppina Incorvaia
“L’ho sempre pensata come una persona che dovesse vivere in eterno e vederla spegnersi pian piano era motivo di grande tristezza, perché con lei se ne andava una parte della mia vita. A Bruna Montana mi legava un affetto particolare: è stata mia insegnante al Liceo, preside di mia figlia, a volte anche buona consigliera, e una profonda stima e un’antica amicizia la legavano alla famiglia Sorriso.

Ciò che sono diventata nella mia professione di docente in parte lo devo a lei, perché mi ha insegnato ad apprezzare l’importanza della cultura, la passione per la scrittura e la lettura e il dovere di saperle trasmettere se si decide di intraprendere la missione dell’insegnamento, sì, perché lei diceva sempre che insegnare non è una professione ma una missione.
Donna di grande cultura, dalla vivace e fervida intelligenza e dalla ferma autorevolezza, è stata docente e preside del Liceo Linares che, prima con l’indimenticabile preside Malfitano, suo marito, e dopo con lei, era diventato fiore all’occhiello della città di Licata, punto di riferimento della provincia agrigentina e della regione siciliana.
Nel suo amato Liceo ha trasmesso a intere generazioni il rispetto per l’istituzione scolastica, altare della cultura e del sapere, ha trasmesso la passione per la cultura classica, ha incoraggiato chi aveva capacità e competenze a perseguire i propri obiettivi e a realizzare i propri sogni.
Sentirla parlare era veramente un piacere e non c’è stata volta in cui, ascoltandola, anche quando non era più giovane, non si imparasse qualcosa di nuovo dai suoi interventi sempre sapienti, ben articolati e coinvolgenti. Con Bruna Montana se ne va un capitolo importante della storia della scuola e della cultura della nostra città. Per me se ne va un pezzetto del mio cuore. Le ho voluto veramente bene”.

Rosalba Marrali
condivido perfettamente tutto quello che hai scritto cara Pina.

Paola Maria Ferraro
Condivido tutto quello che ha scritto Giuseppina.

Vitalba Sorriso
Concordo con te carissima Pina.

Raffaele Scuderi:

Con la Preside Bruna Montana Malfitano se ne va un pezzo della nostra storia. Quel liceo della provincia di Agrigento, in cui tutti si conoscevano, ha formato generazioni. La direttrice di quell’orchestra, che mi vedeva tra i banchi, era una donna tenace, intellettualmente rigorosa, e appassionata. Una persona come poche. Ho sempre ammirato la sua ricerca dell’eccellenza, affinché gli alunni del suo Linares potessero primeggiare, e il suo esempio di dedizione al lavoro e agli studenti. Se ne va una donna, ma resta la sua traccia nella formazione, nella cultura, e nella vita di tanti”.

Mariella Mulè

Mi dispiace tantissimo. Speravo potesse essere presente per i 50 anni della maturità mia e della mia classe al prossimo luglio! Un abbraccio alla famiglia.

Aldo Mangiavillano

Sono perfettamente d’accordo su tutto………..grande donna.

Maria Di Liberto
Condivido è stata una grande donna a360° .
È stata spesso ospite dei miei programmi con argomenti educativi e inviti alla lettura. Grazie Preside, anche per la bella amicizia che abbiamo condiviso
R.I.P.

Il Preside Maurizio Buccoleri:

“Libero arbitrio o destino? Oggi sono dirigente scolastico soprattutto perché 30 anni fa lei aveva voluto fortemente che lo diventassi, prospettandomi questo percorso. Così ho intrapreso un viaggio, non semplice, che mi ha reso quello che sono, onorando un disegno che non avevo iniziato ma che ho portato a compimento. Grazie cara Preside”.

Lavinia Cacciatore
Ho avuto l’onore di aver vissuto il liceo con la preside Montana e lei prof. Maurizio Buccoleri. Ne parlo sempre con i miei figli dei miei anni al liceo.. ed è questa la cosa più bella che mi abbia potuto lasciare: far capire loro l’ ‘importanza dello studio.

Angela Oliveri
Una grande donna, rispettosa dell’istituzione che rappresentava.
Una donna di cultura, autorevole e professionale. Che la terra le sia lieve.

Nicoletta Bona
Tutto vero. È stata una grande donna e mi ha trasmesso tanto, davvero…

Toni Cellura

Grande in tutto …

Enrico Bona

Una grande Donna!!!

Carlo Trigona

Grande cultura, grande umanità, insegnante di grande capacità di trasmissione del sapere.
R.I.P.

Maria Luisa Tornambè
Che DIO l’abbia in gloria. Una grande donna e grande docente.

Carolina Cascina
NON LA DIMENTICHERÒ MAI!!!

Nella Seminara
Una grande donna.

Viviana Buccoleri
Zia Bruna!!!!

Stefania Rollini
“Di lei conservo tanti ricordi belli e significativi. Era severa, ma preparata, esigente sia nei confronti di alunni e docenti, ma soprattutto nei suoi confronti. Ha lasciato un ricordo indelebile in chi l’ha conosciuta. Il suo liceo, come lo chiamava lei!”

Caterina Loto
Nel mio cuore!

Bea Pellicore
Buon viaggio!

Anna Maria Chiara Curella
R.I.P.

Giusi Cremona
Severa ma giusta…ci conosceva tutti e ricordava tutto di ciascuno di noi.

Patrizia Incorvaia
Preghiamo per Lei.

Enzo Grazia
R.I.P.

Armando Cipolla Cosentino
Conservo un bellissimo ricordo della Preside Montana  per gentilezza e per affabilità .

