Crea sito
feb 10, 2020 - Senza categoria    No Comments

ANTONIO MANNO DI MISTRETTA L’ARTISTA DELLA BELLA CERAMICA!

1 OK

Mistretta, nota cittadina sui monti Nebrodi, è orgogliosa di avere dato e di continuare a dare i natali ai suoi cittadini che si sono distinti e ancora si distinguono nelle diverse arti: nella poesia, nella letteratura, nella musica, nella pittura, nella scultura etc, personaggi pronti a valorizzare i suoi tesori ambientali, naturalistici, architettonici, religiosi e folkloristici.
Antonio Manno è uno di loro!

2 OK

E’ un bravissimo artista, capace di creare veri capolavori degni di grande ammirazione.
Carissimo Antonio Manno, mio grande amico, personalmente voglio congratularmi con te per la tua capacità creativa soprattutto nell’arte della Ceramica e della Pittura. Antonio non sei solo amico mio, ma sei amico dei mistrettesi per il tuo carattere aperto, socievole e accogliente.

Chi è Antonio Manno?
Antonio Manno nasce a Mistretta il 9 ottobre 1987. Fin da piccolo dimostra di possedere una spiccata attitudine per le attività di disegno tanto da essere stimolato e orientato dalla famiglia a intraprendere gli studi artistici.
Nel 2006, all’Istituto Regionale d’Arte di Santo Stefano di Camastra, consegue il diploma in Grafica Pubblicitaria.
Dopo un’attenta analisi del percorso effettuato e della prospettiva futura, capisce che la passione, quella vera, è per la Pittura nel senso stretto del termine. Decide di iscriversi all’Accademia Delle Belle Arti di Palermo frequentando il corso di Pittura. Nei primi tre anni di frequenza al corso sperimenta e approfondisce le più svariate tecniche pittoriche dando libera esplosione alla propria immaginazione prediligendo uno stile che abbraccia la corrente del surrealismo. Nel 2010   consegue la laurea triennale in Arti Visive e Discipline dello Spettacolo, indirizzo Pittura, con la meritata votazione di 110/110.
Le tecniche pittoriche antiche sono state l’argomento della tesi. Ha affrontato un tema molto personale per un mistrettese, ovvero su San Sebastiano, prendendo, come esempi, le icone classiche e importanti di vari artisti come il Mantegna, il Perugino, Tiziano e via via fino ad arrivare alla realizzazione scultorea del concittadino mistrettese Noè Marullo.
Il corso specialistico è affrontato sia sul piano pittorico, sia su quello calcografico usando le tecniche dell’incisione e della litografia.
Quindi un cambio di direzione: i temi affrontati adesso fanno parte della realtà e non più della surrealtà. Antonio predilige la raffigurazione iperrealista e, principalmente, le scene che riguardano il territorio dove vive e che lo hanno caratterizzato: usanze, lavori e tradizioni del passato, ma che vivono anche oggi. Nel 2012 consegue la laurea Specialistica nel medesimo indirizzo con la votazione di 110/110 con lode presentando una tesi demo-etno-antropologica su Mistretta e sugli antichi mestieri attraverso il segno, una serie di immagini d’epoca realizzate con la tecnica dell’incisione, della litografia e del disegno a carboncino. Partecipa a tre collettive di pittura che tendono a rivalutare alcuni quartieri del centro storico di Mistretta.
Nel 2014, dopo aver frequentato diversi laboratori e avendo appreso bene l’arte della ceramica, avvia un’attività di ceramica, di disegno e di pittura a Mistretta, impiantando la sua bottega in via Giovanni Falcone n.68,dove attualmente lavora collaborato dall’affettuosa moglie, la signora Carmen  Marino.

2a OK

2b

Antonio è un artista, che produce ceramiche pittoriche con abilità e con maestria, che sa seguire accuratamente ogni fase della produzione dei manufatti, dall’idea, alle forme, ai decori impegnandosi fino a ottenere i risultati desiderati.
La sua produzione comprende ceramiche ornamentali e di uso domestico quali: piatti decorati con motivi floreali e con immagini di Santi,

3 OK

4 OK

5 OK

5a OK

6 Madonna-con-Bambino- OK

7 SAN MICHELE OK

barattoli da cucina  e utensili, vasi, le pigne, simbolo di abbondanza e di prosperità,

8a OK

9 OK

10

10a OK

10b OK

 piccole formelle con l’effigie di San Sebastiano, patrono della città di Mistretta, presepi e presepini,

11 FORMELLA DI SAN SEBA OK

12 OK

13 OK

 lumi e teste di moro,

14 OK

15 OK

complementi d’arredo per ambienti interni ed esterni, oggetti vari per ricordare momenti particolari o per celebrare eventi e festività.
Vasto è, pertanto, l’assortimento di articoli da regalo di diverso tipo, anche in pittura

16 OK

17 OK

18 OK

19 OK
Nei suoi lavori Antonio trae ispirazione dall’arte sacra, attraverso riproposizioni di grandi classici, ma anche dalla cultura locale, dalla tradizione siciliana e, in genere, dalla bellezza dell’arte in tutte le sue forme. Particolare rilievo dà, senza dubbio, alla collezione “Carretto” riproducendo i colori, i decori e le tematiche che si trovano usualmente nei pittoreschi carretti tipici siciliani.
Realizza anche inserti, disegni, dipinti su tela e trompe l’oleil.
Questo tipo di pittura nasce dall’insieme di prospettiva e di realismo, metodi che puntano a superare il limite tra realtà e finzione creando uno spazio visivo che si allarga a piacimento del cliente.
Nel laboratorio di Antonio Manno, si possono ammirare e acquistare ceramiche di notevole pregio realizzate e dipinte rigorosamentea mano, manufatti che integrano tradizione e modernità con uno stile unico e originale, che racconta lo spirito e l’anima dei luoghi siciliani dove il maestro vive e trae ispirazione.
Io penso che la visita al laboratorio di Antonia Manno sia gradevole alla vista, istruttiva, e ideale per abbellire le nostre case con i suoi lavori. L’impegno di tutti è quello di diffondere il giovane marchio di Antonio Manno che segue gli esempi della tradizione e punta sulla creatività, sulla bellezza e sul patrimonio storico-artistico legato al territorio. La qualità e la cura dei dettagli sono i tratti distintivi che rendono unica e irripetibile l’opera creativa di Antonio Manno.

CLICCA QUI

 Le riflessioni di Antonio Manno: ” Dopo la laurea la direzione da prendere è sicuramente quella del lavoro e ormai, lontano da Palermo, che tanto respiro mi ha dato dal punto di vista artistico, mi sono guardato intorno ed ho visto quanta poca possibilità avevo a Mistretta di continuare a fare quello che mi piaceva fare. Poi, ho avuto l’idea di visitare la ceramica di Santo Stefano di Camastra, unica realtà artistica, lavorativamente parlando, cittadina vicina a Mistretta, a casa mia!
Qui si vive di Ceramica e mi accorgo che non è poi una tecnica così lontana dalla pittura, cugina stretta della ceramica, se si prende con passione. Quindi, ricevendo accoglienza in vari laboratori ceramici del luogo, giorno dopo giorno ho capito che la tecnica era più difficile di quella che pensassi, che il margine di errore durante l’applicazione del colore sulla superficie smaltata è davvero minimo, che una gradazione più o meno acquosa della pennellata potrebbe rovinare l’oggetto.
Una volta presa confidenza con la tecnica, mi sono accorto, invece, di quanta soddisfazione trovavo nello svolgimento di tutte le fasi del lavoro.
I colori, dapprima spenti, diventavano brillanti dopo la cottura, una vera e propria magia! Così, dopo una
bella esperienza di apprendista, non trovando opportunità lavorative concrete, e dopo aver girato in lungo e in largo per conoscere importanti realtà ceramiche come Faenza, Bassano del Grappa, Caltagirone, Sciacca, ho preso la decisione, sofferta e complessa, di aprire una bottega d’arte a Mistretta.
Fino ad oggi le soddisfazioni sono state molte! Avere un laboratorio tutto per me è stato il desiderio più grande che è divenuto realtà, uno spazio a mia disposizione dove sperimentare nuove tecniche, dove creare i manufatti, dove passare anche lunghe le notti a lavorare, anche perchè chi, come me, fa il mestiere di artigiano sa bene che non ci sono orari di lavoro, ma il tutto si muove attorno alle tempistiche, alle scadenze, ma, soprattutto, all’ispirazione.
La mia ceramica, dal punto di vista stilistico, predilige quasi completamente il genere figurativo e, da questo punto di vista, sono ancora in fase di studio.
Prediligo raffigurare il <<bello ideale>>, che apprezzo nelle opere dei più grandi artisti del passato che hanno realizzato, attraverso i loro sapienti colpi di pennello, opere meravigliose.
Ricordo: Raffaello, Leonardo, il Perugino, Michelangelo, ma anche la pittura considerata di pittori <<Minori>> presente nel nostro territorio e che si può toccare con mano nei nostri musei e nelle nostre chiese. Insomma gli spunti non mancano di certo! Altrettanti illustri pittori ceramisti hanno costruito la storia della ceramica e il mio sguardo è sempre rivolto momentaneamente al periodo rinascimentale dove, soprattutto nel centro dell’Italia, operavano alcuni come Mastro Giorgio Andreoli, inventore della tecnica del lustro (oro e rubino) su vasi in ceramica. Anche dal punto di vista dell’ornato mi trovo in una fase di studio.
Mi piace affrontare sempre nuovi decori attraversando i vari stili, dallo stile romano a quello gotico a quello rinascimentale al barocco fino al liberty o, addirittura, ai decori del carretto siciliano che, per la loro vivacità, amo particolarmente. Da sottolineare anche tutte le ispirazioni per immagini e per decori che traggo dalla mia stupenda cittadina attraverso scorci e opere scultoree realizzate dagli antichi maestri scalpellini
”.

Auguri Antonio, di un buono e lungo cammino!

 

 

 

 

.

 

 

Print Friendly
feb 6, 2020 - Senza categoria    No Comments

LA STORIA DELLA CERAMICA DI SANTO STEFANO DI CAMASTRA RACCONTATA DA NELLA SEMINARA AL CUSCA DI LICATA.

