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ott 15, 2018 - Senza categoria    No Comments

LA DATURA INOXIA

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La vanitosa!
Quale posto migliore poteva scegliere se non questo dove farsi ammirare per la sua bellezza?
E’ nella grande aiuola, ai piedi della Yucca, di fronte all’oratorio della chiesa di Sant’Agostino, in via Principe di Napoli, a Licata, una via trafficatissima da autoveicoli e da persone che la percorrono a piedi.
E’ la strada che conduce al porto marittimo e al cimitero nuovo.
E’ la DATURA INOXIA.

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Il nome del genere” Datura” deriva dall’indostano ”Dhatúra”, dal portoghese “Datura”, dal sanscrito “Dhustura” e significa “mela spinosa” a causa del suo frutto spinoso.
Il nome della specie “inoxia”, ma che dovrebbe essere “innoxia”, deriva dal latino “innoxius” e significa paradossalmente “non dannoso, non nocivo”.
La stessa pianta è conosciuta in Italia con molti sinonimi: Datura metella, Datura d’Egitto, Imbutone metello, Noce metella, Stramonio metello, Tromba degli angeli e anche Tromba del diavolo.

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Originaria probabilmente dell’India, ma anche dall’America Centrale e meridionale, si è diffusa in Europa, in Africa, in Asia.  Altre ipotesi ne attribuiscono l’origine di provenienza russa, trasportata in Italia dalle carovane degli zingari che conoscevano già e apprezzavano le sue proprietà medicinali, oppure proveniente dal Messico, ipotesi sostenuta dal fatto che non molto tempo fa gli Indios peruviani usavano la Datura per ottenere lo stato ipnotico di “trance” nel corso di determinate cerimonie religiose.
Queste proprietà erano sfruttate anche dai sacerdoti nei tempi delfici. Naturalizzata anche nel bacino del Mediterraneo, in Italia è presente nelle seguenti regioni: in Valle d’Aosta, in Piemonte, nel Veneto, nel Friuli Venezia Giulia, in Toscana, nel Lazio, in Abruzzo, nel Molise, in Puglia, in Basilicata, in Calabria, in Sicilia, in Sardegna a un’altitudine compresa da  0 a 800 m s.l.m.
Appartenente alla famiglia delle Solanace, la Datura inoxia è una pianta annuale densamente pubescente, alta da 60 a 150 cm, che possiede il fusto cilindrico, di colore verde-grigiastro, molto ramificato.

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Le foglie, di colore verde intenso, alterne, picciolate, ovate, sinuate o intere, asimmetriche e cuoriformi alla base, attraversate dalla nervatura centrale prominente, fitte e numerose, consentono alla pianta di assumere uno sviluppo cespuglioso.

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I corti e morbidi peli, di cui sono coperti gli steli e le foglie, danno a tutta la pianta l’aspetto grigiastro.
Il bellissimo fiore, sostenuto da un pedicello lungo 5-30 mm, attinomorfo, ermafrodita, possiede la corolla imbutiforme di grandi dimensioni con i petali bianchi o lievemente rosati, ma possono essere anche gialli o violacei, ed emana un profumo molto intenso e sgradevole.
Il fiore è eretto all’apice della fioritura, per poi abbassare la testa. Il calice pubescente, ovoideo-tubuloso, è lungo circa 10 cm. Gli stami sono leggermente diseguali con antere ellissoidali. Fiorisce da giugno a ottobre.

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Il frutto è una capsula sferica, pendula ricoperta di aculei fini non pungenti che, giunta a maturazione, si apre in 4 valve contenenti numerosi semi reniformi, piatti e irregolarmente ondulati e colorati di arancione.

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 La Datura si riproduce per semina e per talea.
Affinché la pianta raggiunga il suo massimo sviluppo è necessario circa un anno di tempo.
La Datura inoxia è una pianta che si adatta bene alle più differenti condizioni di crescita e non necessita, quindi, di particolari cure colturali.
Cresce in ambienti ruderali, incolti e ai margini di ruscelli .Preferisce i climi miti, come a Licata, esposta al sole, a mezza ombra o in ombra, teme il freddo e il vento.
Per la bellezza dei suoi fiori e per la durata della fioritura la Datura, volendo, potrebbe essere coltivata anche nel giardino di casa o di campagna, in piena terra o in vaso, basta prestare molto attenzione alla presenza dei bambini.
Coltivavo anni fa una pianta di Datura stramonio ma, venendo a trovarmi nella mia campagna mio nipote Ernesto, allora bambino, ho scippato la pianta, anche se a malincuore.
La Datura necessita di un terreno leggero, soffice e sabbioso, grasso e argilloso.
L’irrigazione del terreno non è una pratica frequente da fare perché teme i ristagni idrici che causano il marciume radicale.
Le innaffiature devono essere regolari, soprattutto durante il periodo vegetativo.
Come le altre specie del genere Datura, la Datura inoxia è una pianta altamente tossica a causa dell’elevata concentrazione di alcaloidi, quali scopolamina e iosciamina, presenti in tutte le parti della pianta e, principalmente, nei semi.
Questi alcaloidi hanno proprietà narcotiche, sedative e allucinogene e, per questo motivo, può la pianta essere stata utilizzata sia a scopo terapeutico sia nei rituali magico-spirituali dagli sciamani di alcune tribù indiane.
Gli Indiani d’America utilizzavano la Datura per avvelenare le prede durante le battute di caccia.
I monaci Hindu sfruttavano i poteri allucinogeni per dar vita a rituali sinistri.
Gli Aztechi usavano anche loro la pianta per vari scopi terapeutici e per provocare allucinazioni nei riti religiosi.
E’ sufficiente, infatti, respirare a lungo l’odore del fiore, dolciastro, ma poco gradevole, per subire i primi effetti.
L’intossicazione da Datura produce infatti totale incapacità di distinguere la realtà dalla fantasia, ipertermia, tachicardia e grave midriasi, con conseguente fotofobia dolorosa che può durare anche per diversi giorni.
Nonostante l’alta pericolosità, la pianta è usata anche per scopi medicinali nella preparazione di farmaci contro l’asma e le dispnee nervose.
Gli effetti allucinogeni della pianta, noti fin dall’antichità, sono descritti da Teofrasto, discepolo di Aristotele e autore del primo trattato di botanica conosciuto, quando espone il principio della dose della Datura Metel: “Si somministra una dracma se il paziente deve solo essere rinvigorito e deve pensare bene di se stesso; il doppio se deve delirare e deve soffrire di allucinazioni; il triplo se deve diventare pazzo permanentemente; si somministrerà una dose quadrupla se deve morire“.

 

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ott 9, 2018 - Senza categoria    No Comments

IL COLLEGIO DI MARIA A MISTRETTA- IL SERVO DI DIO PIETRO MARCELLINO CORRADINI

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Essendo il collegio di Maria di Mistretta un istituto religioso gestito dalle suore, mi sembrava inopportuno trattare l’articolo nel mio blog. Tuttavia, avendo letto “La Rivoluzione delle Collegine”, supplemento a Mistretta senza frontiere n° 89 aprile-giugno 2016 del prof. Francesco Cuva e la relazione della prof.ssa Nina Valenti pubblicata sul web, ho pensato di dare anch’io il mio modesto contributo. Il collegio di Maria a Mistretta è ubicato in Via Anna Salamone al numero civico 27.

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Foto di Lorenzo Cocilovo

E’ una struttura molto semplice costituita dal piano terra, al quale di accede superando alcuni gradini  esterni, il primo e il secondo piano. Nel prospetto della facciata principale ci sono molte finestre, mancano i balconi.
E’ adiacente alla chiesa di San Giuseppe, tuttora gestita dalle suore del Collegio di Maria.

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In un  ampio cortile interno si affacciano molte finestre.

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Il quadro, del 1400, che raffigura Gesù, opera di un pittore fiammingo, è custodito nel collegio di Maria.

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L’interno della chiesa di San Giuseppe
Foto di Lorenzo Cocilovo

Le suore di “San Giuseppe”, così sono chiamate, per assistere alle funzioni religiose, fino a qualche decennio fa non si mescolavano all’assemblea dei fedeli, ma partecipavano seminascoste dietro i finestrini della cantoria della chiesa. Ricordo perfettamente le orfanelle delle suore del collegio di Maria e delle suore della Croce che accompagnavano il defunto durante il suo funerale per espressa sua volontà o per scelta dei parenti. Erano disposte su due file parallele e vestite con le tunichette tutte uguali. L’istituto religioso fu costruito grazie ad un consistente lascito testamentario, redatto il 16 settembre del 1760, dal sacerdote Filippo Mandato che si era recato a Palermo nel 1757 per visitare i Collegi dl Maria.
Nel suo testamento è scritto: ” Per testamento offre i suoi beni, tra cui una casa contigua alla chiesa di San Giuseppe, per istituire un Collegio di Maria”.
Con il ricavato della vendita di tutti i suoi beni fece costruire questo edificio nel quartiere del SS.mo San Salvatore, come si chiamava allora e che successivamente prese il nome di Via Anna Salamone, per accogliere ed educare le ragazze orfane e povere di Mistretta. Don Filippo Mandato fu sostenuto anche dalle generose offerte dei benefattori con l’acquisto di altre piccole case prossime alla sua per rendere l’ambiente più grande e più ospitale in modo da favorire un’armonica convivenza. le casette alcune sono state acquistate il 13 aprile del 1757, altre il 16 luglio del 1758 e altre ancora il 17 luglio del 1761.
Don Filippo Mandato informò il Vescovo di Cefalù, Mons. Gioacchino Castelli, del suo progetto di costruire il Collegio di Maria.  Il Vescovo  concesse l’autorizzazione all’istituzione il 7 gennaio del 1762, ufficializzandola definitivamente il 14 maggio del 1762. Il collegio, inaugurato ufficialmente fu, affidato alle religiose che ancora oggi lo abitano e lo gestiscono.
Purtroppo don Filippo Mandato non ha avuto la gioia di assistere all’inaugurazione del collegio perchè la prematura sorella morte lo colse all’improvviso. La prima collegina che assunse la direzione del collegio fu suor Maria Pietra Mirelli, proveniente dal Collegio di Maria Castiglia al Carmine di Palermo fondato nel 1747.
A lei si unirono: suor Maria Lipari e suor Maria Santina Mugavero, monaca cappuccina. Moltissime furono le suore amastratine che si unirono a loro e vissero nel collegio.

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Molte ragazze di Mistretta, popolane o benestanti, cominciarono a frequentare il collegio, luogo di studio e di socializzazione, sotto la guida attenta e pedagogica delle suore.  Ricordo suor Gemma Lo Prinzi per il suo carattere severo ma buono.

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IL BAMBINO SULLA SINSITRA è eNZO CON SUOR gEMMA OK

La scolaresca con Suor Gemma

Anch’io andavo regolarmente ogni giorno dalle suore del collegio di Maria, accompagnata da don Pasquale, un uomo anziano vicino di casa e fidato da mia mamma, prima di frequentare la scuola elementare statale. Un’altra suora molto influente fu suor Eucaristica Iacono.

