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nov 24, 2019 - Senza categoria    No Comments

LA RACCOLTA DEI FUNGHI NEL BOSCO ATTORNO AL LAGHETTO”URIO QUATTROCCH” A MISRETTA

 

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Per le abbondanti piogge che scendono dall’alto e inumidiscono il terreno, i mesi autunnali sono il periodo ideale per osservare e, soprattutto, fotografare i funghi che compaiono nei vari luoghi. Alcuni con i cappelli dai bei colori sostenuti da gambi lunghi o brevi, altri piccoli e graziosi, con colori non appariscenti, altri sul legno vecchio, altri fra le foglie morte, altri ancora su cuscinetti di muschio.

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Premetto che non è semplice descrivere i funghi nella Botanica perché sono una specie molto numerosa che comprende classi, ordini, sottordini, per cui sarebbe troppo lunga la loro descrizione. Ci sono i funghi commestibili e i funghi velenosi, i funghi saprofiti, che si nutrono di organismi morti: foglie cadute, aghi, tronchi e residui di legno trasformandoli in utile humus, i funghi parassiti, che traggono il loro nutrimento da organismi viventi portandoli anche alla morte, e nutrendosi dell’ospite morto, normalmente per i funghi parassiti è indispensabile che l’ospite resti in vita, i funghi simbionti, quali i licheni, associazioni molto strette di un fungo e di un’alga verde; tra i funghi simbionti e i loro ospiti avviene normalmente uno scambio di sostanze nutritive che permette a entrambi di vivere e proliferare, i funghi microscopici, le muffe, i funghi macroscopici. Desidero descrivere i funghi macroscopici che ho fotografato nel mese di novembre nel sottobosco attorno al laghetto Urio Quattrocchi a Mistretta dove esiste una gran varietà di alberi di latifoglie e di conifere che dominano che l’ambiente: Querce, Faggi, Pioppi, Aceri, Olmi, Frassini, Abeti, Pini e arbusti come Biancospini, Agrifogli e Sambuchi.

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Ho incontrato nel bosco molti cercatori di funghi provenienti da Palermo, da Catania, da Ragusa che li raccoglievano. Ho incontrato anche un signore che si faceva aiutare dal suo cane addestrato nella ricerca del fungo “Tartufo”.

 

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Per la raccolta dei funghi esistono regole ben precise, imposte dal Parco dei Nebrodi e dal Comune di Mistretta che bisogna assolutamente rispettare per evitare elevate sanzioni da parte delle Guardie del Corpo Forestale.

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Il raccoglitore deve essere provvisto: del tesserino ( oblatorio per i cercatori di funghi ai fini commerciali), del cestino di vimini, di un piccolo coltello. La quantità di funghi raccolti  non deve superare i 3 Kg sia per i residenti sia per i non residenti; potrebbe essere superiore per chi è fornito di tesserino di ricercatore per fini commerciali. Il cestino di vimini favorisce la fuoriuscita delle spore dei funghi e permette l’areazione, perché i funghi, senza aria, marciscono in poco tempo. Il coltello serve per estirpare il fungo dal terreno senza rovinarlo. Mi sono chiesta: “La grande quantità dei funghi che ho visto raccogliere a queste persone è servita soltanto per il loro capriccio alimentare o per ricavare un facile guadagno?” I cofani delle machine erano strapieni! I miei attrezzi erano: la macchina fotografica e un bastone per difendermi dagli animali.

Sono i funghi che ho fotografato.

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I funghi commestibili costituiscono un alimento prelibato che la Natura offre spontaneamente. Nella raccolta dei funghi il pericolo maggiore risiede nella presunzione di poter svolgere autonomamente la ricerca senza il parere di un esperto, del micologo. Raccogliere i funghi autonomamente, in base a semplici ed empirici criteri e senza le giuste conoscenze, può essere estremamente pericoloso e, in alcuni casi, addirittura letale. Il potenziale d’intossicazione alimentare da funghi dipende dalla specie del fungo, dal suo habitat, dalla modalità di cottura, dalla dose e dalla soggettività del consumatore. Quindi, al raccoglitore è necessaria una buona conoscenza mitologica dei funghi per distinguere quelli commestibili da quelli velenosi perché, sotto l’aspetto della bellezza e dei colori di alcuni funghi, si può nascondere l’insidia del veleno. In ogni periodo della raccolta dei funghi i telegiornali, i giornali riportano notizie di casi di morte per ingestione dei funghi velenosi. Molte specie di funghi sono velenose per l’uomo, con differenti gradi di tossicità. Subentrano complicazioni gastrointestinali più o meno lievi fino a effetti più gravi come allucinazioni, danni agli organi interni, fegato e reni, e, infine, la morte. Le specie più pericolose appartengono al genere Amanita, ma lo stesso genere comprende anche specie commestibili. Molte persone inesperte si affidano a personali e impropri criteri di valutazione o ad altre persone sapientone che assicurano di saper distinguere i funghi commestibili da quelli velenosi. Poiché è difficile individuare con precisione un fungo selvatico sicuro, senza un’adeguata formazione e conoscenza, nel dubbio è consigliabile non consumarlo. Io, personalmente, non mi fido di nessuno, neanche di me stessa! Non mangio i funghi, desidero solamente fotografarli per ammirare la loro bellezza, le varie forme, i vari colori, la loro luminosità.