Rossella Cortella
Ho avuto modo di conoscerla e di stimarla quando dirigevo la Leopardi.
R.I.P.
Marilù Castiglione
Condoglianze alla famiglia.

Provvidenza Lanteri
Grande perdita
Dalia Cannizzo
Secondo me sei il preside di cui ogni scuola avrebbe bisogno.
Ho usato apposta il termine preside e non dirigente…
Carmela Russotto
R.I.P. grande preside

Giusy Amato
Condoglianze alla famiglia.
Una gran bella persona.
R.I.P.

 

 

 

Dec 2, 2023 - Senza categoria    Comments Off on PRESENTAZIONE DEL LIBRO “IDEE E PROPOSTE PER LA CITTA’ CHE VORREMMO” A CURA DI ANGELO BIONDI.

PRESENTAZIONE DEL LIBRO “IDEE E PROPOSTE PER LA CITTA’ CHE VORREMMO” A CURA DI ANGELO BIONDI.

Sabato, 25 novembre 2023, nell’accogliente sala dell’Aula Magna del LICEO “V. LINARES” di Licata è stato presentato il libro “IDEE E PROPOSTE PER LA CITTA’ CHE VORREMMO Dall’Agorà di S.O.S. Licata. Documento riassuntivo delle relazioni presentate nei vari incontri e delle proposte programmatiche formulate sui temi affrontati ”.
Il libro è stato curato dall’amico dott. Angelo Biondi, persona molto nota e apprezzata a Licata, la città che ama tanto e che vorrebbe che vivesse una situazione  migliore rispetto alle condizioni attuali.

Il libro, per aver finanziato la stampa, sponsorizzato dai dottori Luigi Lanza e Piercarilli, titolari della farmacia Azzara srl, sita in Corso Giuseppe Garibaldi, ed Edito dal Centro Studi GAETANO DE PASQUALI, contiene 140 pagine raggruppate in 13 capitoli.

Angelo Biondi, in questo volume, spiega e sintetizza i lavori svolti durante il ciclo di incontri di “S.O.S. LICATA, organizzati dal Centro Studi Gaetano De Pasquali lo scorso inverno e di cui è direttore del Centro. Pertanto, il volume è la minuziosa relazione sulle attente e valutate analisi effettuate da alcuni autorevoli relatori, anche con l’apporto logistico dei cittadini presenti durante le discussioni e i dibattiti.

Il dott. Tullio Lanza, presidente del Centro Studi Gaetano De Pasquali, ente promotore dell’iniziativa, così scrive nella Prefazione:” Quanto contenuto in questo documento è il frutto di una serie di momenti di confronto e di dibattito  tra cittadini licatesi che, al di là della loro diversa appartenenza, estrazione e coloritura politica, hanno sentito il dovere di partecipare alla nostra attualissima Agorà per discutere e, infine, indicare proposte utili dando soluzioni concrete e fattibili alle tante criticità di cui soffre la nostra Licata.

Persone di indubbie capacità professionali, tecniche e scientifiche sono state disponibili a dare il loro valido contributo per risollevare le sorti di questa nostra bella città.

Quale presidente, il mio riconoscente plauso va ai due pilastri del Centro Studi “Gaetano De Pasquali>> e cioè al vicepresidente dottor Maurizio Buccoleri, per la sua preziosa collaborazione nell’organizzazione dell’iniziativa, e al direttore esecutivo dottor Angelo Biondi per l’impegno profuso nella preparazione e nella conduzione dei numerosi incontri”.

Da sx Francesco La Perna, Tullio Lanza, Maurizio Buccoleri 

Il dottor Angelo Biondi, nella sua Premessa così scrive:<< L’iniziativa di S.O.S. LICATA: IDEE A CONFRONTO” quale libero spazio per discutere sulla città che vorremmo – partita nell’ottobre del 2022 e sviluppatasi in ben 11 incontri fino a marzo 202 – è nata dalla forte e urgente richiesta di soccorso proveniente da più parti della nostra società civile ed ha voluto rappresentare la risposta civica al pericolo, serio, di cui è vittima Licata: una forte parabola discendente che rischia di compromettere, irrimediabilmente, la tenuta sociale ed economica della comunità intera.
Si è iniziato, pertanto, col mettere insieme tutti i licatesi di buona volontà, unico e solo denominatore utile a raggiungere detto scopo.
Grazie al qualificatissimo contributo di relatori d’eccezione sono emerse idee e proposte concrete utili a dare valide risposte alle tante emergenze di cui oggi soffre Licata.
Soluzioni condivise, frutto di un’attività di dialogo e di confronto che può essere definita di <<democrazia partecipata>>  non solo per il numero e la qualità dei cittadini che, di volta in volta, sono stati presenti ai vari incontri, ma anche per la variegata appartenenza o simpatia politica dei partecipanti”.

Angelo Biondi

I capitoli:
1 “Dal Sindaco Politico al Sindaco Manager: evoluzione del ruolo di Primo Cittadino”.

Relazione introduttiva a cura del prof. Avv. Gioacchino Amato.

2 “Transizione Energetica e Sostenibilità a scala Urbana – Il PNRR: una grande opporunità per i Comuni”.

Relazione introduttiva a cura del prof. Maurizio Cellura.

3 “Comunicare la politica – Diritto/dovere di informare il cittadino”.

Relazione introduttiva a cura del prof. Francesco Pira.

4 “Il rapporto tra momento politico/amministrativo e partecipazione/decisione del cittadino”.