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 Nel testo di S. Cannata è scritto: “Il collegio di Mistretta ben presto divenne uno dei primi della diocesi per la rendita che aumenta di anno in anno e per la preparazione umana e culturale che offre alle ragazze”. Sognavano di frequentare il collegio anche le giovani ragazze che abitavano nelle campagne, male loro braccia servivano nel lavoro domestico e dei campi, non per imparare i lavori prettamente femminili. Per loro era impossibile raggiungere il paese a dorso dei muli o dei cavalli.
Molte ragazze giunsero anche dai paesi vicini. Per venire incontro al desiderio di tante ragazze di far parte del collegio, nel 1782 ne fu istituito un altro a Santo Stefano di Camastra utilizzando come sede l’antico convento dei frati minori. Sostenitori e generosi sono stati i baroni Michele e Salvatore Armao. Mons. Gioacchino Castelli inaugurò il nuovo convento il 15 maggio dello stesso anno. Inoltre s’impegnarono a sostenere il convento: il principe S.Elia, don Mario Strazzeri e don Gaetano Bosco.
Anche nel paese di Capizzi sorse il collegio di Maria, per cui molto stretta è stata la collaborazione fra le suore di Mistretta, le suore di Santo Stefano di Camastra e le suore di Capizzi. Il 26 settembre del 1860 S. E. Mons. Pietro Geremia Michelangelo Celesia, Vescovo della Diocesi di Patti, affidò alla “comunità situata a Mistretta l’insegnamento di istruzione alle ragazze nelle cose donnesche, dottrina cristiana e leggere” rivolgendo alle suore il suo personale plauso per l’opera educativa svolta a favore delle giovani donne.
Il programma educativo era articolato su diversi piani: sull’insegnamento religioso, sull’educazione alla mente, sulle regole di comportamento, sull’apprendimento del lavoro. Negli stessi locali, oltre alla scuola primaria, è stata aperta la scuola secondaria e quella d’umanità sostenute da maestre esperte nel loro lavoro che applicavano il metodo Lancaster, da precettori e da un prefetto. Nel 1862, da questa esperienza educativa, fu istituito a Mistretta il Regio Ginnasio.
Il metodo Lancaster consisteva nell’impartire i contenuti agli alunni più capaci che, a loro volta,  li trasmettevano agli altri alunni più lenti nell’apprendimento. Il Collegio di Maria fu confermato “Istituto di pubblica assistenza e beneficenza” ai sensi della legge del 17/7/1890. Purtroppo l’Unità D’Italia ha messo in crisi il collegio di Maria  poiché la classe media aveva proposto l’istituzione di una scuola laica e gratuita. La borghesia, pur apprezzando  le attività svolte dalle suore, approvò la proposta di istituire una scuola pubblica anche perché il comune di Mistretta spendeva allora il 30% del bilancio amministrativo per l’istruzione dei giovani e il 60% per l’assistenza agli ammalati e alle puerpere. Le suore del collegio di Maria, pur tra le tante difficoltà, continuarono le loro attività didattiche inserendone di nuove quali la musica.
Era il 1899!
Molte scolare scelsero di frequentare le scuole pubbliche, ma molte altre scelsero di continuare a frequentare il collegio di “San Giuseppe”. Mons. Intrecialagli, durante la conferenza episcopale del 1918, nella relazione sugli Istituti religiosi in Sicilia espresse il desiderio che ci fosse una proficua collaborazione tra il mondo religioso e quello laico, come era avvenuto durante la prima guerra mondiale. Il suo auspicio franò per le diverse ideologie con gravi conseguenze per il collegio di Mistretta.
Quando il Fascismo, con l’opera nazionale Balilla, mise in discussione gli Istituti religiosi, le suore del collegio di Maria, sostenute dalla dedizione della superiora del tempo, e appoggiate dalle autorità locali, dal podestà, il cav. Gaetano Paternò, dal pretore Francesco Luzio, da don Antonino Saitta, del comitato delle “dame di Sant’ Antonio” e da altre associazioni laiche e religiose nel 1928 trasformano l’Istituto in “Orfanotrofio Sant’Antonio” ubicato in un nuovo e più accogliente ambiente annesso al Collegio e ristrutturato grazie al mecenate Liborio Di Salvo che donò la somma di lire 25000, allora una cifra molto consistente. L’inaugurazione è avvenuta il 10 ottobre del 1929 con la benedizione di don Campisi.
Il principale scopo dell’Istituto, in linea con i principi del fondatore dell’ordine Pietro Marcellino Corradini, fu quello di educare ed istruire le giovani povere, e orfane. Dopo la seconda guerra mondiale anche l’orfanotrofio “Sant’Antonio” per diversi e gravi motivi, fu costretto a interrompere le attività. Si cercò la soluzione al problema con l’istituzione di una scuola primaria legalmente riconosciuta dallo Stato inserendo nell’insegnamento anche insegnanti laici provenienti dal mondo esterno che avrebbero potuto espletare la loro funzione istruttiva-educativa. Nel 1972 la scuola più antica di Mistretta fu costretta a chiudere con grande rammarico di gran parte degli amastratini.
Non impedì questo provvedimento di chiusura dell’Istituto neanche l’intervento dell’assessore degli Enti Locali della Regione Siciliana che il 24 gennaio del 1998, con specifico decreto n° 73, aveva riconosciuto la personalità giuridica di diritto privato del collegio approvando il nuovo statuto il 10 novembre dello stesso anno per creare un Ente di formazione. Attualmente nel collegio di San Giuseppe s’impartiscono lezioni di catechismo ai bambini che si apprestano a ricevere il sacramento della Prima Comunione.
Le suore continuano a occuparsi della chiesa di San Giuseppe, a portare nel proprio domicilio l’Ostia Consacrata alle persone ammalate, impedite di recarsi in chiesa.
Le suore che vivono  e operano  nel Collegio di Maria a Mistretta sono quattro: suor Paolina Petu, suor Fabiola Amaro , proveniente dalla Tanzania, attuale madre superiora del collegio, ministro Straordinario della Santa Comunione e animatrice liturgica della Santa Messa presso l’Ospedale SS.mo S. Salvatore, suor Teresa e suor Giacinta. Suor Eletta Consentino che, nonostante la sua età, si occupava con amore e dedizione del culto della Chiesa di San Giuseppe assieme alle altre suore, da poco tempo fa parte della schiera degli angeli del Paradiso.

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  L’attuale Madre Generale è suor Paolina Mastrandrea, che vive nel collegio delle collegine di Palermo.

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Il collegio di Maria di Mistretta appartiene alla Congregazione delle suore collegine della Sacra Famiglia, ordine fondato nel 1717 dal cardinale Pietro Marcellino Corradini.

IL SERVO DI DIO PIETRO MARCELLINO CORRADINI

Pietro Marcellino Corradini, nato a Sezze, in provincia di Latina, il 2 giugno del 1658 dal papà Torquato Corradini e dalla mamma Porzia Ciammarucone, accompagnato  al fonte battesimale dalla madrina, la venerabile Caterina Savelli (1628-1691), fu un eccellente cardinale e arcivescovo cattolico italiano.

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Uomo molto colto, si interessò di filosofia, di teologia, di giurisprudenza, di storia. Nella sua prima adolescenza, inviato a Roma proseguire gli studi, mostrò notevoli attitudini in campo archeologico-giuridico, come provarono le sue prime opere, pubblicate quando era un giovane poco più che ventenne. Nel periodo compreso tra gli anni 1704-1705 i suoi studi archeologici videro una degna sintesi nella monumentale opera “Vetus Latium prophanum et sacrum”.
Fece parte dell’accademia dell’Arcadia con lo pseudonimo di Filotimo Trochio. La sua vasta cultura e la sua abilità nel diritto furono notate da diversi pontefici. Innocenzo XIII, nel 1699, lo nominò sottodatario e, successivamente, sebbene facesse parte dei chierici, avendo ricevuto da tempo la «tonsura», egli, solo in età matura, esattamente a 44 anni, fu avviato agli ordini sacri fino all’ordinazione presbiterale ricevuta il 10 giugno del 1702 nella basilica romana di San Giovanni in Laterano con l’imposizione delle mani di mons. Domenico Zaoli, vescovo di Veroli e vicegerente di Roma.
Fu referendario della Segnatura Apostolica e uditore della Sacra Penitenzieria. Da quel momento in poi Marcellino Corradini fu chiamato ad accettare gli innumerevoli incarichi di responsabilità che attuava minuziosamente. Fu nominato arcivescovo di Atene “in partibus infidelum” nel 1707. Fu consacrato vescovo dal cardinale Fabrizio Paolucci. Nel concistoro del 18 maggio del 1712 fu eletto cardinale in pectore dal papa Clemente XI ed ebbe il titolo di San Giovanni a Porta Latina. Il 26 settembre dello stesso anno accettò il titolo di Santa Maria inTrastevere .
Dal 1718 al 1721fu prefetto della Sacra Congregazione del concilio. Dal 1719 al 1720 fu anche Camerlengo del Sacro Collegio Cardinalizio. Nel 1721 Innocenzo XIII gli affidò la carica di prodatario, carica che mantenne anche sotto papa Benedetto XIII. Nel 1734, passato all’ordine dei vescovi per la sede suburbicaria di Frascati, stava per essere eletto papa, ma venne bloccato dal veto dell’imperatore d’Austria Carlo VI, espresso dai cardinali Cienfuegos e Bentivoglio. Nel 1740, alla morte di Clemente XII, fu lui stesso a rinunciare all’elezione di papa per motivi di avanzata età. La vita del Corradini non fu, comunque, esclusivamente spesa per gli affari politico-diplomatici.
Egli fu principalmente impegnato nelle opere umanitarie.  Si prese cura delle ragazze povere provvedendo alla loro un’istruzione religiosa e insegnando l’arte di molti lavori.
A Roma fondò l’ospedale di San Gallicano. Nel redigere con grande perizia e abilità il suo testamento, non dimenticò di citare questo ospedale scrivendo: “Vi si provveda il fuoco, e la sera il pane con minestra a quelli poverelli che saranno ricevuti nella grande stanza dell’Ospedale, fatta a questo fine, di ricevere, particolarmente l’inverno, quelli miserabili che non possono avere luogo nei letti dell’Ospedale ripieni d’ammalati; acciò non periscano per le strade, e quando l’entrata lo comporti, vogliamo che a detti poveri si dia la sera oltre il pane e minestra, anche una pietanza”.
A Sezze l’11 giugno del 1717 il cardinale Corradini fondò la Congregazione delle “Convittrici della Sacra Famiglia”, oggi dette “Suore Collegine della Sacra Famiglia”con lo scopo di istruire le ragazze povere e analfabete negli elementi essenziali della fede cristiana, della cultura e del lavoro femminile. Diede tutti i suoi averi per andare incontro ai bisognosi. Come modello di vita spirituale comunitaria diede alle suore la Sacra Famiglia.
La Congregazione si diffuse rapidamente in Italia e anche in Sicilia e le case presero il nome di “Collegio di Maria”. Già, dopo appena qualche anno dalla morte del Corradini, si contavano 58 collegi. Il cardinale Corradini istituì anche l’omonimo conservatorio, oggi Istituto di istruzione “Conservatorio Corradini”, un istituto precursore nella promozione e nell’educazione della donna. Anche il Conservatorio Corradini si diffuse in molte regioni d’Italia e in Sicilia.
Oggi la sua congregazione religiosa è diffusa anche in Albania, in Romania, dove opera o operava l Suor Agnese Filì di Mistretta, in Gran Bretagna, in Kenya, in Messico, in Tanzania. Pietro Marcellino Corradini si spense a Roma l’8 febbraio del 1743 dopo una breve malattia. Alla notizia della sua morte infiniti furono gli attestati di stima. L’ambasciatore veneziano Lorenzo Tiepolo, avendo intuito le qualità non solo diplomatiche, ma anche umane del cardinale Corradini, nella relazione del 1713 lo elogiò con queste parole scrivendo da Roma: “Io l’ho ritrovato forte nel suo impegno, ma pieghevole alla ragione”. Pietro Marcellino Corradini fu sepolto in Santa Maria in Trastevere dove il cardinale Marcello Crescenzi gli fece innalzare il monumento funebre, opera di Filippo Della Valle. Il 9 maggio del 1993 il cardinale Salvatore Pappalardo, arcivescovo di Palermo, ha avviato il processo di canonizzazione del cardinale Corradini, concluso nel 1999 dal suo successore Salvatore De Giorgi.
Tutti gli atti del processo diocesano di beatificazione e di canonizzazione si trovano in Vaticano allo studio della Congregazione delle “Cause dei Santi” per la prosecuzione della causa. Postulatore è padre Paolo Lombardo o.f.m. Si occupa della redazione della Positio super virtutibus don Massimiliano Di Pastina.
Fonte: Archivio Capitolare di Sezze.
Nel 2008 le suore del Collegio di Maria festeggiarono il 350° anniversario della nascita del loro fondatore, il Servo di Dio Cardinale Pietro Marcellino Corradini. Per commemorare questo evento il Papa Benedetto XVI ha concesso l’indulgenza plenaria che si è potuta ottenere dal 23 marzo 2008 al 2 giugno 2009, dichiarato anno giubilare, partecipando alle celebrazioni in onore del fondatore che si sono svolte nelle chiese dei vari collegi di Maria presenti in tutta Italia.
Inoltre iniziò la Peregrinatio del fondatore con la sua prima tappa effettuata il 30 maggio del 2008 presso il primo collegio dell’Olivella di Palermo, fondato nel 1721, e che si concluse nella Cattedrale di Palermo il 2 giugno. Il 4 giugno del 2016 è venuta a Mistretta da Palermo l’Assemblea corradiniana per celebrare le 4 opere di Misericordia.
La prima opera di misericordia è “Avevo Fame”. La seconda opera di misericordia è “Avevo Sete”. La terza opera di misericordia è “Ero Malato”. La quarta opera di misericordia è “Ero Carcerato”. Il tema era: “ Ricco di misericordia con te Corradini, ricchi di grazie”.