0

Al confine tra le province di Messina e di Palermo, a circa 50 chilometri a est di Cefalù, sorge la cittadina di Santo Stefano di Camastra, meglio conosciuta come “La Città delle Ceramiche”.
E’ posizionata a 70 metri sul livello del mare. E’ una cittadina molto caratteristica, unica nel suo genere.
Città d’arte, Santo Stefano, porta e punto più alto del mondo nebrotico, prezioso gioiello urbanistico e architettonico restituito alla sua originale purezza.
Piccolo mondo dove miracolosamente persiste e continuamente si ricrea il lavoro più antico dell’uomo, la ceramica, che unisce e armonizza i quattro elementi empedoclei, che crea forme, inventa di continuo linee inedite e colori smaglianti.” (V. Consolo).
L’arredo urbano è abbellito dagli inserti di ceramica colorata e decorata.
Le sue strade sono piene di botteghe che espongono coloratissimi manufatti di ceramica. I numeri civici delle abitazioni private, le insegne dei negozi e dei bar, i pavimenti dei locali, le fontane, i sedili, i muri sono rivestiti da splendidi lavori di ceramica e di mattonelle maiolicate che conferiscono alla cittadina di Santo Stefano di Camastra una cornice unica e magica.
Chi giunge a Santo Stefano di Camastra, oltre alle tante vetrine dei negozi, dovrebbe visitare: il Duomo, costruito nel 1685, contenente bellissime statue e dipinti del ’600 e del ’700; la Chiesa di Maria SS.ma della Catena, che accoglie la tomba del Duca di Camastra, il Palazzo Trabia, sede del Museo della Ceramica, il Palazzo Armao, sede della Biblioteca Comunale, arricchito all’esterno da frontoni neoclassici e decorazioni in ceramica. Anche le tombe del Cimitero Vecchio sono rivestite di antiche mattonelle.
Obbligatoriamente dovrebbe affacciarsi dai bellissimi e frequentati balconi “belvedere” dai quali si vedono: il mar Tirreno, le isole Eolie, la montagna di Mistretta.
La storia di Santo Stefano di Camastra è racchiusa nei toponimi: prima si chiamava Noma, civiltà di pastori e di contadini; poi Santo Stefano di Mistretta, perché era un piccolo agglomerato urbano posto a 500 metri di altitudine, alle dipendenze di Mistretta, ma che, nel 1682, fu distrutto da una frana. La popolazione si trasferì presso la costa, nella località “Piano del Castellaccio”,  nella terra di proprietà di don Giuseppe Lanza Baresi.
Dal 1682 la storia di Santo Stefano di Camastra si lega, quindi, alla figura di don Giuseppe Lanza Barresi, cavaliere dell’Alcantara, Duca di Camastra e Principe di Santo Stefano che, nel 1683, ottenne dal Viceré di Sicilia la licenza di riedificare l’attuale città.
Don Giuseppe Lanza Barresi, nel concepire l’idea del nuovo centro urbano, accolse i suggerimenti di uno dei più grandi ingegneri militari del 1600, il Grunemberg.
L’impianto urbanistico fu disegnato sullo schema di uno dei parchi di Versailles e al quale si richiama la forma della pianta della villa Giulia di Palermo.
Quindi, la città di Santo Stefano di Camastra porta il nome di Don Giuseppe Lanza Barresi Duca di Camastra.
Il centro storico di Santo Stefano è, senza dubbio, uno dei più affascinanti centri storici presenti in Sicilia.  Si presenta con un quadrato imperfetto diviso in 4 parti e al cui interno si inseriscono un rombo e due diagonali.
Per facilitare l’opera di costruzione presso le cave di argilla furono impiantati i cosiddetti “stazzuni” dove si producevano il materiale da costruzione e il vasellame per uso domestico. Tracce di forni e testimonianze storiche lasciano supporre l’esistenza di un’attività ceramista sin dall’epoca araba.
Fin dai primi anni del XVIII secolo gli “stazzunari” stefanesi producevano manufatti di terracotta.
Grazie all’iniziativa di don Michele Armao, designato dalla vedova del Duca di Camastra “Governatore della terra di Santo Stefano”, fu insediata la prima fabbrica specializzata nella tecnica dell’invetriatura per la realizzazione di 100 giare stagnate per la conservazione dell’olio.
L’incarico fu affidato a Mastro Domenico Lo Presti, proveniente da Barcellona Pozzo di Gotto, e residente a Sant’Agata di Militello.
Egli, insieme all’apprendista Antonino Ragazzo, si trasferì nella città di Santo Stefano di Camastra dove impiantò, con il benestare di don Michele Armao, la propria fornace perché, per contratto, il trasporto del materiale da Barcellona a Santo Stefano di Camastra doveva avvenire a “proprio risico e periculo”.
La storia continua…
Santo Stefano di Camastra è oggi un punto di riferimento nell’arte della ceramica ed è il maggiore centro produttivo di ceramiche della Sicilia occidentale. Le botteghe artigiane, che sostengono l’economia del paese, vantano una produzione artigianale della ceramica con un ricchissimo repertorio di forme, di figure e di colori che coesistono con i motivi tradizionali.

IMG_20200127_091713OK

1 ok

2 ok

3 ok

4 ok

L’ideazione dell’oggettistica in ceramica risale già al periodo tra il 5.000 e il 10.000 a.C., quando gli antichi uomini, usando la creta bagnata, modellata, essiccarla al sole, o posta sul fuoco, ottenevano recipienti in ceramica dura: giare per conservare l’acqua e l’olio, pentole per cucinare, grandi piatti, ciotole, etc.
Pirandello nel suo racconto “La giara” scisse: “Lo Zirafa, che ne aveva un bel giro nel suo podere delle Quote a Primosole, prevedendo che le cinque giare vecchie di coccio smaltato che aveva in cantina non sarebbero bastate a contener tutto l’olio della nuova raccolta, ne aveva ordinata a tempo una sesta più capace a Santo Stefano di Camastra, dove si fabbricavano: alta a petto d’uomo, bella, panciuta e maestosa, che fosse delle altre cinque la badessa”.

6 ok ok

7 ok

A Santo Stefano di Camastra ci sono stati i primi lavoratori della creta a mano. Poi, grazie ai primi utilizzi della tecnologia della ruota, cioè il tornio da vasaio, cominciarono a costruire vasi, anfore, ciotole e orci.

8 ok

9 ok

10 ok

11 ok

Successivamente inizio la produzione degli oggetti di ceramica, di mattoni, di tegole e di piastrelle.

13 ok

L’argilla si estraeva dalla cava nelle grotte o nelle gallerie trasportandola con i cufina, contenitori in verga di forma tronco-conica e, se c’era spazio nella galleria, entravano anche gli asini adibiti al trasporto dell’argilla. Si chiamavano “scecchi ritaluora”.
“U ritaluoro” era un uomo che disponeva di un certo numero di asini per il trasporto e per la consegna dell’argilla ai committenti che la ordinavano.  Lo aiutavano i suoi figli e qualche altro ragazzino pagato per compiere questo lavoro. Ogni asino trasportava in media 60Kg di argilla a “viaggiu” ripartita in due “cancietri”, ceste di verga di forma allungata.  Ogni cesta aveva la capacità di 30Kg.
Nel XIX secolo avvenne la trasformazione della tecnica di produzione da artigianale a industriale.
Il salto di qualità si deve a don Gaetano Armao che, pur continuando a produrre materiale fittile e stoviglie invetriate per uso domestico, cominciò a sperimentare nuove tecniche per la produzione della ceramica, in particolare dei mattoni maiolicati, cimentandosi, in seguito, nella produzione di vasi alla maniera greca o etrusca.

15 ok

Nel dopoguerra le fabbriche non produssero più mattoni e anche la produzione delle ceramiche subì una stasi.
I pochi ceramisti rimasti continuarono a realizzare oggetti di uso quotidiano.
In seguito all’apertura della statale 113, che collega Palermo a Messina, nacquero le nuove botteghe artigianali con lo scopo di offrire ai turisti oggetti tipici della tradizione locale. Purtroppo, con l’uso dell’autostrada  A/20 Palermo – Messina, i viaggiatori non attraversano più il centro di Santo Stefano di Camastra con grave danno per l’economia locale.
Tuttavia, numerosi sono i negozi e i laboratori di ceramica che espongono i loro manufatti: piatti, tazze, brocche, caraffe, vasi, acquasantiere, oggettistica di vario genere, mattonelle, che vivacizzano soprattutto tutta la Nazionale, la via che si allunga in direzione di Messina.

16 ok

17 ok

18 ok

19 ok

20 ok ok

21 ok

5 ok

Tutti i manufatti sono decorati a mano e dipinti con motivi tipici siciliani.
Molta ceramica oggi è prodotta industrialmente, tuttavia si trovano ancora piccoli artigiani che realizzano pregiate ceramiche rigorosamente lavorate a mano.
E’ presente anche una grande esposizione di prodotti realizzati in pietra lavica, soprattutto tavoli rettangolari, quadrati e rotondi,  con un’ ampia possibilità di scelta.

22 ok

23 ok okk

 Il luogo di nascita delle piastrelle può essere fatto coincidere con i paesi mediterranei orientali dove nel 3.000 a.C. gli egiziani fabbricavano mattonelle smaltate con la vernice azzurra ottenuta dalla malachite, che ancora oggi ricopre gli amuleti egizi per eccellenza.
La piastrella era un prodotto particolarmente sofisticato e molto costoso, utilizzato solo per le costruzioni di maggiore importanza e prestigio.
Inizialmente, come i vasi e le stoviglierie, le piastrelle erano prive di rivestimenti o smalti e prevalentemente incise.
Durante la supremazia greca e romana tali produzioni caddero in disuso, conservandosi solamente nella civiltà che più contribuì alla diffusione dell’utilizzo della piastrella: quella araba.
Furono, infatti, questi popoli che raggiunsero, nella produzione delle piastrelle, rilevantissimi risultati artistici imparando a sostituire i graffiti con linee di pigmento, a ottenere differenti colorazioni e a tenerle separate.
L’espansione araba a Ovest e le repubbliche marinare contribuirono a diffondere questi prodotti in tutto il Mediterraneo dove nacque una cultura della piastrella, prima con la maiolica e poi con le ceramiche.
La piastrella, inizialmente usata solo per il rivestimento di pareti, inizia ad essere utilizzata anche per rivestire soffitti, scalini, panche e muretti.
La fiorente e apprezzata produzione di mattonelle maiolicate a Santo Stefano di Camastra favorì l’esportazione in tutto il meridione d’Italia e in diversi paesi dell’Africa settentrionale.
La realizzazione delle mattonelle maiolicate richiese una migliore organizzazione delle officine che attinsero a maestranze specializzate provenienti da Napoli e dalla Francia.
L’argilla veniva pressata in “finestre” di legno di 22 cm di lato e marchiata sul retro con il nome della fabbrica.
La creta, asciugando, si rimpiccioliva e il mattone “stampato” raggiungeva la misura tradizionale di cm. 20 x 20.

