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apr 16, 2019 - Senza categoria    No Comments

PIRATERIE. RIFLESSIONI BREVI DI VITA SOCIAL-IL LIBRO DEL PROF. FRANCESCO PIRA PRESENTATO A LICATA

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Un pomeriggio importante all’insegna della cultura e della socialità è stato vissuto dai licatesi e, soprattutto, dagli alunni dell’IIS “E FERMI” di Licata mercoledì 10 aprile 2019 grazie all’instancabile attività giornalistica del professore Francesco Pira.
Infatti, nell’accogliente sala dell’aula magna dell’Iedificio “Ines Giganti Curella”, sito in via F.Re Grillo, in Contrada Cannelle, è stato presentato il libro dal titolo “PIRATERIE. RIFLESSIONI BREVI DI VITA SOCIAL”. Autore è il prof. Francesco Pira.

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 La prefazione è del giornalista Antonello Piraneo, direttore del giornale La Sicilia. La postfazione è della giornalista e docente di Lettere prof.ssaCristina Graziano.
Il giornalista Antonello Piraneo sottolinea l’importanza di questo volume che rappresenta non solo la certosina raccolta dei contenuti di un anno di PIRAterie, ma, soprattutto, dà risalto al momento di sintesi di un percorso intellettuale ed umano nel quale il lettore si sente pienamente coinvolto.
La giornalista Cristina Graziano scrive: “Il fatto di cronaca, il dato scientifico, una ricerca condotta in qualsiasi parte del mondo sono stati “vissuti” quali occasioni di approfondimento sociologico da restituire alle “masse” con un piglio giornalistico di effetto grazie ad un uso fluido della scrittura e ad un tono a tratti scanzonato che, costruendo con padronanza situazioni comunicative leggere, porta il lettore, pure quello distratto, a riflettere. E così il professore Pira, da novello Orazio, “denuncia” i vizi umani con l’obiettivo di concorrere a sviluppare un nuovo ispirato ai criteri dell’equilibrio e della misura nell’impiego delle nuove tecnologie. D’altronde «In medio stat virtus» sostenevano già i latini e la propensione a guardare avanti, dettata dal progresso e dall’individualismo, talora ci induce a perdere il nostro «essere umano»”.
Editrice è la “Medinova”, la casa editrice di Favara presieduta da Antonio Liotta.
La nota editoriale è invece firmata dalla giornalista Daniela Spalanca, Responsabile Comunicazione di Medinova che scrive: “Il lettore è guidato, automaticamente e quasi inconsapevolmente, verso un percorso comunicativo rivoluzionario che porta, però, senza un’attenta analisi ed una necessaria ironia, ad una involuzione del pensiero risucchiato, suo malgrado, in una centrifuga omologante che è la “società”.
Il manuale comprende 81 articoli distribuiti in 12 sezioni, che descrivono la vita dei social media. Sono aneddoti e racconti che analizzano e sottolineano i tratti salienti del cambiamenti sociali in continua evoluzione. Gli articoli offrono, per ogni macroarea, una chiave di lettura per mezzo della quale il lettore è spinto a riflettere sui suoi comportamenti e ad affrontare criticamente le nuove tecnologie.
 Gli articoli sono stati pubblicati sul quotidiano “La Sicilia” in una rubrica, denominata PIRAterie, dal 17 gennaio 2017 al 16 settembre 2018.
Nella copertina del libro il pittore Nicolo’ D’Alessandro, palermitano e collaboratore di Repubblica, ha disegnato la faccia di un PIRA..TA, forse quella dell’autore, giocando col suo nome.
Gli occhi sono: uno aperto, per essere vigile, l’altro bendato, per non vendere le cose brutte dell’essere umano. Da notare il simbolo della morte sulla tesa del cappello.
L’evento è stato di grandissima importanza sia per la trattazione degli argomenti, sia per le originali e particolari animazioni realizzate dagli studenti guidati dalle professoresse Tiziana Denicolò e Antonietta Cammilleri.
Hanno relazionato: la prof.ssa Amelia Porrello, dirigente scolastica dell’Istituto, la prof.ssa Tiziana Denicolò e la prof.ssa Antonella Cammilleri.

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Il tavolo dei relatori

Dx: Tiziana Denicolò, Francesco Pira,  Amelia Porrello, Antonella Cammilleri

Ha aperto i lavori la prof.ssa Amelia Porrello che, dopo aver dato il saluto e il benvenuto a tutti i presenti, ha illustrato ampiamente la figura umana e culturale del prof. Francesco Pira, sociologo e docente di Comunicazione dell’Università degli Studi di Messina.Ha sottolineato che noi licatesi possediamo dei valori immateriali riferiti ai nostri concittadini illustri che hanno dato e danno notorietà a Licata per aver ricevuto riconoscimenti non solo in Sicilia e in Italia, ma anche all’estero e di cui dovremmo essere orgogliosi.
A Licata il prof. Francesco Pira è stato cofondatore del mensile “La Vedetta” per il quale ha scritto e collaborato per vari anni e direttore del telegiornale dell’emittente televisiva “Video Faro”.

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 Successivamente ha preso la parola la bravissima e spigliata prof.ssa Tiziana Denicolò che brillantemente coordinato i lavori.
Ha raccontato che nel libro “PIRATERIE. RIFLESSIONI BREVI DI VITA SOCIAL” l’autore si è occupato di nuovi codici e di nuovi linguaggi che hanno rivoluzionato le nostre vite. Il libro è un saggio in cui viene effettuata un’attentissima analisi sociologica su quanto sta accadendo nella nostra società e,soprattutto, è un’indagine molto attenta che consente di riflettere sul rapporto instaurato tra il smartphone e la rete e quindi con la nuova tecnologia.
Internet, Facebook, Instagram, i Social forniscono quotidianamente nuove norme, nuove informazioni, nuovi linguaggi impostando la comunicazione su ritmi che prima di adesso erano impensabili e favorendo relazioni su norme di reciprocità, anche sconsiderate e irriflessive, dettate dal fatto che si vuole conoscere e possedere tutto e subito.

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La prof.ssa Antonietta Cammilleri insiste sul concetto che i contenuti descritti negli articoli del libro del prof. Francesco Pira rappresentano non solo un’attenta analisi sociologica, ma anche una sorta di “manuale d’istruzione” sul comportamento della vita sociale da adeguare ai tempi e da recepire con i suoi codici. L’appuntamento col Prof. Pira è stato la conclusione di un percorso che ha visto il prof. Pira incontrare studenti, docenti e anche i genitori.

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Il prof. Francesco Pira, nel suo breve intervento,  ha affermato che le nuove tecnologie sono la contemporaneità e ormai fanno parte di noi. Nella quotidianità individuale esse condizionano i comportamenti, influenzano le relazioni interpersonali, accompagnano l’esistenza non solo dei singoli individui, ma di tutta la società. Ha suggerito alcune valide motivazioni sull’uso delle moderne tecnologie sulle quali riflettere e su quanto esse possono effettivamente condizionare e o modificare la vita di ognuno.

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 A seguire è stata molto gradevole la lettura del monologo da parte della studentessa Maria Pia Marino.

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L’autore, molto compiaciuto dell’interesse che ha suscitato la descrizione del suo testo, ha risposto esaurientemente alle incalzanti domande rivolte dai tecnologici studenti. Ha raccontato alcuni episodi descritti negli articoli del suo libro, ha suggerito  un uso corretto e consapevole delle nuove tecnologie.

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Fra una domanda e la successiva, i ragazzi hanno intercalato l’interpretazione scenica dell’argomento trattato sotto l’eccellente regia delle prof.sse Cammilleri e Denicolò.  I veri protagonisti della cerimonia sono stati loro: gli studenti dell’Istituto E Fremi di Licata!

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Il prof. Francesco Pira ha concluso l’evento con queste parole: ” Questi alunni dell’Istituto mi hanno regalato tante emozioni. Desidero ringraziarli singolarmente. Grazie a Carolina Alesci, a Carmen Amato, ad Angelo Aronica, a Filippo Ballacchino, a Samuele Biancolilla, a Marika Bonvissuto, a Matteo Caico, a Lorenzo Capace, ad Angelo Castrogiovanni, a Salvatore Consagra, a Viviana Consagra, a Giada Cuttitta, a Isabella D’Errico, a Salvatore Fontana, a Kevin Incorvaia, a Maria Pia Marino, a Jasmine Marotta, a Grace Minio, a Davide Pintacorona, a Federica Pira, a Luigi Profeta, a Asia Schembri, a Giulia Territo.

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Infine ha indirizzato il suo caloroso grazie ai relatori e a tutti i presenti. Gli applausi dei presenti, molti numerosi e che hanno occupato tutti i posti del grande auditorium dell’Istituto,   sono stati abbondantissimi, sinceri e calorosi a testimonianza della gradita e riuscita manifestazione.

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Inoltre ha dichiarato di devolvere i diritti d’autore del libro “PIRATERIE. RIFLESSIONI BREVI DI VITA SOCIAL alla LCIF – Fondazione del Lions Clubs International – per l’acquisto di vaccini contro il morbillo per i bambini del terzo mondo.
Ogni alunno-attore ha ricevuto l’attestato ricordo.

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Anche il prof. Francesco Pira, che ha ricevuto l’attestato ricordo, ha asserito: ”Della splendida esperienza di oggi pomeriggio all’istituto Fermi di Licata mi rimane anche questa bellissima targa con su scritto “AMICO“.

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Grazie ancora al Dirigente Scolastico professoressa Amelia Porrello, alle professoresse Antonella Cammilleri e Tiziana Denicolò e alla studentessa Marta Gueli.

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Questa foto rappresenta il risultato di una ineccepibile serietà e di una grande responsabilità dei nostri studenti. È stato un lavoro faticoso ma, se la conclusione é stato un pomeriggio intenso di emozioni, ben venga l’impegno profuso.

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L’autore autografa le copie del volume.

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Francesco Pira, nato il 9 agosto del 1965 a Licata, laureato in Sociologia presso l’Università “Gabriele D’Annunzio”, è professore di comunicazione e giornalismo presso il Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell’Università degli Studi di Messina dove è Coordinatore Didattico del Master in “Manager della Comunicazione Pubblica”  e docente di comunicazione pubblica e d’impresa presso lo IUSVE l’Università Salesiana di Venezia e Verona.

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Svolge attività di ricerca nell’ambito della sociologia dei processi culturali e comunicativi. Saggista e giornalista, è autore di numerosi articoli e pubblicazioni scientifiche.
Opinionista del quotidiano americano La Voce di New York, del quindicinale + Europei, del quotidiano on line Affari Italiani e del magazine Spot and Web, è Direttore Editoriale del giornale Scrivo Libero e autore della Rubrica PIRATERIE per le pagine culturali del quotidiano LA SICILIA, collabora con il giornale Malgrado Tutto.
E’ Direttore Responsabile della Rivista Lion Sicilia. E’ Componente del Comitato Promotore dell’Associazione nazionale  Social PA.
Scrive per riviste scientifiche Humanities, IUSVE Education e specializzate come PedagogiKa. Ha svolto e svolge attività di formazione e consulenza per Pubbliche Amministrazioni e Imprese ed è stato direttore generale  della società di Comunicazione Ultima Srl.
E’ stato Dirigente dell’Assessorato alla Comunicazione nella legislatura 1995-2000 della Regione Toscana.
E’ stato Consigliere Nazionale dell’Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e ha partecipato in Italia e all’Estero ad importanti convegni sulla comunicazione. Si è occupato anche di comunicazione sociale.
E’ componente del Comitato Scientifico della Fondazione dell’Avis Regionale Calabria, della Fondazione “Marzio Tricoli”.
E’ stato relatore in convegni internazionali e conferenze in India, Thailandia, Grecia, Danimarca, Francia, Croazia, Slovenia, Spagna Portogallo e Belgio. Nel 2010 e nel 2011 è stato coordinatore scientifico e moderatore dell’International Communication Summit che ha visto la presenza di Alastair Campbell, ex portavoce di Tony Blair e di Zygmunt Bauman, uno dei più noti sociologi e influenti pensatori contemporanei.
E’ Membro Ordinario del Comitato Scientifico di Eliea- Istituto Italiano di Ricerca e Studi Criminologico-Forensi.
Fa parte della Commissione Cultura dell’AICS (Associazione Italiana Cultura e Sport) sezione di Agrigento.
Da giornalista, ha lavorato in Sicilia nei maggiori quotidiani e collaborato con emittenti regionali.
E’ stato redattore del Telegiornale e Capo dell’Ufficio Stampa dell’emittente nazionale Video Music (Gruppo Marcucci). Per questa emittente ha realizzato nel 1992 un Reportage in Iraq. Ha diretto tv e giornali locali.
Nel giugno 2008 per l’attività di ricerca e saggistica è stato insignito dal Capo dello Stato, on. Giorgio Napolitano, dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.
E’ Presidente Onorario della Sezione Provinciale di Agrigento dell’ANCRI (Associazione Italiana del Cavalieri dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana).
Nel maggio 2012 con il saggio inedito “Legalità e Pubblica Amministrazione più trasparenza con le nuove tecnologie” è risultato vincitore del Premio Letterario Nazionale delle Acli sulla Cultura della Legalità.
Nel settembre 2012 ha ricevuto il Premio Scorsetti (dedicato alla letteratura sportiva), nel dicembre 2012 l’Oscar d’Autore nell’ambito del Premio Oscar del Calcio Siciliano a Vittoria (Ragusa) e a settembre 2013 il Premio Sportivamente Palma (Comune di Palma di Montechiaro – Assessorato allo Sport) come coautore del libro “Bruno Pizzul. Una voce Nazionale” (scritto con Matteo Femia- Fausto Lupetti Editore), i cui diritti d’autore sono stati donati alla Fondazione Stefano Borgonovo che si occupa dei malati di SLA.
Nel dicembre 2013 ha ricevuto il Premio “A Licata c’è” nella sua città d’origine, Licata. Nel luglio 2014 gli è stato conferito il Premio Internazionale “Pergamene Pirandello”. Nell’agosto 2015 ha ricevuto il Premio Nazionale “Soccorso sotto le Stelle” a Gualtieri Sicaminò (Messina) “come Siciliano che dà lustro alla Regione nel mondo”, nell’agosto 2016 il Premio Internazionale Barocco a Ragusa, per l’attività di ricerca, e nel dicembre dello stesso anno per la sezione Comunicazione il Premio “Ignazio Buttitta” a Favara.
Nel giugno 2018 il Premio “Penna Maestra” per l’attività di formazione ai giornalisti , nell’agosto 2018 il Premio Sipario d’Oro a Joppolo Giancaxio per l’attività di ricerca e divulgazione scientifica e nel settembre 2018 il Premio Nazionale “Solidarietas 2018” per l’attività di formazione contro il cyberbullismo.
Nel corso della sua vita professionale gli sono stati attribuiti tra gli altri i Premi: “Master per la Comunicazione”, “Euromediterraneo”, “Fidas-Amico per la comunicazione”, “Penne-Pulite Sarteano”, Athena-Aurea”, “Teleacras-Puntofermo”, “Amico del Teatro” e “Rosa Balistreri”.