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Il 24 maggio del 2018 le suore del Collegio di Maria, nel 256° dalla sua fondazione a Mistretta, durante il Giubileo Corradiniano hanno ricordato il padre fondatore della “Congregazione delle Suore Collegine” il cardinale Pietro Marcellino Corradini. Alle ore 11:30 nella chiesa di San Giuseppe si è tenuto un incontro di riflessione e di preghiera con la Generale delle collegine madre Paolina Mastrandrea.
Alle ore 16:30, nell’aula seminariale del Liceo Classico “Alessandro Manzoni”, intitolata alla prof.ssa “Graziella Idolo”, c’è stato il seminario sulle linee pedagogiche del cardinale Corradini “Educare è azione del cuore”, guidato da madre Paolina Mastrandrea. Numerosa e attenta è stata la partecipazione degli amastratini.

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 Il 2 giugno del 2018, nella cattedrale di Santa Maria a Sezze, sua città natale, è stato ricordato il 360° anniversario della nascita del Servo di Dio Pietro Marcellino Corradini ( 1658-2018) organizzato dal Conservatorio Corradini . La solenne celebrazione eucaristica è stata presiedeuta da S.E. Cardinale Salvatore De Giorgi  e animata dalla corale “San Carlo” di Sezze diretta dal M° Marcello Mattucci.

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Preghiera al Cardinale Pietro Marcellino Corradini

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ott 4, 2018 - Senza categoria    No Comments

LA PIANTA DI ECHINOPS RITRO

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 La stagione estiva regala a Mistretta tante essenze vegetali ma che scompaiono nell’arco di poco tempo per le condizioni climatiche non sempre favorevoli. Ci sono piante, comunque, che attirano l’attenzione   del naturalista più di altre.
L’Echinops ritro non è una pianta che si incontra moltofrequentemente nel territorio di Mistretta.
E’ una specie protetta, quind,i se la incontriamo, la possiamo solamente fotografare.
Ho fotografato alcuni esemplari di Echinops ritro percorrendo la strada che da Mistretta conduce alla cittadina di Motta D’Affermo. E’ assente in tutto il resto del territorio dove io l’ho cercata,soprattutto nella zona del laghetto Urio Quattrocchi.
E’ certamente una delle specie spontanee della nostra flora.
L’Echinops ritro siculo, comunemente chiamato Cardo-pallottola coccodrillo, in Italia possiede molti nomi ma tra di loro molto simili: Cardo-pallottola, Cardo-pallottola coccodrillo, Coccodrilllo, Echinops di Sicilia, Echinops ritro, Echinops siculo, Pento d’ le masche in Piemonte.
Il suo nome scientifico è Echinops ritro sub siculus o cardo pallottola meridionale.

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Etimologicamente il termine del genere “Echinops” deriva dall’unione di due parole greche “ἐχῖνος e ὄψις”; “ἐχῖνος” “riccio, porcospino” e “ὄψις” “aspetto, somiglianza” in riferimento all’aspetto dell’infiorescenza spinosa simile a un riccio.
Il termine del genere “ritro” deriva pure dal greco “ῥύτρος” “ritro” che è il nome greco della pianta. Già questa pianta fu citata da Teofrasto e da Ippocrate, ma fu Carlo Linneo che, nel 1737, denominò il generee laspecie.
Il genere Echinops comprende oltre 100 specie originarie soprattutto della fascia che va dall’Asia Minore fino ai monti Altai.
In natura l’Echinops ritro cresce nel Mediterraneo, in Europa meridionale e nell’Ovest Asiatico. In Italia è presente nel centro e al sud, raramente s’incontra nel Veneto, nel Trentino Alto Adige e in Sardegna. La sua diffusione altitudinale va dal piano fino a 1800 m s.l.m.
Appartenentefamigliadelle Asteraceae, il Cardo-pallottola coccodrillo è una pianta perenne, erbacea, di tipo cespitoso.
Si lega al terreno mediante radici rizomatose legnose molto lunghe, che si sviluppano molto in profondità ad andamento orizzontale.
Presenta il fusto ascendente, eretto, alto 70 – 80 cm, da cui partono poche ramificazioni di colore bianco-argenteo e la sua superficie è ricoperta da una sottile peluria. L’asse fiorale, allungato, ha poche foglie.
Le foglie, decidue, grandi, disposte in modo alternato lungo il fusto, non sono presenti in grande numero. Hanno la forma lobato-pennatifida, cioè suddivisa in più segmenti lobati, percorsi da visibili nervature. La pagina superiore è liscia glabra e di colore verde scuro. La pagina inferiore è ruvida e di colore bianco-sporco. I margini dentati, spinosi, terminano con una piccola spina.  La consistenza delle foglie è lievemente coriacea.

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I fiori, ermafroditi e raccolti in infiorescenze a capolino, possiedono il calice, la corolla, l’androceo e il gineceo.
Nel calice i sepali, che firmano una piccola coroncina, sono ridotti o quasi inesistenti. Nella corolla i petali sono tubolosi perché saldati a formare un tubo nella parte inferiore, aperti a stella in 5 lobi nella parte terminale tanto da assumere l’aspetto di una stellina. Nella parte iniziale del tubo il colore è biancastro per poi mutare in azzurro – violaceo nei 5 lobi. L’androceo è formato da 5 stami con filamenti liberi e antere salate. Il gineceo è formato dall’ovario infero uniloculare formato da 2 carpelli; lo stilo è uno e profondamente bifido; gli stimmi hanno rami abbreviati e comunque sporgono dalla corolla.
Le infiorescenze, molto grandi, di 5–6 cm di diametro, di colore blu metallico, sono formate da numerosi capolini uniflori riuniti a formare una struttura sferica globosa che alcuni botanici chiamano  “florula”.

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 L’Echinops ritro fiorisce in estate, nel periodo compreso da agosto a ottobre. Impollinazione è favorita dagli insetti.
La riproduzione dell’Echinops ritro, oltre che per seme, può avvenire anche per divisione dei cespi. Generalmente la divisione della pianta è effettuata nel mese di marzo o di ottobre.
Il frutto è un achenio dotato di pappo. Il pappo è un’appendice leggera e piumosa formata da tante brevi squamette lineari e membranose variamente saldate al corpo principale del frutto. Il pappo ha la funzione di trasportare il seme molto lontano dalla pianta madre grazie all’azione del vento.

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L’Echinops ritro, sceglie come suo habitat i luoghi aridi e sassosi e i prati aridi, ma anche le zone incolte, gli ambienti ruderali, i prati e i pascoli collinari e montani.

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 L’Echinops ritro è una pianta molto rustica e non ha bisogno di molte cure.
Preferisce attecchire su un substrato calcareo, ma anche calcareo/siliceo con il pH basico.  Gradisce essere esposta in pieno sole e ricevere la giusta quantità di acqua e una sufficiente concimazione nel periodo invernale. Il suo clima ideale è quello temperato, anche se resiste egregiamente alle temperature dai valori negativi.
L’Echinops ritro è una pianta rustica e di facile coltura, pertanto è presente anche nei giardini e nelle ville coltivato come pianta ornamentale per la bellezza delle infiorescenze colorate.
L’effetto decorativo di questa pianta è abbastanza buono per cui è impiegata come bordura delle aiuole. . Nel periodo autunnale la pianta va in riposo vegetativo ed è necessario tagliare tutti gli steli alla base del terreno.
 L’Echinops ritro è stato introdotto come pianta da giardinaggio già intorno al 1570. Nei giardini si accompagna bene ad altre piante quali: gli elicrisi, le pontetille, le peonie, i ribes, le rose.
Su scala commerciale è coltivato per l’industria del fiore reciso.
L’Echinops ritro è una pianta molto resistente pertanto non soggetta ad alcun tipo di malattie particolari. Potrebbe essere attaccato dall’oidio, un fungo che si sviluppa a causa di elevata umidità provocando l’ingiallimento delle foglie e l’apparizione di macchioline nere. La pianta ammalata deve essere lavata accuratamente con abbondanti gettiti d’acqua e successivamente trattata con preparati a base di bicarbonato di sodio (NaH CO3) e di aceto.
Alla pianta diEchinops ritro, conosciuta fin dal 1500, l’antica medicina popolare ha attribuito proprietà terapeutiche. Antinfiammatoria e galattogoga, si preparavano gli infusi sciogliendo nell’ acqua tiepida le sue foglie. Molte donne bevevano questi infusi per aumentare la quantità di latte subito dopo la nascita dei loro neonati.

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set 27, 2018 - Senza categoria    No Comments

IL PALAZZO LO IACONO – CARMELO TUSA A MISTRETTA

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Nella parte bassa della via Santa Caterina sorgono due palazzi signorili, l’ uno accanto all’altro, separati da uno stretto vicolo.
Sono: Il palazzo Lo Iacono-Tusa, al numero civico 44, e il palazzo Lo Iacono-Santangelo al numero civico 38.

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Di fronte a questi due palazzi si nota, per la sua maestosità, anche il palazzo di Francesco Lo Iacono che si affaccia, oltre che in via Santa Caterina, in via Libertà e nelle strade laterali.
I membri delle famiglie Lo Iacono, benestanti, possessori di terre e di allevamenti di bestiame, costruirono i loro palazzi nei quartieri alti di Mistretta, ciò a dimostrare che il ceto borghese della popolazione amastratina si spostava verso il quartiere di Santa Caterina.
La via Santa Caterina è stata sempre una via di collegamento tra il centro storico di Mistretta e la zona nuova verso la Neviera.

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Il palazzo Lo Iacono-Di Salvo-Tusa si trova esattamente ad angolo tra la via Santa Caterina e la Via Giuseppe Garibaldi e si erge su tre livelli: il piano terra, il primo e il secondo piano.
E’ stato costruito nel 1886 da Lo Iacono, data incisa nel concio sulla chiave di volta del portale principale dove sono incise le iniziali blasonali ADS.

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Il palazzo, alla fine dell’800, è stato ristrutturato dalla famiglia Di Salvo, che aveva acquistato l’ala settentrionale, mentre l’ala meridionale, orientata verso la via Garibaldi, rimaneva di proprietà del cav. Alfonso Lo Iacono e della moglie, la signora Maria Vita Giaconia.
Liboria, la figlia del cav. Alfonso Lo Iacono, sposò l’avv.Giuseppe Di Salvo, vicino di casa.
Teatro dei loro incontri era il giardino posto sul retro e in comune ai due palazzi.
Rosina, nata dal loro matrimonio, ereditò la parte del palazzo rivolta verso il lato della via Garibaldi e convolò a nozze con il signor Luigi Lipari.
Nel 1883 alcuni vani del palazzo dal cav. Lo Iacono sono stati dati in affitto al Comune di Mistretta e adibiti a Convitto e Scuola Magistrale rurale per circa un decennio.
Negli anni ’70 del secolo scorso l’intero palazzo fu acquistato dal signor CarmeloTusa e da sua moglie, la signora Pina Antoci.
La struttura del palazzo è molto semplice e lineare.

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Si accede dalla via Santa Caterina dove il portale principale, di stile neoclassico, lateralmente, è impreziosito da sculture a motivi floreali.

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Sulla lunga facciata principale del palazzo, molto allargata, sporgono i balconi del primo livello, circondati da ringhiere di ferro battuto lavorate artisticamente, sorretti da mensole finemente lavorate e sormontate da una doppia struttura arcuata.

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 I balconi del secondo ordine sono molto semplici.

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Sula via Garibaldi le mensole delle tre logge sono in ferro battuto e questo lato della facciata mostra ancora la luminosa pietra dorata di Mistretta, mentre tutto il resto del palazzo è stato ricoperto da uno strato di cemento.

