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gen 23, 2019 - Senza categoria    No Comments

LE STRADE INTITOLATE A TRE IMPORTANTI DONNE A MISTRETTA

 

 Anna Salamone, Maria Lo Iacono, Maria Messina sono le tre importanti donne alle quali la commissione toponomastica di Mistretta ha intitolato le strade.
ANNA SALAMONE, figlia di Gioacchino Salamone e di Angela Cannata,  sorella di don Vincenzo, era una nobildonna nata a Mistretta il 12 febbraio 1845.

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Di carattere mite e di spirito caritatevole, fu educata dalla madre fin da giovane ad un’ osservante educazione cattolica.
Impegnata, insieme al fratello Vincenzo, partecipò a diverse iniziative benefiche verso i più bisognosi: dal sussidio degli indigenti alle cucine per i poveri.
Un impegno che continuò!
Prelevandola dal suo patrimonio, il 15 febbraio del 1905  Anna  donò la cospicua somma di 30.000 lire all’ospedale SS.mo Salvatore di Mistretta affinchè potessero realizzarsi sostanziali opere di ammodernamento ed adeguamento professionale salvandolo dal declino.
Con questo denaro ha permesso anche agli infermieri specializzati del Nord di operare nell’ospedale principalmente nel reparto del punto nascite.
Dal settimanale “La Montagna” si evince che la mortalità infantile allora fu ridotta del 20% conseguendo il primato in Italia.
La lapide, custodita nella chiesa di Maria  SS.ma del Rosario, ricorda la benefattrice Anna Salamone che nel 1906 fece erigere l’altare in omaggio al SS.mo Cuore di Gesù commissionando allo scultore amastratino Noè Marullo anche la statua lignea del Cuore di Gesù.

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Dalla Società Operaia di Mutuo Soccorso di Mistretta è stata onorata col titolo di “Socio onorario” pur essendo una donna.
Per la sua tanta generosità, la commissione toponomastica di Mistretta le ha intitolato la strada che,  partendo dal Piazza Vittorio Veneto, scende, passa davanti alla chiesa di San Giuseppe, attraversa la strada rotabile, costeggia la parete laterale della chiesa di Maria SS.ma del  Rosario e conduce al detto Ospedale  SS.mo Salvatore diMistretta.
Il poeta Gaetano Giordano Sgroppo nella sua opera “Prose e poesie sociali” cosi ricorda questa pia donna. ” Il Cavaliere Ufficiale Vincenzo Salamone, abbellitore della Città e sempre munifico ai poveri, può davvero andar superbo di avere una sorella educata a si magnanimi sentimenti! Ed io mi reco ad onore singolarissimo di rallegrarmi immensamente con la nostra benefattrice che lascia un buon nome e con tutte le forze dell’ animo mi auguro a lei lunghissima vita“.
E’ sepolta nella cappella gentilizia della famiglia Salamone Gioacchino nel cimitero monumentale di Mistretta.
Ringrazio Placido Salamone per avermi fornito queste antiche,ma importanti notizie su Anna Salamone.

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La signora Anna, però figlia di Pasquale Salamone, assieme alla sorella Francesca e a Ignazio Florio, fu la fondatrice dell’istituto per Ciechi di Palermo e che ancora oggi porta i loro nomi.

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Foto di Luigi Salomone

MARIA LO IACONO fu una donna benestante e  molto generosa che donò il suo patrimonio all’ospedale SS.mo Salvatore di Mistretta rispettando la volontà dello sposo, il dott. Antonino Lo Iacono.
Questa lapide si trova in un archivio dell’ospedale di Mistretta.

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Grazie alla collaborazione del direttore dott. Mario Portera e della signora Maria Grazia Ribaudo, sono riuscita a fotografarla ed a copiare il suo contenuto che trascrivo integralmente:

AXM APRILE MCMXV

MARIA LO IACONO

GENTILE DONNA MISTRETTESE

ADEMPIENDO I VOTI DELLO SPOSO

D.RE ANTONINO LO IACONO

CON ATTO TESTAMENTARIO

ISTITUIVA EREDE UNIVERSALE

DEL SUO PINGUE PATRIMONIO

IL PATRIO OSPEDALE SS.SALVATORE

CORONANDO CON SI’ MUNIFICO DONO

UNA VITA MODESTA ED ILLIBATA.

Anche a Maria Lo Iacono, per la sua generosità, l a commissione toponomastica di Mistretta, su proposta della signora Cuva Maria Angela,  le ha intitolato una strada del centro storico.