Relazione introduttiva a cura dell’ing. Roberto Di Cara.

5 “I Documenti economici finanziari e gli atti propedeutici all’approvazione del Bilancio Comunale”.
Relazione introduttiva a cura del dott. Andrea Occhipinti.

6 “Traffico e mobilità Urbana: Piano Urbano per la Mobilità Sostenibile e Sistema di Sicurezza nella Città”.
Relazione introduttiva a cura del dott. Diego Peruga.

7 “L’importanza strategica degli strumenti di pianificazione urbanistica e territoriale nell’Ente locale”.
Relazione introduttiva a cura dell’ing. Roberto Di Cara.

8 “Economia e lavoro – I comparti strategici”.
Relazione introduttiva a cura di : Giovanni Chianta (Agricoltura), Rosario Cosentino (Pesca), Mario Rizzo ( Turismo).

9 “Licata, Florida d’Europa: Progetto di Albergo Diffuso”.

Relazione introduttiva a cura del dott.Angelo Biondi.

10 “La programmazione territoriale, ambientale e culturale attraverso gli strumenti di programmazione negoziata nel territorio di Licata: spunti e riflessioni”.

Relazione introduttiva a cura dell’Arch. Toni Cellura.

11 “Cultura e Beni Culturali: Importanza e valorizzazione”.

Relazione a cura del Prof. Calogero Carità.

12 “Ulteriori proposte politico-amministrative utili a favorire lo sviluppo della città”

A cura di Angelo Biondi.

13 “L’importanza del Consiglio Comunale e del ruolo di Consigliere”.

A cura di Angelo Biondi.

In questo volume è stato inserito anche il lavoro di un precedente momento di “Democrazia partecipata” che ha visto un corposo numero di cittadini di questa comunità riunirsi per discutere del possibile sviluppo turistico nella città di Licata.

E’ la sintesi delle proposte e delle idee raccolte nei “tavoli tematici” organizzati su iniziativa di alcuni operatori della filiera turistica locale riuniti sotto la sigla di “STATI GENERALI DEL TURISMO” di Licata per discutere sul migliore e sul più proficuo sviluppo turistico della città di Licata.
“IDEE E PROPOSTE PER LA CITTA’ CHE VORREMMO” è indirizzato agli Amministratori Comunali della città di Licata, a quelli di oggi e a quelli di domani, affinché possano gestire nel migliore di modi il proprio mandato elettorale così da assicurare ai licatesi uno stile di vita più proficuo e più adatto alle esigenze individuali e collettive.

Il libro potrà essere inviato gratuitamente, in formato PDF, a chiunque ne faccia richiesta inviando un messaggio all’email: [email protected].
Pertanto, leggendo le pagine di questo lavoro tutti i cittadini licatesi potranno essere informati sulle relazioni e sulle proposte formulate sugli importanti temi affrontati dal Centro Studi Gaetano De Pasquali per rendere la città di Licata più attiva e più vivibile per i licatesi e non solo.

Ha aperto i lavori il dott. Tullio Lanza che ha spiegato il motivo della nascita di questo volume. Ha ringraziato tutti i collaboratori che hanno redatto le loro relazioni trascritte nei 13 capitoli del libro.

TULLIO LANZA

Un sentito ringraziamento è stato rivolto alla dott.ssa Ileana Tardino, dirigente scolastico del Liceo “V.Linares”, e al DSGA, dott.ssa Pamela Cellura  per aver accolto la richiesta di ospitare l’iniziativa dei vari  incontri. La Scuola si è dimostrata di essere un luogo di istituzione aperto alle esigenze e alle istanze che provengono dalla comunità licatese.
Ha ritirato la targa ricordo  la  dott.ssa Pamela Cellura.

                                                                               Pamela Cellura

Il dott. Angelo Biondi, nel suo intervento, ha spiegato dettagliatamente i contenuti nelle varie relazioni trascritte nei capitoli del libro.

                         Angelo Biondi

Molto commovente è stato il ricordo del prof. CALOGERO CARITA’.
A descrivere l’uomo, lo storico, lo studioso è stato il prof. Francesco La Perna, intervenuto all’evento nella sua qualità di storico e di ispettore Onorario ai Beni Culturali della città di Licata.
Ha parlato delle tante opere letterarie pubblicate dal Prof. Carità e di tutte le attività svolte a Licata.
Pur vivendo a Verona, era spesso presente a Licata.
Ha parlato della creazione dell’”Associazione Archeologica Licatese”, di cui fu il primo presidente, e della stesura del mensile “LA VEDETTA”, il giornale che informava su quanto accadeva a Licata.
La relazione, trascritta in questo libro, dedicata al tema dell’importanza della cultura e della valorizzazione dei beni culturali per lo sviluppo di Licata è un’attenta, puntuale e dettagliata analisi del prof. Calogero Carità ancora come dimostrazione di affetto per la sua tanto amata città di Licata.
Il prof. Francesco La Perna ha preso l’impegno di Sensibilizzare la Commissione della Toponomastica per l’intitolazione di una strada al prof. CALOGERO CARITA’ colui che, con il suo impegno di studioso e col certosino lavoro di ricerca, ha dato l’identità storica alla città di Licata.

                  Francesco La Perna

Venerdì, 11 Agosto 2023, improvvisamente è venuto a mancare il prof. Calogero Carità, primo relatore del libro “UNA FINESTRA SU VIA SANT’ANDREA E DINTORNI”,  dell’autore  Francesco Glicerio,  presentato  al Chiostro della Badia,  all’interno del Museo civico, a Licata.
Era nato a Licata (Ag.) il 28 Luglio 1945 in via Lunga, una traversa di via Sant’Andrea .

