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giu 1, 2019 - Senza categoria    No Comments

L’ECBALLIUM ELATERIUM, IL COCOMERO ASININO

 

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Sono sicura che a nessuno di noi, attenti osservatori della Natura, è sfuggito l’incontro con questa pianta molto diffusa in Italia e in Sicilia. I suoi habitat sono molto estesi: dal piano alla zona submontana, sino a 800 m di quota, lungo i sentieri, ai margini dei coltivi, su terreni incolti, aridi e sassosi, sulle macerie, nelle zone costiere come le dune e lungo le spiagge. Non è raro incontrare questa pianta anche a
Mistretta e a Licata.
Sotto i marciapiedi di una palazzina vicina alla mia ho notato una pianta che mostrava contemporaneamente larghe foglie, bei fiori gialli e grossi frutti ovoidali.
Mi accostai ad essa e, per meglio fotografarla, m’inginocchiai accanto ad essa. Avevo appena iniziato la mia ispezione quando all’improvviso fui investita da un’emissione multipla di schizzi di liquido appiccicoso misto a corpuscoli scuri che centrarono la mia faccia e la macchina fotografica.
Gli occhi, fortunatamente, sono stati protetti dagli occhiali.
Mi sono arrabbiata veramente!
Il mio è soltanto un avvertimento per essere attenti, amici miei, a non calpestare, a non toccare, a non sfiorare questa pianta che, fra poco tempo, sarà presente e molto invadente.
In botanica il suo nome scientifico è: “Ecballium elaterium”.
E’ conosciuto con molti altri sinonimi italiani:Cocomero asinino, Elaterio, Schizzetti, Sputaveleno” perché nella polpa è contenuta una sostanza amarissima e molto tossica.  Da noi, in Sicilia è chiamato Citrulìcchiu”.
Etimologicamente il nome del genere “Ecballium” deriva dal verbo greco “έκ-βάλλω”,sbalzar fuori”, alludendo alla caratteristica del frutto che schizza i semi.  Il nome della specie“elaterium” deriva sempre dal greco “έλατήριος”, “chespinge, che allontana”.
L’Ecballium elaterium è una pianta erbacea perenne appartenente alla famiglia delle Cucurbitacee. Originaria dalle regioni aride dell’Africa settentrionale, è diffusa in tutto il bacino del Mediterraneo.
E’ una pianta verrucoso-ispida, cespugliosa, alta sino a 50 cm, con fusti prostrati, succulenti, angolosi, ramosi e senza viticci.

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Le foglie, sostenute da lunghi piccioli, sono ovato-cuoriformi, con apice acuto e margine ondulato, molto spesse e di colore verde-grigio.

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I fiori, piccoli, monoici, colorati di giallo chiaro e striati di verde, sia i femminili sia i maschili compaiono nell’ascella della stessa foglia, ma su peduncoli distinti.  Sia la corolla sia il calice sono divisi in 5 lobi. I fiori maschili sono riuniti in racemi; i fiori femminili sono solitari e saldati ai rami. L’antesi è molto lunga: da aprile ad ottobre.

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I fiori femminili, dopo la fecondazione, producono il frutto. Il peduncolo che lo sostiene è ripiegato ad uncino e quindi l’attaccatura del frutto è rivolta verso l’alto.
Il frutto, una bacca ovoide, dalle dimensioni di 3–4 cm, di colore verdastro, oblungo, ruvido-irsuto, pendente, a maturità si stacca dal peduncolo e dal foro lancia i semi a parecchi metri di distanza, anche oltre i 3 metri, alla velocità di circa 10 m/s.