http://www.unime.it/it/persona/francesco-pira

 

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mar 27, 2019 - Senza categoria    4 Comments

L’ANTICA OFFICINA ELETTRICA A MISTRETTA

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L’antica Officina Elettrica Comunale è un edificio che si trova all’ingresso del paese, a Mistretta, alle spalle della chiesa di Santa Rosalia, in Corso Umberto I.
Fu costruita su un’area, libera da altre costruzioni, lungo la variante stradale che collegherà Santo Stefano di Camastra a Mistretta.
Protetta da una recinzione, fu la prima struttura che ospitava la macchina a vapore, le turbine e i generatori.
Sul lato destro della facciata principale fu attrezzato anche un giardinetto con aiuole, vialetti e una vasca, di forma circolare, con i pesciolini.

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La prima centrale elettrica fu impiantata a  Messina, la seconda a Mistretta.
E’ una delle prime 100 in tutta Italia.

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L’Officina Elettrica Comunale nacque dall’interessamento dell’on.Vincenzo Salamone, ricco possidente del luogo e personaggio pubblico avendo ricoperto più volte la carica di Sindaco fino a diventare deputato del Regno negli anni 1909-1913.

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Epigrafe commemorativa in onore dell’on. Vincenzo Salamone.

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Il Comune di Mistretta nel 1906, contraendo un mutuo di 200.000 lire, ha realizzato la costruzione di una “centrale elettrica alimentata a carbone” che forniva energia elettrica continua e, successivamente, la relativa rete interna per l’illuminazione pubblica.
In seguito, anche le piccole attività commerciali hanno goduto di questo enorme bene.
L’inaugurazione è avvenuta l’8 dicembre del 1907.
La struttura, che produceva autonomamente l’energia elettrica, divenne l’orgoglio di Mistretta, la capitale dei Nebrodi!

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La disponibilità dell’illuminazione avrebbe rappresentato un fattore determinante per l’evoluzione socio-economica del paese.
Così, con la luce elettrica la città di Mistretta ha acquisito un bene inestimabile ed ha sostituito i vecchi lampioni a petrolio.
La luce, simbolo di progresso e di tecnologia del nuovo secolo, in seguito illuminò anche l’interno delle case mandando a riposo il lume di ottone alimentato a petrolio.
Mia madre mi raccontava che la mia madrina di cresima, la prof.ssa Lia Cuva, per la sua grande volontà di studiare, sporgeva il libro attraverso “u purtieddu” della sua casa sita alla fine della via San Nicolò, di fronte al campanile prima della curva, per rubare un po’ di luce e combattere l’oscurità della sera.
La realizzazione dell’edificio della centrale elettrica fu affidata al maestro Raimondo Macina che l’avrebbe completato in poco più di un anno. L’Officina Elettrica Comunale era costituita da un insieme di diversi saloni più o meno ampi che accoglievano le turbine a vapore alimentate con combustibili fossili e anche a legna, in caso di bisogno.

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L’Officina è rimasta attiva fino agli anni ’40 del secolo scorso, poi fu dismessa, gli impianti eliminati e completamente sostituiti da attrezzature più moderne e più sicure.
La corrente elettrica si trasformò da corrente continua a corrente alternata intorno agli anni ’50.
L’edificio, dopo alcuni interventi, fu trasformato in caserma dei Carabinieri nel 1967.
Dal 1975 è la sede del Liceo Scientifico annesso al Liceo-Ginnasio “Alessandro Manzoni” di Mistretta.

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I grandi saloni sono stati ridotti a piccole stanze e trasformati in aule scolastiche e in aule di laboratorio.
Gli esterni dell’edificio sono rimasti sostanzialmente inalterati con i fornici che aeravano gli ambienti delle turbine e i cantonali marcati da vigorose cornici a bugnato liscio.
L’ampia copertura a falde è stata più volte rifatta e trasformata in terrazze.

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Le foto antiche sono del prof. Mariano Bascì tratte da suo libro “SALUTI DA MISTRETTA”

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Uno degli impiegati della Centrale Elettrica fu il signor Peppino, il papà del prof. Lucio Bartolotta.
Era un uomo molto alto e magro, che si arrampicava sulle scale per cambiare la lampadina fulminata posta in cima ai pali elettrici.
Frequentavo da bambina la sua casa perché mia mamma, la signora  Maria Grazia Lorello, e sua moglie, la signora Marietta “zitina” erano legate da una fraterna amicizia.
Io la chiamavo “zà Marietta”.
La singora Marietta aveva una sorella di nome Annetta zitina, trasferitasi in America.
Sollecitata da mia madre, il mio compito era quello di intrattenere i rapporti epistolari fra lei e la sua amica fra l’Italia e l’America.

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mar 13, 2019 - Senza categoria    No Comments

IN MEMORIA DEL PROF. SEBASTIANO TUSA IL RICORDO DEGLI AMICI DI MISTRETTA E DI LICATA

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10 Marzo 2019. Giorno funesto!
L’aereo dell’Ethiopian Airlines, un Boeing 737-8 Max partito da Addis Abeba e diretto in Kenya, è precipitato 6 minuti dopo il decollo trascinando il suo carico di 157 vite umane formato da 149 passeggeri e da 8 membri dell’equipaggio.
L’emerito prof. Sebastiano Tusa è, purtroppo, una delle vittime del disastro aereo.

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Era diretto in Kenia per coordinare un congresso nternazionale organizzato dall’UNESCO a Malindi su un progetto avviato precedentemente nel periodo del Natale del 2018. L’Unesco ha espresso interesse a fare campo a Malindi per creare un centro di interesse storico e di recupero delle tradizioni e della cultura del Kenya.
Il professor Sebastiano Tusa era stato chiamato proprio perché molto competente nel settore dell’archeologia marina.
Le ricerche del prof. Tusa e del suo staff, di concerto con il direttore del Museo Nazionale di Malindi, il prof. Caesar Bita, avevano evidenziato notevoli potenzialità nell’ambito dei ritrovamenti sotto la superficie dell’oceano indiano, al largo di Malindi.
Le altre 7 vittime del disastro aereo erano italiane, persone appartenenti a organizzazioni impegnate nel volontariato e nella cooperazione internazionale italiana.
Non è facile parlare del prof. Sebastiano Tusa, una personalità molto conosciuta, mio compaesano.
Sulla sua biografia sono stati scritti fiumi di parole sia sul Web, sia sulle testate giornalistiche di questi ultimi giorni.
Quindi non vorrei essere ripetitiva.
Vorrei solamente condividere il ricordo dei mistrettesi e dei licatesi di Sebastiano Tusa perché possa essere di conforto alla moglie, la signora Valeria Patrizia Li Vigni, e ai figli Vincenzo e Andrea, che stringo calorosamente in un unico e caloroso abbraccio, e a tutti gli altri familiari.

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Sebastiano Tusa era nato a Palermo il 2 agosto 1952 dal papà Vincenzo, di Mistretta, il famoso archeologo, e dalla mamma signora Aldina Cutroni Tusa, già docente di numismatica nell’ateneo palermitano.
Conseguita la laurea in lettere, Sebastiano si specializzò in Paleontologia. Acquisì una notevole competenza nell’ambito dell’archeologia.
Ha ottenuto, inoltre, diversi e prestigiosi incarichi in tanti campi della cultura.

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Uomo cordiale, affabile, coerente, competente, si esprimeva con parole pacate, essenziali, mai banali.
Possedeva una sapiente capacità di astrazione e di concretezza, rispettoso della storia, delle tradizioni, ma attento e disponibile al nuovo: al contemporaneo.
Purtroppo la sua vita è stata interrotta prematuramente e tragicamente il 10 marzo 2019 a Bishoftu in Etiopia.
Atropo, la Parca della mitologia greca, una delle tre Moire, figlia di Zeus e di Temi, che decreta la morte, ha ritenuto che era giunto il momento di tagliare il filo della vita di Sebastiano Tusa, che era stato tessuto da Clòto e da Làchesi, lasciando sconforto, tristezza, rimpianto, ma anche rilevata memoria per essere stata una figura di spicco per la valorizzazione dei beni culturali della Regione Siciliana.
Scrisse il prof. Leandro Janni, Presidente Consiglio Regionale Italia Nostra Sicilia: ”Una vita comunque spesa bene nell’amore, nella conoscenza e nella libertà”.
Archeologo di fama internazionale, il prof. Sebastiano Tusa aveva una viva passione per il mare dove aveva scorto le enormi potenzialità dei fondali siciliani. Durante la sua intensa attività di ricerca aveva trovato pezzi pregiatissimi del tesoro archeologico siciliano.
Nell’intervista, realizzata nel 2012 presso la Soprintendenza di Siracusa nell’ambito della giornata di studi e della conseguente mostra “I Pionieri dell’archeologia sottomarina: Siracusa e Marsala, dalla Sicilia al Mediterraneo”, il prof. Sebastiano Tusa ha espresso questa sua opinione: “Quello dell’archeologo è un mestiere che si deve fare con passione. Se si fa in maniera svogliata è meglio lasciare perdere“.
L’evento è stato organizzato dall’Assessorato Regionale per i Beni Culturali e l’Identità Siciliana, dalla Soprintendenza ai Beni Culturali di Siracusa, con il patrocinio della Commissione Nazionale Italiana UNESCO e della Nautical Archaeology Society (NAS), in sinergia con Marevivo e l’Area Marina Protetta del Plemmirio e con la partecipazione delle Soprintendenze del Mare di Trapani e con i Servizi Parco delle Isole Eolie e Parco di Marsala.

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Il prof. Sebastiano Tusa fu anche l’ideatore e il creatore della Sovrintendenza del Mare, una struttura dedicata alla ricerca e alla valorizzazione dei reperti nelle acque siciliane e che ha guidato a partire dal 2004, in un’ottica multidisciplinare di motore di ricerca e di tutela delle risorse archeologiche sottomarine.
Queste le sue parole: “Pensare il Mediterraneo, mare complesso e policentrico, diviso e, a tratti, radicalmente polarizzato (…), che rinasce costantemente nella realtà, ma anche in noi stessi che abbiamo il privilegio di sentirlo scorrere nelle nostre vene spirituali”.
Dagli anni 2000 è stato docente di Archeologia Marina nel corso di laurea triennale in Biologia Marina, con sede a Trapani, dell’Università degli Studi di Palermo.
È stato, inoltre, professore di Paletnologia presso l’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli e docente a contratto alla Scuola di Lettere e Beni culturali dell’Università degli studi di Bologna. Nell’anno accademico 2015-2016 è stato docente a contratto presso l’Università Philipps di Marburgo, in Germania.
Tra i suoi numerosissimi impegni annoverava anche la presidenza dell’Accademia Internazionale di Scienze e Tecniche Subacquee fondata da Lucio Messina. L’istituzione accoglie persone insignite ogni anno del Tridente d’Oro, il «Nobel del Mare» che, sin dal 1960, riconosce tutti coloro che valorizzano nel mondo la risorsa «MARE».
Anche Sebastiano Tusa, sin dal 2005, fu un “Tridente d’Oro” per le sue preziose ricerche di archeologia subacquea.
Nel mese di gennaio 2010 era stato nominato Socio onorario dell’Associazione Nazionale Archeologi.
Nel 2018, nominato Assessore ai Beni Culturali della Regione Siciliana dal presidente Nello Musumeci, non aveva perso il suo stile schietto che non lasciava spazio a equivoci.
In un’intervista, rilasciata al Giornale di Sicilia alcune settimane fa, aveva detto chiaramente di non avere risorse finanziarie sufficienti per realizzare tutti i progetti che frullavano nella sua mente per la Regione Siciliana.
Le sue parole: “Non mi resta che chiedere aiuto a sponsor privati”.
Questi sono soltanto alcuni degli innumerevoli impegni che il prof. Sebastiano Tusa adempieva con responsabilità e competenza.
Moltissime sono state le testimonianze di stima e di cordoglio per la sua prematura scomparsa da parte di studiosi, di politici, di  ambientalisti, di giornalisti, di gente comune come dimostrano i messaggi che ho letto su Facebook e di cui riporto integralmente alcuni testi.
Il divulgatore scientifico Alberto Angela in un’intervista a Repubblica ha ricordato Sebastiano Tusa: “La sua scomparsa mi addolora, è una tragedia che colpisce tutti noi. Ricordo di aver incontrato il prof.Tusa in diverse occasioni. Avevamo fatto un’immersione insieme alla scoperta di un relitto romano a 35 metri di profondità a Levanzo, nelle Egadi.
Il prof.Tusa era certamente una delle figure più luminose dell’archeologia: direi che si è spenta una luce.
Mi avevano sempre colpito la sua grande professionalità, il suo entusiasmo, la sua capacità di organizzare la ricerca e le scoperte.
Sono molto vicino ai suoi cari, che sono stati così duramente colpiti da questa tragedia. Penso anche a quanto ci mancherà la sua capacità di viaggiare nel passato e anche la sua umanità. Era una persona straordinaria
”.