Un malore improvviso, causato da un arresto cardiocircolatorio, lo ha stroncato prematuramente. A nulla sono valsi gli immediati interventi di rianimazione dei medici presenti alla cerimonia e dei sanitari del 118. La morte del prof. Calogero Carità ha sconvolto e addolorato tutta la cittadinanza licatese per essere privata di un pregevole cittadino che tanto ha amato la sua città.
DON PINO AGOZZINO, parroco della chiesa del Sacro Cuore e di Sabuci, presente alla pubblicazione del libro, scrisse: ”Sotto gli occhi di tanti presenti il grande Professore Carità saluta tutti e va via. In campo fino all’ultimo respiro. All’apice dell’emozione, ha abbracciato il cielo e la terra” .Vengo dalla Marina e  sono nato  vicino a via Sant’Andrea,  presso la via Lunga dove è nata mia nonna, mia madre e io”.
Il poeta licatese Lorenzo Peritore ha omaggiato il prof. Carità leggendo la sua poesia “A via Sant’Andrea” , la strada che percorreva spesso essendo nato in via Lunga, una traversa di  via Sant’Andrea”

                                                                    Lorenzo Peritore

Anche il dottor Giovanni Bilotta ha recitato la poesia in dialetto siciliano.

                     Giovanni Bilotta

Il dott.Tullio Lanza ha  consegnato la targa commemorativa del Prof. Calogero Carità alla moglie, signora Maria Nazarena Bergamini,  accompagnata dal figlio Riccardo. Presenti: la sorella del professore Carità, il fratello Angelo  e la moglie. La commozione è stata assai!

          Maria Nazarena Bergamini

La presenza del pubblico licatese alla presentazione del libro è stata numerosa.
Gli applausi sono stati abbondanti e meritati.

La serata si è conclusa con la donazione agli esponenti politici e a qualcuno del pubblico presente  del libro che raccoglie le relazioni e le proposte programmatiche formulate durante il ciclo d’incontri di “S.O.S. LICATA”.

Adoperarsi, per migliorare la comunità in cui si vive, è un impegno che bisogna manifestare sempre!

https://youtu.be/GrEGBKLR-UA

  CLICCA QUI 

La cura del volumetto in “IDEE E PROPOSTE PER LA CITTA’ CHE VORREMMO”  non è stato l’unico lavoro letterario di Angelo Biondi.
LICATA:LA MIA CITTA’” è il titolo del libro che Angelo Biondi ha presentato venerdì 16 febbraio 2018 nell’accogliente salone Yacht Club Marina di Cala del Sole, nel cuore del porto turistico, messo a disposizione dall’ing. Luigi Geraci. Nella prima frase della premessa si legge: ” Se avete qualcosa da dire, ditelo. Non lasciate che timidezza e timore vi impediscano di scrivere ciò che avete voglia di raccontare”.

 “LICATA: LA MIA CITTA’” è il racconto di un impegno politco e di fatti sui quali è bene conservare memoria, ma anche un pezzo di storia licatese dal 1994 al 2017. Ha curato nel mese di Febbraio del 2019 la stesura de “Libro Bianco: Progetto per lo sviluppo turistico della città di Licata – Idee e Proposte “, documento riassuntivo dei lavori dei tavoli tematici promossi dagli Stati Generali del Turismo (ripubblicato in appendice del presente lavoro).
Angelo Biondi è nato a Licata nel 1957.

Laureato in Scienze Politiche, è stato sindaco della città di Licata dal 2003 al 2008.
Eletto nel 1998 alla Provincia Regionale di Agrigento, ha ricoperto fino al giugno 2003 la carica di Vice Presidente del Consiglio Provinciale per l’intera legislatura.
E’ stato anche assessore provinciale dal 2010 al 2013.
E’ marito amabile della signora Cinzia Licata D’Andrea e padre affettuoso del figlio Luca.
Oltre alla sua la famiglia ama il mare di Licata dai colori dei lapislazzoli e la Politica locale.

Carissimo Angelo,
l’articolo sul mio blog è un omaggio a Te e alla tua abbondante opera letteraria in nome della grande e sincera amicizia che ci lega da molti anni.
Ricordi a quante battute di pesca subacquea abbiamo partecipato e quante gare provinciali e regionali di pesca subacquea e con canna abbiamo organizzato quando era in vigore il Centro Attività Subacquee? Purtroppo ci hanno lasciato: Pino Russo, Carmelo De Caro, Giuseppe Gattuso, Matteo Re.
Riposino in pace.
Durante la tua carica di Sindaco della città di Licata mi hai aiutato ad intitolare l’aula di informatica al prof. Carmelo De Caro e la sala dei professori al prof. Vincenzo Rollini nell’Istituto comprensivo “Antonino Bonsignore” di Licata nell’anno 2004.

Il Concorso letterario “Raccontiamo a Licata” è stato una creatura dell’Assessore alla Politiche Giovanili avv. Giuseppe Fragapani, ma sostenuto da te, allora sindaco di Licata. La pubblicazione annuale delle antologie dei racconti era un evento molto atteso dai partecipanti e dalla gente amante della lettura. Esperienza che si dovrebbe ripetere per incoraggiare i giovani alla scrittura e alla lettura.

