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mag 26, 2019 - Senza categoria    No Comments

“MONDO DI SILENZIO” POESIA TRATTA DAL LIBRO “SINTITI,SINTITI” DI CARMELO DE CARO

 

22 MAGGIO 2019.
Sono trascorsi 19 anni!
Il ricordo di te, carissimo Carmelo, è sempre vivo.
La morte altro non è che la naturale conclusione del ciclo vitale, breve o lungo, intenso o leggero.
Con la morte tu, come tutti i miei cari, non siete più vicini a me fisicamente, ma continuate ad esistere.
E’ la fede cristiana che crede nella vita eterna e nella speranza delle resurrezione dei morti.

ok ok

MONDO DI SILENZIO

Fresco di maestrale su per la collina

disseminata di bianche lapidi e marmi e croci e di eleganti frasi

fatte.

Da oggi un nuovo corpo spargerà i suoi umori sulla terra bruna.

Piangete donne, piangete.

Stormono i cipressi del mondo perduto,

rompono il silenzio degli avelli nel luogo dove tutti verremo.

Là dove riposa cullato dalle morbide ombre avvolgenti

del falso pepe il padre di mio padre, là anch’io sarò.

Una piccola foglia s’è staccata silenziosamente dal suo ramo, vola

sulle ali del vento.

Come è breve quel suo momento di libertà suprema!

Dopo aver sfiorato i riccioli del marmo bianco e freddo dell’angelo

è finita sull’osseo biancore d’una lapide.

Mondo di silenzio, mondo immobile, mondo di tutto e di nulla,

statico, rappreso, al di là del tempo, precluso ai viventi.

E’ lungo e diritto questo muro, non se ne vede la fine anche se so

che c’è.

Non voglio voltarmi a vedere l’inizio lontano sperduto tra le nebbie

del tempo

e proseguo lungo le pietre provate da mille intemperie.

Paesaggio monotono, avanzo. Un cancello nel muro, una speranza

che subito muore.

Chiuso.

E il ferro è rugginoso. Dopo, ancora il muro. Vecchia pietra insultata

dalle ingiurie del tempo, quando finirai?

Non posso vedere oltre il muro e cammino, cammino accanto a esso

anche se ora il mio progredire è duro e faticoso.

Avanzo lungo questo muro con la speranza o la delusione che un

giorno possa finire.                                                  Maggio 2000

Poesia tratta dal libro “Sintiti, Sintiti” di Carmelo De Caro

 

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