24 ok

Una volta asciugate, le mattonelle venivano messe a cuocere in forni a legna.
L’operazione di cottura durava circa venti ore e quella di raffreddamento due giorni.
Le mattonelle venivano poi decorate. I colori più usati erano: il verde ramina, il giallo-arancio, il blu cobalto, il rosa e il manganese, quasi sempre su smalto bianco.
Dopo la decorazione, si procedeva alla seconda cottura.
Il trasporto avveniva tramite i carretti, ma, soprattutto, via mare con appositi velieri ormeggiati nella zona delle “Barche Grosse”.
Il repertorio dei decori, in un primo momento non  molto vasto, si fece via via più ricco di interventi manuali.
Ad ogni decoro viene dato un nome: “rococò”, “cinque punti”, “rigatino”, “lancetta“, ma vengono anche introdotti motivi francesi presenti nelle porcellane settecentesche che utilizzano solo il blu cobalto su bianco.
Importante, per la formazione dei nuovi giovani artisti, è l’attività dell’Istituto Regionale d’Arte per la Ceramica, oggi Liceo Artistico, frequentato da studenti provenienti anche dai paesi vicini.
L’ex dimora di don Giuseppe Lanza Barresi, Duca di Camastra, oggi denominato Palazzo Trabia, è la sede del Museo della Ceramica, ma è anche un centro polivalente per attività culturali.

26 ok

Attualmente la raccolta museale consiste nell’esposizione di una vasta serie di oggetti dell’antica tradizione stefanese,

27 ok

 oggetti d’uso quotidiano legati alle esigenze della famiglia e del lavoro, ma espone anche un assortito campionario della produzione moderna.
Vasta è pure la raccolta delle antiche mattonelle maiolicate, circa 1500, vero vanto della produzione di Santo Stefano di Camastra dal XVII secolo ad oggi.
Se è vero che i maestosi palazzi siciliani furono impreziositi dalle splendide mattonelle di Santo Stefano di Camastra,

???????????????????????????????????????????????????????????????????????????

è anche vero che la tecnica di smaltare e di decorare mattoni è stata ed è la vera arte dei maestri ceramisti stefanesi che, insieme alla produzione più “povera” degli oggetti d’uso comune e della ceramica artigianale, hanno fatto di questo centro una vera e propria città d’arte che vuole continuare a imporsi con grande dignità all’attenzione culturale ed economica del mercato nazionale e internazionale.

29 ok

30 ok

86388938_2990379544326048_4090160320201359360_o OK

Le Fonti:
- Il libro Santo Stefano di Camastra LA CITTA’ DEL DUCA a cura di NUCCIO LO CASTRO
- Depliant turistico  SANTO STEFANO DI CAMASTRA
- Segreteria Ceramiche DESUIR DUCA DI CAMASTRA

NEI  PROSSIMI ARTICOLI: LA FIGURA  DEL CERAMISTA AMASTRATINO ANTONIO MANNO E, SUCCESSIVAMENTE, LA STORIA DELLA CERAMICA DI CALTAGIRONE!

 

 

Print Friendly
feb 1, 2020 - Senza categoria    No Comments

LA STORIA DELLE CERAMICHE SICILIANE RACCONTATA DA NELLA SEMINARA AL CUSCA DI LICATA

1 ok

Giovedì, 23 gennaio 2020, Nella Seminara ha trascorso un bellissimo pomeriggio al chiostro Sant’Angelo di Licata, nella sala intitolata alla cantante  licatese Rosa Balistreri, la sede del CUSCA  (Centro Universitario Socio Culturale Adulti)  per avere relazionato sul tema della storia e della presenza delle attività ceramiche in Sicilia.
Ha iniziato il suo discorso con un caloroso ringraziamento all’insegnante Cettina Greco, la presidente del CUSCA, e a tutti i componenti del CUSCA per averLa invitata affidandoLe il prestigioso incarico  di docente.

2 ok

Cettina Greco

3 ok

4 ok

5 ok

6 ok

7 ok

8 ok

9 ok

11 ok

12 ok

13 ok

14 ok

15 ok

16 ok

Nella Seminara, con la sua capacità di sapere dialogare, è riuscita a coinvolgere tutte le persone presenti nella sala, che l’hanno ascoltata e calorosamente applaudita.
Ha concluso l’evento ringraziando nuovamente la presidente del CUSCA, l’ins. Cettina Greco, e tutti i presenti, per averle dato la possibilità di parlare di questo importante argomento sulle ceramiche siciliane proiettando anche un nutrito numero di fotografie, aiutata dal signor Giovanni Mancuso, che ringrazia.
Ha ricevuto in regalo l’originale e significativo cappellino simbolo del CUSCA.

17 ok

18 ok

19 ok

20 ok

E’, attraverso lo studio della ceramica, che gli storici ricavarono notizie sulle diverse culture che si erano avvicendate nel luogo dove sono stati ritrovati i manufatti, sulle usanze dei popoli, sulle relazioni e sugli scambi con altre popolazioni.
Secondo la storia, fin dal periodo Neolitico molte persone si dedicarono alla produzione di oggetti di ceramica.
La materia prima era l’argilla, diffusissima in natura, facile da depurare, impastare, modellare; permette di ottenere oggetti durevoli nel tempo, resistenti al fuoco, impermeabili all’acqua, ottimi per la conservazione e il trasporto.
I primi oggetti erano modellati a mano e asciugati al sole.
In seguito furono cotti direttamente sul fuoco e, infine in forni a legna, dove la temperatura era altissima e costante per tempi lunghi.
Le decorazioni furono ottenute inizialmente per impressione sull’argilla fresca di unghie, di bordi di conchiglie, di punzoni, di cordicelle.
In Sicilia le ceramiche più antiche sono state ritrovate nella zona di Sciacca.
Alla fine dell’era neolitica si erano via via diffusi diversi tipi di ceramica incisa, dipinta, di diverse forme e dimensioni che erano chiamati col nome della località di provenienza.
Ancora prima della colonizzazione greca i Sicani e i Siculi produssero vasellame prima plasmato a mano libera, poi forgiato a tornio e, successivamente, impreziosito con decorazioni a incisione e poi dipinto.
La Sicilia, per la sua posizione geografica, è stata sempre oggetto di conquista da parte delle più importanti civiltà.
Infatti, hanno lasciato la loro impronta i Fenici, i Greci, i Cartaginesi, i Romani, i Bizantini, gli Arabi, i Normanni, gli Svevi, gli Spagnoli e i Francesi.
I Greci, in particolare, hanno sfruttato la ricchezza del sottosuolo delle colline argillose per trarre la materia prima, cioè l’argilla.
L’influenza della civiltà greca fece nascere in Sicilia la produzione di vasellame dipinto nero-lucido e, più tardi, anche di ceramiche rosse.
I ceramisti siciliani, sebbene siamo stati influenzati dalle varie dominazioni, tuttavia hanno sempre evidenziato nell’arte della ceramica la loro sicilianità.
Durante la dominazione musulmana la Sicilia acquisì le nuove tecniche portate dagli Arabi.
L’influenza musulmana fu talmente importante che rimase presente con gli stessi motivi decorativi e con le stesse tecniche usate anche durante le dominazioni successive.
Nella seconda metà del XIV sec., con l’affermarsi della dominazione spagnola, si ebbe un leggero mutamento tecnico e stilistico e si introdussero nuovi colori, come il blu insieme al giallo, al verde e al manganese.
Nel tardo ‘500 e nei primi anni del ‘600 la ceramica siciliana copiò lo stile della produzione italiana.
L’influsso rinascimentale si avvertì a Palermo, a Messina, a Siracusa.
Gli artigiani di quel periodo imitarono le maioliche di Venezia e di Faenza, le prime a essere conosciute nell’isola.
In quel periodo s’impose, su tutta l’isola, la produzione palermitana con i bellissimi vasi ovali che si rifacevano ai vasi siculo–musulmani.
Un posto particolare nella storia della ceramica siciliana del ‘600 e del ‘700 occupò la città di Caltagirone.
Sono stati prodotti: alberelli,  “quartare ”, anfore, vasi a forma di civetta, bracieri, scaldini, lucerne antropomorfe, vasi decorativi, pigne, carciofi verdi e mattonelle.
Il colore dominante nel ‘600 era l’azzurro cinerino, mentre nel ‘700 l’azzurro diventò blu.
L‘800 vide in Sicilia il diffondersi di ceramisti che si dedicarono alla modellatura di figurine.
Tra i prodotti siciliani di questo periodo non possiamo tralasciare le famose lucerne a figura umana, prese come modello dal mondo popolare e spesso raffigurati in chiave ironica. Stessa diffusione di quelle di Caltagirone molto più belle. Nel corso del ’800 la produzione delle lucerne divenne più fiorente, soprattutto grazie all’artigianato calatino.
I ceramisti calatini popolari riprodussero i personaggi del loro tempo, tratti dalla vita borghese e popolare: dame, donne del popolo, pastori, gendarmi, briganti e anche soggetti tratti dalla mitologia latina e greca.
La moda delle lucerne antropomorfe nell’Ottocento non solo varcò la soglia dei palazzi nobiliari e  arredò tavoli, angoliere, comò e pianoforti, ma penetrò anche, con soggetti appropriati, nei conventi e nei monasteri.
Di ceramica è anche la vasta collezione di statuette raffiguranti personaggi del presepe, delle arti e dei mestieri siciliani: il pescatore, il panettiere, il carrettiere, il fabbro, ecc.
Ogni figura rappresenta un’epoca, un costume, una condizione sociale.
Questi oggetti sono dei piccoli capolavori. Accanto alla produzione di lucerne antropomorfe e di statuette, nel corso dell‘800, si ebbe una notevole produzione di ceramica proveniente da diversi paesi siciliani: da Collesano, da Patti, da Santo Stefano di Camastra, da Caltanissetta, da Terrasini.
All’inizio del. XX secolo l’artigianato siciliano subì una grave crisi e delle antiche fornaci del passato oggi rimangono attive soltanto quelle di Santo Stefano di Camastra, di Caltagirone, di Burgio,  di Sciacca

La Fonte: il Web

 NEL PROSSIMO ARTICOLO LA STORIA DELLA CERAMICA DI SANTO STEFANO DI CAMASTRA.

 

Print Friendly
gen 21, 2020 - Senza categoria    No Comments

“LA PROCESSIONE DEI PICCOLI” CON LE MINIATURE DEL FERCOLO DI SAN SEBASTIANO E DELLA VARETTA A MISTRETTA.

1 ok

Da quest’anno 2020 la festa di San Sebastiano si è arricchita di un nuovo evento: la “Processione dei Piccoli”.
La devozione del popolo amastratino a San Sebastiano, patrono della città di Mistretta, è grande.
Anzi immensa!