Anche la villa Regina Elena è stata oggetto della tua attenzione attraverso lo studio del professore Pietro Pavone, docente universitario nell’ateneo di Catania, che ha  classificato tutte le piante e di cui esistono i pannelli. Vorrei, per la villa Regina Elena, per tutte le altre ville e per le numerose piante che abbelliscono i viali della città di Licata maggiore impegno per la loro tutela e una maggiore maggiore cura. Esistono specie botaniche rare che bisogna necessariamente salvaguardare.

 

 

Nov 13, 2023 - Senza categoria    Comments Off on LA STREPTOPELIA TURTUR, LA TORTORA PRESENTE IN CONTRADA MONTESOLE A LICATA

LA STREPTOPELIA TURTUR, LA TORTORA PRESENTE IN CONTRADA MONTESOLE A LICATA

La Tortora presente nella contrada di Montesole-Giannotta a Licata negli ultimi anni ha popolato tutta la montagna grazie alla sensibilità del maresciallo Pennisi Salvatore che ha schiuso la porta della sua voliera, che ha dato libertà, non solo alle sue tortore, ma a tutti gli uccelli in essa ospitati.
Sicuramente la tortora domestica aveva socializzato con gli altri volatili dell’uccelliera, soprattutto con quelli d’indole tranquilla e di piccola mole.
É stato un gran gesto di sensibilità e d’altruismo!
Grazie all’accoglienza del maresciallo Pennisi, avendo le nostre villette quasi confinanti, i pomeriggi d’estate accompagnavo i miei nipoti, Ernesto e Giuseppe, a visitare gli uccelli dentro la grande gabbia e dalla quale si staccavano, dopo tante ore, con nostalgia.
Riproducendosi in cattività, la nostra osservazione degli uccelli è stata attenta e prolungata.
Ancora oggi, dopo tanti anni, percorrendo la traversa Sant’Antonino, lungo la strada che conduce in contrada Montesole – Giannotta, mi capita di osservare decine di coppie di tortore che saltellano tranquillamente sugli alberi e popolano intensamente questa zona.
Belle le tortore! Eleganti, allegre, chiacchierone, felici.

Streptopelia turtur 1 ok

Foto di Salvatore Russotto

La Tortora è simbolo di pace, di amore, di purezza, di armonia e di fedeltà della coppia.
La Tortora torna sempre al nido.
Il maschio e la femmina si alternano entrambi nella cova delle uova.
Nella Bibbia il vocabolo “tor”, “tortora” è, di solito, tradotto con “colomba“.
Quella di Noè non è, quindi, una colomba, ma una tortora.
Nel Cantico dei Cantici lo sposo dice alla sposa: “I suoi occhi, come colombe su ruscelli d’acqua” (5, 12). “Aprimi, sorella mia, mia amica, mia colomba, perfetta mia” (5, 2 ).
La Tortora era un uccello sacro alla dea Venere poiché si pensava che facesse parte della triade trainante il suo cocchio.
Il nome odierno “Tortora” deriva dal latino “turtur, turturis“, una voce onomatopeica
che esprime foneticamente il verso caratteristico, vibrante del tubare, “turturr”, prodotto dall’uccello per il richiamo territoriale degli altri.
Nel Medio Evo, un uomo soprannominato “tortora” era ritenuto un essere senza un carattere forte.
La Tortora selvatica, la Streptopelia turtur (Linnaeus, 1758), è un uccello facente parte della famiglia dei Columbidi.
Ha la conformazione corporea allungata, circa 27 cm, e un piumaggio diversamente colorato.
Il vertice e la nuca sono di colore grigio cinerino, le spalle e parte delle ali sono di colore bruno – ruggine- marroncino con macchie scure, la gola e il petto sfumati davanti in un roseo scamosciato, che degrada leggermente in bianchiccio verso l’addome.
Gli adulti mostrano due piccole mezzelune bianche e nere su fondo bianco ai lati del collo.
Il becco, sottile, diritto, appena ricurvo all’apice, è adatto al tipo di alimentazione costituita da semi, da frutti secchi di piante erbacee, da germogli e da piccoli invertebrati.
Gli occhi sono orlati di rosso, la coda, piuttosto lunga, è bruno – nera bordata di bianco sulle penne laterali ed è notevolmente visibile anche quando l’uccello è in volo.
Si muove con movimenti rapidi e, quando spicca il volo, frulla rumorosamente.
Ha una vita media di circa 10 anni.
É un uccello vivace e mai aggressivo, in libertà è diffidente e astuto.
Prima di fermarsi in un luogo, vola lungamente in esplorazione alzando la testa, battendo le ali, fuggendo al più piccolo sospetto di pericolo.