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Nella parte posteriore del palazzo un ampio giardino, in comune fra il palazzo Lo Iacono-Santangelo e il palazzo Lo Iacono-Tusa anticamente mostrava le sue bellezze, ma è stato per lungo tempo trascurato.
Sapientemente recuperato dalla famiglia Santangelo e dai fratelli Tusa, Anna e Maurizio, con la piantumazione di importanti essenze botaniche e copiando lo stile inglese, è tornato all’antico splendore.
In particolare  si notano  le bordure di buxus sempervires modellato secondo l’ars topiaria, la Yucca gigantea fiorita, la Trachicarpus fortunei, la Cordyline australis.

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Foto di Riccardo Zingone

Il giardino a sx della foto è confinante con la Carretteria, il B&B del dott. Riccardo Zingone, il giardino sulla dx è in comune fra il palazzo Lo Iacono –Tusa e il palazzo Lo Iacono-Santangelo. Uno stretto e lungo vicolo li separa.

Descrive questo giardino, con phatos e con nostalgia, il signor Vito Purpari, l’ex giardiniere della villa comunale “Giuseppe Garibaldi”, nella sua relazione di fine lavoro per raggiunti limiti d’età e presentata al signor sindaco del comune di Mistretta e che io riporto integralmente: ” Nacqui il primo giorno dell’Autunno 1947 da buoni genitori a meno di cento metri di distanza dalla nostra Villa Comunale; erano le ore 9:00 di una dolce domenica e la campanella della Chiesa accanto squillava per il festivo giorno della Messa. La mia nonna paterna, guardandomi, manifestò apprezzamento.
Per motivi di salute di mio padre, che era un grande invalido di guerra, fui lasciato, dai quattro ai cinque anni e poi ancora nelle estati seguenti, a casa del nonno materno, vedovo, e della di lui figlia, nubile e sacrestana a “San Franciscu”, nella chiesa gestita da Padre Giuseppe Sciacca, la zia Lucia, sorella di mia madre, che m’insegnò a pregare con le mani giunte.
Il nonno “Piddu Russo”, fedelissimo impiegato presso il cav. Alfonso Lo Iacono, grande proprietario terriero e di palazzi in Mistretta, di Santo Stefano di Camastra, di Palermo ecc., esercitava, ormai 77enne, l’ultimo impiego di giardiniere e di custode del palazzo in Via Santa Caterina. Ha servito questo signore per 34 anni. Per soli due mesi all’anno i “Padroni” venivano a Mistretta: ad Agosto e a Settembre.
Per dieci mesi all’anno il bellissimo giardino, che il nonno curava attentamente, era il <nostro> regno.
Lì si mostrò a me, molto giovane, il meraviglioso mondo dei fiori e delle piante: edere abbarbicate ai muri di cinta con tanti nidi di uccelli, il grande e splendido Abete reale, il Cedrus glauco, i Cipressi, le siepi di Alloro, una superba Magnolia grandiflora, le bordure di Bosso, le farfalle sui fiori; il canto di svariati uccelli e dei primi voli di quelli novelli.
C’erano cespugli di Uva spina, l’immancabile e poderoso albero dei Gelsi neri, golosità mattiniera delle famiglie gentilizie.
Nel giardino, in ogni stagione, si spandevano nobili e delicati profumi di Viole, di Lippe-citriodore, di Philadelphus virginalis, di Iris barbate, di Rose, di Glicini e Gelsomini arzigogolati alla continua ricerca di spazi ideali e amabili.
Alcune aiuole erano bordate con una varietà di Asparagus che, a Mistretta, chiamano <sparici ri ricchi>. C’erano anche due vasche di pietra colme l’acqua. Quella centrale, la più bella, era contornata da antiche <raste, vasi> di terracotta di varie forme, tutte cariche di Ortensie, di Fucsie rosse e bianche, di Phormium, di Solanum capsicastrum, di Dianthus penduli profumatissimi ecc. L’insieme era proprio un eden con un’atmosfera coccolante ed io, anche se fanciullo, la vivevo intensamente!
Nell’innocenza di quell’età giuliva, quel giardino io pensavo essere di proprietà del nonno. Scoprii la malinconica realtà qualche anno dopo: il nonno era solo un impiegato! E quel giardino non era nostro!
Così, quel mirabile mondo, tanto caro al mio cuore e ai miei occhi, fu perduto per sempre e fu causa di pena che ancora persiste.
Erano gli anni ’50 del secolo scorso”.

 

 

 

 

 

 

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set 22, 2018 - Senza categoria    No Comments

IL PALAZZO ALFONSO LO IACONO – GIOVANNI SANTANGELO

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Nella parte bassa della via Santa Caterina sorgono due palazzi signorili, uno accanto all’altro, separati da uno stretto vicolo.
Sono: il Palazzo Lo Iacono – Santangelo al numero civico 38 e il palazzo Lo Iacono-Tusa al numero civico 44.

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Di rimpetto a questi due palazzi c’è anche il palazzo di Francesco Lo Iacono che si affaccia oltre che in via Santa Caterina, in via Libertà e nelle strade laterali.  I membri delle famiglie Lo Iacono, benestanti, possessori di terre e di allevamenti di bestiame, costruirono i loro palazzi nei quartieri alti di Mistretta, ciò a dimostrare che il ceto borghese della popolazione amastratina si spostava verso il quartiere di Santa Caterina.
La via Santa Caterina è stata sempre una via di collegamento tra il centro storico di Mistretta e la zona nuova verso la Neviera.

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Il palazzo LoIacono-Santangelo è stato costruito nel 1777 dal cav. Alfonso Lo Iacono, sposo di donna Maria Vita Giaconia e padre di Francesco, di Salvatore e di Liboria che sposò il vicino di casa, l’avv. Giuseppe Di Salvo. Durante il fascismo, don Alfonso Lo Iacono, ripetutamente nominato Podestà, riempiva i saloni della sua abitazione di persone della politica locale e non solo conducendo un alto tenore di vita sociale.
Successivamente, il palazzo fu ereditato dal figlio, l’avvocato Salvatore Lo Iacono.
La data della costruzione è incisa sulla chiave di volta del portale principale che raffigura il becco di un cigno che si avviluppa sul concio di chiave.

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 Il portale, lateralmente, è abbellito da sculture a motivi floreali.

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Dopo il terremoto del 1967 il palazzo fu acquistato dal dott. Giovanni Santangelo che lo ristrutturò e lo elesse come sua sede abitativa.
Attualmente il palazzo è abitato dal figlio, il dott. Umberto Santangelo.
Sulla lunga facciata principale del palazzo sporgono i balconi, circondati da ringhiere in ferro battuto lavorate artisticamente e sorretti dalle mensole.

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In quelle del primo ordine sono scolpite figure apotropaiche col significato di allontanare dalla famiglia, secondo la credenza popolare, le forze del maligno.

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Quelle del secondo ordine sono definite a motivi geometrici e floreali.

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Nella parte posteriore del palazzo un ampio giardino, che mostrava le sue bellezze, è stato per lungo tempo trascurato.
Sapientemente recuperato  dalle famiglie Santangelo e Tusa, con la piantumazione di importanti essenze botaniche, con le aiuole sagomate con il buxus sempervirens e copiando lo stile inglese, è tornato all’antico splendore.

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Foto di Riccardo Zingone

Il giardino a sx della foto è confinante con la Carreria, il B&B del dott. Riccardo Zingone, il giardino sulla dx è inserito nel palazzo Santangelo.

Descrive questo giardino, con phatos e con nostalgia, il signor Vito Purpari, l’ex giardiniere della villa comunale “Giuseppe Garibaldi”, nella sua relazione di fine lavoro per raggiunti limiti d’età e presentata al signor sindaco del comune di Mistretta e che  io riporto integralmente:
Nacqui il primo giorno dell’Autunno 1947 da buoni genitori a meno di cento metri di distanza dalla nostra Villa Comunale; erano le ore 9:00 di una dolce domenica e la campanella della Chiesa accanto squillava per il festivo giorno della Messa. La mia nonna paterna, guardandomi, manifestò apprezzamento.
Per motivi di salute di mio padre, che era un grande invalido di guerra, fui lasciato, dai quattro ai cinque anni e poi ancora nelle estati seguenti, a casa del nonno materno, vedovo, e della di lui figlia, nubile e sacrestana a “San Franciscu”, nella chiesa gestita da Padre Giuseppe Sciacca, la zia Lucia, sorella di mia madre, che m’insegnò a pregare con le mani giunte.
Il nonno “Piddu Russo”, fedelissimo impiegato presso il cav. Alfonso Lo Iacono, grande proprietario terriero e di palazzi in Mistretta, di Santo Stefano di Camastra, di Palermo ecc., esercitava, ormai 77enne, l’ultimo impiego di giardiniere e di custode del palazzo in Via Santa Caterina. Ha servito questo signore per 34 anni. Per soli due mesi all’anno i “Padroni” venivano a Mistretta: ad Agosto e a Settembre.
Per dieci mesi all’anno il bellissimo giardino, che il nonno curava attentamente, era il <nostro> regno.
Lì si mostrò a me, molto giovane, il meraviglioso mondo dei fiori e delle piante: edere abbarbicate ai muri di cinta con tanti nidi di uccelli, il grande e splendido Abete reale, il Cedrus glauco, i Cipressi, le siepi di Alloro, una superba Magnolia grandiflora, le bordure di Bosso, le farfalle sui fiori; il canto di svariati uccelli e dei primi voli di quelli novelli.
C’erano cespugli di Uva spina, l’immancabile e poderoso albero dei Gelsi neri, golosità mattiniera delle famiglie gentilizie.
Nel giardino, in ogni stagione, si spandevano nobili e delicati profumi di Viole, di Lippe-citriodore, di Philadelphus virginalis, di Iris barbate, di Rose, di Glicini e Gelsomini arzigogolati alla continua ricerca di spazi ideali e amabili.
Alcune aiuole erano bordate con una varietà di Asparagus che, a Mistretta, chiamano <sparici ri ricchi>. C’erano anche due vasche di pietra colme l’acqua. Quella centrale, la più bella, era contornata da antiche <raste, vasi> di terracotta di varie forme, tutte cariche di Ortensie, di Fucsie rosse e bianche, di Phormium, di Solanum capsicastrum, di Dianthus penduli profumatissimi ecc. L’insieme era proprio un eden con un’atmosfera coccolante ed io, anche se fanciullo, la vivevo intensamente!
Nell’innocenza di quell’età giuliva, quel giardino io pensavo essere di proprietà del nonno. Scoprii la malinconica realtà qualche anno dopo: il nonno era solo un impiegato! E quel giardino non era nostro!
Così, quel mirabile mondo, tanto caro al mio cuore e ai miei occhi, fu perduto per sempre e fu causa di pena che ancora persiste. Erano gli anni ’50 del secolo scorso”.

 

 

 

 

 

 

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set 18, 2018 - Senza categoria    No Comments

IL PALAZZO DI DON FRANCESCO LO IACONO A MISTRETTA

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Imponente nelle dimensioni ed elegante nell’aspetto, il palazzo di don Francesco Lo Iacono spicca nella parte alta della via Libertà di fronte alla chiesa di San Francesco d’Assisi a Mistretta.

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Il palazzo fu costruito in due fasi.
Nella prima fase il corpo di fabbrica, che si affacciava sulla via Santa Caterina, è stato edificato nel 1797, come risulta dalla data scritta sul concio della chiave di volta del portone principale al numero civico 11 prospiciente la via Santa Caterina.
Si accede all’interno del palazzo dopo avere superato una bella scalinata ad emiciclo di tre gradini.

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Il palazzo di don Francesco Lo Iacono fu il primo ad essere costruito nei quartieri alti di Mistretta, ciò a dimostrare che il ceto borghese della popolazione si spostava verso il quartiere di Santa Caterina.
Già, intorno al 1500, lungo la via Santa Caterina per la festa di San Barnaba, un apostolo, ma non appartenete ai dodici,  tradizionalmente considerato il primo vescovo di Milano, avveniva il palio di cavalli, quindi la nobiltà si affacciava nei balconi dei palazzi di via Santa Caterina per assistere allo spettacolo.
Uno di questi era, appunto, il palazzo di don Francesco Lo Iacono.
La via Santa Caterina è stata sempre una via di collegamento tra il centro storico di Mistretta e la zona nuova verso la Neviera.