1a ok

1b ok

Essa si manifesta anche attraverso i bambini che, vestiti come i portanti adulti, indossando il tradizionale abito costituito dalla camicia bianca, dal fazzoletto color carminio, dai pantaloni di velluto nero, dalle calze grigie di lana filata, per richiamare la cultura contadina,  hanno assunto l’incarico di portare sulle loro spalle il peso delle miniature della vara di San Sebastiano e della varetta per la “Processione dei Piccoli”.

2piccolo portante ok

3 nipote  iraci ok

Giorno 18 gennaio 2020 le miniature della vara di San Sebastiano e della varetta sono entrate nella chiesa del Santo Patrono a Mistretta per ricevere la benedizione, impressa da Mons. Michele Giordano durante la messa vespertina.

3a ok

4 ok

5 igresso in chiesa vara ok

 A TUTTI OK

CLICCA QUI

 

Il giorno successivo, esattamente domenica, 19/2020, si è svolta la “Processione dei Piccoli”.  Infatti, per la prima volta le miniature della vara di San Sebastiano e della varetta sono state portate in processione dai “portanti bambini”.

I piccoli, circa 80 Bambini, dai 6 ai 12 anni di età, nella ricorrenza dei  festeggiamenti in onore di San Sebastiano sono stati i diretti protagonisti in quello che rappresenta simbolicamente il gesto di consegna dei portanti alle nuove generazioni. I piccoli portanti, infatti, indossavano il tradizionale abbigliamento dei portanti adulti.
Durante il cammino processionale hanno seguito il percorso che il fercolo di San Sebastiano percorre due volte all’anno lungo le vie della città: il 20 gennaio, il giorno del Suo martirio, e il 18 agosto, il giorno “ra festa ri vutu”, “della festa del voto”. Come da tradizione, il fercolo di San Sebastiano è stato preceduto dalla Varetta degli Angeli e con i ceri votivi, simbolo delle grazie ricevute. la reliquia di San Sebastiano è stata portata nelle mani di Mons. Michele Giordano.

5a ok

5b ok

5c ok

B padre miche envaretta OK

6 ok

7 ok

7a ok

 D san swbAS OK

E san seb OK

 

CLICCA QUI

 

 

I bambini portanti hanno svolto questo piacevole compito con fede, con entusiasmo, assumendo un comportamento composto, ordinato e corretto.

I piccoli hanno imitato i grandi!
La tradizione, come in questo caso dei portanti che si tramanda da padre in figlio, è importante in ogni cultura e in ogni civiltà.
E’ un valore inestimabile per le nuove generazioni che avvertono il desidero di rimanere legati alle antiche tradizioni. Tradizioni familiari,sociali, religiose, che sono l’anima di ogni comunità e che rappresentano il patrimonio culturale-storico-religioso.
La processione dei piccoli portanti  è stata l’anteprima della festa grande del patrono San Sebastiano che si conduce, attraverso il cammino processionale della vara grande di San Sebastiano e della varetta il 20 gennaio. Lodevole il comportamento dei genitori. Hanno accompagnato i loro figli, durante il percorso, con sorrisi e con carezze, orgogliosi di aver abbigliato i  piccoli portanti. La processione è stata animata dal suono della Banda musicale e dalla presenza di tanti mistrettesi commossi ed entusiasti.
Gli artisti che hanno realizzato il piccolo fercolo di San Sebastiano nel 1996 sono stati i signori: Pane Sebastiano, Pane Andrea, Pane Maurizio, Tamburello Antonino.
Gli artisti che hanno realizzato la varetta nel periodo fine anno 2019 inizio anno 2020 sono stati i falegnami: Nino Lipari e Amato Giuseppe e il ceramista Antonino Manno che l’ha decorata.

7b ok

8 ok

9 ok

10 ok

I capolavori: la varetta

11 ok

La vara piccola di San Sebastiano

12 ok

Le miniature insieme alla vara grande di San Sebastiano

13 ok

I calorosi complimenti e ringraziamenti, pertanto, sono stati diretti a coloro che  hanno realizzato le miniature della vara e della varetta, al comitato dei festeggiamenti di San Sebastiano, per avere sollecitato questa iniziativa di aggiungere la miniatura della varetta, a quanti hanno contribuito materialmente alla realizzazione di queste opere: le ceramiche Colorcotto snc, la Ditta Fratelli Tusa, la cartolibreria Pellegrino, la corniceria Belle Arti Torcivia, la falegnameria Marchese Vito e figlio, la Direzione Presidio Ospedaliero di Mistretta.
Che l’amore di Dio e di San Sebastiano possa riempire la vita di questi piccoli portanti aprendo il loro cuore e la loro  mente guidandoli nella giusta via, e tutta la comunità  amastratina .
W San Sebastiano!

Il commento di Antonio Manno, di Lipari Antonino  e di Giuseppe Amato: “ Ci abbiamo messo tutto l’impegno possibile. E’ il cuore che ha diretto i lavori.  Ringraziamo il comitato di San Sebastiano per aver creduto nelle nostre capacità. Adesso tocca a loro…ai nostri piccoli portanti che domani ci renderanno orgogliosi. W S. Sebastiano!!!.
Viva San Sebastiano!

Invocazione a San Sebastiano

14 ok

15 preghiera ok

.

 

 

Print Friendly
gen 9, 2020 - Senza categoria    No Comments

“NATA DUE VOLTE” IL LIBRO DI VIVIANA GIGLIA PRESENTATO NELLA CHIESA BEATA MARIA VERGINE DI MONSERRATO A LICATA

1 ok

Mercoledì 08/01/ 2020 grande cerimonia nel locale attiguo alla chiesa della BEATA VERGINE DI MONSERRATO, meglio conosciuta come la chiesa del SACRO CUORE, in via Generale La Marmora, a  Licata

1a ok

???????????????????????????????

per avere accolto la dolce amica Viviana Giglia che ha presentato il suo libro autobiografico dal titolo “NATA DUE VOLTE” Edizioni Carmelitane – nella collana “Presenza del Carmelo”.

3 ok

3a ok

Nel libro si legge la storia di una giovane donna che, con coraggio, con fermezza e con fede, nonostante le sue fragilità, affronta le difficoltà del vivere la sua vita quotidiana.

4 ok

Come se fossimo tutti presenti. basta cliccare su

 

 

CLICCA QUI

 

 

Ha introdotto i lavori il giovane scout Marco Bernasconi che ha proiettato il significativo video sulla disabilità e sui valori  del rispetto e dell’accoglienza.

5 ok

I giovani del gruppo SCOUT Licata 4 sono stati bravissimi nel rappresentare, nelle loro scenette, alcune disabilità quali la cecità, la difficoltà di movimento, la menomazione di un arto.

6 ok

7 ok

Hanno relazionato: P. Roberto Toni O.Carm, Priore Provinciale della Provincia Italiana dei Carmelitani, e la prof.ssa Antonella Cammilleri.
Ha moderato l’evento il signor Giacomo Giurato, presidente regionale di ADOCES SICILIA (ASSOCIAZIONE DONATORI CELLULE STAMINALI E SANGUE CORDONALE).

8 ok

Il tavolo dei relatori

Da sx: Giacomo Giurato – P. Roberto Toni -Viviana Giglia- Antonella Cammilleri

Tutti i discorsi, tutti gli esempi, tutte le iniziative, come l’abbraccio finale fra tutti i presenti, hanno messo in luce il valore della vita perché “essa é un dono meraviglioso e vale sempre la pena di viverla fino in fondo”.

8a ok

Giacomo Giurato

8b ok

Sulla pagina delle Edizioni Carmelitane è scritto: ”Questo libro autobiografico vuole essere una testimonianza di vita e di un percorso di fede. Un cammino di accettazione, fatto di persone, incontri e cadute in continua evoluzione, che trova in Gesù Cristo secondo il carisma del Carmelo il suo <<porto sicuro>>. Una vita non facile, ma che riesce a svoltare, imparando dai propri limiti e trasformandoli in punti di forza. Scegliendo e capendo di dover seguire l’insegnamento di un grande uomo, uno straordinario Papa ora Santo che diceva: <<Prendi in mano la tua vita e fanne un capolavoro>> (Giovanni Paolo II).
L’intervento di P.Roberto Toni: ” La mia non vuole essere una prefazione. E’ soltanto il dire “grazie”.
Grazie perché non è facile scrivere di se stessi così come Viviana ha fatto. Tirando le fila dei ricordi, ripercorrendo il passato, riproponendo, anzitutto a se stessa, volti e sentimenti.
Ci vuole coraggio. E ci vuole un perché.
Nel caso di Viviana il “perché scrivere” è, in realtà un “per chi scrivere”.
Ce lo dice lei stessa, quasi scusandosi per essersi messa al centro dell’attenzione su questi fogli di carta; sì, Viviana si scusa sia all’inizio che alla fine di questo suo libro, col risultato di includere tutto il suo testo dentro un atteggiamento di delicatezza. Tuttavia, ci dice, e lo fa con forza, che ha scritto perché chi legge possa trovare un motivo di speranza, una spinta per lottare, per alzare lo sguardo o abbassarlo, per incontrare davvero se stesso, gli altri, Dio.
Viviana ci dona una storia impegnativa.
La sua storia.
Lo fa con delicatezza e potenza, con umiltà e audacia.
Senza pretendere di insegnarci qualcosa, ma volendo comunicarci il valore della vita, delle esperienze e delle persone incontrate nel suo percorso, tutte indicate come preziose, siano esse Pontefici o bambini, luminari della medicina o semplici barellieri. Ma scrivere riconoscendo, anche nel dolore e nell’incertezza perdurante, il bene e la grazia, scrivere indirizzandosi a chiunque possa trarre da un’esperienza raccontata senza sconti un motivo di incoraggiamento, scrivere così è molto diverso da un semplice esercizio autoreferenziale. Scrivere così è scegliere di accogliere la vita e volerla consapevolmente donare. Viviana ci racconta di sé in ogni aspetto, con una sincerità che ti disarma e ti coinvolge. Ti guarda negli occhi, ti prende per mano, ti accoglie nella sua vita.
La normalità di una forza che non nasconde la debolezza, di una fede che non elimina le domande, la scelta di sperare, l’accettazione che non è rassegnazione, le paure presenti ma guardate in faccia e chiamate per nome, i limiti accettati ma genialmente trascesi… come potrei chiamare tutto questo? Queste pagine sono un dono. Un dono di vita, vissuto parola per parola ed ora offerto a noi. Ho incontrato Viviana come una sorella che fa parte, come me, di una Famiglia nella Chiesa, la Famiglia carmelitana. E’ stata guidata a divenire Terziaria, consacrata laica, da una devozione antica nella sua Licata (Sant’Angelo carmelitano martire) e da un’altra Persona, la Donna del silenzio e della Parola, la Donna dell’attenzione e della quotidianità, l’umile Ragazza di Nazareth completamente donata a Dio e al prossimo, Maria.
L’augurio che faccio a Viviana è di essere sempre, con la luce e con la forza del Signore Gesù, una guerriera, condottiera in prima linea di quella “rivoluzione della tenerezza” di cui il mondo oggi ha bisogno (cfr. Papa Francesco, Discorso ai Carmelitani, 21 settembre 2019).Grazie!