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Il prof.Francesco Giambrone ha scritto: “All’Oratorio di San Lorenzo hanno scritto le parole giuste per ricordare l’uomo, lo studioso e l’amministratore pubblico.
Sebastiano Tusa era un uomo gentile che ha amato sempre la bellezza e che ha dedicato la sua vita alla ricerca, con passione e con competenze rare. È giusto ricordarlo come merita, con affetto e con riconoscenza
”.

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IBAM CNR – Istituto per i Beni Archeologici e Monumentali ha scritto: ” La Sicilia e la comunità archeologica siciliana, nazionale e internazionale perdono oggi una delle sue menti più brillanti e vivaci. Archeologo esperto, capace, profondo conoscitore dell’archeologia siciliana, ha dato con i suoi lavori un contributo fondamentale per la crescita di conoscenze nel settore. Da qualche anno, da esperto conoscitore della macchina regionale, aveva deciso di affacciarsi alla politica andando a guidare uno degli assessorati più importanti della Sicilia, quello dei beni culturali.
Guidare un assessorato di quel tipo può avvenire solo se si è capaci di abbinare competenze scientifiche a capacità gestionali e di indirizzo. Sebastiano Tusa possedeva tutto questo.
La ricerca siciliana, quella di chi opera nella interazione tra saperi multidisciplinari cui Sebastiano credeva molto, perde un saldo punto di riferimento.
Il direttore Daniele Malfitana e tutto il personale dell’Istituto IBAM CNR sono addolorati e vicini alla famiglia
”.

La Soprintendenza del mare ha scritto: “ Abbiamo appreso con sgomento la notizia della morte di Sebastiano Tusa, da circa un anno assessore regionale ai Beni culturali.
Ma, al di là della carica politica, per noi è rimasto il Soprintendente del Mare, struttura da lui creata dopo aver dato vita al GIASS (Gruppo Intervento Archeologia Subacquea Sicilia) e successivamente allo SCRAS (Servizio Coordinamento Ricerche Archeologiche Sottomarine).
A Sebastiano ci legano ricordi bellissimi, un lungo impegno quasi a inseguire, tra mille difficoltà, il sogno di una Sicilia diversa e bellissima. Per lui, che aveva il cuore rivolto al passato, ma la mente proiettata al futuro, il lavoro era una forma di impegno civile e totale a cui si dedicava interamente senza mai fermarsi o abbattersi.
Con un entusiasmo che non cessava mai di colpirti e di coinvolgerti.
Sebastiano Tusa ci lascia il 10 marzo del 2019, il giorno in cui la storia ricorda come la data della celebre Battaglia delle Egadi che, tra tutte le scoperte della sua lunga carriera, era quella di cui andava più orgoglioso: avere ricostruito con precisione lo svolgersi della giornata e il luogo preciso dove avvenne lo scontro fino ad allora ancora incerto
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Molti l’hanno conosciuto come archeologo preistorico, settore a cui ha dedicato buona parte della sua vita.
Indimenticabile il suo libro “La Sicilia nella preistoria”, scritto quando aveva appena trent’anni.
Alla luce delle sue ricerche, i suoi studi in vari siti dell’Isola, la sua visione innovativa dell’evoluzione delle prime comunità di cacciatori e raccoglitori che popolavano la Sicilia, si può affermare che con lui scompare anche l’ultimo grande maestro della preistoria siciliana.
Con la sua morte si annulla uno studioso di fama internazionale, che dava prestigio alla Sicilia e rappresentava l’anima più bella della nostra terra, che sapeva mettere al centro il recupero della memoria storica e l’orgoglio delle sue radici, pur sentendosi contemporaneamente e con lucidità cittadino del mondo.
Per noi è stato un grande onore conoscerlo, averlo vicino, lavorare fianco a fianco.
A tanti mancherà lo studioso prestigioso, il ricercatore instancabile, il funzionario brillante.
A noi mancherà il carissimo amico, il fratello maggiore con cui abbiamo condiviso anni di passione e di lavoro, avendo insieme nel cuore una speranza per una Sicilia più bella e più giusta.
L’auspicio è che si possa fare tesoro della sua eccezionale conoscenza, del suo stile, della sua competenza, del suo entusiasmo, della sua umiltà: un modello da seguire e da imitare.
Solo in questa maniera può trovare senso una tragedia incomprensibile e una scomparsa inaccettabile”.

I mistrettesi ricordano il prof. Sebastiano Tusa, il nobile, il famoso paesano con questi attestati:
Cambia Mistretta: “La Città di Mistretta apprende, con costernazione e incredulità, la notizia dell’enorme tragedia in cui ha perso la vita, tra gli altri, il Prof. Sebastiano Tusa, archeologo di fama internazionale – attuale Assessore Regionale ai beni culturali. Il Sindaco, l’avv. Liborio Porracciolo, in nome di tutti gli Amastratini, si unisce al dolore dei familiari del compianto Prof. Sebastiano Tusa esternando il più sincero sentimento di gratitudine per il prestigio che lo stesso ha dato alla Città delle sue origini. Preannuncia Il lutto cittadino per la giornata in cui saranno celebrati i funerali”.

L’Assessore Lorenzo Cocilovo: ” Era un professionista molto stimato e prestato temporaneamente alla politica. E’ stata una grave perdita per la cultura siciliana. Gli sia lieve la terra”.

L’amico Nino Davì: “ Ciao Sebastiano, Sara ed io vogliamo ricordarti così sereno e rilassato…..in campagna da noi, a Rubini a Mistretta.
Una grande e leale amicizia, un notevole rapporto di studio e di lavoro univa Nino Davì e Sara (Rosaria) Di Salvo.

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Da sx: la moglie Valeria Li Vigni, la sorella Lidia, Sara ,la madre Aldina Cutrone, Sebastiano Tusa

Nino Davì afferma:” Finalmente la Regione Siciliana aveva un assessore giusto al posto giusto non il solito politicante di turno. Un uomo di grande cultura e soprattutto conosciutissimo in tutto il mondo scientifico e archeologico.
Sara aveva lavorato tanto con lui e avevano fatto numerose pubblicazioni
.”

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Per le conoscenze e le competenze acquisite, la prof.ssa Sara Di Salvo, laureata in Scienze Biologiche, e il prof. Sebastiano Tusa spesso lavoravano insieme.
Per la specifica preparazione nel settore dell’Antropologia fisica e della Bio-archeologia la prof.ssa Sara Di Salvo ha partecipato a numerose campagne di scavi archeologici per il recupero e l’analisi antropologica e paleopatologica dei resti scheletrici umani, inumati e incinerati.
In qualità di responsabile del laboratorio osteologico ha coordinato tutte le attività di ricerca e di analisi dei reperti scheletrici; ha fornito consulenza e collaborazione scientifica per le analisi antropologiche ad Istituti Universitari italiani e stranieri, alle Soprintendenze di Palermo, di Trapani e di Caltanissetta e alla Soprintendenza del Mare.
Ha collaborato all’organizzazione di numerose mostre ed ha svolto attività didattica museale nell’ambito dell’Antropologia fisica.
Ha svolto, in qualità di professore a contratto dall’anno accademico 2003 al 2009, l’insegnamento di “Antropologia” per il Corso di Laurea in Beni Archivistici e Librari presso l’Università degli Studi di Palermo – sede di Agrigento.
Collabora dal 2006 con Deparment of Human Evolution, Max Planck Institute for  Evolutionary Anthropology- Leipzig, Germany – per esami di isotopi stabili e datazioni assolute su reperti scheletrici rinvenuti durante gli scavi archeologici e custoditi nel laboratorio osteologico del Museo A.Salinas.

10 Sara e Sebastiano Tusa a Partanna OK

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Il 1° è Sebastiano Tusa, la 4° è Sara Di Salvo

Nella Seminara: “Carissimo Nino sono molto dispiaciuta per la prematura morte di Sebastiano Tusa.
Abbiamo perso un grande studioso di archeologia subacquea e, soprattutto, un amico affettuoso.
Ho conosciuto il prof. Sebastiano Tusa tanti anni fa quando veniva a Licata per incontrare i giovani sommozzatori del CAS (Centro Attività Subacquee), il circolo gestito dal presidente, il prof. Carmelo De Caro, e di cui facevo parte anch’io, che collaboravano nelle ricerche di reperti archeologici marini nel mare di Licata”.

Padre Damiano Amato: “ Noi MISTRETTESI dobbiamo essere orgogliosi del galantuomo Sebastiano Tusa. A Mistretta suo papà, altro grande uomo, è nato”.

Il poeta Filippo Giordano: “Purtroppo, fra i 157 passeggeri che si trovavano sul Boeing 737 dell’Ethiopian Airlines decollato da Nairobi e precipitato stamattina vicino ad Addis Abeba c’era anche l’assessore ai Beni Culturali della Regione Siciliana Sebastiano Tusa, archeologo, Sovrintendente del Mare della Regione, il quale era figlio del mistrettese Vincenzo Tusa, anche egli archeologo, deceduto circa sei anni fa. Fonti giornalistiche asseriscono che Sebastiano Tusa era diretto in Kenya per partecipare a una conferenza di archeologia subacquea dell’Unesco.
Sebastiano Tusa ovviamente conosceva bene Mistretta fin da piccolo in quanto suo papà Vincenzo, quand’era in vita, soleva spesso trascorrere le sue vacanze estive a Mistretta.
Negli ultimi anni le visite di Sebastiano Tusa a Mistretta si erano rarefatte a causa dei suoi molteplici impegni professionali e tuttavia, proprio qualche paio di mesi fa, a un nostro amico mistrettese, che lo aveva contattato a chiusura di un evento culturale tenutosi in un paese della cintura etnea, aveva dato appuntamento proprio a Mistretta dove contava di trascorrere alcuni giorni.
Con lui Mistretta perde un ulteriore spiraglio di crescita e di lucida eco
”.

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La prof.ssa Marisa Antoci : “Notizia Incredibile e assurda. Assurda come la vita, a volte. È morto il prof. Sebastiano Tusa, soprintendente del mare e assessore regionale.
Persona umile, amabile, un grande studioso e archeologo del mare. Un illustre amastratino che abbiamo avuto l’onore di incontrare l’anno scorso
”.

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Da sx: i prof. Graziella Ribaudo, Sebastiano Tusa, Marisa Antoci

La prof.ssa Graziella Ribaudo: “ Grave perdita per la cultura, senza confini, come il Mediterraneo che conosceva fin negli abissi e che ci ha fatto amare di più illustrandolo come origine di civiltà e scrigno inesauribile di tesori. R. I. P. Professore Sebastiano Tusa”.

Gli Alunni del triennio dei Licei incontrano il Prof. Sebastiano Tusa soprintendente del Mare della Regione siciliana: ” Persona umile, amabile, un grande studioso e archeologo del mare. << pensare il Mediterraneo, mare complesso e policentrico, diviso e a tratti radicalmente polarizzato….(….) ….che rinasce costantemente nella Realtà ma anche in noi stessi che abbiamo il privilegio di sentirlo scorrere nelle nostre vene spirituali” 24.01.2017

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Giuseppe Ciccia: “Appresa la notizia del TGR Sicilia della morte del  prof. Sebastiano Tusa, sono rimasto grandemente addolorato e commosso sia per la personale amicizia, sia per il valore dell’uomo che dell’archeologo. Le mie più sentite condoglianze unite a quelle dell’Associazione Progetto Mistretta  e del suo presidente Nino Testa grossa“.

Custode Angelo Porrazzo: “ Apprendo con dispiacere e costernazione la triste notizia della morte del prof. Sebastiano Tusa, insigne archeologo di origini mistrettesi , ma anche uno degli assessori più competenti e onesti che hanno calcato le soglie del Palazzo d’Orleans. A nome mio personale e per conto  dell’Associazione Kermesse d’Arte ci uniamo al dolore dei familiari“.

Stena Gulisano: “ R. I. P. Grande uomo di cultura e di umanità’”.

Marianna Tita: “ Mi dispiace tanto”.

Il dott. Luciano Catania,  segretario comunale e giudice tributario : “ Raramente per la morte di un politico si registra un dolore così diffuso. Sarà per il modo con cui è scomparso o sarà perché la cultura, la serietà, la preparazione e la correttezza non sono valori da archeologia”.

Salvatore Timpanaro: ”Attonito, costernato e incredulo, mi associo al dolore dei familiari e di tutti i rotariani per la perdita improvvisa dell’amico Sebastiano Tusa. Ciao Sebastiano, grande uomo, insigne studioso, illustre figlio di Sicilia, amastratino iure sanguinis (come me) e Rotariano autentico. Tibi terra levis sit. Che la terra ti sia lieve, amico mio”.

Il dott. Mario Salamone: “ Attonito, esprimo le più sentite condoglianze a tutti i familiari del prof. Sebastiano Tusa che ho avuto il piacere di conoscere al Circolo Unione di Mistretta in occasione della premiazione del padre Vincenzo (premio Maria Messina) anche lui archeologo di fama internazionale”.