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 MARIA MESSINA è nata a Palermo il 14 marzo del 1887.
Trascorse alcuni anni a Mistretta dove scrisse alcune novelle.
Si arrese alla sofferenza fisica all’alba del 19 gennaio del 1944 morendo a Masiano, una frazione a pochi chilometri da Pistoia, nella casa di contadini della famiglia Tarabusi dove si era trasferita per sfuggire ai bombardamenti della guerra, che aveva diviso l’Italia in due parti separandola dall’amato fratello e dalle nipoti, e dove viveva in solitudine in campagna, “vinta” dal destino, divorata dalla distrofia muscolare.  Prima di morire donò alla sua affezionata infermiera Vittoria Tagliaferri “I doni della vita”, un documento di fede e di religiosità, un’esperienza di sofferenza fisica e spirituale. A Pistoia fu sepolta nel Cimitero della Misericordia Addolorata. Riesumata nel 1966, i suoi resti mortali furono custoditi nella stessa tomba della madre, signora Gaetana Valenza Traina.
Maria Messina fu una delle più grandi scrittrici veriste commentata da Borghese come “scolara del Verga” e ammirata dal Verga col quale aveva un costante e proficuo rapporto epistolare.

Sono alcune lettere di Maria indirizzate al Verga

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Tuttavia, completamente dimenticata, è stata assente dalla letteratura italiana del Novecento.
Abbattere il muro del silenzio attorno a lei, schiudere le porte dell’oscurità, che avevano nascosto per oltre mezzo secolo il nome e l’opera di Maria Messina, aprire quelle della sua fama, furono meriti dello scrittore Leonardo Sciascia che, nei primi anni ottanta, ha riproposto la lettura di alcuni dei suoi racconti. Da allora le sue opere hanno attraversato una nuova stagione di notorietà e sono state tradotte in diverse lingue. Nelle sue opere ha raccontato, con una commiserazione pervasa di ribellione, la società maschilista dell’epoca, la sottomessa e oppressa condizione femminile in Sicilia quale era fino agli anni della seconda guerra mondiale. Ha esaminato diversi temi come quello della gelosia, dell’adulterio, dei maltrattamenti, dell’abuso sessuale, dei pregiudizi, dei costumi, delle contraddizioni, della religiosità. Nei suoi lavori Maria Messina ha evidenziato anche l’isolamento e la percezione di un destino avverso, a cui non ci si può ribellare, che non dà ai “vinti” la possibilità di evasione e di liberazione in una società dove le regole sono stabilite da sempre. Poiché dimorò a Mistretta dal 1903 al 1909, in una casa di Via Paolo Insinga dove ambientò le sue novelle e i suoi racconti, l’Associazione “Progetto Mistretta” ha rivolto alla scrittrice grande attenzione assegnando a Maria un posto di meritevole rilievo nella cultura amastratina divulgando il suo nome e la sua opera attraverso la promozione del concorso letterario “Maria Messina” con cadenza annuale (già alla XIII edizione) e la cui premiazione avviene nell’elegante sala di rappresentanza del Circolo Unione. In questo modo Maria è stata ricompensata per essere stata dimenticata dai critici, dagli storici della letteratura italiana del Novecento e dai lettori. Nel mese di febbraio del 2009 l’Amministrazione comunale di Mistretta ha conferito alla scrittrice Maria Messina la cittadinanza onoraria e le ha intitolato una strada del centro storico.

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 Grazie all’interessamento dell’Associazione “Progetto Mistretta”, al giornale “Il Centro Storico”, e al certosino lavoro di ricerca del pistoiese “mistretteseGiorgio Giorgetti, le spoglie di Maria Messina sono state trasferite dal cimitero della Misericordia di Pistoia al cimitero monumentale di Mistretta. Maria riposa lì accanto alla sua amata madre Gaetana Traina. Il merito di questo “ritorno” in patria si deve attribuire soprattutto al prof. Nino Testagrossa, il presidente dell’associazione “Progetto Mistretta”, che ha messo in risalto il legame della Messina con quelli che lei stessa definì “i miei buoni mistrettesi”. La cerimonia di accoglienza e di tumulazione dei resti mortali della scrittrice è avvenuta il 24 aprile del 2009.
Le due piccole casse sono state collocate nella zona alta del Cimitero di Mistretta. Purtroppo molto vicine alle spoglie di Maria ci sono anche quelle di Giorgio Giorgetti prematuramente scomparso. Ada Negri, poiché le due donne relazionavano in forma epistolare, scrisse a Maria Messina: “Non ti conosco fisicamente, ma mi sembra di conoscere bene la tua grande anima”. Anche noi mistrettesi non l’abbiamo conosciuta personalmente, ma possiamo dire di conoscere bene la sua anima, i suoi messaggi, la sua arte narrativa.

 

 

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