9 ok
P. Roberto Toni

L’intervento della prof.ssa Antonella Cammilleri: AGNESE, VIVIANA…(ED IO)
Non è la prima volta che Viviana mi concede il privilegio di leggere in anteprima un suo racconto, ma la mia meraviglia è grande quando mi dice: “Troverai una pagina in bianco, mi piacerebbe se scrivessi qualcosa”…
Un foglio bianco è pericoloso, puoi riempirlo a caso ma puoi correre anche il rischio di denudarti, scrivendo.
E in questo caso il rischio che corro è davvero grande.
Le cose non succedono mai per caso, ne sono certa. E non è solo una strana coincidenza se quella mattina, mentre Viviana mi scriveva un messaggio in cui mi chiedeva di leggere un suo manoscritto, stavo “divorando” il libro di Agnese Borsellino, la  moglie di Paolo,che ha donato i suoi preziosi ricordi a Salvo Palazzolo, il coautore.
“Ti racconterò tutte le storie che potrò” questo è il titolo del libro; le storie sono quelle che Paolo raccontava alla sua amata,perché l’amore, diceva il grande magistrato, si deve inventare giorno dopo giorno.
“La bellezza più grande è l’amore per la vita, per la propria famiglia, per la propria terra, per le sue imperfezioni (…) Agnese era sicura che le sue parole avrebbero ridato il coraggio di sognare e di progettare, scrive Palazzolo nella postfazione. “Perché la vita è bella”, mi disse l’ultima volta che ci incontrammo, “me l’ha insegnato il mio Paolo, me lo ripeteva canticchiando le canzoni della nostra giovinezza. Gli sarebbe piaciuto il film di Benigni che s’intitolava proprio così, “La vita è bella”. Racconta che può emergere tanta speranza anche dove sembra non esserci. Quel film, l’avremmo guardato tutti quanti insieme, figli e nipoti, seduti allegramente in soggiorno”.
Potrei non aggiungere altro! Potrei fermarmi qui.
Leggendo il libro di Viviana ho riscontrato la stessa fede. La stessa speranza e a tratti lo stesso sconforto di Agnese, ma soprattutto la stessa rabbia che diventa forza motrice.
Quanta energia può scaturire dal dolore!
Il dolore ti trasforma, inevitabilmente. Può rendere cattivi, ma il dolore può scatenare tempeste. Quelle che rimettono a posto le cose.
Quanta forza c’è in Viviana quando dice che i suoi sogni di adolescente si sono spenti (qualcun altro avrebbe scritto sono stati distrutti), ma la luce si è soltanto affievolita e i sogni hanno cambiato rotta. I sogni di un’adolescente sono stati sostituiti dai sogni di una donna, una “spaccarotelle”.
“Dobbiamo circondarci di cose belle”, dice Agnese, “pensa come sarebbe bella questa Italia se ognuno di noi realizzasse un suo piccolo sogno e lo offrisse agli altri”.
Ognuno di noi. I sogni di tutti, dunque… sogni che si reggono su due gambe, sogni che si muovono su due rotelle, sogni che vanno alla cieca, sogni che vanno a zonzo. Sogni che si affidano a Dio, altri che quel Dio lo cercano ancora.
Quest’ultimi sono i miei.
Grazie Vivianù, ti sarò eternamente grata per questa bella opportunità!

10 antonella ok

Antonella Cammilleri con l’autrice Viviana Giglia

Il discorso dell’autrice Viviana Giglia: ”Spesso la vita non va esattamente come avremmo voluto, accade qualcosa che ci travolge come un temporale improvviso e dobbiamo faticare perché dopo tanta pioggia torni a risplendere l’arcobaleno.
Scrivere di se stessi non è cosa facile.
Ho provato a raccontarvi la mia storia perché credo che molte persone possono rispecchiarsi nelle mie parole e perché no, trarre uno spunto per trovare dentro se stessi la forza di lottare.
La vita è un percorso impervio; puoi cadere ma devi sempre trovare la forza per rialzarti. Capire che non bisogna mai aver paura di chiedere aiuto; farlo non è segno di debolezza anzi, è un bisogno che dobbiamo colmare per riuscire a star meglio”.

11

Viviana Giglia è autrice di altri libri. Le sue parole: ” Non mi reputo scrittrice solo perchè ho delle pubblicazioni, ma scrivo per diletto”.
Coinvolgente la narrazione dell’abbraccio con Papa Francesco, definito un grande uomo.
Brava Viviana!

12

Infine, Viviana Giglia ha indirizzato il suo caloroso grazie ai relatori, ai bravissimi giovani Scout del Licata 4, al numeroso pubblico.
Gli applausi  sono stati abbondantissimi, sinceri e calorosi.

12a ok

14 ok

13 ok

Anche gli abbracci sono stati tanti e molto affettuosi!

14a ok

15

I commenti:

del fratello Davide
82604529_1022160davide Giglia ok

di Chiara Santamaria: In un periodo buio della mia vita…. arrivi tu…. o meglio arriva il tuo libro… la tua testimonianza di vita…. L’ho letto in meno di un’ora…. Ho pianto tanto mentre lo leggevo e mi sentivo come quando siamo a casa tua, prendiamo il caffè e parliamo delle nostre cose! Ti ho sempre detto che ti ammiro per la tua forza e tenacia! Ma Devo dire anche altro…. le diversità non esistono! Sono barriere mentali. Non esiste diversità!Ti voglio tanto tanto tanto tanto tanto bene!!!!!!

chiara Santamaria ok

di Giuseppe Oliveri: Volevo dire il mio grazie pubblicamente a Viviana per il grande e gradito regalo che mi ha fatto. Veramente sei un dono prezioso di Dio. Sicuramente chi lo leggerà, e io invito tutti a farlo, si innamorerà della tua storia che, dalla sofferenza accettata, si può rinascere alla vita . Auguri Grazie Maestra di vita.

giuseppe Oliveri ok

editore P. Sebastian Benchea ok.

L’ editore P. Sebastian Benchea

La sua Biografia:
Viviana Giglia è nata a Licata (Agrigento) il 03/04/1983.

16

 Nel 2007 consegue la Laurea come Educatore Professionale all’Università di Palermo. Nello stesso anno inizia a scrivere per vari giornali cittadini fino al 2018.
Nel 2014 vinse il secondo posto del premio letterario nazionale per racconti brevi, indetto da Disabili News “Un premio alla tua storia”, con il racconto “Un legame profondo, inaspettato”, pubblicato nell’e-book “Storie di vita”.
Nel 2015 fu pubblicato il racconto ”Un bivio per rinascere” nella raccolta “I racconti di Malgrado tutto”, a seguito del concorso dell’omonima testata giornalistica.
Ha curato la rubrica “Spaccarotelle” sulla testata online “medialuce.it”.
Attualmente, collabora con la redazione delle schede formative in vista dei due centenari importanti per l’ordine (Sant’Angelo di Licata ed il Beato Angelo Paoli), per i Terz’Ordini Carmelitani italiani e non solo. Ha scritto molti e interessanti articoli sul mensile “La Vedetta”.soprattutto sulla vita di Sant’Angelo Martire, il Patrono della città di Licata.
E’ definita come attivista per la difesa dei diritti delle persone con disabilità”.
Viviana è unica! Da Liquid Lives: “Non si è speciali, lo si diventa. E lo si diventa per quel qualcuno che riesce a vedere in noi quello che il resto del mondo non cerca neanche di scoprire”.
Viviana, anche il mio è un abbraccio forte, affettuoso e sincero!

 

Print Friendly
gen 1, 2020 - Senza categoria    No Comments

L’ALBERO DI PICEA PUNGENS KOSTERIANA NELLA VILLA COMUNALE “GIUSEPPE GARIBALDI” DI MISTRETTA

 

1 OK

Il Picea pungens varietà “kosteriana” è una bellissima coniferasempreverdepresente nelgiardino “Giuseppe Garibaldi” di Mistretta con diversi esemplari. Il Picea pungens kosteriana è detto “Abete azzurro” a causa della colorazione verde blu dei germogli che spuntano in primavera.

 

2

CLICCA QUI

Etimologicamente il nome del gene “Picea”, utilizzato già dai latini, potrebbe derivare da “Pix picis”pece”, in riferimento all’abbondante produzione di resina.
Il nome della specie “ pungens” fa riferimento alle punte acute e pungenti degli aghi.
L’alberello presente nella villa comunale “Giuseppe Garibaldi” di Mistretta è la varietà “Koster”. Secondo la teoria di den Ouden la varietà Kosteriana dopo il 1885 fu selezionata da seme su una base locale da Arie Koster Mz di Boskoop (Olanda).
Appartenente alla numerosa famiglia delle Pinaceae, Il Picea pungens kosterianaè stato introdotto in Europa proveniente
dall’ America settentrionale, diffuso in tutta Italia e coltivato esclusivamente come pianta ornamentale per l’effetto cromatico argenteo dei suoi rami.
Albero medio-piccolo, quello della villa comunale ha raggiunto un’altezza di circa tre metri, ma la specie può raggiungere anche i trenta metri d’altezza crescendo molto lentamente per la sua longevità.

2a

Presenta un portamento piramidale con unico tronco diritto, che può raggiungere 1,5 metri di diametro, e rivestito dalla corteccia rugosa, a scaglie, profondamente scanalata nella parte inferiore del tronco, di colore grigio scuro-marrone.

2b ok

I rami del primo ordine sono numerosi, corti o moderatamente lunghi, sviluppati orizzontalmente, più eretti o assurgenti quelli vicini alla cima. I rami del secondo ordine sono densi, rigidi, sviluppati in orizzontale.

3

4

I rami sono coperti dalle foglie aghiformi, con le punte pungenti, rigide, lunghe 1,5-3 cm e leggermente ricurve, robuste, di colore azzurro – argento intenso con riflessi bluastri.