Vincenza Elmo: “Non appena ho sentito il nome ho capito che parlavano del nostro compaesano mi dispiace tanto, condoglianze alla famiglia”.

L’insegnante Lucia Canuto: “ Io ho avuto un presentimento, l’ho capito dal nome e dal cognome, è stato un sesto senso, sono andata a cercare su wikipedia ed ho scoperto che il prof. Sebastiano Tusa ha origini di Mistretta, sono scioccata e dispiaciuta”.
Anche i messaggi degli amici di Licata sono stati tantissimi:

Il dott. Pino Galanti, Sindaco di Licata: “Sono profondamente addolorato per la terribile notizia dell’inattesa scomparsa dell’Assessore Tusa. La Sicilia perde un uomo ed un professionista che l’ha amata e servita come pochi altri, un fine conoscitore della sua bellezza e del suo patrimonio artistico-culturale.
Sebastiano Tusa, in questi mesi di mandato, aveva dimostrato di apprezzare anche la nostra Licata.
È per uomini come lui che, ancor di più, dobbiamo dare prova di amare la nostra Città. Riposa in pace Sebastiano!

Il Sindaco Pino Galanti e la Giunta comunale porgono le più sentite condoglianze alla famiglia del Prof. Tusa”.

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Da sx: Carmelo Pullara, Giuseppe Galanti, Sebastiano Tusa

L’on.le Carmelo Pullara, capogruppo di Autonomisti e Popolari all’Ars: “Persona perbene e dignitosa, che ha sempre mantenuto un profilo basso nel suo lavoro, ma di grande sostanza e concretezza. Essere stati a contatto con lui è stata una crescita umana sotto tutti i punti di vista. Sono veramente addolorato per la morte dell’assessore regionale ai Beni Culturali Sebastiano Tusa.
Una tragedia immane, stento ancora a crederci.
La Sicilia, la nostra terra, perde una grande risorsa.
Esprimo, insieme a tutti i componenti del gruppo parlamentare, le più sincere e sentite condoglianze alla famiglia
”.

L’ archeologo dott. Fabio Amato, a LICATA NET : “Una notizia difficile da digerire ma è la triste realtà.
Oggi se ne è andato un grande archeologo, un grande uomo, un sognatore e al contempo un esemplare padre di famiglia.
Sebastiano Tusa ci ha lasciati dopo aver offerto la sua vita alla cultura, allo studio dell’antichità e dell’archeologia.
Lo conobbi grazie ad Alberto Scuderi e alla nostra passione comune per la preistoria siciliana e per l’archeologia subacquea.
Per me, giovane laureato in archeologia, rappresentava un esempio da seguire.
Insieme, dopo tanti anni, avevamo ripreso le indagini archeologiche subacquee nel mare di Licata con il sogno comune di ritrovare le navi puniche e romane affondate durante la battaglia di capo Eknomos.
La paura di perderlo l’avevo già provata qualche anno fa, quando mi dissero che per lui non ci sarebbe stato più niente da fare.
Addio Grande Amico e Collega.
Sei passato ad altro mondo il 10 Marzo del 2019, nel giorno in cui ricorre l’anniversario della battaglia delle Egadi del 241 a.C.
Un strana coincidenza con un significato ben preciso ma che, per noi di questo mondo, assolutamente non comprensibile.
Non potrò mai scordare i suoi consigli; uno in particolare: <<passaci su caro Fabio, ma senza dimenticare>>.
Ho sempre seguito il tuo consiglio e lo seguirò anche in questa occasione.
Anche se sarà difficile passarci su con facilità, ti assicuro che né io né chi ti ha conosciuto potrà mai dimenticarti
”.
In un suo post su Facebook, datato 18 marzo 2019, il dott Fabio Amato scrisse: “Nel 2013 comunicai al Prof. Sebastiano Tusa di aver individuato il primo reperto archeologico presso la secca della Poliscia di Licata.
Organizzammo in un baleno il recupero del ceppo d’ancora litico datato a 2600 anni fa coinvolgendo la Soprintendenza del Mare, la Soprintendenza di Agrigento, la Guardia di Finanza, il comune di Licata, la Lega Navale, i Gruppi Archeologici d’Italia.
Al recupero partecipò lo stesso PROF.Sebastiano Tusa e quella fu per lui la prima e l’ultima immersione nel sito archeologico subacqueo della Poliscia.
Fu l’inizio di un bellissimo periodo di ricerca durato 6 anni in cui sono cresciuto professionalmente grazie alla collaborazione avviata col prof. Tusa.
Sei anni di ricerche scandite da tre convegni   e da tre mostre ai quali il Prof. TUSA non è mai mancato.
Grazie alla sua grande disponibilità, al suo pensiero liberale, alla sua grande cultura e, al tempo stesso, alla sua grande umiltà, ha fatto sì che si concretizzasse il mio sogno: costituire il Museo del Mare a Licata.
Oggi sarei felicissimo se il piccolo Museo del Chiostro Sant’Angelo fosse intitolato al caro Sebastiano Tusa, scomparso una settimana fa in un incidente aereo.
Purtroppo con Tusa non siamo riusciti a concludere alcuni progetti. Uno di questi riguardava l’ampliamento del Museo del Mare con i reperti recuperati negli anni ‘80 dalla Soprintendenza di Agrigento, oggi finiti nei magazzini della Badia.
Mi permetto di suggerire all’Amministrazione Comunale di Licata di sollecitare il nuovo Soprintendente di Agrigento al prestito di quei reperti e di procedere all’intitolazione del museo al prof. Sebastiano Tusa, possibilmente in occasione dell’ampliamento museale”.

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Sebastiano Tusa – Fabio Amato

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Il giovane Pierangelo Timoneri, componente della Pro Loco di Licata: ” Grazie al Gruppo Archeologico Finziade e a Fabio Amato ho avuto l’onore di conoscere il prof. SEbastiano Tusa, al quale avevo espresso il rammarico sulla difficile fruizione dei siti culturali di Licata, in occasione dell’incontro avuto al Comune di Licata qualche mese fa. Una grandissima personalità che sapeva ascoltare, profondamente appassionato e impegnato nei beni culturali.
Diverse volte era venuto a Licata.
Si è tanto interessato alla costituzione del Museo del Mare. Lo rimpiangeremo, ma seguiremo le sue orme
”.

L’intervista del prof. Francesco Pira al prof. Sebastiano Tusa: “ Mi piace ricordarlo cosi Sebastiano Tusa, con le sue parole durante una nostra conversazione per Scrivo Libero.
Abbiamo parlato del mare, della nostra Sicilia e della cultura.
L’intervista –Francesco Pira- Sebastiano Tusa: “A mare non c’è burocrazia ed è tutto più semplice e meno noioso!”
Un giorno Angelo Mazzotta, simpaticissimo e arguto editore siciliano,  mi dice: “Tu ami il mare. Devi leggere questo libro”.
Il libro che mi dona Angelo Mazzotta è quello scritto dall’attuale Assessore alla Cultura, il prof. Sebastiano Tusa.  Ho sempre apprezzato la sua storia personale e professionale.
” Una carriera professionale incredibile, un curriculum davvero prestigioso ed oggi un ruolo politico-istituzionale delicatissimo. Forse è più facile trovare reperti straordinari nel mare che governare la cultura in Sicilia?

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-Governare la cultura in Sicilia significa affrontare ostacoli la cui natura è spesso imprevedibile poiché generata da cause di difficile interpretazione e di difficile superamento. La difficoltà più grande che riscontro nel mio compito di assessore è superare la burocrazia e la lentezza dell’apparato pubblico. A mare non c’è burocrazia ed è tutto più semplice e meno noioso!
Quale è il suo rapporto con il mare? Lo ama sempre? Ha paura, rispetto, passione pura?

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-Lo amo quasi incondizionatamente ma con grande rispetto.
Nella mia lunga esperienza di mare, la paura è sempre stata presente e ritengo che sia indispensabile averla poiché ti salva la vita.
La passione è il cemento che ti fa superare le difficoltà e ti aiuta nel rispettare il mare e nel comprenderlo.

c ok

Cosa conserva il nostro mare che ancora non è stato scoperto?
-Immensi giacimenti culturali sotto forma di insediamenti sommersi e migliaia di relitti di navi che purtroppo si persero tra i flutti. Nell’ambito della lunga storia della navigazione e del rapporto tra uomo e mare ancora sappiamo veramente poco o nulla dei periodi più antichi, della preistoria e protostoria.
Il suo libro “Euploia Buona navigazione “è una storia bellissima raccontata benissimo o è la dimostrazione che si può fare tanto anche andando contro l’eredità che Tomasi di Lampedusa ci ha lasciato? In fondo lei è stato rivoluzionario?

d ok

-La volontà di cambiare e di fare qualcosa di positivo per questa terra ha sempre animato la mia vita avendo come principale modello il lavoro di mio padre.
La ricerca archeologica subacquea rimane nella percezione di tutti spettacolare e difficilmente descrivibile. Ci racconta episodi per lei indelebili?
-Una delle emozioni maggiori la provai in Libia, precisamente in Cirenaica qualche anno fa.
Avevamo individuato i resti di una nave attraverso la presenza di numerosi cannoni in ferro sul fondo del mare.
Stavo lavorando presso uno di questi per ripulire la parte posteriore onde capire l’origine attraverso il simbolo araldico che in genere è in rilievo in quella parte dell’affusto. A un certo punto, rimuovendo con cura la concrezione, mi apparve chiarissimo il leone alato di Venezia.
Era come se quell’oggetto mi avesse voluto svelare la sua storia.
Da quell’indizio riuscimmo a trovare il nome della nave e a riscoprirne la storia.
Si è mai chiesto come è possibile non amare il mare della Sicilia, fargli del male?

-Purtroppo me lo sono chiesto e l’unica risposta che riesco a dare è: ignoranza e voglia spasmodica di profitto a tutti i costi.
La prima si può contrastare, e ci stiamo riuscendo grazie ai giovani sempre più coscienti. La seconda è dura a morire.
C’è un libro che sogna di scrivere o qualcosa che vuole ancora narrare?

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-Le mie storie dell’attività in Oriente.
Penso di essere stato fortunato poiché ho vissuto l’Oriente quando ancora non era stato contaminato dalla guerra.
Sarebbe bello oltre che giusto raccontarle”
.

Il prof.Calogero Carità:“ Carissima Nella, ormai sul prof. Sebastiano Tusa si stanno consumando fiumi di inchiostro.
Direi che il pensiero più bello e più sentito l’ha espresso il dott. Fabio Amato che il prof. Sebastiano Tusa ha conosciuto bene e con lui ha lavorato sul campo.
Tutti scrivono che gli si dedichi una strada.
Non conoscono le norme sulla toponomastica.
Devono trascorrere dieci anni di tempo, a meno che la prefettura non dia una deroga speciale su motivata richiesta.
In ogni caso nessuna strada del centro storico di Licata può essergli dedicata, nè si possono modificare intitolazioni già esistenti.
Restano solo liberi da intitolare vicoletti chiusi, stradine di pochi metri nei labirinti delle zone molto periferiche di Licata.
Io ho già espresso il mio pensiero per la scomparsa di questo grande studioso e di questo qualificatissimo assessore ai BB.CC. unendomi a diversi post.
Ho proposto, ed è anche la soluzione migliore, di intitolargli il MUSEO DEL MARE allestito
nel chiostro Sant’Angelo di Licata da lui voluto e da lui sostenuto.
La città di Licata sia a lui sia al papà Vincenzo, già soprintendente alle antichità di Palermo e Trapani, deve tantissimo.
Suo papà salvò il castel Sant’Angelo dalla vendita all’asta e lo fece transitare dal demanio dello Stato al demanio dei beni culturali della Regione Siciliana.
E’ una battaglia che io ho vinto grazie al suo appoggio che garantì al castello anche un custode ed avviò l’iter per il suo recupero con opere di consolidamento e restauro”.

La prof.ssa Rosaria Merro: “ Una notizia terribile. Una perdita inaspettata e gravissima per il mondo dell’Archeologia”.

AAL (Associazione Archeologica Licatese): ” Una notizia terribile che ci lascia tutti sgomenti.
Una gravissima perdita per il mondo dell’Archeologia e per tutta la comunità scientifica nazionale e internazionale”.

La prof.ssa Vitalba Sorriso, presidente dell’Associazione Archeologica Licatese, ha scritto: “ E’morto Sebastiano Tusa in un incidente aereo in Etiopia. Grande perdita per la Sicilia. Con lui è morta l’archeologia in Sicilia”.
Sebastiano Tusa è stato a Licata, negli ultimi anni, a più riprese. L’ultima volta era venuto, da assessore regionale, il 19 di novembre u.s. e aveva partecipato a un vertice, con l’amministrazione comunale e con le associazioni, durante il quale era stato fatto il punto sulla situazione dei beni monumentali di Licata ed era stata stilata una road map per il recupero e la fruizione
”.

LICATA IN RETE: “ Il prof. Sebastiano Tusa conosceva e apprezzava la nostra città.
Anche a lui si devono le campagne di ricerca, condotte nel mare di Licata.
La morte di Sebastiano Tusa è una grave perdita anche per Licata.
Così è vista da tutti la scomparsa dell’assessore regionale Sebastiano Tusa avvenuta nell’incidente aereo verificatosi questa mattina in Etiopia.
Tusa era archeologo di fama internazionale, profondo conoscitore della storia siciliana oltre che della nostra città.
Diverse, infatti, le ricerche sostenute, insieme alle associazioni locali, nel nostro mare quando era alla Soprintendenza del Mare.
Anche di Licata si stava occupando durante il suo mandato da assessore.
Sul suo tavolo, infatti, era arrivata la relazione tecnica in cui si avvalora la tesi dell’esistenza di un teatro greco nella nostra città.
A Licata era stato lo scorso 19 novembre quando, durante un incontro con l’amministrazione comunale, affermava che Licata aveva tutte le potenzialità per puntare sul turismo attraverso la valorizzazione dei beni monimentali, archeologici, paesaggistici e ambientali di cui Licata è ricca.
Una grave perdita per la Sicilia, quella di Sebastiano Tusa. Una grave perdita, anche per la nostra città
”.