Streptopelia turtur 2 ok
La Tortora è molto diffusa in Europa, in Asia occidentale e in Africa, da dove giunge nel mese di aprile sostando in ambienti aperti, sui fili elettrici, nei fitti boschetti dove nidifica.
In Italia è distribuita equamente, ma, man mano che si va verso il Nord, diventa sempre più rara.
In autunno, alle prime acque piovane, migra nell’Africa tropicale dove sverna.
Viaggia con un volo agile e veloce, diretto, ma irregolare, timida, vigile, anche perché è molto cacciata in estate.
Percorre grandi distanze alla ricerca di un clima più caldo e secco.
Ritornerà nella primavera successiva.
Vive in piccoli gruppi, ma predilige la vita di coppia.
Il maschio, quando la sua diletta si avvicina, comincia a salutarla inchinandosi più e più volte così profondamente da toccare col becco il ramo su cui si posa.
La segue, le gira intorno con affetto sempre maggiore.
La femmina si lascia pregare.
Ad un tratto, non resistendo al fervido amante, irrompe anch’essa in gemiti e sospiri.
Scambiandosi tenerezze, la coppia felice si dilegua nell’ombra nascondendosi nel verde.
Nidifica tra aprile e settembre, due volte l’anno, costruendo il proprio nido nei cespugli, nei frutteti, nei boschetti, sui rami intrecciati dei pini dove depone due uova bianche.
Dentro la voliera, il maresciallo Salvatore Pennisi preparava per la coppia una casetta di legno poco profonda, riempita di rametti, di foglie e di muschio con i quali i futuri genitori preparavano insieme il nido dandogli una forma piatta e rendendolo soffice con qualche penna.
In genere, covano alternativamente per circa 15 giorni.
I piccoli, nutriti nel nido per una ventina di giorni, saranno in grado di volare perfettamente dopo circa un mese.
Per noi è stato interessante seguire lo sviluppo degli individui, dalla schiusa delle uova fino alla crescita dei piccoli dentro il nido.
Un giorno è stato molto emozionante seguire con lo sguardo l’allontanarsi della famigliola di tortorelle libere di volare e padrone dell’universo!
Sicuramente sapranno cercarsi il cibo e un riparo in cui sostare. Tutte le tortore selvatiche, giovani e vecchie, completate le covate, si riuniscono insieme per beccare, bere e, a sera, per dormire.

Nov 4, 2023 - Senza categoria    Comments Off on LO SPARVIERE NELLA MONTAGNA DI MONTESOLE A LICATA

LO SPARVIERE NELLA MONTAGNA DI MONTESOLE A LICATA

 

1Sparviere 1 ok

E’ di notevole interesse, tra gli uccelli stanziali, la presenza, pur fortemente ridotta, dello Sparviere.
La sua presenza si nota più facilmente durante il periodo di passaggio quando viaggia alla ricerca di un clima più favorevole.
Ho visto volare uno sparviere e ho avuto, improvvisa, la consapevolezza di quanto rara fosse diventata tale visione.
Eppure, fino a qualche decennio fa, sparvieri e nibbi erano abbastanza comuni; mentre, per chi sapeva osservare, non era difficile scoprire la poiana su uno spuntone di roccia o addirittura ammirare il volo elegante del falco pellegrino.
Non è mia intenzione rimestare tra i ricordi per rivedere gli aironi che nidificavano nella zona di Mollarella prima della urbanizzazione o gli anatidi, di casa sul Salso, prima che il fiume diventasse inquinato e maleodorante.
Presente nel nostro territorio, ma non facilmente visibile, lo SPARVIERE , nome scientifico ACCIPITER  NISUS, è un uccello appartenente alla famiglia Accipitridae che, grazie alla sua struttura “aerodinamica”, vola agilmente tra i rami intricati degli alberi.
Lo sparviere è un piccolo rapace diurno, snello, lungo circa 25 cm, robusto, agile, comune in
tutta l’Italia. Il maschio è notevolmente più piccolo della femmina.
Ha una livrea grigia -plumbea intensa, uniforme nella parte superiore e uno spazio bianco sulla testa. La parte inferiore è bianca con delle sfumature rosa – cannella. Le ali, corte e arrotondate, gli permettono una
grande agilità e rapidità.
La coda è allungata e troncata, il becco breve e adunco. Le dita, pure lunghe, sono provviste di artigli ricurvi e molto affilati. Gli occhi gialli sono molto vivaci.

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Lo Sparviere si è adattato a vivere nella Montagna di Licata per le condizioni climatiche favorevoli.
Le biforcazioni dei tronchi dei numerosi alberi di conifere presenti nella mia campagna gli offrono una gratuita ospitalità, dove l’uccello vi può costruire il nido rudimentale fatto di minuti rami, che amplia ogni primavera con l’aggiunta di nuovi materiali.
Lo sparviere occupa, infatti, di solito lo stesso nido, anno dopo anno, o ruba quello di qualche altro uccello accomodandolo a modo proprio.
In genere è la femmina ad occuparsi della costruzione del nido apportando con le zampe erba secca, foglie morte, sterpi rozzamente intrecciati.
Il periodo degli amori comincia in primavera e il corteggiamento avviene mediante volteggi, picchiate, figurazioni ondulate ed emissioni di suoni.
La femmina depone un numero di uova variabile da due a cinque, bianche, spruzzate di marrone, impiegando anche quattro, cinque settimane prima della completa deposizione.
I piccoli si sviluppano in cinque, sei settimane.
I fratellini, nascendo scaglionati, hanno differenti dimensioni già dentro il nido.
É solo la madre che si occupa della loro nutrizione con le prede procurate dal padre che non è in grado di imboccarli. Questi rifornisce di cibo tutta la sua famiglia o si ferma quando la madre si allontana per andare a mangiare nei dintorni dell’areale.
Il momento della schiusa è molto delicato poiché i piccioni sono molto sensibili all’inquinamento, agli insetticidi e agli anticrittogamici usati in agricoltura.