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Nella seconda fase della costruzione del palazzo i lavori iniziarono nel 1860.
Nel 1871 fu costruito il portale che si apre in via Libertà, al numero civico 153, diventato il corso principale della città. 4  VIA LIBERTà 153 ok

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Il palazzo è compreso fra la via Santa Caterina,

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 la via Libertà,

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la via Luigi Settembrini,

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  la salita Lo Iacono,

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  Si eleva a quattro livelli ed è formato dai locali del pianterreno, dal piano ammezzato, dal piano nobile e dal piano sotto il tetto.

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   Le tante finestre e i tanti balconi, protetti dalle ringhiere in ferro battuto che arredano tutte le facciate, spesso sono abbelliti dai vasi di fiori.

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Data la sua maestosità, il palazzo influenzò l’assetto viario delle strade laterali del paese. Nei primi anni del 1800 fu costruita la grande scalinata Lo Iacono ricavata da quella che prima era una rampa di collegamento fra la via Libertà, che divenne  arteria principale a seguito della pianificazione della strada progettata dal governo Borbone, e la via Santa Caterina. La famiglia Lo Iacono, avendo ampliato il palazzo e avendo aperto un altro accesso anche in via Libertà,  chiese al comune di Mistretta la licenza di costruire a spese proprie una strada di collegamento fra la via Santa Caterina e la via Libertà di modo che tutti e tre i palazzi Lo Iacono avessero facile accesso anche alla sottostante strada. Nacque la “Salita Lo Iacono”.

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Nei documenti conservati nell’archivio storico comunale nel palazzo Mastrogiovanni-Tasca a Mistretta è scritto che nel 1860 alla signora Anna Tusa, vedova Lo Iacono, fu accordata “ l’occupazione dello sporgente sotto la di lei casa rimpetto la chiesa dei Cappuccini per costruzione di una terrazza a condizione che essa dovrà farsi nel modo che verrà dal Consiglio Edilizio stabilito per l’ornato della strada e con l’obbligo di dover costruire una scalinata per il transito dei comunisti munita di inferriata, ma ordina che pria di ciò praticarsi una pianta”.
In seguito a questa concessione la signora Anna Tusa fece costruire una scalinata a ridosso del palazzo molto più stretta di quella attuale.
In seguito il Comune la ingrandì.
Sempre dai documenti conservati nell’archivio storico comunale si apprende che un locale del palazzo era stato preso in affitto dai soci della Sala di Conversazione, oggi Circolo Unione, che vi rimasero fino al 1854.
Pur avendo sopportato il terremoto del 31 ottobre del 1967, il palazzo, sottoposto a interventi di recupero, conserva la sua originaria raffinatezza.
Soprattutto il tetto, a causa del terremoto, ha subito notevoli danneggiamenti ed è stato ripristinato.
Anche all’interno i locali, soprattutto quelli del piano superiore sotto il tetto, sono stati sottoposti a interventi strutturali che hanno sconvolto irrimediabilmente l’originaria forma.
Anche gli altri locali del primo e del secondo piano hanno subito notevoli cambiamenti in seguito alla ristrutturazione, mentre altri hanno conservato la primitiva architettura.
E’ il caso dell’appartamento della signora Maria Di Salvo, che conserva inalterati gli affreschi delle volte e il pavimento. Solo le pareti sono state incartate, come si usava allora.
L’osservazione degli affreschi mi ha impressionata ed entusiasmata.
Ringrazio la signora Maria Di Salvo per la sua disponibilità dandomi la possibilità di visitare l’interno del suo grande appartamento.
Attualmente i locali del pianterreno sono adibiti ad attività commerciali,

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 mentre gli appartamenti dell’ammezzato, del primo e del secondo piano sono abitati da alcune famiglie.
Ricordo la figura del signor Calogero Barbera, conosciuto col soprannome di “ Caloriu Maronna” nomignolo che aveva ereditato dal padre Giuseppe per aver rappresentato la Madonna nel “Martuorio” della via Crucis da palcoscenico, che negli anni ‘60­ –’70 del secolo scorso aveva allestito il suo studio fotografico in uno dei locali a pianterreno.
Gli appartamenti dell’ammezzato sono abitati dai fratelli Giuseppe e Maria Barbera.
Il piano nobile è abitato da un lato dalla signora Rosalba Barbera con i figli Francesca e Daniele Scarcina, e dall’altro lato vi abitavano i coniugi Di Salvo-Regalbuto. Dopo la morte della mamma, la signora Regalbuto Iolanda e del papà Di Salvo Michele, che tutti conoscevamo come “don  Lillo”, la proprietà è passata alla figlia, alla signora Maria Di Salvo.
Sono a casa della signora Maria Di Salvo, che ringrazio per la sua ospitalità, dove ho ammirato gli affreschi alle volte dei tetti e qualche antica suppellettile.

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I  pavimenti sono quelli originali.

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 Sono a casa della mia amica, la giovane Francesca Scarcina, che ringrazio per la sua accoglienza.

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set 9, 2018 - Senza categoria    No Comments

IL PALAZZO DI DON ANTONINO NOTARO A MISTRETTA

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 Gentile Stefano,
dopo aver visitato il palazzo di don Pasquale Salamone, quello di don Bettino Salamone, ecco che, percorrendo tutta la stretta stradina  Sant’Antonio, adesso, insieme, andiamo a scoprire il palazzo Notaro.
Il Palazzo Antonio Notaro si trova nel quartiere San Nicola, a Mistretta, in via Sant’Antonio, al numero civico 14.

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E’ la vecchia residenza della famiglia di Salvatore Tita, che vi abitò fino alla fine del’800 e, successivamente, acquisita da ‘Ntonio ‘mpapu, alias Notaro. Avendo comprato il sedime di un vecchio palazzo di fronte alla chiesa della SS.ma Trinità, la famiglia Tita vi appoggiò le fondazioni e vi costruì l’attuale palazzo.
Le notizie che riferisco sul palazzo di “Antonio Notaro” mi sono state gentilmente fornite dalla dott.ssa Filippa Manfredone in quanto preziosi ricordi della sua fanciullezza.
La sua famiglia viveva in via Sant’Antonio, al numero 18, proprio di rimpetto a questo meraviglioso gioiello, pertanto frequentò spesso questa casa.
La signora Filippa Manfredone racconta che: “Il palazzo Notaro oggi appartiene agli eredi del Signor Antonio Notaro che, nel 1954, lo acquistò  dalla famiglia Di Salvo , i cui ultimi componenti erano Clementina e suo nipote Ernesto Di Salvo.

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Antonio Notaro, il carissimo papà di Vito

Oggi, i proprietari di questo magnifico edificio, sono i tre figli del signor Notaro ed un nipote e precisamente Giuseppa, Vito, e Vincenza Notaro, quest’ultima moglie di Antonio Manfredone, ed il giovane Antonio Notaro, figlio di Antonino Notaro, anche lui deceduto.
Il palazzo, prima che la famiglia Notaro lo acquistasse, rimase disabitato per diversi anni.
Il quartiere di San Nicola, che fino agli anni novanta era popolato da famiglie appartenenti a diversi ceti sociali, oggi è poco abitato per scelte di comodità, di modernizzazione di costumi e per lo spopolamento dovuto alle forti migrazioni
”.
Il palazzo Notaro si erge alla base della prima discesa di via Sant’Antonio dove si apre uno spiazzale detto “u chianu ri Sant’Antonio”.
Essendo stato costruito su un dislivello, si accede all’ingresso principale tramite una breve scalinata esterna in pietra che termina in un terrazzino. Il materiale usato è stato la pietra dorata di Mistretta, come dimostrano il portale e i grandi archi disposti nella facciata posteriore. Sul portone principale si nota la chiave di volta con lo stemma della famiglia Tita e col monogramma ST in ferro battuto.

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Foto di Lucio Pani

In seguito, per disimpegnare le stanze più eleganti del piano nobile dalle altre, è stata aggiunta una rampa di scale a destra che porta al terrazzo sopraelevato e da cui oggi si entra nel salone principale.

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All’interno nel piano nobile c’è il magnifico salone dei lanceri.
Il salone dei lanceri, di forma quadrangolare, ha il tetto istoriato.
Il bellissimo dipinto, al centro della volta, raffigura una contadinella seduta fra due alberi, forse di pioppo.
La giovinetta tiene in mano un grosso gallo e ai suoi piedi sta seduto un magnifico e fedele levriero.
Sicuramente la figura ha un significato allegorico.
L’affresco è racchiuso in una cornice ottagonale di colore marrone chiaro e circondato da otto trapezi in cui sono dipinte delle volute fogliari.

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La volta è circondata da due larghi festoni, uno di colore blu e uno di colore grigio cenerino.
Il primo ha inserti floreali e agli angoli sono intercalati quattro medaglioni con le immagini dei musicisti: Verdi, Rossini, Bellini e Puccini, come manifestazione dell’amore per la musica e del ruolo che rivestiva quell’ambiente.
L’inserimento di Puccini fa presupporre che la volta sia stata affrescata nei primi anni del novecento. Al di sotto delle cornici, alla fine della volta, sono rappresentati gli stemmi araldici.
La signora Filippa Manfredone mi ha riferito che la signora Lo Cicero Salvatrice, che abitava lateralmente al palazzo, dove ancora oggi esistono delle case che si affacciano in un lungo ballatoio, raccontava che il salone è stato denominato “dei lancieri” perché questo salone spesso era adoperato per intrattenere ricevimenti e feste danzanti.
Il nome la “stanza dei lanceri” si riferiva a una danza detta proprio la “danza dei lanceri” che andava in voga alla fine dell’Ottocento.
Nella stanza, a seguire, ci sono altri dipinti, un altare racchiuso da due porte semicircolari che, aprendosi, mostrano tre gradini da superare per accedere all’altare con la pietra Santa e un bel camino di marmo.
Al bisogno, le porte erano aperte per rendere visibile e fruibile il luogo sacro.
All’epoca era consuetudine che le figlie dei signori non si sposassero in Chiesa, ma nella casa propria.
Pertanto, l’ambiente aveva la funzione di Chiesa dove spesso veniva celebrata la santa messa e, giornalmenente, si recitava il Santo Rosario.
La stanza  non ha dipinti perché in passato è stata ritinteggiata probabilmente per delle trasformazioni interne.
La signora Filippa Manfredone ricorda che gli affreschi rappresentavano delle balze di pizzi.
Verosimilmente, con un restauro sapiente, si potrebbero in parte recuperare.
Esiste, sopra la porta- balcone del salone dei lanceri, una botola che, al bisogno, veniva utilizzata usando una scala di collegamento  tra il piano di sotto e il livello superiore dove ci sono dei tetti morti ed altre stanze che in passato probabilmente erano in parte utilizzati dalla  servitù.
La scala di collegamento dei due piani serviva per il trasporto delle vivande dalla cucina al sottostante piano nobile.
Oltre  alla cucina, c’erano altre stanze in parte utilizzate dalla servitù.
Il piano superiore del palazzo, probabilmente negli anni cinquanta, ha subito delle trasformazioni ed è comunque posteriore alla sua prima costruzione.

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Alcuni balconi di stanze, che sono stati costruiti nella parte laterale sinistra del palazzo, si affacciano sulla stradina.

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Sotto il piano nobile esistevano le  bellissime scuderie e le cantine.

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La stanza dei lanceri, ormai priva di affreschi, possiede due balconi che si affacciano su una lunghissima balconata sorretta da nove mensole.
Questa balconata poggia su tre maestosi contrafforti che sorreggono posteriormente tutto il palazzo.
Infatti, per colmare il dislivello della strada, il palazzo poggia su questi due imponenti piloni congiunti da due archi sui quali insiste la grande terrazza con vista dei quartieri di San Nicola e del Roccazzo e, all’orizzonte, si ammirano i monti Nebrodi, il mar Tirreno e le isole Eolie.
Entrando all’interno del piano nobile uno splendido salone quadrangolare con il tetto istoriato rivela la magnificenza dell’ambiente.

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I contrafforti sono visibili nel retro del palazzo prospiciente sullo slargo di via Balilla. Sono oggetto di molte fotografie!
Alcuni balconi di stanze, che sono stati ricavati nella parte laterale sinistra del palazzo, si affacciano  sulla stradina che scende verso la chiesa di San Nicola di Bari.