5

Possiedono gli stomi su entrambe le pagine, disposti su 3-6 linee per ogni pagina. I fiori maschili sono strobili ovoidali, gialli, ascellari, cilindrici, lunghi 2-3 cm.
I fiori femminili, più lunghi di quelli maschili, si trovano all’apice dei rami.
La pianta fiorisce quasi tutto l’anno.
I coni femminili sono terminali, sessili, ovoidali-oblunghi o cilindrici, inizialmente eretti, poi pendenti a maturazione, lunghi 5-8 cm e larghi 3-4,5 cm, inizialmente verdi, poi marroni-giallastri o marroni-pallidi. Le pigne sono pendule, di colore marrone chiaro lunghe circa 12 centimetri.

6

 I semi, marroni, sono ovoidali, appuntiti, lunghi 3 mm, con parte alata obovata lunga 6-9 mm, marrone-giallastra.
La moltiplicazione avviene per seme in primavera. Durante i mesi estivi è possibile praticare talee semilegnose.
L’habitat naturale del  Picea pungens kosteriana  è prevalentemente lungo torrenti di montagna, negli umidi versanti settentrionali, su litosuoli montani e ghiaiosi vegetando bene ad altitudini comprese tra i 1000 e i 3300 metri. Pertanto l’areale è molto vasto e, sebbene le subpopolazioni siano sparpagliate e non numerose, non vi sono evidenze di declino delle stesse. Per questi motivi è classificata come specie a rischio minimo nella Lista rossa IUCN.
Ogni albero presente nel giardino di Mistretta è ben inserito nel suo ambiente montano, non teme il freddo, vive bene isolato, posto su un terreno acido, anche povero ma sciolto e con un ottimo drenaggio.

???????????????????????????????

 Albero molto rustico, tollera bene anche le alte temperature, soffre la siccità, quindi è indispensabile annaffiarlo quando è necessario,  resiste all’inquinamento atmosferico.
Richiede almeno alcune ore al giorno di irradiamento solare. Ogni 2-3 anni, verso la fine dell’inverno o l’inizio dell’autunno, è prudente mescolare al terreno, ai piedi del fusto, una buona quantità di fertilizzante per portare il giusto apporto di nutrienti alle radici che subito si sviluppano abbondantemente.
Con l’innalzarsi delle temperature diurne, all’inizio della primavera, è bene praticare anche un trattamento preventivo con un insetticida ad ampio spettro e con un fungicida per prevenire lo sviluppo di malattie il cui dilagare è favorito dall’elevata umidità ambientale. Il Picea pungens kosteriana  teme l’attacco degli afidi, degli acari e degli insetti xilofagi.

 

 

Print Friendly
dic 30, 2019 - Senza categoria    No Comments

L’ANNO SANTO MARIANO NEL SANTUARIO DI MARIA SANTISSIMA DEI MIRACOLI A MISTRETTA 15/12/2019 – 11/01/2021

Dal 15 dicembre 2019 e fino  all’11 gennaio 2021 tutti i mistrettesi sono coinvolti in un importantissimo evento:  la celebrazione dell’Anno Santo  Mariano per il 400° anno della sudorazione della statua della Madonna dei Miracoli avvenuta il 15 dicembre 1619. Il 15 dicembre 2019 la solenne funzione religiosa, celebrata nel santuario della Madonna dei Miracoli a Mistretta, concelebrata da Mons. Guglielmo Giombanco, Vescovo della diocesi di Patti, e da Mons. Michele Giordano, arciprete del Santuario, è stata trasmessa in diretta e in mondovisione dalla Rai1 presente all’evento.

Per ricordare il prodigio della miracolosa sudorazione la terza domenica di maggio di ogni anno la Madonna dei  Miracoli è portata in processione fino alla chiesetta di Maria SS.ma dei Miracoli detta  “ra Matr’i Mraculi”.
Probabilmente la statua della Madonna dei Miracoli sarà portata in processione il 9 agosto 2010 per le vie della città fino alla chiesetta .

1 OK

2 L'ANNO SANTO MARIANO 2 OK3 L'ANNO SANTO MARIANO 3 OK

4 PREGHIERA ANNO  SANTO MARIANO 1 OK5 PREGHIERA ANNO  SANTO MARIANO 2 OK6 REGHIERA ANNO MARIANO 3 OK

MADONNA

81647ok

8 INNO 2 OK

Print Friendly
dic 17, 2019 - Senza categoria    No Comments

SOLENNE CELEBRAZIONE DELLA SANTA MESSA PER I 400 ANNI DALLA SUDORAZIONE DELLA MADONNA DEI MIRACOLI A MISTRETTA

0 ok

1 ok

Il 15 dicembre 2019 è stata la giornata più bella vissuta da Mistretta e dai mistrettesi. Sicuramente questa data è stata impressa nella loro memoria e sarà conservata per sempre.
Sono giunti a Mistretta i telecronisti della Rai Uno, con le loro telecamere, per trasmettere in diretta, in mondovisione, dal Santuario di Maria Santissima dei Miracoli, la celebrazione della Santa Messa solenne di apertura dell’Anno Mariano, nella terza domenica di Avvento,  per commemorare i 400 anni della sudorazione della statua della Madonna dei Miracoli a Mistretta.

2 ok

3 ok

4 ok

Per la riuscita di questo importantissimo momento religioso bisogna ringraziare l’amico Sebastiano Insinga, mistrettese e devoto della Madonna, che ha avuto l’idea di prendere contatti con la Rai Uno.  Ha coordinato l’evento Mons. Michele Giordano, arciprete del santuario della Madonna dei Miracoli, coadiuvato da tanti giovani parrocchiani . Grande entusiasmo è stato dimostrato dalla comunità mistrettese alla notizia della presenza della Rai Uno a Mistretta per trasmettere in diretta televisiva il ricordo di questo avvenimento.
Era il 15 dicembre del 1619 quando un violentissimo terremoto investì Mistretta e il suo territorio senza provocare morti fra la popolazione.
In quella occasione fu attribuito il titolo ”dei miracoli” alla Madonna di Loreto che ha sudato. In un atto pubblico, conservato nella chiesa Madre, si legge: ” La statua, il 15 dicembre 1619 dopo vespro mandò fuori per lo spazio di 3 ore con stupore e commozione di tutta la città tanto umore da tutte le parti che se ne poterono riempire caraffe e inzuppar bambagie e tovaglie”.
Il popolo mistrettese attribuisce alla Madonna la protezione di tutte le calamità naturali, soprattutto dei terremoti.
Il 16 febbraio del 1783 le autorità di allora, davanti al notaio, hanno fatto Voto alla Madonna che così recita: “Da allora si è accesa in tal modo la fiamma della devozione che par che ognuno, sin dalle fasce, non respiri che devozione, confidenza, tenerezza ed amor filiale verso Maria dei Miracoli”.

E’ la lampada votiva che arderà per sempre ai piedi della Madonna dei Miracoli.

5 ok

Nel voto fu stabilito di festeggiare solennemente il giorno 11 gennaio celebrando la Santa Messa come se fosse un giorno festivo.
La celebrazione eucaristica è stata officiata da Mons. Guglielmo Giombanco, Vescovo della Diocesi di Patti, da Mons. Michele Giordano,arciprete del santuario della Madonna dei Miracoli, da padre Giovanni Lapin, parroco della chiesa di  Santa Caterina D’Alessandria, da padre Massimiliano Rondinella e da altri sacerdoti della diocesi di Patti.

6 ok

7 ok

Ha animato la funzione religiosa un unico coro riunito formato dal Coro Claudio Monteverdi di Mistretta, dal Coro parrocchiale e dalle voci bianche e diretto dal maestro Maria Alfieri.

8 ok

9ok

10 ok

Il dott. Sebastiano Zingone ha suonato l’organo.

11 ok

 Alla cerimonia eucaristica erano presenti le autorità civili e militari e un gran numero di fedeli che hanno riempito la chiesa all’inverosimile.

13 ok

14 ok

Prima dell’inizio della celebrazione eucaristica in diretta televisiva, alle ore 10.55 su Rai Uno, il telecronista, signor Orazio Coclite, ha illustrato le bellezze della città di Mistretta: il Santuario di Maria SS.ma dei Miracoli, il bellissimo simulacro di Maria, la chiesa di San Sebastiano, i ruderi del I  castello, alcuni palazzi signorili, la pietra rosata aiutato dal  regista il signor Gianni Epifani.

Propongo la visione del filmato del prof. Lucio Vranca

 

 

CLICCA QUI

 

 

 

 

Ascoltiamo l’omelia del Vescovo

 

CLICCA QUI

 

14a ok

14b ok

14c ok

15 ok

Mariella Di Salvo e Orazio Coclite

16 ok

Lorenzo Caruso e Orazio Coclite

Madonna dei Miracoli, Mamma nostra e Mamma mia, noi mistrettesi ti siamo tutti devoti!
Grazie per questa indimenticabile giornata!
Non bastano le mie parole per descrivere l’emozione da me provata nel partecipare alla funzione religiosa, attraverso la televisione, perché lontana da Mistretta.

 

 

 

Print Friendly
dic 13, 2019 - Senza categoria    No Comments

LA PALMA NANA NELLA VILLA COMUNALE “GIUSEPPE GARIBALDI” DI MISTRETTA

1 ok

 Illustre esemplare della flora del giardino di Mistretta, in Toscana conosciuta come “Palma di San Pier” e in Sicilia “Giafagliuni“, è la Chamaerops humilis, la Palma Nana, detta anche “Palma a ventaglio”.

CLICCA QUI

Appartenente alla famiglia  delle Palmae o Arecaceae, e unica Palma spontanea d’Italia, è coltivata in quasi tutte le sue regioni, dalla Sardegna, alla Sicilia, alla Calabria, alla Toscana centro-meridionale comprese alcune isole del Mar Tirreno, territori nei quali si può allontanare dalle coste e risalire le pendici dei rilievi montuosi.
Al Nord è conosciuta solo per alcuni nuclei relitti nel territorio del Parco di Portofino, in Liguria. In Sardegna la specie si presenta in popolamenti, a volte fitti, di individui veramente nani.
La Chamaerops humilis è comparsa, infatti, proveniente dai paesi mediterranei occidentali, durante l’era terziaria quando il clima, tipicamente tropicale, ha favorito la sua diffusione nell’Italia mediterranea insieme con altri quindici generi di palme oggi estinti.