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Lo Sparviere, infatti, in questi ultimi anni ha fatto registrare un crescente crollo del numero della popolazione.
É un uccello sedentario e stanziale, ma regolari movimenti migratori di individui provenienti dal nord europeo si registrano durante l’autunno e all’inizio della primavera, quando il transito dei piccoli uccelli è massimo.
Il suo grido spaventa veramente gli altri uccelli ai quali dà una caccia spietata.
É così accanito nel cacciare che non teme neanche la presenza dell’uomo e non esita a precipitarsi sulla preda.
Le corte penne remiganti, che rendono le ali arrotondate, e la lunga coda che funge da timone, lo aiutano a cacciare gli uccelli di modeste dimensioni. Li sorprende con straordinaria abilità catturandoli al volo, con fulminei inseguimenti, o in mezzo agli alberi e ai cespugli, acquistando un’alta velocità in breve spazio con poderosi battiti d’ala.
É un irriducibile distruttore anche di piccoli mammiferi e di rettili.
Ho assistito impotente alla cattura di una giovane, indifesa cinciallegra che stava tranquillamente passeggiando su un muretto a secco. Il suo movimento radente è stato più veloce dei miei tentativi rumorosi per distoglierlo dalla caccia e per avvisare la povera vittima dell’imminente pericolo.
Ha, quindi, trasportato l’animale sul posatoio e, sicuro e tranquillo, l’ha spiumato.
Le sue abitudini di caccia, basate sulla sorpresa e sulla rapidità dell’attacco, rendono piuttosto fortuito l’incontro e fugaci le osservazioni.
Vive in uno spazio ristretto ed è un rapace individualista e solitario.
Anche durante la stagione riproduttiva maschio e femmina mantengono distinti i territori d’azione, separandosi subito dopo l’allevamento della prole.
Essendo tutti i rapaci, in genere, in cima alla piramide alimentare, rappresentano la misura della salute ecologica di una regione.
Si può allora affermare che la piana di Licata e le colline che la delimitano sono in buona salute solo perchè stamattina ho visto uno sparviere?
Non è così semplice.
Si vedono, e non solo in campagna, molte, troppe gazze. L’esagerato proliferare delle gazze è dovuto alla rarefazione dei rapaci diurni che, mediante l’attività predatoria, in un ambiente in buon equilibrio, ne limitano la crescita demografica.
L’eccessiva numerosità di gazze è quindi un campanello d’allarme: vuol dire che sparvieri, nibbi, poiane e falchi sono assenti o in numero talmente esiguo da non riuscire ad esercitare il ruolo che la Natura ha loro affidato.
Qual è questo ruolo?
Gli uccelli da preda, per saziare il loro appetito e quello alquanto ragguardevole dei loro neonati, sono costretti a cercare qualcosa da mangiare praticamente dall’alba al tramonto.
Il loro cibo, rappresentato da altri uccelli, da piccoli mammiferi e da rettili, non è disposto a farsi catturare facilmente.
Al becco e agli artigli è allora più frequentemente immolato l’individuo più debole degli altri, ovvero meno forte e veloce nel sottrarsi alla morte, perché troppo vecchio o ammalato.
In Natura non c’è posto per i vecchi, poiché essi hanno già assolto la loro funzione primaria di tramandare la propria specie nel tempo per mezzo della riproduzione.
Un individuo infermo è poi una sorta di bomba biologica, un pericolo per la salute della specie; se è affetto da qualche malattia infettiva, la trasmetterà agli altri individui sani con i quali verrà in contatto contribuendo così alla sua diffusione.
Una malformazione ereditaria sarà geneticamente trasferita, mediante la riproduzione, alle generazioni future indebolendo la specie.
Ecco come i predatori attivi operano una selezione naturale concorrendo, alla fine, allo scopo di conservare nel tempo le stesse specie che uccidono.
Togliere allora i predatori ad una regione può significare compiere il primo passo verso l’estinzione di molte altre creature.
Altro che “uccello del malaugurio” associato dal dialetto licatese “Tici” alla figura dello sparviere!
Il ruolo dei predatori meraviglia sempre il giovane, perché intravede per la prima volta un aspetto imprevisto della Natura in cui ogni essere dipende dagli altri e l’esistenza dell’individuo è ben poca cosa di fronte alla salute della specie a cui appartiene.
É un concetto difficile da assimilare perché porta a conclusioni non antropocentriche.
E il licatese medio, come tutti gli italiani medi, pecca di eccessivo antropocentrismo
tanto da collocarsi sopra le realtà naturali e dimenticare che egli stesso è una realtà naturale.
Così il cacciatore elimina sistematicamente gli uccelli rapaci e i mammiferi carnivori: volpi, donnole, furetti….. perché li considera “competitivi”nei confronti della caccia, suo passatempo preferito”.
Pensa che, uccidendo crudelmente una volpe, egli avrà più conigli per sè e non sa che sarà proprio il contrario.
I conigli vecchi, ammalati, mentre prima erano selezionati ed eliminati dai predatori, in assenza di questi, trasmettono la malattia ai soggetti sani con conseguente riduzione del numero della popolazione.
Può il cacciatore considerarsi un meccanismo biologico di selezione naturale alla stregua dei predatori?
Assolutamente no!
Lo era l’Uomo del Neolitico, forse del Medioevo, fin tanto che cacciava per nutrirsi, oggi non più.
Ogni essere vivente colpisce o uccide solo per sfamarsi ed è, a sua volta, colpito o ucciso per sfamare altri individui.
Ogni vivente ha il suo nemico naturale, cacciatore o parassita, mentre la specie umana sembra fare eccezione.
Sembra, perché l’Uomo porta in sè il germe della propria distruzione.
Egli violenta ogni giorno la Natura disboscando, incendiando, spianando montagne, riversando veleni d’ogni genere, accanendosi contro le cose naturali che vuole piegare al proprio tornaconto.
L’Uomo si oppone ad un’esistenza in armonia con la Natura in nome della tecnologia, meraviglioso frutto del suo intelletto, ma non si è preoccupato molto di conciliarla con gli equilibri naturali.
Come trema di paura il topo granivoro tra i cespugli perché vede proiettarsi vicina l’ombra gigantesca dello sparviere che si libra pronto a lanciarsi,