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 Oggi il quartiere è abbandonato.
Ritengo che un gioiello architettonico così bello, probabilmente semi-sconosciuto anche ai Mistrettesi, meriterebbe una maggiore attenzione e dovrebbe appartenere alla comunità cittadina per essere adibito a museo per ricordare che le comunità montane, oggi quasi abbandonate, hanno vissuto periodi fiorenti pieni di gloria, di cultura e di amore per il bello e per l’arte.

“A me vanedda” è u Cuntu in versi della dott.ssa Filippa Manfredone

A me vanedda

Si chiamava Sant’Antonio a me vanedda

Unni m’addivai e ri tanti cosi gurii

C’era na terrazza ngrannusa nâ, me casa

Nca me matri fimmina inciammusa

Bbona e upirusa ,tinia comu

nâ bannera naziunali

Quannu shuçuàva u miti vièntu ri primavera

U terrazzus’inchia ri beddi çiuri

Calle,ortenzie,camelie,

Nto mentri cchiù javitu ni la via,

L’Edira ni li mura ri la Kasa

ri Salamuni criçia.

A piricinu nu palazzu

Di petra rusata surgia .

Nca a famigghia Nutaru appartinia

E ni lu tiettu di lu saluni ri lanceri

Unni pi li festi s’abballava

N’artista scunusciutu

Avia pittatu quattru musicisti

assai famusi e na fimmina ruçiana

Nca assittata stava cu nu jaddu a manu

E cu na ghirlanda ri çiuri s’azzizzava

Chi spittaculu chi era ni du tiettu a vutti !

Io carusedda pi la miravigghiia

cu la vucca aperta arristava

ma me patri, omu cunuçituri supraffinu,

mi ricia nca dha’ artista

2 / 3

ni dha’ fimmina vulia rapprisintari

a staçiunata di lu sul liuni ,

Simbulo ri biddizza e di ricchizza

Nca di sti cosi era china a casata ri ddi signuri.

A manu manca, dda iavitu, c’era u Priatoriu

Na chisuzza unni l’armi purganti si ia a priari

E a riurdari ca tutti li murtali putimu piccari ,

Supra antrata ri stu tiempiu,c’era scurputa

Na statua nca a morti rapprisintava

Io nicaredda, passannu ddha‘vicinu,

Mi scantava, ma pi prisinzioni vardava

E suventi m’addumannava:

Comu pò esseri nca a morte è fimminina

ma stu rilevu l’attributi masculini purtava ?

un jornu svinturatu u terrimotu

li cristiani ri lu me paisi fici scantari,

picchi fui assai putenti!

e lu purtali cu la morti

ru Priatoriu fici scardinari

Talè è piriculante ,chiamamu

li pomperi ricianu li cristiani

accussì iddi cu l’ermetto ntesta

e na scala sicca e longa

s’appresintaru e s’arricamparu

circannu ri tirari dhà statua ri la morte.

Ri cursa arrivau n’omu ursigno

di l’arti siciliana appassiunatu,

marisciallu ortulani si chiamava,

e ncuminciò a ushiari:

No, no non rumpitila ,

ca voatri nun sapiti chi opira

r’arti scumpuniti,

ammatula d’omu s’allattariava

u scantu e l ‘ignuranza

regnavunu suvrani

3 / 3

e accussì un corpo a manu riritta

e uno a manu manca dhà statua

‘ntera ficiru stramazzari

Chi silenzio appresso rignau ,

l’omini erinu mpasimuti pi dhu dannu .

Doppu tantu tiempu, a Mistretta aprieru

nu musiu unni tutti i cosi antichi mittieru,

na puocu sani e na puocu rutti,

ma ti dhà morti nenti

e io m’addumanavu :

ma unni iero a finieru i piezzi ri dhà sorti statua?

Urtimament,i nu cristianu attruvau ni nu maiasenu

ri lu municipio i piezzi ri dhà statua

e menu mali a lu musiu li purtau !

Riurdi antichi io vi cuntu ,

ora a me vanedda è abbannunata,

Ri la genti disabitata

e pi li strati no ,no

çiavuru ri rose ma

l’eriva ri vientu rigna ginirusa.

Filippa Manfredone

Palermo 20017

Allegoria della Morte, un tempo fastigio del portale principale. Rimossa a causa del terremoto (1967) si trova oggi presso il Museo Civico ok.

L’allegoria della morte un tempo era fastigio del portale principale della chiesa delle Anime Purganti rovinato dalle scosse telluriche del terremoto del 1967 a Mistretta. Oggi i suoi resti sono custoditi nel museo polivalente del palazzo Mastrogiovanni-Tasca.

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set 1, 2018 - Senza categoria    No Comments

L’ALLEGRA COMPAGNIA E LA SERENATA NEI QUARTIERI

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Carissimo Lorenzo,
Trovandoti a Mistretta per le tue ferie, hai partecipato anche tu, assieme a me, alla “serenata nei quartieri” eseguita dall’”ALLEGRA COMPAGNIA” che anche quest’anno, come ogni anno, si è esibita il 6 agosto 2018.

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 Hai percorso e conosciuto il centro storico di Mistretta.
Sei stato principalmente incuriosito dalle stradine lunghe e strette alle falde del castello, dalle viuzze del Ruccazzo, della Casazza, dei Valatazzi, del Piro, quartieri percorsi dall’Allegra Compagnia suonando e cantando durante il suo itinerario iniziato dalla piazza Del Progresso, dietro la chiesa della Santissima Trinità.

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Hai ascoltato la commemorazione del prof. Lucio Vranca per l’assegnazione della seconda edizione del premio al prof. Giuseppe Mazzara e hai osservato la commozione, con le lacrime agli occhi, del prof.Pippo Dolcemaschio nel ricordare il caro amico scomparso.
Quando l’amicizia è vera e sincera!
Il prof. Giuseppe Mazzara era una nota personalità che ha lasciato segni e ricordi indelebili per aver creato i suoi stornelli cantati in tutte le intricate viuzze del centro storico di Mistretta.
I suoi stornelli erano poesie ritmate, improvvisate, spontanee, immediate, libera espressione del suo stile creativo e fantasioso e valorizzati dal gruppo musicale l’Allegra Compagnia che continua a tenere viva la tradizione delle serenate.

 

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Non solo tu, Lorenzo, hai apprezzato la bravura dell’Allegra Compagnia, che ci ha fatto trascorrere una bella serata, ma anche la gente, accogliente, affabile, molto numerosa, che ha vissuto questa serata assieme a noi gioiosamente.
Gli elogi per l’esibizione dell’Allegra Compagnia e per quanti si sono adoperati a rendere viva questa tradizionale serenata nei quartieri di Mistretta sono stati molto numerosi.
E’ stata una bella serata, indimenticabile!
Infatti, L’ALLEGRA COMPAGNIA”, formata da dilettanti amanti della musica e delle tradizioni musicali locali, dal 1992, anno della sua costituzione, continua l’abituale serenata nei quartieri amastratini preceduta dall’asinella “Catarina”.
Catarina ha un carico pesante. Porta sul dorso due ceste piene di uova sode, di patate bollite e, soprattutto, la botticella di buon vino.

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L’ALLEGRA COMPAGNIA anche quest’anno ha voluto regalare ai mistrettesi, ai turisti, agli emigrati una serata all’insegna della musica e della poesia estemporanea, colonne portanti del buon umore e del divertimento. Ormai le “serenate di quartiere” sono diventate un appuntamento annuale fisso molto atteso dal popolo amastratino.

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 Il gruppo musicale “l’Allegra Compagnia” si esibisce non solo a Mistretta, con l’obiettivo di valorizzare il centro storico, ma anche nei comuni limitrofi: di San Teodoro, di Militello di Rosmarino, di Ucrìa, di Capizzi e di Cesarò facendosi apprezzare per le caratteristiche tecnico – strumentali e, proprio attraverso le serenate, per il nuovo modo di interpretare la musica quale mezzo comunicativo. Alcuni titoli delle loro canzoni: “Affaccia bedda e-ddammi ddue viole”, “Bella campagna”, “A finistredda”, ” Mistretta vecchia bedda“.
Le persone hanno arricchito di musicalità la serata cantando anche loro, insieme al gruppo strumentale, queste canzoni divenute ormai famose.
Gli elogi e gli applausi per “l’Allegra Compagnia” non sono mai abbastanza!
I bravissimi musicisti che compongono il gruppo dell’”Allegra Compagnia” sono:
Pippo Porrazzo, Pippo Lo Monaco, Pippo Dolcemaschio, Tony Giordano, Antonino Vranca, Totò Cuva, Michele Accidente, (che ha ricevuto il premio “Giuseppe Mazzara”), Natale Accidente, Riccardo Zingone, Anonino Ortoleva, Luciano Ficarra, Lorenzo Caruso, Lucio Vranca. I piccoli musicisti sono: Angelo Schimmenti, Salvatore Cuva, Francesco La Rosa.

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 Sono maestri suonatori di strumenti, per la maggior parte a fiato che hanno sostituito, con il passar degli anni, quelli a corda come il mandolino, la chitarra e il violino; strumenti classici dal suono raffinato che rappresentano e sostengono lo stile romantico.
Le serenate di quartiere non sono uno spettacolo di piazza, ma manifestazioni di uno stato d’animo allegro a cui partecipano tante persone e che diventano anche protagoniste.  Sono momenti aggreganti, di crescita culturale, di cooperazione anche tra comuni vicini, ricreativi per i turisti e gli emigrati, utili per gli appassionati di storia della musica popolare.
Lungo il percorso, l’Allegra Compagnia è accolta calorosamente dagli abitanti di quel quartiere che, con tanto entusiasmo, hanno preparato lunghissime tavolate colme di buoni prodotti locali offerti non solo per la degustazione dei musicisti, ma di tutte le persone al seguito dei cantori. E’ un esempio di nobiltà d’animo nel comportamento dei mistrettesi.
Un buon bicchiere di vino, di birra e di acqua frizzante aiuta a continuare la serata in allegria.
Cantando e suonando ritornelli spontanei, l’Allegra Compagnia ringrazia le famiglie per la generosa ospitalità esaltando a gran voce i loro nomi.

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La serenata, quale musica popolare, non è da considerarsi motivo di passatempo fine a se stesso, ma è strettamente legato a occasioni cerimoniali e sociali di vario genere che coinvolgono la vita di un uomo. Le più efficaci occasioni per cantare, per suonare per arrivare al cuore con le serenate sono: la nascita di un bambino, il fidanzamento, il matrimonio, il corteggiamento della persona amata.

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Lungo il percorso sotto le falde del castello al balcone della sua casa si è affacciata la bellissima e spiritosissima giovanetta oggetto della graditissima serenata a lei dedicata e che ha reso omaggio ai suonatori regalando il suo dolce sorriso e lanciando preziosi, colorati e profumati fiori.

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La serenata nei quartieri si è conclusa a notte inoltrata. La stanchezza, nel seguire il lungo percorso dell’Allegra Compagnia, è stata compensata dalla soddisfazione di avere trascorso una serata in allegria e in compagnia di altra bella gente.
Riproduco integralmente il commento del dott. Riccardo Zingone, che descrive dettagliatamente la manifestazione: “Ieri sera ho preso parte alla Serenata nei quartieri organizzata, come ogni anno, dall’Allegra compagnia con la preziosa collaborazione di numerosi abitanti di Mistretta.
Questa volta, però, mi sono trovato dietro una chitarra, a suonare.
Che dire, per me è stato un piacere essere stato parte attiva di una manifestazione che è diventata, dal 1992, una tappa fissa dell’estate amastratina, un appuntamento tanto atteso dai mistrettesi, residenti e non.
Ho visto nei volti di tutti, ma soprattutto dei <<non>>, allegria, partecipazione e commozione e in questi tre termini si racchiude il senso della Serenata: il piacere dello stare insieme condividendo canzoni di altri tempi, <<spizzuliando> > lungo il percorso cibo semplice e genuino messo a disposizione dagli abitanti del centro storico e innaffiato, perchè no, da qualche buon bicchiere di vino.
Dietro l’instancabile Pippo Dolcemaschio e il suo clarinetto, quasi un pifferaio magico di fiabesca memoria, abbiamo <<scarpisiato>> e creato un lungo e colorato serpentone di folla che si è mosso lentamente lungo stradine oggi semi deserte ma una volta gremite di persone.