QUI LICATA: ” Siamo vicini alla famiglia del prof. Sebastiano Tusa alla quale rivolgiamo, come consiglio comunale, le più sentite condoglianze per la gravissima perdita”. A dirlo è Giuseppe Russotto, il presidente del consiglio comunale di Licata, intervenendo sull’incidente aereo di stamani in Etiopia in cui hanno perso la vita 158 persone tra cui l’assessore regionale ai Beni Culturali Sebastiano Tusa. Per tutta la nostra isola si tratta di una perdita gravissima”.

Gruppo Archeologico Geloi: ” Addio Prof. Tusa.
Vogliamo ringraziarLa per tutto quello che ha fatto per il nostro gruppo e per la grande fiducia che ha sempre voluto accordarci.
Per la vicinanza e per l’amore verso la cultura e l’archeologia che ha sempre accompagnato i suoi passi.
Gela e la Sicilia perdono un grande uomo”.

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 Il  Gruppo Archeologico Geloi

 

 

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feb 26, 2019 - Senza categoria    No Comments

“LA LEGGE SCOUT IERI E OGGI” CONVEGNO ORGANIZZATO DAL MASCI DI LICATA

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Sabato, 23 febbraio 2019 si è tenuto a Licata il convegno sul tema: “La legge Scout ieri e oggi” programmato e realizzato dal Masci (Movimento adulti scout cattolici italiani).

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Teatro della cerimonia è stato l’oratorio della chiesa parrocchia  Beata Maria Vergine di Monserrato,  sita a Nord-Est di Licata, in via  Generale La Marmora,  dove nell’accogliente salone sono stati ricevuti gli intervenuti.

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Il merito dell’organizzazione del convegno è del dott. Giovanni Bilotta, magister della comunità Masci di  Licata.

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Hanno relazionato: il signor Mario Montana, il signor Enzo Baldacchino, il prof. Francesco Pira.

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II tavolo dei relatori
Da sx: Enzo Baldacchino- Mario Montana-Francesco Pira-Giovanni Bilotta

Ha aperto il lavori il dott. Giovanni Bilotta che, dopo avere salutato l’assemblea e ringraziato tutte le associazioni, ha spiegato le motivazioni necessarie all’organizzazione del convegno:” Siamo felici  di ricevere a Licata tante uomini e tante donne del Masci con i quali condividiamo il percorso di fratellanza. Abbiamo voluto ripercorrere il cammino della Legge Scout per rivendicare i valori e i principi e interrogarci sull’attualità. Per questo abbiamo chiesto a due sociologi di approfondire il tema aprendo tra tutti noi una riflessione”.
Ha preso la parola il signor Enzo Rapisarda, capogruppo di “AGESCI  LICATA 4” che ha parlato dell’importanza dell’oratorio della chiesa nel popoloso quartiere oltreponte di Licata.

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Enzo Rapisarda

L’intervento del giovane Marco Bernasconi, che ha parlato della legge scuot, è stato molto discorsivo e piacevole: “E’ difficile dare un significato corretto alla legge scout. Parlare di stile di vita anche questo è un modo che non rende pianamente quella che è la nostra legge scout. La legge scout è un modo di confrontarsi. Messa al centro di una vita associativa, permette di avere un punto di riferimento, di avere qualcosa su cui confrontarci  e di avere sempre il  Nord della bussola orientato  verso le indicazioni che Robert Baden-Powell, il fondatore dello scoutismo, ha dato tanti anni fa. E’ un modo di vivere  anche al di fuori di quelle regole anche canoniche che la quotidianità ci propone e ci ha applicare. E’ un modo per essere scout al di fuori dell’uniforme che indossiamo come divisa”.

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Marco Bernasconi

La premesse e l’introduzione dei lavori sono state affidate  al signor Mario Montana, magister della Comunità Masci di Agrigento. I valori dello scoutismo hanno dato lo spunto a tante costruttive riflessioni.

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Mario Montana

Il suo discorso integrale

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Il signor Enzo Baldacchino ha incentrato il suo discorso con la proiezione delle immagini.  Ha parlato della legge scout ieri e oggi e dello stile. “Che cos’è lo scout nell’immaginario collettivo?Si è scout quando si sanno riconoscere le piste, i sentieri, le tane, si sanno tracciare le rotte, si sanno leggere le mappe, si sa usare la bussola? Assolutamente no!
Sono delle caratteristiche particolari, ma non è importante sapere fare queste cose. Si è buoni scout quando si sanno fare altre cose. Gesù disse:<<Vi dò un comandamento nuovo:Che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Tutti sapranno che siete i miei discepoli>>. Quindi, dal modo di agire si riconoscerà chi si comporta in una certa maniera. Si accorgeranno di noi scout per lo stile. Lo stile è il comportamento che lo scout adotta nel vivere quotidiano, nel rapportarsi con gli altri, nel seguire le azioni di ogni giorno. Lo stile scout ha origine con la promessa, ma si concretizza con la legge.   Ha spiegato
LA PROMESSA:  <<Con l’aiuto di Dio prometto, nel mio onore, di fare del mio meglio per -compiere il mio dovere verso Dio e verso il mio paese-di aiutare gli altri in ogni circostanza – di osservare la legge scout>>.
Le Inclinazioni degli scout devono essere: cercare di meritare fiducia, aiutare gli altri, amare e rispettar la Natura. La Positività invita ad essere laboriosi, economi, lieti e sorridenti.  La Moralità invita ad essere puri di cuore, accorti nei pensieri e nelle parole, cortesi. La Disponibilità è sapere obbedire, essere amici di tutti, fratelli tra loro. La Correttezza invita alla lealtà. La Conclusione invita ad abbracciare comportamenti improntati alla valorizzazione delle inclinazioni personali dimostrando positività, moralità disponibilità, correttezza seguendo le indicazioni della legge secondo uno stile qualificante”.

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Enzo Baldacchino

Il prof. Francesco Pira, sociologo e docente di comunicazione dell’Università di Messina, ha relazionato sul tema: “Attualità: valore o chimera”.
Le sue parole: “Cosa sono i valori? Che cosa sono la fedeltà, il rispetto dell’altro. La società che viviamo non ci permette di fare sconti.
La nostra è una società travolta dalle paure. La paura dell’altro sta generando delle forme di razzismo. Cosa significa attualità? Attualità significa  vivere il presente. Nella legge scout sono condensate le coordinate fondamentali di un’esperienza  di felicità.  Il filosofo Luciano De Crescenzo, in un’intervista al Quotidiano del Mattino, ha detto:<< Siamo angeli con un’ala sola. Possiamo volare solo se restiamo abbracciati>>.
Tutti dovremmo vivere l’esperienza della felicità, cioè di  meritare la fiducia degli altri, la lealtà, mettersi in aiuto, costruire amicizia, essere gentili, rispettare  la Natura. Soprattutto la legge scout è l’ascolto dell’altro. Oggi la società è fragile.
Non facciamo perdere ai giovani il supporto delle persone che hanno saggezza
”.

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Francesco Pira

Ha concluso i lavori Giovanni Bilotta:  “La legge che è stata annunciata , la promessa sono per lo scoutismo valori irrinunciabili attuali nel nostro tempo e quotidianamente dobbiamo controllare i nostri gesti, anche quelli più piccoli e apparentemente insignificanti. Noi scout testimoniamo questi valori facendo educazione permanente. In altre parole vuol dire autoeducarsi , imparare facendo.
Ciò deve essere inteso come una missione per sapere cogliere i segni dei tempi ed identificare quei valori fondamentali altamente condivisi da proporre come stile di vita e di crescita personale per se stessi e per il prossimo.
Oggi spetta allo Stato il difficile compito di assumersi la responsabilità del promuovere la crescita sociale ed educativa che si ispiri a questi valori. La scuola, la chiesa, le istituzioni, accentuando  la distanza tra coscienza e società, tra coscienza e prossimo, anche quello a noi familiarmente più vicino, aiutano poco. Riflettere sull’educazione degli adulti vuol dire addentrarsi  nel quotidiano per cercare luoghi dove si realizza la vera umanità alimentando l’attitudine a decifrare le condizioni per poter vivere una vita piena e reale”.

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Giovanni Bilotta

Hanno concluso la serata: l’offerta del fazzolettone al prof Francesco Pira, del libro del prof. Mario Montana e degli abbracci.

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Gli applausi dei presenti sono stati abbondanti e calorosi.

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Infine la mostra fotografica a tema, allestita al primo piano dell’oratorio, ha attirato piacevolmente l’attenzione dei visitatori.

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 Domenica, 24 febbraio, molto emozionante è stata la funzione dell’issa bandiera nel piazzale davanti alla chiesa.

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Successivamente  è stata celebrata la Santa Messa, officiata da don Carmelo Rizzo e dal diacono Rosario Bellavia , per festeggiare il 50° Anniversario della Promessa Scout .

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il diacono Rosario Bellavia

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Don Carmelo Rizzo

Tutti  gli Scout hanno rinnovato la Promessa.

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Mario Montana

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Coloro i quali hanno ragiunto il 50° anno di scoutismo hanno ricevuto il fazzolettone della ricorrenza (custodi del fuoco) con lo stemma perché continuino ad essere custodi del fuoco. Come dice il motto: “Semel Scout, Semper Scout”.

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Molti fedeli hanno riempito la chiesa per assistere alla funzione religiosa.

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 Un grande applauso a tutti gli Scout del mondo!

 

 

 

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feb 20, 2019 - Senza categoria    No Comments

LA PIANA DI LICATA

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Licata e il  suo territorio possiedono molte ambienti naturali: il mare, il fiume Salso, le colline, la piana.
La piana di Licata, grazie alla feracità del suolo, è intensamente coltivata dall’uomo subendo inevitabili trasformazioni.

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In particolare si coltivano le primizie che, attraverso il trasporto e la consegna prima al mercato ortofrutticolo, si possono acquistare nei negozi del luogo. Molti prodotti si esportano anche fuori di Licata. Sono coltivati: i profumati carciofi, le buone fave, le gustose zucchine, i dolci cavolfiori, le viola melenzane, i gialli peperoni, i rosso pomodori,  i verdi cetrioli e tanto altro ancora.

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Tuttavia le piante di: Convolvolo,  Diplotaxis,  Comunella, Papaveri, Solano nero,  Ecballium elaterium, cioè il Cocomero asinino, diversi cardi selvatici, l’Avena e tante altre graminacee spontanee, Tarassaco, Crisantemo e altre composite riescono sempre ad attecchire e a riprodursi tra le colture a pieno campo e negli spazi liberi tra le serre e i tunnel.
Su terreni argillosi incolti, in Contrada Fiume Vecchio s’incontra la Liquirizia.

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Tra piana e collina, nell’approssimarsi dei rilievi, il terreno contiene una buona quantità di argille montmorillonitiche che si espandono notevolmente durante la stagione piovosa; si contraggono durante la stagione secca così da fessurarsi e presentare quel fitto intreccio di crepe profonde che accentua l’evaporazione e richiama esotiche immagini desertiche.
Su questi terreni, facili agli smottamenti, sono molto comuni il carciofo selvatico e la Carota selvatica.
Non manca la fauna selvatica costituita da lepri, volpi e l’avifauna di piccola e di media taglia che è quasi del tutto simile a quella che s’incontra sui rilievi collinari. Il Riccio, una volta abbastanza frequente, è oggi sempre più raro. I conigli sono abbondanti anche nella mia campagna perché molto prolifici e ospitati in tante tane scavate nella roccia.

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Sono protetti dal fuoco dei fucili dei cacciatori perché un robusto e spinoso recinto circonda il perimetro della campagna e dove sosta l’elegante upupa.

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La Calandra è presente sia sui terreni a colture aperte della piana sia sui rilievi collinari.

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Oggi non è più molto comune come qualche decennio fa a causa delle radicali modificazioni ambientali operate dalle moderne colture agricole e dalle catture indiscriminate degli allevatori di uccelli da canto. Vive bene in cattività. Il Cardellino e il Verdone, oggi ancora presenti, non sono numerosi come una volta quando erano tra gli uccelli più comuni del territorio.