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così non batte ciglio l’Uomo, o al massimo si dispera, cercando altrove le cause delle inondazioni e delle siccità, della distruzione delle foreste, dei raccolti infestati da innumerevoli parassiti, delle frane, dell’impoverimento di falde acquifere, della morte per fame.
Fino a quando non avrà veramente compreso qual è il suo ruolo nell’economia delle risorse naturali, egli sarà il nemico di se stesso, cacciatore e preda, ospite e parassita ad un tempo e la sua “Bestia nera” sarà sempre con lui, dentro di sè.
Molto efficace è la favola di Esopo “l’usignolo e lo sparviero”.
Un piccolo usignolo, pigro e ozioso, posato su un’alta quercia, cantava come solitamente faceva.
Uno sparviere, provato dalla fame per mancanza di cibo, avvistatolo da lontano, subito gli piombò addosso.
L’usignolo, molto spaventato e comprendendo che per lui era giunta la fine della sua vita, lo supplicò di lasciarlo volare dal momento che, essendo giovane e poco
energetico, non avrebbe certamente riempito il suo capiente stomaco. Se proprio avesse dovuto saziarsi, sarebbe stato costretto a cacciare qualche uccello di maggiore mole. Lo sparviere così gli disse: “Sarei uno sciocco se lasciassi andare il pasto, che ho già qui, per correr dietro a quello che non si vede ancora!”
La morale insegna che anche tra gli uomini, stolti sono coloro i quali, nella speranza di mettere insieme beni maggiori, si lasciano sfuggire quello che è in loro possesso. Ci si deve saper accontentare di quello che si ha!
Ovidio, nella mitologia latina, nelle “Metamorfosi” (XI, vv. 301-327), nel mito di Chione, racconta della passione di Mercurio e di Apollo per Chione.
Entrambi gli dei si erano innamorati della bella fanciulla dopo averla avvistata dal cielo nello stesso istante. Apollo decise di attendere il calare della notte per unirsi a lei; Mercurio discese immediatamente sulla
terra per possederla addormentandola con la sua verga. Mercurio e Apollo, nello stesso giorno, soddisfecero il loro desiderio. Chione rimase incinta di entrambi gli dei.
L’essere stata amata da due divinità, l’avere avuto dei figli da loro, fecero inorgoglire Chione che si ritenne più bella della dea Diana. Per punire la giovanetta della sua vanità, Diana le trapassò la lingua con una freccia. Chione, a terra, circondata dai suoi due bambini e dal padre Dedalione, cercò di divincolarsi, ma inutilmente. Esanime, fu deposta sul rogo. Suo padre Dedalione, non sopportando la vista dell’amata figlia avvolta dalle fiamme, in preda al dolore, fuggì via, fuori di sé.
Giunto sulla cima del monte Parnaso, si gettò in mare.
Subito Apollo trasformò Dedalione, per pietà, in un uccello: “LO SPARVIERE”.
Foto dal Web.

Oct 26, 2023 - Senza categoria    Comments Off on MONDO DI SILENZIO-POESIA DEL PROF.CARMELO DE CARO

MONDO DI SILENZIO-POESIA DEL PROF.CARMELO DE CARO

“MONDO DI SILENZIO ”è la poesia tratta dal libro “SINTITI,SINTITI” del prof. Carmelo De Caro.
Non so quale necessità abbia spinto Carmelo, a pochi giorni dalla conclusione della sua vita terrena, avvenuta il 22 maggio del 2000, a scrivere il testo di questa poesia nel quale testo si nota la disillusione della fine alla quale si sentiva, probabilmente, ormai vicino.

MONDO DI SILENZIO

“Fresco di maestrale su per la collina
disseminata di bianche lapidi e marmi e croci e di eleganti frasi
fatte.
Da oggi un nuovo corpo spargerà i suoi umori sulla terra bruna.
Piangete donne, piangete.
Stormono i cipressi del mondo perduto,
rompono il silenzio degli avelli nel luogo dove tutti verremo.
Là dove riposa cullato dalle morbide ombre avvolgenti
del falso pepe il padre di mio padre, là anch’io sarò.
Una piccola foglia s’è staccata silenziosamente dal suo ramo, vola
sulle ali del vento.
Come è breve quel suo momento di libertà suprema!
Dopo aver sfiorato i riccioli del marmo bianco e freddo dell’angelo
è finita sull’osseo biancore d’una lapide.
Mondo di silenzio, mondo immobile, mondo di tutto e di nulla,
statico, rappreso, al di là del tempo, precluso ai viventi.
E’ lungo e diritto questo muro, non se ne vede la fine anche se so
che c’è.
Non voglio voltarmi a vedere l’inizio lontano sperduto tra le nebbie
del tempo e proseguo lungo le pietre provate da mille intemperie.
Paesaggio monotono, avanzo. Un cancello nel muro, una speranza
che subito muore.
Chiuso.
E il ferro è rugginoso. Dopo, ancora il muro. Vecchia pietra insultata
dalle ingiurie del tempo, quando finirai?
Non posso vedere oltre il muro e cammino, cammino accanto a esso
anche se ora il mio progredire è duro e faticoso.
Avanzo lungo questo muro con la speranza o la delusione che un
giorno possa finire”.
Licata, Maggio 2000

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