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 Il vedere tante, troppe casette chiuse mi ha rattristato, impossibile negarlo e, per qualche attimo, ho immaginato come potesse essere stato bello se, al nostro passaggio, quelle finestre si fossero improvvisamente aperte e le casette fossero tornate a brulicare di vita.
Tuttavia, simbolicamente, la partecipazione dei tanti <<non>> residenti, in qualche maniera, quelle finestre le ha aperte, sia pure per la durata di qualche manciata di minuti, appena il tempo di eseguire una delle tante belle canzoni di altri tempi.
Le serenate si faranno sempre, ne sono sicuro, perchè lo vuole la gente, quella gente che ogni anno ritorna per godere le gioie e le bellezze del paese natio”.

Foto da http://www.vrancalucio.net

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ago 20, 2018 - Senza categoria    No Comments

OMAGGIO A MICHELE PELUSO ATLETA DI POWERLIFTER

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La città di Mistretta vanta tanti cittadini illustri: letterati, poeti, scrittori, etnografi, naturalisti, archeologi, scultori, pittori, atleti, etc. A queste nobili arti si deve aggiungere anche la disciplina dello sport Powerlifter.
Michele Peluso merita di essere inserito nell’elenco dei personaggi illustri per essersi distinto nell’arte di questa disciplina sportiva chiamata “Powerlifter”.
Il giorno 18 agosto 2018 nell’accogliente sala del sindaco di Mistretta, con una semplice e intima cerimonia, sono state consegnate due meritate pergamene all’atleta Michele Peluso per avere superato brillantemente la prova, svoltasi nel contesto della trasmissione televisiva <<Vuoi Scommettere>> andata in onda sul canale 5.

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 Erano presenti: il sindaco, l’avv.Liborio Porracciolo, Lorenzo Cocilovo, assessore allo sport e al turismo, Vincenzo Oieni, assessore alla cultura, Sebastiano Maniaci, assessore al territorio e ambiente, Nella Seminara, la sua famiglia, la mamma, la signora Biagia Lacagnina, il papà Agostino, la moglie, la signora Tamara Marabini, e tanti amici.
Il sindaco, nel suo intervento rivolto a Michele, ha detto: “Su sollecitazione di Vincenzino, (Vincenzo La Rosa), tramite l’Assessore allo sport e al turismo Lorenzo Cocilovo noi, all’atto di quella brillante performance, avevamo già inoltrato e pubblicato un attestato di riconoscimento nei tuoi confronti. In verità prima di quella trasmissione non sapevo che tu fossi nato a Mistretta, ma non potevamo immaginare che in quella trasmissione ci fossi tu. Ci ha fatto molto, ma molto piacere perché il nome di Mistretta, anche in queste esibizioni che solo tu puoi fare e non so quanti altri, è mandato alle cronache per aspetti positivi.
Sono stato sollecitato da Vincenzino, da Lorenzo e da tutta l’amministrazione comunale per consegnare ufficialmente un simbolico pezzo di cartoncino, si, un pezzo di carta in cui comunque è racchiusa una frase che esprime tutta la gratitudine dell’amministrazione comunale di Mistretta nei confronti tuoi e della tua famiglia perchè avete portato in alto il nome di Mistretta. A prescindere dal gesto simbolico, esso è un segno che viene fatto col cuore perché il nome di Mistretta deve risuonare alle cronache nazionale e internazionale per le cose belle e tu sei una cosa bella per noi!
Adesso leggo cosa abbiamo noi inserito nel piccolo encomio che ti consegno ufficialmente affinchè tu possa, qualora lo vorrai, incorniciarlo nella tua abitazione e portare con te il ricordo della città che ti ha dato i natali. Quanti anni hai te lo posso chiedere? Risposta di Michele: 38 anni.
L’Amministrazione Comunale di Mistretta conferisce il presente encomio a Michele Peluso per gli straordinari successi raggiunti nella sua carriera agonistica e per non aver mai perso il senso di appartenenza verso la nostra città che gli ha dato i natali.
Dalla residenza municipale di Mistretta 18 agosto 2018 il sindaco Liborio Porracciolo”.

 

 

 

 

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Il sindaco di Mistretta, avv. Liborio Porracciolo, appone la sua firma sulla pergamena da consegnare a Michele Peluso.

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Da sx: Sebastiano Maniaci-Liborio Porracciolo- Michele Peluso- Vincenzo Oieni- Lorenzo Cocilovo

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 L’Assessore allo sport e al turismo Lorenzo Cocilovo così si è espresso: ” Caro Michele, mi complimento con te per le tue fatiche sportive che ti danno molte gioie e soddisfazioni , ti auguro di conseguire ancora tanti successi nella tua attività agonistica e ti ringrazio per portare lontano il nome della nostra Mistretta, la città dove sei nato”.
Anche il fraterno amico Vincenzo La Rosa ha espresso il suo pensiero consegnando a Michele Peluso la pergamena: “ Michele, a nome mio personale, in qualità di presidente dell’Associazione Nazionale Carabinieri  Sezione <<Lucio Tusa>> di Mistretta, ti offro questa pergamena per avere superato brillantemente la prova svoltasi nel contesto della trasmissione  televisiva <<Vuoi Scommettere>>, andata in onda sul canale 5, frutto di grande impegno e di passione per la tua disciplina sportiva. Grazie per avere onorato il nome dell’Associazione Nazionale Carabinieri “.

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In primo piano Vincenzo La Rosa

 L’intervento di Michele Peluso: ” Devo ringraziare, come cittadino nativo di Mistretta e come atleta, il sindaco e tutta l’amministrazione comunale di Mistretta e il signor Vincenzo La Rosa per aver compiuto questo gesto meraviglioso della consegna delle pergamene. Sono due riconoscimenti importanti che hanno prodotto in me un piacere immenso per essere onorato nella città dove sono nato. Grazie di cuore!
Ringrazio la mia mamma, la signora Biagia Lacagnina, che ha reso possibile tutto ciò.
Ringrazio mia moglie, la signora Tamara Marabini, che è il pilastro più importante della mia vita. Dedico tutti i miei successi a mio papà, un Uomo, un Carabiniere, anche se in pensione, ma per me è e rimane il mio Superiore. Ringrazio ognuno di voi col mio sincero affetto che può sembrare poco… ma è davvero tutto quello che ho”.

Poiché anche l’amministrazione comunale della cittadina di Motta D’Affermo, rappresentata dal sindaco Sebastiano Adamo, giorno 17 agosto u.s., il giorno dedicato a San Rocco, patrono della cittadina, ha onorato Michele offrendogli una pergamena per essere cresciuto lì per alcuni anni, Michele ha così riferito: ” Anche questo encomio, ricevuto dal Comune di Motta D’Affermo, mi ha riempito il cuore di gioia.
Pertanto, anche dalla sede comunale di Mistretta dove attualmente mi trovo, mando il messaggio di ringraziamento al Sindaco, Dott. Adamo, sempre pronto ad aiutare tutti, sopratutto il paese che ama tantissimo, l’assessore allo Sport, la signora Lucia Martorana e tutta l’amministrazione comunale. Ringrazio il Parroco Francesco Vaccaro, mio grande amico, e tutti i ragazzi portatori di San Rocco che mi hanno trattato come se fossi uno di loro. “ EROI!”
Desidero ringraziare anche due amici speciali: Antonino Noto e Laura Marguglio per tutto quello che hanno fatto per me. <<GRAZIE >>.
Questo Encomio lo dedico a due grandi amici del passato: al Prof Carmelo Alferi è a Sebastiano Lo Monaco “.

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Il sindaco di Motta D’Affermo Sebastiano Amato

 La signora Biagia Lacagnina, la mamma di Michele, ha preso la parola: ” Per mio figlio non era successo mai niente! Come siciliana, mio marito Agostino è campano ma sicilianizzato, ho apprezzato molto il gesto del sindaco e dell’Amministrazione Comunale di Mistretta per avere festeggiato mio figlio Michele nella sua Mistretta, in Sicilia, e non solo in Piemonte. Michele ha dedicato la sua vittoria a Mistretta, il suo paese natio, e a Motta d’Affermo dove ha abitato con la famiglia per parecchi anni. Sono molto contenta per mio figlio!
Ringrazio il dott. Adamo, che gli ha salvato la vita. Mio figlio è stato in coma dopo la caduta dalla moto nelle vicinanze di Motta.  E’ stato premiato pure a Motta D’Affermo con una pergamena. Ringrazio Vincenzo perché, per il suo impegno, mio figlio Michele è stato onorato e festeggiato nella sua terra. Grazie a tutti
”.
Gli applausi che Michele ha ricevuto sono stati molto calorosi.
MICHELE PELUSO è nato a Mistretta l’8/12/1979.Vive in Piemonte, ad Alessandria, per motivi di famiglia e di lavoro.

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La moglie Tamara, Michele, la mamma Biagia, il papà Agostino

Michele è un valido Atleta della FIPE “ Federazione Italiana Pesistica ” ma, principalmente, è un Powerlifter sempre appartenente alla FIPL “ Federazione Italiana POWERLIFTING”.
E’ figlio del Brigadiere Agostino Peluso, servitore e figlio dell’Arma dei Carabinieri per quasi 40 anni. Negli ultimi anni della sua carriera militare ha prestato servizio a Motta D’Affermo.
Michele è stato per 4 anni nella Marina Militare a bordo della Nave Scuola Amerigo Vespucci.
E’ stato protagonista dello show televisivo svoltosi nel contesto della trasmissione  televisiva <<Vuoi Scommettere>>  andata in onda sul canale 5 il 15 maggio u.s.  Presentato in prima serata alle 21:20 da Michelle Hunziker, la prova è consistita nel sopportare sulle braccia, per il lungo tempo di 2 minuti, un carico di 25 Uomini appartenenti alla Fanfara dei Bersaglieri, peso corrispondente a circa 1800 kg. Il powerlifting, termine di origine inglese che significa “alzata di potenza“, è una disciplina sportiva nella quale ogni atleta è impegnato nell’esecuzione di tre esercizi: lo squat, la distensione su panca piana e lo stacco da terra.
Grazie alla passione per questo sport Michele ha accumulato una ricca collezione di premi costituita da 21 medaglie d’oro, due d’argento e due di bronzo.

 

 

 

 

 

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ago 16, 2018 - Senza categoria    No Comments

1° EDIZIONE CONCORSO “BALCONE FIORITO” A MISTRETTA

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L’Associazione Oceano­_Mistretta-Messina, l’organizzazione no-profit presente a Mistretta e formata da tanti bravi giovani volontari amanti del bello, hanno organizzato la 1° Edizione del Concorso “Balcone Fiorito” per l’anno 2018,  concorso di arredo e di allestimento floreale dei balconi.

