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feb 1, 2020 - Senza categoria    No Comments

LA STORIA DELLE CERAMICHE SICILIANE RACCONTATA DA NELLA SEMINARA AL CUSCA DI LICATA

 

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Giovedì, 23 gennaio 2020, Nella Seminara ha trascorso un bellissimo pomeriggio al chiostro Sant’Angelo di Licata, nella sala intitolata alla cantante  licatese Rosa Balistreri, la sede del CUSCA  (Centro Universitario Socio Culturale Adulti)  per avere relazionato sul tema della storia e della presenza delle attività ceramiche in Sicilia.
Ha iniziato il suo discorso con un caloroso ringraziamento all’insegnante Cettina Greco, la presidente del CUSCA, e a tutti i componenti del CUSCA per averLa invitata affidandoLe il prestigioso incarico  di docente.

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Cettina Greco

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Nella Seminara, con la sua capacità di sapere dialogare, è riuscita a coinvolgere tutte le persone presenti nella sala, che l’hanno ascoltata e calorosamente applaudita.
Ha concluso l’evento ringraziando nuovamente la presidente del CUSCA, l’ins. Cettina Greco, e tutti i presenti, per averle dato la possibilità di parlare di questo importante argomento sulle ceramiche siciliane proiettando anche un nutrito numero di fotografie, aiutata dal signor Giovanni Mancuso, che ringrazia.
Ha ricevuto in regalo l’originale e significativo cappellino simbolo del CUSCA.

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E’, attraverso lo studio della ceramica, che gli storici ricavarono notizie sulle diverse culture che si erano avvicendate nel luogo dove sono stati ritrovati i manufatti, sulle usanze dei popoli, sulle relazioni e sugli scambi con altre popolazioni.
Secondo la storia, fin dal periodo Neolitico molte persone si dedicarono alla produzione di oggetti di ceramica.
La materia prima era l’argilla, diffusissima in natura, facile da depurare, impastare, modellare; permette di ottenere oggetti durevoli nel tempo, resistenti al fuoco, impermeabili all’acqua, ottimi per la conservazione e il trasporto.
I primi oggetti erano modellati a mano e asciugati al sole.
In seguito furono cotti direttamente sul fuoco e, infine in forni a legna, dove la temperatura era altissima e costante per tempi lunghi.
Le decorazioni furono ottenute inizialmente per impressione sull’argilla fresca di unghie, di bordi di conchiglie, di punzoni, di cordicelle.
In Sicilia le ceramiche più antiche sono state ritrovate nella zona di Sciacca.
Alla fine dell’era neolitica si erano via via diffusi diversi tipi di ceramica incisa, dipinta, di diverse forme e dimensioni che erano chiamati col nome della località di provenienza.
Ancora prima della colonizzazione greca i Sicani e i Siculi produssero vasellame prima plasmato a mano libera, poi forgiato a tornio e, successivamente, impreziosito con decorazioni a incisione e poi dipinto.
La Sicilia, per la sua posizione geografica, è stata sempre oggetto di conquista da parte delle più importanti civiltà.
Infatti, hanno lasciato la loro impronta i Fenici, i Greci, i Cartaginesi, i Romani, i Bizantini, gli Arabi, i Normanni, gli Svevi, gli Spagnoli e i Francesi.
I Greci, in particolare, hanno sfruttato la ricchezza del sottosuolo delle colline argillose per trarre la materia prima, cioè l’argilla.
L’influenza della civiltà greca fece nascere in Sicilia la produzione di vasellame dipinto nero-lucido e, più tardi, anche di ceramiche rosse.
I ceramisti siciliani, sebbene siamo stati influenzati dalle varie dominazioni, tuttavia hanno sempre evidenziato nell’arte della ceramica la loro sicilianità.
Durante la dominazione musulmana la Sicilia acquisì le nuove tecniche portate dagli Arabi.
L’influenza musulmana fu talmente importante che rimase presente con gli stessi motivi decorativi e con le stesse tecniche usate anche durante le dominazioni successive.
Nella seconda metà del XIV sec., con l’affermarsi della dominazione spagnola, si ebbe un leggero mutamento tecnico e stilistico e si introdussero nuovi colori, come il blu insieme al giallo, al verde e al manganese.
Nel tardo ‘500 e nei primi anni del ‘600 la ceramica siciliana copiò lo stile della produzione italiana.
L’influsso rinascimentale si avvertì a Palermo, a Messina, a Siracusa.
Gli artigiani di quel periodo imitarono le maioliche di Venezia e di Faenza, le prime a essere conosciute nell’isola.
In quel periodo s’impose, su tutta l’isola, la produzione palermitana con i bellissimi vasi ovali che si rifacevano ai vasi siculo–musulmani.
Un posto particolare nella storia della ceramica siciliana del ‘600 e del ‘700 occupò la città di Caltagirone.
Sono stati prodotti: alberelli,  “quartare ”, anfore, vasi a forma di civetta, bracieri, scaldini, lucerne antropomorfe, vasi decorativi, pigne, carciofi verdi e mattonelle.
Il colore dominante nel ‘600 era l’azzurro cinerino, mentre nel ‘700 l’azzurro diventò blu.
L‘800 vide in Sicilia il diffondersi di ceramisti che si dedicarono alla modellatura di figurine.
Tra i prodotti siciliani di questo periodo non possiamo tralasciare le famose lucerne a figura umana, prese come modello dal mondo popolare e spesso raffigurati in chiave ironica. Stessa diffusione di quelle di Caltagirone molto più belle. Nel corso del ’800 la produzione delle lucerne divenne più fiorente, soprattutto grazie all’artigianato calatino.
I ceramisti calatini popolari riprodussero i personaggi del loro tempo, tratti dalla vita borghese e popolare: dame, donne del popolo, pastori, gendarmi, briganti e anche soggetti tratti dalla mitologia latina e greca.
La moda delle lucerne antropomorfe nell’Ottocento non solo varcò la soglia dei palazzi nobiliari e  arredò tavoli, angoliere, comò e pianoforti, ma penetrò anche, con soggetti appropriati, nei conventi e nei monasteri.
Di ceramica è anche la vasta collezione di statuette raffiguranti personaggi del presepe, delle arti e dei mestieri siciliani: il pescatore, il panettiere, il carrettiere, il fabbro, ecc.
Ogni figura rappresenta un’epoca, un costume, una condizione sociale.
Questi oggetti sono dei piccoli capolavori. Accanto alla produzione di lucerne antropomorfe e di statuette, nel corso dell‘800, si ebbe una notevole produzione di ceramica proveniente da diversi paesi siciliani: da Collesano, da Patti, da Santo Stefano di Camastra, da Caltanissetta, da Terrasini.
All’inizio del. XX secolo l’artigianato siciliano subì una grave crisi e delle antiche fornaci del passato oggi rimangono attive soltanto quelle di Santo Stefano di Camastra, di Caltagirone, di Burgio,  di Sciacca

La Fonte: il Web

 NEL PROSSIMO ARTICOLO LA STORIA DELLA CERAMICA DI SANTO STEFANO DI CAMASTRA.

 

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