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feb 10, 2019 - Senza categoria    3 Comments

L’ISTITUTO DELLE FIGLIE DELLA CROCE A MISTRETTA

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Molto vicini in linea d’area, l’uno alle spalle dell’altro, sorgono a Mistretta i due istituti religiosi: il Collegio Di Maria e l’Istituto delle Figlie della Croce.
Fino  a una decina di anni fa l’Istituto delle Figlie della Croce ospitava un nutrito numero di suore vestite con la tunica nera. Adesso è abitato soltanto per un breve periodo dell’anno, in estate, poichè le suore si sono trasferite nella sede centrale di Palermo in Corso Tukory, 204.
Le suore offrivano ai mistrettesi la loro preziosa opera.
Accoglievano i bambini formandoli nella recita delle preghiere, aiutandoli nei lavori scolastici, insegnando loro l’arte del ricamo o semplicemente distraendoli con le attività ludiche. La fascia d’età comprendeva i bambini dai 4 agli 8 anni.
Ricordo che anch’io, da bambina, ho frequentato l’Istituto delle Figlie della Croce.
Mi accompagnava, prendendomi per la mano, don Pasquale, un anziano vicino di casa.  Ricordo le carezze, gli abbracci, le affettuosità delle suore che mi accoglievano quando arrivavo all’istituto la mattina e quando mi salutavano ritornando a casa mia il pomeriggio!
Il collegio ospitava anche le orfanelle, bambine e giovanette che non avevano i genitori e altri parenti che si potessero prendere cura di loro.
Ricordo che, vestite con una tunichetta nera, accompagnavano cantando, come le donne nelle tragedie greche, il defunto durante il suo funerale.
L’Istituto delle Figlie della Croce nacque a Mistretta nel 1893 su sollecitazione di una commissione formata da fedeli amastratini guidata da alcuni sacerdoti dell’ordine di San Francesco di Sales e alla presenza di don Nunzio Russo, il fondatore dell’Istituto di vita consacrata delle Figlie della Croce.
La congregazione delle Figlie della Croce di Mistretta fu riconosciuta canonicamente da S.E. Mons. D’Alessandro, vescovo di Cefalù.
In una lettera inviata al papa Leone XIII Mons. D’Alessandro scrisse quali erano gli scopi della nuova istituzione religiosa:
” Le pie vergini secolari, sotto il titolo di Figlie della Croce hanno per fine principale di aiutare i Parroci e il Clero intorno alle cose seguenti:
- l’educazione cristiana e civile della gioventù femminile per mezzo di case di lavoro, di scuole e di convitti;
- la conservazione della fede nel popolo mediante scuole di catechismo;
-  il rinnovamento di spirito nelle parrocchie attraverso le solenni funzioni della prima Comunione, la preparazione al Sacramento della Cresima e il coinvolgimento dei laici a partecipare alla celebrazione eucaristica
”.
In seguito alla ricezione di questa lettera il papa Leone XIII impartì a Mons. D’Alessandro e all’istituzione religiosa una specialissima benedizione.
Mons. D’Alessandro, nella lettera di ringraziamento al papa, riferì il desiderio delle suore di professare, oltre ai voti di castità, di obbedienza, di povertà, anche quello di legame al santo padre. Inoltre hanno chiesto d aprire le cappelle private, di custodire il SS.mo Sacramento e di celebrare i Sacramenti insieme ai fedeli durante la santa messa settimanale.
La prima Madre Generale della congregazione delle Figlie della Croce fu suor Francesca Perna, che guidò le altre 47 suore presenti nel collegio. Tutte le suore conservarono il proprio nome di battesimo anche dopo aver pronunciato i voti.
La prima Madre Superiora dell’istituto Figlie della Croce di Mistretta a essere eletta fu suor Melchiorra Virzì, che ebbe la capacita di guidare l’istituzione religiosa egregiamente dimostrandosi di indole affettuosa, premurosa ma energica.
Intorno agli anni ’40 del secolo scorso fu trasferita a Palermo, dove ricevette l’autorevole titolo di Madre Superiora Generale.
Le suore che abitarono nell’istituto Figlie della Croce di Mistretta in quegli anni furono: suor Santa Napoletano, addetta alla scuola di ricamo, suor Santa Di Maria, che curava i bambini dell’asilo, suor Rosina Miceli, addetta alla cucina e alle pulizie degli ambienti, suor Teresa Lo Prinzi, suor Margherita Lombardo e suor Rosa.
Si racconta che suor Melchiorra Virzì all’imbrunire si affacciava al balcone della cappelletta e, gridando, invitava la gente a elevare un pensiero al Santissimo recitando per tre volte l’orazione: “Sia lodato e ringraziato ogni momento”. La gente rispondeva: ”  Il Santissimo e Divinissimo Sacramento”.
Alla morte di suor Melchiorra Virzì le succedette suor Rita Lo Presti, che ha saputo dirigere il collegio amastratino con molto impegno, che ha formato spiritualmente e culturalmente molti giovani amastratini e che ha aiutato alcuni seminaristi anche economicamente.
A suor Rita Lo Presti sono succedute: suor Maria Cirrincione, di Gratteri, suor Rosa Imburgia, suor Giuseppina Ferrara, di Bolognetta che si è alternata con suor Teresa Russo di Castell’Umberto. Nello stesso istituto vissero suor Maria Luce Lombardo, dedita alle cure spirituali degli ammalati ai quali portava l’Ostia consacrata per la comunione, suor Lucia Corsello, di Collesano, che preparava i giovani a sostenere gli esami per l’ammissione alla Scuola Media, suor Antonina Gargano e sua sorella, suor Carmelina, provenienti da Palermo, suor Rosalia Conti.
Altre madri superiore sono state: suor Maria Acuto, di Bolognetta, e suor Anna Maria Ramirez, proveniente dal Messico.

I ricordi della dott.ssa Filippa Manfredone: ” Suor Maria Antonina, che visse in questo istituto di suore, era un’eccellente ricamatrice che eseguiva lavori utilizzando fili d’oro e ricamava sia paramenti sacerdotali che tovaglie d’altare. I lavori erano bellissimi ed io bambina, che ho frequentato il collegio delle Figlie della Croce, ammiravo stupefatta queste meravigliosi lavori, mentre Suor Maria Luce era una suora dolcissima che faceva sempre col sorriso sulle labbra i lavori più umili“.

I ricordi della prof.ssa Nina Valenti: ” Ciao Nella. Ho letto su fb il tuo articolo. Mi è alquanto piaciuto per la precisione circa le notizie riferite, la fluidità dell’esposizione e la nostalgia che si insinua tra le righe e che mi ha riportata alla mia infanzia, vissuta tra quelle aule e con quelle dolcissime suore. Mi ricordo in particolare di suor Antonina che mi ha iniziata ai lavori di ricamo, suor Lucia Corsello che mi ha preparata a superare l’esame di ammissione alle Medie studiando sul “Cervino”, la superiora Rita, suor Marialucia, suor Rosalia e posso ancora ritenermi fortunata di vantare un’amica-sorella, suor Mariuccia Acuto”.

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 Sono solo alcuni nomi di suore perché le notizie sono frammentarie.
Alla fine del secolo scorso Madre Generale fu eletta suor Maria Insinna. Attualmente la Madre Generale è suor Vincenza Iacuzzi, di Collesano.
La carica di madre superiora dura 6 anni. L’elezione avviene a scrutinio segreto effettuato durante il Capitolo convocato a Palermo.
Alla votazione partecipano anche le suore provenienti dai paesi lontani.
Secondo la volontà di don Nunzio Russo, le suore italiane vanno all’estero, in Brasile e in Messico, mentre le suore straniere vengono in Italia per uno scambio che riguarda la formazione e l’evangelizzazione secondo il carisma del fondatore dell’ordine don Nunzio Russo.
Io conosco personalmete suor Eugenia che è stata molto disponibile ad accompagnarmi dentro l’istituto.

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Nunzio Russo, figlio di Giuseppe e di Anna Morello, nacque a Palermo il 30 ottobre del 1841. Lo stesso giorno della nascita fu battezzato nella Chiesa di Sant’Ippolito.

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 Da giovane frequentò il Collegio Massimo dei Padri Gesuiti, la scuola di Teologia dogmatica del padre Narbone e l’Oratorio di San Filippo Neri all’Olivella.
Al Collegio massimo dei Padri Gesuiti si distinse per pietà e per zelo. Qui maturò la sua vocazione allo stato presbiterale, ma era combattuto sulla scelta vocazionale tra la Compagnia di Gesù (Gesuiti) o il presbitero diocesano. All’Amico Giuseppe Ferrigno, che lo invitava a fare il Noviziato tra la compagnia di Gesù, nel 1871 scrisse: “Nel mio cuore non vi sono che due inclinazioni, una alla Compagnia, l’altra a proseguire in più larghe proporzioni le cose già incominciate. Mi rapisce l’idea della Compagnia e mi rapisce la funesta realtà di questa Chiesa di Sicilia, Ho cercato di ponderare l’una e l’altra e da qualunque lato le considero trovo sempre prevalente la prima: Le pietre del santuario disperse, le vergini dissipate, il tempio desolato, i monaci dispersi, il culto di Dio venuto meno, la mancanza di operai, tante opere che hanno bisogno di assistenza. Ecco ciò che dà tabulo ai miei pensieri e dove vedo preponderare il mio cuore“.
Il 21 settembre del 1861, all’età di venti anni, Nunzio Russo ricevette la tonsura e gli ordini minori. Il 17 dicembre del 1862 fu ordinato suddiacono. Il 17 dicembre del 1864 fu ordinato diacono. Il 23 gennaio del 1865, per le notevoli qualità intellettuali e per la solida preparazione culturale, gli fu affidata la cattedra di Retorica al Seminario. Il 15 aprile del 1865 fu ordinato presbitero.
Il 25 giugno del 1865 accettò la carica di Segretario della sezione palermitana dell’Associazione di San Francesco di Sales per la preservazione della fede. Fin dai primi anni del suo ministero don Nunzio Russo si contraddistinse per il forte zelo pastorale missionario unito a una profonda ascesi personale e per l’umiltà nell’esercizio del suo ministero. Sacerdote dell’arcidiocesi di Palermo, rivolse molta attenzione alla predicazione. Per possedere già una notevo­le formazione umanistica e teologica, fu annoverato tra i docenti del seminario diocesano. Eccelleva anche nella conoscenza delle lingue. Oltre al latino, al greco, all’ebraico (le lingue consuete degli studi sacri), conosceva anche il tedesco, il francese e l’inglese.
Infatti, formato spiritualmente dalla scuola di Sant’Ignazio di Lojola e di San France­sco di Sales, vissuta una spiritualità fortemente trinitaria e di piena conformazione alla Croce, comprese che poteva portare avanti un’opera di evangelizzazione soprattutto nella sua terra, cioè in Sicilia.
Nunzio Russo fu uno dei personaggi più rappresentativi di Palermo e della Sicilia nella seconda metà dell’Ottocento.
Fu uno dei presbiteri più solerti in un periodo contrassegnato da fortissimi cambiamenti sociali e politici non solo per la Sicilia, ma anche in tutta Italia. Uomo dotato di grande sensibilità, appartenne a quella moltitudine di preti che avversarono il liberalismo e la massoneria. Fu molto vicino alla persona del papa, al quale era molto legato. Partecipe del Movimento cattolico siciliano, individuati i bisogni della gente, nel 1883 aderì come “socio onorario” all’Opera dei Congressi e la promosse in tutte le diocesi siciliane creando la fondazio­ne di numerose casse rurali a sostegno delle famiglie povere dell’isola.
Istituì la congregazione “Le Sorelle della Dottrina Cristiana” e, successivamente, per l’apostolato nei riguardi dell’infanzia, assieme ad altri tre sacerdoti membri, come lui, della Congregazione “De Conservanda Fide”, istituì due congregazioni, una per i sacer­doti, e un’altra per le “Figlie di San Francesco di Sales”. Tuttavia, per disaccordi con il cardinale Celesia, allora vescovo di Palermo, entrambe le congregazioni furono sciolte nel 1891.
Mentre la congre­gazione sacerdotale non fu più rico­stituita, quella femminile, nel frattem­po già diffusa in altre diocesi, prese il nome di “Figlie della Croce”, istituzione sorta come casa madre a Palermo. Essa fu approvata grazie al vescovo di Cefa­lù che, nel 1893, la presentò al pa­pa ottenendo, nel 1896, il rescritto da parte della Congregazione dei vescovi.
Compresa l’importanza della stampa cattolica, fondò anche una tipografia e diede vita al settimanale popolare “Letture Domenicali”.
Pur impegnato nell’evangelizzazione, nella catechesi, nella promozione della cultura cattolica, dopo una breve malattia, don Nunzio Russo morì il 22 novembre del 1906. I suoi resti mortali riposano nella chiesa dell’Istituto “San Giuseppe” di Palermo, dove esiste la casa madre delle Figlie della Croce sita in Corso Tukory, 204.
Don Nunzio Russo fu eletto venerabile.
ll processo di beatificazione e di canonizzazione del Servo di Dio Nunzio Russo iniziò nel novembre del 1976 quando il Cardinale Salvatore Pappalardo istituì la sessione per l’istituzione della Commissione storico-archivistica incaricata di raccogliere tutti gli scritti relativi al Servo di Dio e di inviarli al Dicastero Vaticano competente perché fossero esaminati in vista dell’apertura del Processo “conoscitivo” nell’Arcidiocesi di Palermo.
Il 1° dicembre del 2016 papa Francesco autorizzò la Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare il Decreto riguardante le virtù eroiche del Servo di Dio dichiarando Venerabile don Nunzio Russo, prete della Chiesa di Palermo e fondatore dell’Istituto delle “Figlie della Croce”.
Sabato, 28 gennaio 2017, nella chiesa Cattedrale di Palermo si svolse la solenne Celebrazione Eucaristica di ringraziamento per la dichiarazione di “Venerabile” di don Nunzio Russo. Presieduta dall’Arcivescovo Mons.Corrado Lorefice, erano presenti alla celebrazione anche le Figlie della Croce accompagnate dalla Madre superiora generale Vincenza Iacuzzi.

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Don Mario Torcivia, postulatore della Causa di Canonizzazione, lo descrisse così: “Don Nunzio è stato un infaticabile apostolo nella comunità ecclesiale. Ardente missionario, strenuo assertore dell’importanza della Comunicazione Sociale, illuminato promotore del ruolo della donna nel campo dell’evangelizzazione e della formazione scolastica e solerte operatore sociale. Oggi, a quarant’anni dall’inizio della Causa di Beatificazione, la Chiesa lo ha dichiarato Venerabile”.
Ecco il testo del Decreto: “Lo scorso 1° dicembre 2016 il Vescovo di Roma, il Santo padre Francesco, ha autorizzato la Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare il Decreto riguardante le virtù eroiche del Servo di Dio – ora Venerabile – don Nunzio Russo (1841-1906), prete della Chiesa di Palermo e fondatore dell’Istituto di vita consacrata Figlie della Croce”.