2 ok

Il nome Chamaerops deriva dal greco “χαμαί ”, ”sulla terra, nel suolo” e “ράβδος”, “verga, virgulto”, e allude al portamento grosso e corto della pianta.
I greci la chiamavano Phoenix chamaeriphes, che significa letteralmente “palma gettata per terra“.
Carlo Linneo la chiamò “Chamaerops humilis”, ma di umile ha solo la statura che, nelle nostre regioni, raramente supera il metro d’altezza e di diametro; per il resto non ha nulla da invidiare alle consorelle più sicuramente tropicali.
E’ una pianta di carattere, che vanta peculiarità degne di nota.
Si presenta in forma cespugliosa, con esemplari isolati sparsi qua e là nel folto della macchia mediterranea.
Spontanea, si può incontrarla soltanto lungo la fascia mediterranea della Penisola Iberica, in Africa, lungo le coste del Marocco, in Algeria, in Tunisia.
In Sicilia vegeta ovunque, dal livello del mare a oltre 1000 metri. A Monte Cofano e nella Riserva dello Zingaro di San Vito Lo Capo, in provincia di Trapani, assume caratteristiche forme ad albero. Non vi è altro posto al mondo ove non possa attecchire spontaneamente. A Licata, il mio paese adottivo, è presente sulla Montagna di Montesole, nei terreni non direttamente esposti all’azione dei venti marini e ovunque, sulle colline che chiudono la Piana. La sua presenza è, infatti, strettamente legata al clima di Licata, di tipo mediterraneo occidentale, con elevatissima siccità estiva e che la nostra Palma supera brillantemente affondando le radici nell’umidità della roccia. Sa resistere anche a temperature relativamente fredde, ma solo per periodi brevi, adattandosi a quelle invernali di Mistretta.
Il portamento della pianta è quello tipico delle palme.

3 ok

Presenta un aspetto cespitoso, con fusto eretto, basso, ma può raggiungere l’altezza di alcuni metri, a volte ramificato alla base dalla quale possono partire fusti multipli che portano, all’apice, una chioma arcuata di foglie riunite in un ciuffo alla sommità.
Il fusto è ricoperto da un tessuto fibroso di colore bruno e sono evidenti i resti squamosi delle guaine fogliari morte.
La corteccia è di colore marrone scuro o rossastra. Le foglie, di colore verde sulla pagina superiore e quasi bianco sulla pagina inferiore, sono sostenute da un picciolo allungato, legnoso, munito di spine laterali pungenti e fastidiose. Sono persistenti, rigide, dritte, con lamina palmata, larga fino a 45 centimetri, divisa in 16-20 segmenti appuntiti che le donano l’aspetto di un ventaglio. Esse conferiscono a tutta la pianta un alto valore decorativo e danno una buona e piacevole dose d’esotismo.

4 ok

Le foglie della Palma nana sono simbolo “di vittoria e di successo”. Il disegno delle foglie a ventaglio della Palma nana spesso era riprodotto nelle antiche monete e nelle medaglie siciliane di Segesta.
La Palma nana è una pianta dioica, quindi ha infiorescenze unisessuali che sono portate da piante distinte. I fiori, unisessuali, numerosi, molto piccoli, di colore giallo zolfo, riuniti in infiorescenze a forma di dense pannocchie che si originano alla base delle foglie, tra i piccioli, avvolte da una spata bivalve, compaiono in maggio.

5 infiorescenze ok

6 infiorescenze ok

L’impollinazione avviene tramite il vento e gli insetti. I frutti, le drupe, maturano ad ottobre. Sono carnosi, ovoidali, a grappoli di colore giallo-rossastro nelle prime fasi, successivamente di colore marrone a maturità. Sono lunghi 2-3 centimetri ed hanno la polpa assai fibrosa e leggermente zuccherina, un odore sgradevole e non sono commestibili.

7 ok

8 drupe mature ok

Contengono un solo seme di consistenza legnosa e con embrione bianco.
La pianta si riproduce nei mesi di aprile-maggio per seme, ma i polloni, che si formano alla base del fusto  e che hanno almeno 2-3 foglie,  si possono mettere a radicare dentro vasi riempiti di terriccio, torba e sabbia per poi deporli definitivamente nel terreno ottenendo nuove piantine.
La Palma nana è un elemento ornamentale noto in tutto il mondo; s’incontra, infatti, nelle aiuole cittadine, nei parchi e nei giardini, normalmente coltivata in piena terra, ma spesso anche in vaso.
La pianta ama vivere in un ambiente dove la luce è molto intensa per diverse ore e, essendo xerofila, gradisce un substrato soffice e permeabile, molto ben drenato, a base di terra sabbiosa e pietrosa. Le annaffiature devono essere frequenti in estate, ridotte in inverno.
Il clima primaverile, con un elevato sbalzo termico tra le ore diurne e quelle notturne, le piogge abbastanza frequenti possono favorire lo sviluppo di malattie fungine che vanno trattate preventivamente con un fungicida adatto. Bisogna prevenire anche l’attacco degli Afidi e delle Cocciniglie.
La Palma nana è stata per secoli utilizzata dalle popolazioni locali come nutrimento di base, in tempi di carestia, in sostituzione della patata prima dell’introduzione dei cereali. Della Palma nana è apprezzato il germoglio apicale, biancastro e midolloso, edule, utilizzato nell’alimentazione come cavolo-palmizio soprattutto nei paesi del Nord Africa, ma anche in Sicilia dove è noto come “u giafagghiuni”.
Nell’antico dialetto licatese il nome “giafagliuni” è usato anche come un traslato col significato di “persona alta e magra”.
I berberi preparavano un tipo di farina con le parti sotterranee più molli della pianta. Nella zona del trapanese è chiamata “giummarra“, dall’arabo “giummar“, tradotto dagli studiosi come midolla di Palma. Un cibo misero, indubbiamente, ma fondamentale per la sopravvivenza.
Si mangiavano anche le drupe rotonde, in verità poco appetitose, ma leggermente zuccherine, quindi, meglio di niente.
Questo trattamento distruttivo ha certamente contribuito a ridurre pesantemente le popolazioni naturali della specie nel nostro territorio. Gli Indiani d’America utilizzavano le drupe di Palma nana come tonico energetico per sostenere l’organismo. In fitoterapia i derivati della Palma nana rinforzano i fisiologici meccanismi di controllo dell’irritazione delle mucose, in particolare di quelle del tratto genito-urinario.
Sono graditi agli uomini soprattutto quando notano difficoltà nella minzione e fastidi alla prostata. Sono utili anche nella calvizie maschile e femminile di natura ormonale.
Prima di essere soppiantata dai prodotti sintetici, in tutti i paesi del Mediterraneo occidentale, dove cresce spontanea, le foglie della parte apicale della Palma nana, la “curina“, erano molto usate per produrre stuoie, tappeti, cordami, coffe, ceste del fieno legate al collo degli asini, crine per imbottire i materassi e, soprattutto, scope.
Per realizzare questi lavori d’intreccio le popolazioni locali hanno attinto indiscriminatamente alle foglie necessarie riducendo la quantità numerica di queste colonie. Forse i miei coetanei ricordano il venditore di scope di Palma nana reclamizzare con voce stentorea, lungo le vie di Mistretta, la sua merce. Oggi, purtroppo, non è più possibile rintracciare qualche raro artigiano che potrebbe costruire, con scienza antica, le sue scope. Ecologicamente la Palma è molto utile contro l’erosione e la desertificazione del suolo, si rigenera, con successivi ricacci, dopo gli incendi poichè le fiamme non riescono a distruggere la sua parte interrata.
Negli ultimi anni, anche a  Licata, a causa dell’eccessivo frazionamento e dell’inurbamento della Montagna, gli individui di Palma nana sono diventati sempre più rari. Persistono là dove la ruspa non è ancora arrivata per “bonificare” il terreno e per consentire al proprietario di sostituire gli elementi mediterranei col Ciliegio giapponese, col Cipresso blu americano, col Bambù di Ceylon, con l’Erba delle pampas sudamericane in un’accozzaglia di specie dal dubbio valore decorativo e dal gusto molto discutibile. Gli appassionati di giardinaggio, nelle villette, dovrebbero riservare almeno un angolino alla Palma nana e alle specie mediterranee.
Nella mia campagna di Licata la palma nana è salvaguardata e protetta!

9 ok

Le Palme nane contribuirebbero a conservare gli elementi della flora mediterranea. Sono anche decorative e non richiedono cura alcuna poiché si sono specializzate per vivere nell’habitat licatese. Questa specializzazione, conseguenza della limitatissima area in cui vive, rende la Palma nana molto sensibile ad alterazioni, anche minime, dell’ambiente. Portare ad una variazione dei fattori ambientali e provocare l’estinzione del Chamaerops umilis non è difficile: bastano alcuni interventi sul territorio ispirati da censurabili necessità economiche che, come tutte le scelte scaturite da una certa “politica”, evitano artatamente di prendere in considerazione la necessità di uno studio serio e disinteressato sull’impatto ambientale.  Questa pianta, comune a tutti i paesi del Mediterraneo, un tempo era molto diffusa sulle coste sarde.
Divenuta sempre più rara, è oggi una specie protetta insieme a tutta la flora mediterranea. Se la Palma nana dovesse essere cancellata dal novero delle specie botaniche siciliane, forse il sapere che sui Monti dell’Uccellina, nella Maremma Toscana, esistono una trentina di esemplari di Chamaerops humilis potrà consolare il lettore attento e preoccupato.
Quelle Palme nane non spariranno mai perché “guardate a vista e amorevolmente custodite” da quei civilissimi abitanti ai quali evidentemente non sfugge il collegamento tra queste piante e il turismo.  Per curiosità, è bene sapere che la pianta più antica dell’Orto botanico di Padova è un esemplare di Chamaerops humilis piantato nel 1585.
La Palma nana è comunemente nota come “Palma di Goethe” in quanto Johann Wolfgang von Goethe, che la notò durante il suo viaggio in Italia nel 1786, le dedicò alcuni famosi scritti sulle sue teorie riguardanti la metamorfosi evolutiva delle piante e pubblicate nel 1790 in un saggio.

 

Print Friendly
dic 6, 2019 - Senza categoria    No Comments

“ESTER ALLE PRESE CON L’AUTORE E CON I SUOI FANTASMI. STORIA DI UNA DONNA VIOLENTATA” DRAMMA DEL PROF. VINCENZO SCUDERI RAPPRESENTATO AL TEATRO RE GRILLO DI LICATA .

1 ok

Il prof. Vincenzo Scuderi ancora una volta stupisce la platea con la rappresentazione scenica di una sua opera.
Infatti, giovedì, 5 dicembre 2019, alle ore 18:30, nella prestigiosa sala del teatro “Re Grillo”, sito a Licata in Corso Vittorio Emanuele, è stato portato in scena un importante tema sociale, che coinvolge la DONNA, e di cui quasi quotidianamente dai telegiornali regionali e nazionali sono riportate notizie su violenze fisiche e psicologiche sulle donne fino all’atto estremo del femminicidio.
“ESTER ALLE PRESE CON L’AUTORE E CON I SUOI FANTASMI. STORIA DI UNA DONNA VIOLENTATA ” è il titolo del dramma tratto dal libero “Novelle/tre” “Semplicemente Donne Siciliane”. Questa rappresentazione si inserisce nel contesto delle manifestazioni organizzate in occasione delle giornate contro la violenza sulle donne. E sostenuto dall’Assessorato Turismo, Sport e Spettacolo.