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All’interno del frutto si formano dei gas e dei liquidi che, a maturazione, aumentano di pressione. Basta sfiorare la pianta per provocare il distacco del frutto e la violenta fuoriuscita dal foro dell’attaccatura dei semi e del liquido nel quale sono immersi favorendo, così, la diffusione della specie. Il frutto, svuotato, è spinto in direzione opposta per il contraccolpo. Questo comportamento è accompagnato da un odore disgustoso. Il frutto non è buono da mangiare.
La sua polpa non solo è molto amara, ma contiene l’elaterina, una sostanza assolutamente tossica da cui il nome volgare di “Sputaveleno”.
Questo meccanismo di dispersione dei semi risponde ad una naturale esigenza della pianta ecologicamente aggressiva in habitat aridi: far crescere le piante figlie in zone lontane il più possibile dalla pianta madre per evitare competizioni tra di esse per l’occupazione del suolo, per il rifornimento dell’acqua e per estendere al massimo il controllo del territorio.
Il Cocomero asinino, oltre all’elaterina, include altri principi attivi: l’elaterinide, la cocurbitacina, gli alcalodi cinoglossina e consolicina, per cui possiede proprietà farmacologiche impiegate in campo terapeutico.
Nella medicina popolare, fin dai tempi antichi, la polpa dell’Ecballium fu impiegata dagli Egizi, dai Romani e dai Greci.
Il filosofo greco Teofrasto di Ereso consigliava l’uso della radice per combattere la scabbia delle pecore. In seguito la polpa del frutto fu impiegata anche dai medici arabi e in particolare da Avicenna che considerò l’elaterina fra i rimedi più utili e più efficaci.
Ippocrate raccomandava molta prudenza nella somministrazione dell’Elaterio, un miscuglio di sostanze estratte da vari frutti delle Cucurbitacee, dimostrando di conoscere esattamente non solo la sua attività terapeutica, ma anche gli inconvenienti che possono derivare da un uso incauto di questa droga.
I seguaci di Ippocrate utilizzavano le radici e le foglie.
Il Leclerc, in un suo articolo ricco di notizie storiche, scrisse che l’Ecballium può essere annoverato fra le droghe di più antico uso; <<Son emploi remonte à l’aurore de la Médecine>>.
Dioscoride diede un’esatta descrizione del metodo di preparazione dell’Elaterio estratto dal frutto dell’Ecballium, metodo che fondamentalmente corrisponde a quello impiegato anche attualmente.
L’elaterina, contenuta nella polpa del frutto, è una sostanza amarissima e altamente tossica.
Mangiare la polpa può causare fastidiose infiammazioni alla mucosa della bocca e seri disturbi gastrointestinali. L’elaterina è attiva già alla dose di pochi milligrammi.
Gli estratti della polpa del frutto dell’Ecballium attualmente sono impiegati in veterinaria per il loro effetto purgante.
Null’uomo sono utilizzati quasi esclusivamente per uso esterno.
Con la radice, prima macerata e poi bollita nell’aceto, si effettuavano massaggi che attenuavano i dolori reumatici e il gonfiore delle gambe. Infatti, il suo principio attivo, particolarmente idrosolubile,  aveva proprietà antinfiammatorie ed analgesiche.
Tuttavia sembra che questa pianta abbia proprietà terapeutiche che riescono a curare alcuni malanni quali la sinusite, gli stati emorroidari, le affezioni oculari, i dolori articolari, le ostruzioni delle vie biliari, le infezioni della pelle, in particolare quelle molto contagiose. In medicina si può usare il liquido essiccato come forte purgativo,ma ne è sconsigliato l’uso data l’elevatissima tossicità.
Infatti, per la sua alta tossicità bisogna usare la droga solo ed esclusivamente sotto lo stretto controllo del proprio medico.
Il quadro tossicologico, causato sia dall’ingestione sia dal contatto cutaneo con la pianta, è costituito dai sintomi di violenta gastroenterite, nausea, vomito e diarrea.
Dopo un lungo periodo durante il quale fu quasi completamente abbandonato, l’uso dell’elaterio fu ancora ripreso nel 1700 e nel 1800 da alcuni medici inglesi fra i quali il Sydenham e il Lister.

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Questa droga fu esaurientemente trattata in molti testi di Medicina e inscritta nelle farmacopee di quasi tutti i paesi d’Europa e d’America. La Farmacopea degli Stati Uniti ha registrato l’elaterio sino al 1813 e l’elaterina sino al 1916, mentre dell’elaterio e dell’elaterina si trova menzione nella Farmacopea inglese sino al 1914.
Attualmente l’uso dell’elaterio e dell’elaterina é di nuovo quasi completamente abbandonato.
Una buona droga, a contenuto fisso e controllato in elaterina, potrebbe sempre trovare utile impiego anche ai giorni nostri.

 

 

 

 

 

 

 

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