L’ISTITUTO DELLA FIGLIE DELLA CROCE A MISTRETTA

Il Collegio Di Maria, di cui ho parlato nel mio articolo pubblicato nel blog nel mese di ottobre del 2018, si trova in via Anna Salmone, adiacente alla chiesa di San Giuseppe. L’istituto delle Figlie della Croce si trova nella discesa Salamone al numero civico 42, compreso fra la via San Giuseppe e la via Monastero. Probabilmente è la casa donata da don Nicolò Cosentino.

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Nella parte sottostante la chiave di volta è incisa la data della sua costruzione: 1860.

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Si accede all’interno della casa superando alcuni gradini esterni e dopo aver ammirato il portale scolpito a motivi floreali sulla pietra arenaria di Mistretta, sicuramente opera di maestranze locali.

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 Nel piccolo ingresso ci accolgono San Giuseppe, posto nella sua edicola, e il leggio che sostiene il libro del sacro vangelo.

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Una lunga scala, illuminata dalla luce di tante finestre, conduce al piano soprastante.

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Subito, sulla destra, c’è la cappelletta del Crocefisso, che è stata spostata. Ricordo che negli anni ’50 del secolo scorso la cappelletta era sita oltre la sala d’ingresso. La cappelletta è arredata molto semplicemente. Domina sopra l’altare il Crocefisso.

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 Lateralmente ci sono le statue di San Giuseppe e dell’Immacolata.

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  Il tetto è molto bello perché decorato a stucchi policromi.

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 Bello anche il pavimento rivestito di mattonelle di ceramica.

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 Dalla cappelletta si accede al lungo balcone dove le piante aspettano di essere curate.

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Un’altra ampia finestra dà luce all’ambiente.

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 Semplici quadri,  modesti mobili e un’altra piccola statua di San Giuseppe arredano la sala d’ingresso.

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Posto bene in vista, arreda la parete il quadro di don Nunzio Russo.

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L’ambiente da lavoro ospita anche una piccola biblioteca.

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Alcune notizie sull’Istituto delle Figlie della Croce di Mistretta sono state tratte dal libro omonimo della prof.ssa Nina Valenti, che ringrazio.
Le notizie su don Nunzio Russo sono state tratte dal web.

 

 

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gen 31, 2019 - Senza categoria    No Comments

CHI E’ NELLA SEMINARA? LA RACCONTA L’AMICO VINCENZO SCUDERI.

Chi è Nella Seminara?

Chi è Nella Seminara, questa scrupolosa, attenta donna, professoressa, appassionata della cultura, incuriosita, innamorata della vita, della sua terra e delle memorie della Sicilia?
Va sempre, insistentemente e instancabilmente, con straordinario fervore giovanile, alla scoperta, alla ricerca di qualcosa?

Di che cosa?

Insegue appassionata, interessata, attratta dagli eventi tradizionali, dalle solennità paesane, dagli eventi di qualsiasi impensabile genere, dalle manifestazioni di piazza, a quelle prettamente culturali, specifiche… soprattutto dalle feste religiose della sua terra natia di Mistretta, di Licata e siciliane in genere, che fa suoi, con tutta la passione dell’anima… accompagnata dall’inseparabile macchina fotografica.

Imprime le foto, le riprese, per prima nel suo cuore generoso, sensibile e attento; le fa sue, come fossero oggetti cari e preziosi, deponendole nello scrigno della sua fantasia e poi…

le offre a tutti noi con generosità, partecipando non solo la sua opera, che per me è “arte espressiva”, ma ci trasmette pure, senza che lei se ne accorge, con prodigalità, la gioia di esistere e la voglia della vita.

La vedete sempre aggirarsi con la sua innata voglia della ricerca di tutto ciò che è sua curiosità; rimasta intatta nell’anima di bimba, riesce a esprimere nell’ambito della poesia, nell’arte, nel teatro.

Attraverso le sue attente, particolarissime, bellissime foto fa parlare finanche la Natura come se, con essa, discutesse e cercasse di carpire il mistero, il valore della vita, per lei mai completamente soddisfacente, e volesse cogliere in ogni modo, tempo e luogo, il bello possibile, l’essenziale, il duraturo.

Noi non dobbiamo affannarci a cercare Nella Seminara, perché è lei che, quando meno ce lo aspettiamo, ci viene incontro, poi sorride e regala sempre qualcosa…

Ci partecipa l’ultima sua opera per arricchire ancora, e sicuramente stimolare, la nostra Fantasia che, senza di Lei e il suo contributo, rimarrebbe di certo povera.

Grazie Nella.

Mi pregio considerarmi tuo amico, col tuo permesso,  e ti abbraccio calorosamente.

Vincenzo Scuderi
Licata, 28 gennaio 2019

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gen 28, 2019 - Senza categoria    No Comments

DIALOGO “ COMUNIONE D’AMORE FRA MARIA E GIUSEPPE SPOSI DI DIO – Benedictus fructus ventris tui” DEL PROF. VINCENZO SCUDERI

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Sabato, 26 gennaio 2019, alle ore 19:00, la chiesa Santuario di Sant’Angelo, sita nell’omonima piazza a Licata, è stata teatro di un importante avvenimento religioso.

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Infatti, con una notevole cerimonia, è stato rappresentato il dialogo “Comunione d’Amore fra Maria e Giuseppe Sposi di Dio - Benedictus fructus ventris tui” tratto dal libro del prof. Vincenzo Scuderi, edito da Youcanprint.
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Ha introdotto l’evento la signora Maria Bernasconi:”Amici carissimi per la terza volta consecutiva mi pregio di presentare un altro scritto del prof. Vincenzo Scuderi che ci sta abituando a sentire parlare e a ragionare i grandi personaggi della nostra religione. Come se parlasse un qualsiasi essere umano con i suoi pregi e le sue debolezze.

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Maria Bernasconi

In occasione delle Festività cattoliche che si celebrano nel mese di Gennaio, proprio in questa settimana si ricorda lo Sposalizio della Beata Vergine Maria con San Giuseppe”. 
Per questo motivo è stato presentato il dialogo immaginato tra Maria e Giuseppe, sposi di Dio tratto dall’omonimo libro del prof. Vincenzo Scuderi dal titolo “Comunione d’Amore fra Maria e Giuseppe Sposi di Dio - Benedictus fructus ventris tui”.
Gli interpreti, cioè le voci che hanno dato vita a questi personaggi, sono stati: la dott.ssa Maria Grazia Cimino che ha dato la voce a Maria, il rag. Arnaldo Zambetta, che ha dato la voce a Giuseppe, il prof. Gaetano Truisi, che ha dato la voce all’angelo Gabriele dell’Annunciazione , il preside Buccoleri Maurizio, che ha dato la voce a Gesù.
La signora Maria Bernasconi ha ampiamente illustrato il significato della rappresentazione e la personalità sensibile e creativa dell’autore che, pur in presenza di due personaggi mistici, Maria, di eccelsa santità, e il patriarca Giuseppe, ha voluto evidenziare il carattere prevalentemente umano, quello più vicino alla nostra natura.
Inoltre, ha spiegato l’origine del libro “Comunione d’Amore fra Maria e Giuseppe Sposi di Dio”:<< Di certo non c’è amore più grande, completo, di quello, di una donna, di un uomo, verso Dio, perché è quello che appaga, che sazia, disseta, nella maniera più totale e assoluta. Il libro tratta dell’Amore di Maria madre, vergine e quello di Giuseppe, sposi, consacrati all’Altissimo. Incuriosito dalla figura silenziosa di Giuseppe, uomo buono, mite, prudente, l’ho immaginato in un dialogo ideale, proprio con Maria. I Sacri Testi poco trattano del padre putativo di Gesù, tantomeno dell’amore verso la sua promessa sposa Maria.
I dubbi iniziali vissuti interiormente sono immaginati in questo volume, così come i dialoghi con Maria, dopo l’Annunciazione dell’Arcangelo Gabriele.
Ho voluto rendere evidente la profonda sintonia di sentimenti umani e divini tra i due, la piena accettazione alla devozione, al completo affidamento reciproco, ma principalmente alla suprema volontà di Dio.
Dialogo prevalentemente umano, senz’altro di comunione, di tenerezza, nella piena fedeltà del corpo come dell’anima, dello spirito, che contiene un’essenza comune, forte e inesauribile: l’Amore totale per l’Altissimo
>>.
Dopo il breve, conciso e significativo saluto iniziale di padre Angelo Pintacorona, rettore del Santuario di Sant’Angelo, che si è soffermato principalmente sulle figure di Maria e di Giuseppe, che si è congratulato con l’autore sul tema trattato, che ha parlato del  valore della famiglia unita,

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Maria Bernasconi-Can. Angelo PIntacorona

 la signora Bernasconi ha invitato il  prof. Vincenzo Scuderi a illustrare i motivi che gli hanno suggerito di scivere il dialogo fra Maria e Giuseppe:

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 Maria Bernasconi-Vincenzo Scuderi

Sono delle riflessioni personali che mettono in evidenza le figure di questi due personaggi portanti dei Vangeli: di Maria e di Giuseppe. Ho voluto fare uscire dall’ombra la figura di Giuseppe perché incuriosito proprio da questo personaggio che, nei Vangeli, dice poche parole ed è posto in secondo piano.
Gli ho dato voce!
Egli esprime nel dialogo le Sue perplessità, i suoi interrogativi.
Nel Suo ruolo, importantissimo, insieme alla venuta di un Dio che si fa carne, che diventa verbo, porta la Parola.
Spesso, perché io Lo vedo dal punto di vista umano, non certo teologico, perché non sono un teologo, Gli faccio esprimere quelle che sono le sue sensazioni umane, i suoi interrogativi, le sue perplessità.
Pur essendo un uomo dedicato e consacrato a Dio come Maria, Egli esprime le sue perplessità alla sposa stessa e da Lei, da Maria, ne trae conforto, anche se il conforto gli viene principalmente da Dio.
Però, essendo umano, mentre Giuseppe è diventato santo per le sue virtù in terra, Maria è santa per eccellenza, perché così concepita: pura e immacolata.
Di conseguenza, l’elevatezza, la santità di Maria sono superiori.
Proprio per questo motivo la rappresentazione è iniziata con il dialogo dello spirito di Maria che si rivolge a Dio e parla con Dio.
Subito dopo segue questo dialogo tra i due sposi.
Alla fine c’è il trapasso di Giuseppe.
Giuseppe aspetta il figlio.
Il figlio arriva e lo conforta”
.
La signora Maria Bernasconi ha dato la voce agli interpreti.
E’ stata Maria Grazia Cimino ad iniziare il dialogo di Maria con l’Altissimo: “ Signore, mio Dio, non so cosa offrirTi stamattina oltre l’anima e il mio spirito ch in Te gioiscono e già possiedi interamente!
Adesso Ti devo confidare una mia insensata follia d’amore ..
Ho inventato un nuovo dono, come se fosse un gioco, anche se misero.
Vedrai Ti piacerà mio Signore!
Però non sorridermi se lo troverai sciocco come di certo sono io ai tuoi occhi.
Ne sarai contento.
Ecco adesso guardami…
Rimarrò senza respirare per qualche istante.
In questo modo i miei aliti che non emetterò, li donerò a Te e poi, dopo che finirò di resistere, assieme, sorrideremo per questa mia infantile donazione della mia miseria.
Se potessi aprire il mio cuore, vedresti quanto amore fuggirebbe dal mio corpo per restare, per gioire unicamente ai tuoi piedi a contemplarti e a vivre dello splendore del tuo sguardo d’amore!…
Mio amato Creatore t’accorgi come sono insensata…?

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Maria Grazia Cimino

E’ stato Gaetano Truisi a dare la voce all’Arcangelo Gabriele: “Il tuo volto, Maria, di una luminosa miracolosa, stupirà le genti che a Te si rivolgeranno pietosi e Tu le accoglierai dal tuo trono di Donna eletta e benedetta.
Non basteranno davvero i cieli a contenere le frasi d’amore e di virtù.
Iddio ti ha voluto madre della seconda persona della Santissima Trinità.
Sento una voce soave che mi delizia l’anima!
Sei forse Tu mio Dio…?
“Santa di Dio, Tu stessa eletta a divinità nella completezza della tua anima e del corpo.
Il Creatore ti sta ascoltando!… di Dio, umile creatura.

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Gaetano Truisi

E’ stata la voce di Maria Bernasconi fuori campo:” Eccola Maria, pronta a disporsi davanti alla finestra per riprendere il ricamo.
Era allegra la giovane e, come suo solito, riprendeva intenta il suo cucito e, sotto tono, iniziava a canticchiare come se lo facesse con la sua anima…”

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Continua l’Arcangelo Gabriele: ”Tu Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere conte Maria come tua sposa perché, certo, ciò che è stato generato in Lei viene dallo Spirito Santo, ma ella partorirà un figlio e tu gli darai il nome Gesù perché sarà Lui a salvare il suo popolo dai suoi peccati (Matteo 1,18-24) “.
E’ stato Arnaldo Zambetta a dare la voce a Giuseppe: “ Sono confuso, disorientato…
Forse perché mi sento principalmente indegno e, per questo, incapace di interpetrare il vero significato.
Un umile artigiano come me sa solo amare con tutta la forza del corpo e della sua misera vita! Mente.
So soltanto che tu…sei per me la realtà più bella accaduta.
Tu sei la santificata…
Vorrei avere la tua purezza d’animo.
So che non potrò mai spiegarmi il mistero di Dio, anche se lo accetto pienamente con l’anima.
TI accorgi Tu  stessa, Maria, come sono semplice, mediocre; un uomo davvero ignorante, capace di contenere dentro il piccolo cuore spaurito e sbigottito solo una piccola parte di quel bene di Dio.
Tu, invece, lo possiedi interamente.
Lo scorgo chiaramente nei tuoi occhi sempre ridenti e gioiosi il tuo amore per nostro Signore.
Lo considero questo tuo legame con Dio il mio tesoro inestimabile,irrinunciabile…”
Grazie, dolce adorata mia sposa.
Con queste tue affettuosità mi compensi di ogni inganno della mente. Mentre il cuore, ora lo so, t’appartiene perché ha riconosciuto in Te la compagna benedetta da Dio. Quello che ti dico, mia amata, non mi viene solo dal cuore, ma me lo detta il Signore.
Anch’io lo ripeto: <<Benedetto il frutto del tuo ventre, o Maria
>>.