2 ok

In questa novella Ester, attrice in scena, persona enigmatica e drammatica, racconta alla platea la sua storia di donna violentata.  L’autore del libro è il prof. Vincenzo Scuderi, che ha realizzato anche il dipinto della copertina e i disegni in esso contenuti.  Il libro, di 328 pagine, è stato pubblicato nel 2016, edito da Youcanprint.

3 ok

In questo suo lavoro il prof. Vincenzo Scuderi ha voluto porre l’accento sul delicato tema, di rilevanza sociale, dell’abuso, della violenza sulle donne, dei maltrattamenti, anche in seno alle loro famiglie, e, in extremis, dei femminicidi. Questo tema, evidenziato dall’autore nel suo racconto e fatto risaltare nella rappresentazione scenica al teatro “Re Grillo” di Licata, ha dato spunti di riflessioni personali.
Ecco, per questo motivo la rappresentazione scenica è carica di sensibilità e di originalità!
L’autore ha caldamente invitato a partecipare alla rappresentazione scenica non solo le dirette coinvolte, cioè le DONNE, ma tutti i rappresentanti del massimo consesso cittadino, le istituzioni, le associazioni presenti nel territorio e tutti quei licatesi che si battono e hanno a cuore questo delicato problema della violenza sulle donne perché possa avere una radicale soluzione. E’ stato essenziale partecipare per assicurare l’impegno sociale, per dimostrare la sensibilità, per dare una risposta positiva e personale alle donne, per sensibilizzare la città, per curare una piaga sociale che offende e distrugge la personalità femminile e che va combattuta e condannata affinchè il fenomeno della violenza sulle donne non si ripeta mai più né a Licata né altrove nel mondo.
Per sensibilizzare i giovani a questo rilevante argomento il dramma: “ESTER ALLE PRESE CON L’AUTORE E CON I SUOI FANTASMI. STORIA DI UNA DONNA VIOLENTATA ” sarà ripresentato nell’aula magna “Ines Giganti Curella” dell’I.I.S.“E. Fermi” di Licata il 13 dicembre p.v. Gli stessi alunni, nello stesso istituto, hanno già partecipato al convegno del 25 novembre u.s. dal titolo: “Stop violenza sulle donne – Codice Rosso e Tutela delle vittime” organizzato dall’ O.P.A. (Osservatorio Permanente Antiviolenza) durante il quale hanno dato prova della loro sensibilità al tema rappresentando alcune scenette da loro stessi preparate.
Per riflettere sull’importanza della giornata del 25 novembre contro la violenza sulle donne e per sensibilizzare al rispetto e alla libertà individuali, ecco le parole della dirigente scolastica prof.ssa Amelia Porrello rivolte agli allievi, ai docenti, alle autorità civili e militari, alle associazioni: “Contrastare la violenza sulle donne è un compito essenziale di ogni società che si proponga la piena tutela dei diritti fondamentali della persona. Bisogna educare, soprattutto le nuove generazioni, al <<rifiuto della violenza nei rapporti affettivi”>>. L’educazione a una vita sentimentale, caratterizzata dal rispetto per l’altro, inizia dall’infanzia e dall’adolescenza. Soprattutto alle nuove generazioni deve essere rivolta l’attività attuata dalle istituzioni e dalla società civile. La scuola e le altre attività, in cui si esplica la crescita della persona, devono essere in prima fila contro ogni forma di violenza, pregiudizio e discriminazione.
La violenza è una malattia che danneggia tutti coloro che lo usano, indipendentemente dalla causa. L’IIS “Fermi” dice “No alla violenza contro le donne!!!!
Il discorso della prof.ssa Amelia Porrello è collegato al racconto del prof. Vincenzo Scuderi.  Il libro “SEMPLICEMENTE DONNE” completa la “Terna” delle Novelle dedicate alle “Donne siciliane”.  Il prof. Vincenzo Scuderi  nel libro racconta la storia della nobildonna Matilde, la storia di Mamma Grazia; la storia di Angelina in dialogo col suo amante Fefè; la storia di Miriam, personaggio impenetrabile che sembra farsi sopraffare dai ricordi penosi e angoscianti ma… qualcuno la aiuta a capire se stessa, la storia di Marietta, l’amante del pescatore, che viene considerata dai maldicenti e dai bigotti del paese una di quelle “donne facili”, la storia di Rosa, ragazza moderna, femmina sagace e boriosa alle prese col suo innamorato, la storia di Andreina, la danzatrice sfegatata di rock and roll, la storia di Delizia, che personifica la “Materialità” dell’essere umano in un insolito colloquio con Angelino, che rappresenta la “Spiritualità”, e la storia di tante altre donne palermitane al mercato della Vucciria e a Ballarò.
Hanno iniziato la rappresentazione i lettori:Marco Bernasconi, Maria Grazia Cimino, Giuseppina Incorvaia, che hanno letto alcuni brani dello stesso autore, scritti appositamente sul tema.

4 ok

Da sx: Marco Bernasconi, Angelo Augusto, Maria Grazia Cimino, Giuseppina Incorvaia

4 ok

5 ok

6 ok

Successivamente ha introdotto l’evento la signora Maria Bernasconi con queste parole: ”Amici carissimi ancora una volta mi pregio di presentare un altro lavoro del prof. Vincenzo Scuderi che, come le altre volte, ci fa riflettere su importanti temi di carattere sociologico. Oggi,in questa rappresentazione scenica,il prof.Vincenzo Scuderi ha affrontato il problema della violenza sulle donne, racconto tratto dal libro “Semplicemente Donne Siciliane”. Inoltre,  ha ampiamente illustrato la personalità sensibile e creativa dell’autore.

7 ok

La signora Maria Bernasconi ha invitato ad entrare in scena sul palco lo stesso autore che ha chiamato insistentemente la protagonista: “Ester, Ester,vieni, non avere paura dei fantasmi”.

9 ok

Bravissimi sono stati gli interpreti: Gloria Incorvaia, nelle vesti di Ester, Daniele Costa ( il marito di Ester), Matteo Federico, il bimbo.

8 ok

7 ok

8 ok

9 ok

10 ok

10 ok

11 ok

11 ok

12 ok

16 ok

Molte volte, durante la rappresentazione, si è sentita la voce dell’autore dialogare con Ester, la protagonista.

Registi: Vincenzo Scuderi e Gloria Incorvaia.
L’interpretazione dei personaggi è stata molto apprezzata dai presenti, come hanno dimostrato i calorosi applausi elargiti dalla platea con espressa gratitudine.

12 ok

13 ok

14 ok

Visibilmente commosso, ma compiaciuto il prof. Vincenzo Scuderi ha ringraziato il dott. Giuseppe Galanti, sindaco dl Licata, il giovane Andrea Burgio, Assessore allo Sport, Turismo e Spettacolo,

15 ok

l’Associazione O..P.A, le Forze dell’Ordine, la prof.ssa Amelia Porrello e tutti gli intervenuti ricevendo complimenti e abbracci affettuosi e sinceri.
Anche gli attori hanno ringraziato con i loro applausi.
Gloria Incorvaia ha ringraziato il cuntastorie Mel Vizzi e la “Putida Du Cuntastorie” per  avere messo a disposizione gli oggetti di arredamento del palco.

17 ok

19 ok


21 ok

22 ok

Che dire? Il lavoro del prof. Vincenzo Scuderi, attraverso l’originale rappresentazione scenica al teatro Re Grillo, ha trattato il grave problema della violenza sulle donne, problema che mortifica non solo le donne, ma l’Umanità intera.
Molti sono stati gli spunti di riflessione.
LA DONNA deve essere amata, rispettata, stimata,  protetta sempre. Tutti i giorni, non solo il 25 novembre di ogni anno!
Il dialogo, la comprensione, la collaborazione fra i due sessi devono essere momenti di unione fra l’Uomo e la Donna e non di separazione o di violenza materiale e morale.
Le foto più belle sono della signora Loredana Capitano

Cenni biografici: Il prof. Vincenzo Scuderi,

16

nato a Ramacca il 15/08/1946, risiede a Licata da molti anni.
Laureato in Economia e Commercio presso l’Università di Palermo, ha svolto il suo lavoro di valido e apprezzato docente quale titolare della cattedra di Ragioneria presso L’I.I.S. “Filippo Re Capriata” a Licata.
Coniugato con la signora Giuseppina Scribellito, è padre affettuoso di tre figli maschi: di Raffaele, di Alessio, di Francesco  e nonno premuroso di cinque nipotini.
Inoltre, già dottore commercialista e revisore contabile, oggi, da pensionato, si dedica ad altre attività culturali.
E’ autore di un testo di contabilità adottato in alcuni Istituti Tecnici d’Italia. E’ coautore della biografia sull’omonimo zio “Mons.Vincenzo Scuderi”. Titolo: “ Il Missionario di fuoco” -Editrice L.D.C. – Torino-Leumann . E’ autore di circa 50 pubblicazioni di contenuto giuridico-contabile-fiscale, (Editrice ETI, Roma; Editrice Pedrini, Torino; Editrice Tramontana, Milano; Giornale dei Dottori Commercialisti, Roma). E’ relatore di interventi, in sede Congressuale Nazionale, dei dottori Commercialisti, pubblicati dalla Casa Editrice Buffetti. E’autore di numerose opere letterarie. Ha pubblicato 48 volumi tra Romanzi, Novelle, Fiabe, Filastrocche opere conosciute in varie città della Sicilia, dell’Italia, dell’Europa. Alcuni romanzi sono disponibili negli Stati Uniti, in Australia, in Nuova Zelanda, in Brasile, in Gran Bretagna, in Canada, in Russia, in Polonia, in India, nella Corea del sud.
Amante dell’arte e della pittura, ha organizzato quattro mostre personali esponendo le sue preziose opere sino al 1981. Infatti, la copertina del libro “Semplicemente Donne Siciliane” è una sua creazione.
L’amico Vincenzo Scuderi è una persona aperta, socievole, detentore di molti valori umani e sociali che io, personalmente, ammiro e stimo molto.
Grazie Vincenzo!

 

 

 

Print Friendly
Pagine:«1234567...35»

Powered by AlterVista


Hit Counter provided by Sign Holders