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Ciò per dimostrare quanto è importante curare l´immagine di Mistretta da parte di tutti i mistrettesi che hanno risposto positivamente all’invito di colorare e di ingentilire l´immagine dei 50 balconi delle loro abitazioni domestiche dove hanno esposto svariate composizioni floreali.
 Un ringraziamento meritato è diretto alla giovane Simona Spinnato che, con notevole spirito di collaborazione, con tanta fantasia e con grande entusiasmo, ha seguito tutte le fasi del concorso “Balcone fiorito”.
Il Concorso è nato principalmente dall’intenzione di migliorare in modo semplice e naturale il nostro paese attraverso l’ornamento floreale di balconi, di terrazze, di anniti.
Fra i fiori hanno predominato i gerani pendenti, dalle tonalità rossa, rosa, bianca, come simbolo del pregio floreale e come stimolo verso la “cultura del bello”. I balconi fioriti, ciascuno contrassegnato da un numero ROSA, come il colore della locandina realizzata dalla bravissima Simona Spinnato ed esposto nel proprio balcone per tutto il periodo del concorso, affacciati lungo la via Libertà e in altre strade, vie e viuzze del paese, hanno mostrato più accogliente e più bella la nostra Mistretta ai residenti e ai forestieri. Sicuramente, la vista di un balcone fiorito fa brillare sempre gli occhi, fa gioire il cuore e lo spirito!
 Nella premessa del programma si legge:”I fiori hanno la capacità innata di abbellire, con i loro colori e profumi, un balcone spoglio, una finestra disadorna, un vicolo, una strada, una piazza, un angolo del quartiere”.
Durante la miavisita del 20 luglio u.s. ai balconi fioriti, oltre alle piante di gerani, ho notato anche qualche Girasole, alcuni vasi di Tagetes, qualche Gazania, un solo Glicine, alcune Rose, qualche Aloe, tante Ortensie, qualche Surfinia e Orchidea, qualche Cycas, ma anche il Finocchietto selvatico, il Rosmarino, il Prezzemolo, il Basilico, la Salvia, la Mentuccia, tutte droghe alimentari molto utili nell’arte culinaria.
Personalmente, penso che la lodevole iniziativa di istituire la 1° Edizione del concorso “Balcone fiorito” non solo abbia stimolato la promozione dei valori ambientali e turistici della nostra amata Mistretta, ma abbia dato la prova che gli amastratini posseggono il “pollice verde” nel saper curare abilmente piante e fiori e di essere stati maggiormente sensibilizzati a valorizzare il verde, a rispettare la Natura, in particolare a proteggere il patrimonio che la città di Mistretta possiede, esattamente le due ville comunali, la villa “Giuseppe Garibaldi” e la villa “Chalet”.
Per valutare la prima edizione del concorso “Balcone Fiorito” è stata nominata una GIURIA TECNICA composta dai giurati che hanno espresso i propri criteri di valutazione sui balconi fioriti.
Sono: UGO MACCA’: Artista e fotografo. Fotografo vicentino dal 1980 la cui patria elettiva è, da oltre trentacinque anni, la cittadina di Mistretta. Ha prodotto innumerevoli libri fotografici su Mistretta tra cui i più noti sono: il primo Libro fotografico “Mistretta” e “Ritratti d’autore”.
I Criteri di valutazione di Ugo Maccà sono stati: 1) Contesto architettonico  2) Presenza di elementi  tipici 3) Esposizione alla luce 4)Armonia della disposizione dei fiori 5) Cromatismo floreale 6)Visibilità dall’esterno 7) Orientamento alla luce.
NELLA SEMINARA:  Laureata in Scienze Naturali, è stata docente di Scienze matematiche, chimiche, fisiche e naturali nelle Scuole Statali. E’ scrittrice di innumerevoli articoli botanici, storici e architettonici su Mistretta e su Licata che pubblica nel suo blog. Ha pubblicato il video libro dal titolo: “ La Villa Comunale <<G. Garibaldi>> di Mistretta un giardino all’italiana” e il videolibro dal titolo “Mistretta in immagini tra passato e presente”. Ha anche pubblicato il libro “Da Licata a Mistretta, un viaggio naturalistico”.  Ha curato la pubblicazione dei libri: ”Sintiti, Sintiti”, del prof. Carmelo De Caro, e “Amoenitates”, del prof. Gaetano Todaro.
I Criteri di valutazione di Nella Seminara sono stati: 1) Eleganza nella composizione floreale 2) Accostamento dei colori e dei profumi 3) Adattamento all’ambiente 4) Facilità di coltivazione 5) Tipo di riproduzione per la conservazione della specie 6) Resistenza alle azioni meccaniche 7) Pianta innocua o causa di allergie.
NINO DOLCEMASCHIO: E’ esperto in marketing turistico e beni culturali/ Operatore del patrimonio culturale immateriale. Da anni è un’apprezzata e valente guida turistica di Mistretta.
I Criteri di valutazione di Nino Dolcemaschio sono stati:1) Memoria storico artistica 2) Posizione strategica 3) Pregio e rarità 4) Iintegrazioneurbanistica  5) Vivacità cromatica. 6) Valorizzazione e tutela. 7) Conservazione e fruizione pubblica.
SEBASTIANO DI FRANCO: Ingegnere edile-architetto, si è laureato nel 2016 redigendo la tesi sul Restauro del Carcere di Mistretta. Abilitato nel 2016, svolge l’attività di libero professionista a Mistretta.
I Criteri di valutazione di Sebastiano Di franco sono stati 1) Tipologia e decoro parte intradossale (mensole, arco andito, ecc.) 2) Tipologia e decoro parte estradossale (soglie, pavimentazione, ecc.) 3) Tipologia e decoro parapetto (ringhiera, muretto, ecc..) 4) Tipologia e decoro vano apertura a parete 5) Accostamento materico 6) Accostamento cromatico 7) Stato di conservazione globale.
Pertanto la Giuria ha valutato:
-Varietà e composizione di fiori e piante;
-Migliore combinazione di colori;
-Originalità e creatività;
-Sana e rigogliosa crescita della pianta durante il concorso;
-Inserimento armonico nel contesto urbano;
-Qualità dei materiali dei vasi utilizzati;
-Tipologia architettonica del balcone.
Gli obiettivi del concorso sono stati pertanto: Promozione dei valori ambientali e della cultura delle piante e dei fiori; educazione al rispetto dell’ambiente e alla salvaguardia del decoro urbano.
La cerimonia di proclamazione dei classificati per categoria è avvenuta il 13 agosto 2018. Teatro della manifestazione è stata l’accogliente sala delle conferenze del palazzo della cultura Mastrogiovanni-Tasca a Mistretta.

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Ha aperto i lavori la dott.ssa Rosalinda Sirni che, nel suo discorso introduttivo ha detto: ”La neo –associazione, costituita nel 2014 come associazione culturale, musicale e sportiva, nasce dalla voglia di questi bravi giovani di unirsi insieme per valorizzare le bellezze della nostra città. Si sono occupati di molti eventi culturali e quest’anno hanno pensato di indire il concorso “Balcone Fiorito” sensibilizzando i cittadini ad abbellire i loro balconi con fiori colorati. L’evento ha avuto grande successo perchè hanno partecipato 50 concorrenti . Cari ragazzi ,avete reso la nostra cittadina colorata, radiosa, con tutti questi fiori che hanno portato una ventata di freschezza e di bellezza“.

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 Ha preso la parola l’avv. Liborio Porracciolo, sindaco della città di Mistretta, che ha messo in luce la collaborazione di tutte le associazioni. Le sue parole: ” Senza le associazioni non avemmo riempito il cartellone dell’estate amastraina e senza le associazioni, come l’associazione Oceano, non avremmo avuto un momento di valorizzazione del nostro centro storico perché Mistretta, splendida cittadina come la conosciamo tutti, con questi balconi fioriti, con tutte queste famiglie, che facevano a gara per abbellire il loro balcone, il loro prospetto reso veramente simpatico, è stata ancora più bella. E’ stato un momento di collaborazione tra l’associazionismo e la gente comune. Sono veramente felice di questo momento di pubblicità della nostra città, di pubblicità per le notizie belle, per le cose lodevoli come è quello del concorso “Balcone Fiorito”. Sono veramente felice e griderò sempre il mio ringraziamento a tutte le associazioni locali e oggi, in particolar modo, all’Associazione Oceano”.

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Il giovane Alvaro Biffarella, presidente dell’Associazione, ha detto: ” Ci siamo occupati di eventi musicali però, quest’anno, grazie all’idea di Simona Spinnato di indire il concorso“Balcone Fiorito”, abbiamo voluto valorizzare le bellezze architettoniche della nostra città che è ricca di tante opere d’arte”.

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Nel suo breve intervento Nella Seminara ha ringraziato l’Associazione Oceano per la lodevole iniziativa di indire il concorso “Balcone fiorito” per rendere più bella e accogliente la città di Mistretta, ha sensibilizzato i presenti al rispetto e alla protezione di tutte le piante, siano esse erbacee, annuali o perenni, perché da esse dipende tutta la nostra esistenza. Senza le piante la vita sulla Terra sarebbe impossibile.

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La cerimonia è continuata con la proiezione delle foto di tutti i balconi fioriti chiamando ogni singolo concorrente al quale è stata rilasciata la pergamena ricordo.

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Successivamente si sono premiati i 3 concorrenti delle tre categorie.
Per la CATEGORIA LIKE tutte le foto dei balconi fioriti, iscritti al concorso entro il 31 luglio 2018, sono state inserite all’interno di un album sulla pagina facebook dell’Associazione Oceano_Mistretta pubblicato giorno 1 agosto 2018.
Il balcone fiorito che entro le ore 23:00 del 1 Agosto ha ricevuto il maggior numero di “MI PIACE” ha vinto questa categoria.
E’ stato premiato il balcone n° 19, del signor Salvatore (Nino) Napoli, che ha ricevuto 439 like.
Ha ricevuto un Buono per fornitura offerto dai fiorai da utilizzare entro il mese di maggio 2019.

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Per LA CATEGORIA CON GIURIA 1° edizione “Balcone Fiorito” ha ricevuto il 3° premio il balcone n° 13, sito in via Noè  Marullo, della giovane Eleonora Liddino.

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 Ha ricevuto il 2° premio il balcone n° 9, sito in via Libertà, la signora Vincenza Spinnato.

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Entrambe hanno ricevuto in premio l’attestato ricordo.
Ha ricevuto il 1° premio il balcone n° 45, sito in via Libertà, della dott.ssa Maria Alpinelli, che ha ricevuto in omaggio, oltre all’attestato, un bellissimo vaso di ceramica con i girasoli decorato a mano dall’artista Antonio Manno e che è stato esposto nella vetrina del bar “’NTABUATTA” , di Davide e di Maria Grazia, lungo la via Libertà e reso visibile fino alla fine del concorso.

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Consegna il vaso il presidente dell’Associazione Alvaro Biffarella

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Per la  CATEGORIA SORPRESA il giurato Ugo Maccà ha estratto a sorte

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il biglietto rosa D12 posseduto dalla signora Lucia Lorello che ha ricevuto in omaggio un kit di floricultura “POLLICE VERDE” offerto dagli sponsors: Ferramenta Iraci, Volo Sebastiano, AgriPet di Chiavetta Laura da ritirare  entro il 31 Agosto contattando l’Associazione Oceano.
Questa categoria è nata per permettere a chiunque di partecipare, anche senza balcone fiorito,  per contribuire alla buona riuscita dell’evento!
Adesso, anche Lucia Lorello si  impegnerà ad allestire e  ad abbellire il suo balcone.

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Simona Spinnato,

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 per la riuscita dell’evento, ha ringraziato: il sindaco Liborio Porracciolo, l’Amministrazione comunale per avere dato l’uso della sala, l’Assessore comunale dott.ssa Rita Lutri per la sua disponibilità, i giurati Ugo Maccà, Nella Seminara, Sebastiano Di Franco, Nino Dolcemaschio, tutti i componenti dell’associazione Oceano, il  presidente Alvaro Biffarella e il segretario Leonardo Lorello, Davide e Maria Grazia, i proprietari del bar ‘Ntabuatta, gli amastratini che si sono impegnati ad abbellire i loro balconi con addobbi floreali e, soprattutto, il mistrettese che non ha mai avuto il”pollice verde” ma ha promesso: “Questo mese mi impegnerò ad abbellire e curare il mio balcone”, le fiorerie e tutti gli sponsors designati per le premiazioni a tema “pollice verde“: Ceramiche artistiche di Antonio Manno, Volo Sebastiano, AgriPet di Chiavetta Laura, Iraci S.R.L ferramenta e colori, Fioreria Sant’Antonio di Alfieri Andrea, Fioreria di La Rosa Antonino, New Project Natura Viva di Grillo Andrea, Non Solo Fiori di Lavinia Provinzano.

Gli sponsors:

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 L’omaggio floreale a Rosalinda e a Simona ha concluso la piacevole serata alla quale hanno partecipato tantissime persone.
Abbondanti e sinceri sono stati gli applausi.

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da sx:  Nella Seminara-Alvaro Biffarella-Nino Dolcamaschio-Rosalinda Sirni-Sebastiano Di Franco-Ugo Maccà-Simona Spinnato-Leonardo Lorello-Liborio Porracciolo.

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Questa 1° Edizione del concorso “Balcone Fiorito” è stata  una bellissima esperienza che ha coinvolto gli amastratini che hanno partecipato con entusiasmo a un momento così importante e che ha reso Mistretta elegante, accogliente e ammirata.
Bravi tutti!

LE FOTO DI TUTTI I BALCONI FIORITI

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