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Arnaldo Zambetta

Maria Bernasconi, inoltre, è spesso intervenuta nel dialogo come  voce fuori campo: ” Arrivò il momento della dipartita del patriarca Giuseppe, uomo consacrato al servizio di Dio, reso santo dall’esercizio delle sante virtù in terra.
Recitava le preghiere della buona morte e non si stancava d’invocare la protezione di Dio.
Nella lucidità della mente invocava continuamente il nome, l’aiuto di Maria e, come padre putativo, attendeva fiduciosamente dl suo amato figliolo Gesù
”.

 

 

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E’ stato Maurizio Buccoleri a dare la voce a Gesù che conforta:” Giuseppe, padre mio dorato, mi senti?
Sono arrivato adesso.
Per te…
Sono tuo figlio Gesù e ho fatto presto…più che ho potuto!
Ora sono qui al tuo fianco per darti il sollievo che mi hai chiesto e tanto implorato. Mi vedi?
Non avere timore di nulla perché il Signore è con te, per ricompensare con la tua Santa compassione la tua obbedienza. Tramite la tua parola vuole benedirti  perché di te si è compiaciuto per la vita improntata sulla fedeltà e sulla dedizione incondizionate. I figli sono sempre accanto al padre quando il genitore soffre ed io, per questo, sono con te, per darti la serenità che cerchi, quella che vuoi e che brami prima di vedere il volto vero, santo di Dio.     

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Arnaldo Zampetta- Maria Grazia Cimino-Maurizio Buccoleri

 

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Alla fine della cerimonia, l’Ispettrice Annalisa Cianchetti ha letto i brani che celebrano un’invocazione a San Giuseppe e che sono inseriti nel libro.

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Annalisa Cianchetti

 

 

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Ho trascritto solo piccoli pezzi del dialogo tra Maria e Giuseppe invitando tutti alla lettura integrale del testo.
Il dialogo fra Maria e San Giuseppe, condotto magistralmente dagli attori, che hanno dato dimostrazione sia della loro sensibilità per il tema evangelico, sia della bravura nell’interpretazione dei personaggi,  è stato molto apprezzato dai presenti come hanno dimostrato i loro calorosi  applausi elargiti con espressa gratitudine.

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Visibilmente commosso ma compiaciuto, il prof. Vincenzo Scuderi ha ringraziato gli intervenuti ricevendo complimenti e abbracci affettuosi e sinceri.
Straordinario è stato l’omaggio floreale!

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Il prof. Vincenzo Scuderi, nato a Ramacca il 15/08/1946, risiede a Licata da molti anni dove ha svolto il suo lavoro di valido e apprezzato docente presso L’I.I.S.S. “Filippo Re Capriata”.

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Inoltre, già dottore commercialista e revisore contabile, oggi si dedica ad altre.
E’autore di numerose opere letterarie conosciute in varie città della Sicilia, dell’Italia, dell’Europa e anche di terre straniere.

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La sua produzione comprende: romanzi, fiabe, filastrocche, novelle.
Nel settimanale OGGI del 3 agosto 2017 è stata pubblicata una sua novella dal titolo: “Il colore della luna”.
Ha pubblicato articoli su Riviste per professionisti di contenuto giuridico-contabile-fiscale.
Amante dell’arte e della pittura, ha organizzato quattro mostre personali esponendo le sue preziose opere. Infatti, la copertina del libro “Comunione d’Amore fra Maria e Giuseppe Sposi di Dio” è una sua creazione.
L’amico Vincenzo è una persona aperta, socievole, detentore di molti valori umani e sociali che io, personalmente, stimo molto.
Grazie Vincenzo!

 

 

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gen 23, 2019 - Senza categoria    No Comments

LE STRADE INTITOLATE A TRE IMPORTANTI DONNE A MISTRETTA

 Anna Salamone, Maria Lo Iacono, Maria Messina sono le tre importanti donne alle quali la commissione toponomastica di Mistretta ha intitolato le strade.
ANNA SALAMONE, figlia di Gioacchino Salamone e di Angela Cannata,  sorella di don Vincenzo, era una nobildonna nata a Mistretta il 12 febbraio 1845.

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Di carattere mite e di spirito caritatevole, fu educata dalla madre fin da giovane ad un’ osservante educazione cattolica.
Impegnata, insieme al fratello Vincenzo, partecipò a diverse iniziative benefiche verso i più bisognosi: dal sussidio degli indigenti alle cucine per i poveri.
Un impegno che continuò!
Prelevandola dal suo patrimonio, il 15 febbraio del 1905  Anna  donò la cospicua somma di 30.000 lire all’ospedale SS.mo Salvatore di Mistretta affinchè potessero realizzarsi sostanziali opere di ammodernamento ed adeguamento professionale salvandolo dal declino.
Con questo denaro ha permesso anche agli infermieri specializzati del Nord di operare nell’ospedale principalmente nel reparto del punto nascite.
Dal settimanale “La Montagna” si evince che la mortalità infantile allora fu ridotta del 20% conseguendo il primato in Italia.
La lapide, custodita nella chiesa di Maria  SS.ma del Rosario, ricorda la benefattrice Anna Salamone che nel 1906 fece erigere l’altare in omaggio al SS.mo Cuore di Gesù commissionando allo scultore amastratino Noè Marullo anche la statua lignea del Cuore di Gesù.

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Dalla Società Operaia di Mutuo Soccorso di Mistretta è stata onorata col titolo di “Socio onorario” pur essendo una donna.
Per la sua tanta generosità, la commissione toponomastica di Mistretta le ha intitolato la strada che,  partendo dal Piazza Vittorio Veneto, scende, passa davanti alla chiesa di San Giuseppe, attraversa la strada rotabile, costeggia la parete laterale della chiesa di Maria SS.ma del  Rosario e conduce al detto Ospedale  SS.mo Salvatore diMistretta.
Il poeta Gaetano Giordano Sgroppo nella sua opera “Prose e poesie sociali” cosi ricorda questa pia donna. ” Il Cavaliere Ufficiale Vincenzo Salamone, abbellitore della Città e sempre munifico ai poveri, può davvero andar superbo di avere una sorella educata a si magnanimi sentimenti! Ed io mi reco ad onore singolarissimo di rallegrarmi immensamente con la nostra benefattrice che lascia un buon nome e con tutte le forze dell’ animo mi auguro a lei lunghissima vita“.
E’ sepolta nella cappella gentilizia della famiglia Salamone Gioacchino nel cimitero monumentale di Mistretta.
Ringrazio Placido Salamone per avermi fornito queste antiche,ma importanti notizie su Anna Salamone.

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La signora Anna, però figlia di Pasquale Salamone, assieme alla sorella Francesca e a Ignazio Florio, fu la fondatrice dell’istituto per Ciechi di Palermo e che ancora oggi porta i loro nomi.

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Foto di Luigi Salomone

MARIA LO IACONO fu una donna benestante e  molto generosa che donò il suo patrimonio all’ospedale SS.mo Salvatore di Mistretta rispettando la volontà dello sposo, il dott. Antonino Lo Iacono.
Questa lapide si trova in un archivio dell’ospedale di Mistretta.

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Grazie alla collaborazione del direttore dott. Mario Portera e della signora Maria Grazia Ribaudo, sono riuscita a fotografarla ed a copiare il suo contenuto che trascrivo integralmente:

AXM APRILE MCMXV

MARIA LO IACONO

GENTILE DONNA MISTRETTESE

ADEMPIENDO I VOTI DELLO SPOSO

D.RE ANTONINO LO IACONO

CON ATTO TESTAMENTARIO

ISTITUIVA EREDE UNIVERSALE

DEL SUO PINGUE PATRIMONIO

IL PATRIO OSPEDALE SS.SALVATORE

CORONANDO CON SI’ MUNIFICO DONO

UNA VITA MODESTA ED ILLIBATA.

Anche a Maria Lo Iacono, per la sua generosità, l a commissione toponomastica di Mistretta, su proposta della signora Cuva Maria Angela,  le ha intitolato una strada del centro storico.

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 MARIA MESSINA è nata a Palermo il 14 marzo del 1887.
Trascorse alcuni anni a Mistretta dove scrisse alcune novelle.
Si arrese alla sofferenza fisica all’alba del 19 gennaio del 1944 morendo a Masiano, una frazione a pochi chilometri da Pistoia, nella casa di contadini della famiglia Tarabusi dove si era trasferita per sfuggire ai bombardamenti della guerra, che aveva diviso l’Italia in due parti separandola dall’amato fratello e dalle nipoti, e dove viveva in solitudine in campagna, “vinta” dal destino, divorata dalla distrofia muscolare.  Prima di morire donò alla sua affezionata infermiera Vittoria Tagliaferri “I doni della vita”, un documento di fede e di religiosità, un’esperienza di sofferenza fisica e spirituale. A Pistoia fu sepolta nel Cimitero della Misericordia Addolorata. Riesumata nel 1966, i suoi resti mortali furono custoditi nella stessa tomba della madre, signora Gaetana Valenza Traina.
Maria Messina fu una delle più grandi scrittrici veriste commentata da Borghese come “scolara del Verga” e ammirata dal Verga col quale aveva un costante e proficuo rapporto epistolare.

Sono alcune lettere di Maria indirizzate al Verga

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Tuttavia, completamente dimenticata, è stata assente dalla letteratura italiana del Novecento.
Abbattere il muro del silenzio attorno a lei, schiudere le porte dell’oscurità, che avevano nascosto per oltre mezzo secolo il nome e l’opera di Maria Messina, aprire quelle della sua fama, furono meriti dello scrittore Leonardo Sciascia che, nei primi anni ottanta, ha riproposto la lettura di alcuni dei suoi racconti. Da allora le sue opere hanno attraversato una nuova stagione di notorietà e sono state tradotte in diverse lingue. Nelle sue opere ha raccontato, con una commiserazione pervasa di ribellione, la società maschilista dell’epoca, la sottomessa e oppressa condizione femminile in Sicilia quale era fino agli anni della seconda guerra mondiale. Ha esaminato diversi temi come quello della gelosia, dell’adulterio, dei maltrattamenti, dell’abuso sessuale, dei pregiudizi, dei costumi, delle contraddizioni, della religiosità. Nei suoi lavori Maria Messina ha evidenziato anche l’isolamento e la percezione di un destino avverso, a cui non ci si può ribellare, che non dà ai “vinti” la possibilità di evasione e di liberazione in una società dove le regole sono stabilite da sempre. Poiché dimorò a Mistretta dal 1903 al 1909, in una casa di Via Paolo Insinga dove ambientò le sue novelle e i suoi racconti, l’Associazione “Progetto Mistretta” ha rivolto alla scrittrice grande attenzione assegnando a Maria un posto di meritevole rilievo nella cultura amastratina divulgando il suo nome e la sua opera attraverso la promozione del concorso letterario “Maria Messina” con cadenza annuale (già alla XIII edizione) e la cui premiazione avviene nell’elegante sala di rappresentanza del Circolo Unione. In questo modo Maria è stata ricompensata per essere stata dimenticata dai critici, dagli storici della letteratura italiana del Novecento e dai lettori. Nel mese di febbraio del 2009 l’Amministrazione comunale di Mistretta ha conferito alla scrittrice Maria Messina la cittadinanza onoraria e le ha intitolato una strada del centro storico.

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 Grazie all’interessamento dell’Associazione “Progetto Mistretta”, al giornale “Il Centro Storico”, e al certosino lavoro di ricerca del pistoiese “mistretteseGiorgio Giorgetti, le spoglie di Maria Messina sono state trasferite dal cimitero della Misericordia di Pistoia al cimitero monumentale di Mistretta. Maria riposa lì accanto alla sua amata madre Gaetana Traina. Il merito di questo “ritorno” in patria si deve attribuire soprattutto al prof. Nino Testagrossa, il presidente dell’associazione “Progetto Mistretta”, che ha messo in risalto il legame della Messina con quelli che lei stessa definì “i miei buoni mistrettesi”. La cerimonia di accoglienza e di tumulazione dei resti mortali della scrittrice è avvenuta il 24 aprile del 2009.
Le due piccole casse sono state collocate nella zona alta del Cimitero di Mistretta. Purtroppo molto vicine alle spoglie di Maria ci sono anche quelle di Giorgio Giorgetti prematuramente scomparso. Ada Negri, poiché le due donne relazionavano in forma epistolare, scrisse a Maria Messina: “Non ti conosco fisicamente, ma mi sembra di conoscere bene la tua grande anima”. Anche noi mistrettesi non l’abbiamo conosciuta personalmente, ma possiamo dire di conoscere bene la sua anima, i suoi messaggi, la sua arte narrativa.

 

 

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