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Esistono molte credenze popolari sulla commestibilità dei funghi ma che, molto spesso, sono risultate non veritiere. È falso ritenere come alcuni accorgimenti possano aiutare a escludere la tossicità dei funghi e a capire la loro pericolosità: l’ingiallimento delle foglie di prezzemolo al contatto con i funghi, l’annerimento del cucchiaio d’argento, dell’aglio e della cipolla mediante la cottura, la coagulazione del latte o dell’albume d’uovo al contatto con i funghi. Però alcuni funghi, letali, non hanno nessuna di queste reazioni. È falso ritenere che i funghi che sono mangiati dalle lumache o da altri insetti siano commestibili anche per l’uomo. Gli animali hanno un organismo differente dal nostro, quindi possono cibarsi dei funghi velenosi per l’uomo, ma senza nessuna conseguenza per essi. È falso pensare che i funghi possano divenire velenosi con il solo contatto con animali o altre piante velenose. È falso credere che la velenosità dei funghi possa essere rivelata dalla vivacità dei colori, dall’odore e dalla loro viscidità. Molti funghi velenosi e letali non dimostrano nessuna di queste caratteristiche che, al contrario, possono essere riscontrate in molte varietà di funghi commestibili. È falso affermare che i funghi bianchi e di sapore gradevole siano sicuramente commestibili. Tra di essi, infatti, troviamo l’Amanita phalloides, un fungo più velenoso e sicuramente mortale per l’uomo.

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È errato credere alla non tossicità del fungo se prima una porzione di funghi cucinati si fa mangiare a un animale domestico, gatto o cane. Questi animali hanno una sensibilità ai veleni diversa dalla nostra. E’ falso credere che i funghi, una volta essiccati, perdano le loro proprietà venefiche. Con l’essiccazione i funghi perdono soltanto l’acqua, ma conservano la concentrazione di veleno che, anzi, diventa più alta. L’unico modo certo per distinguere i funghi mangerecci da quelli velenosi è sicuramente la conoscenza con certezza delle diverse specie. E’ sempre attuale la teoria dell’antica prudenza: meglio conoscere bene poche specie piuttosto che molte e incerte. Un proverbio siciliano così recita: “Cu mori cu i funci un c’è nuddu ca i cianci”. “Chi muore con i funghi non c’è nessuno che li piange”. Il sistema sicuro per distinguere i funghi mangerecci da quello velenosi è il parere di un centro micotico specializzato presso qualche facoltà o quello di un micologo. Ci sono molte più specie di funghi: prataioli, spugnole, finferli, tartufi, trombette, galletti e funghi porcini che vengono raccolti nel loro ambiente naturale o per il consumo personale o per la vendita commerciale. Il loro costo sul mercato è alto. Sono ottimi in cucina per preparare gustosi piatti. Io ne faccio a meno. Non sarei comunque tranquilla! I buongustai possono acquistare alcune specie di funghi commestibili, commercialmente coltivate, nei negozi di frutta e verdura e nei supermercati. I funghi possiedono un ottimo valore energetico tanto da essere chiamati la “carne del povero”. Vanno, comunque, consumati saltuariamente e in modeste quantità perchè spesso contengono carboidrati complessi e poco comuni negli altri alimenti, come la chitina, che appesantiscono il lavoro dell’apparato digerente. I funghi sono composti per la gran parte di acqua, circa l’88%, di idrati di carbonio, di sostanze azotate, di  cellulosio, di ceneri e di grassi per lo 0,4%. Col termine di “Funghi” s’intende un vasto gruppo di vegetali appartenenti alle Tallofite o Piante non vascolari, vegetali con un’organizzazione del corpo “a tallo”, cioè dotate di una struttura vegetativa semplice, poco o non differenziata. Sono, quindi, specie vegetali prive di strutture specializzate quali le radici, il fusto e le foglie. Etimologicamente il termine “Fungo” deriva dal  latino “funus” “funerale” e “ago” “fare” per l’azione letale che alcune specie velenose hanno verso l’Uomo. I funghi si chiamano anche “Miceti”, nome di origine greca “μύκης” “fungo”. Per cui la scienza che studia i funghi si chiama “Micologia”. Micologo è lo studioso e l’esperto dei funghi. Classificati scientificamente come Piante da Carl Linneo, i funghi sono stati elevati al rango di regno da Nees nel 1817 e da Whittaker nel 1968. Essi, infatti, appartengono a un regno vegetale, detto “regno dei funghi“, che comprende organismi eucarioti, unicellulari e pluricellulari a cui appartengono anche i lieviti e le muffe. Questo regno comprende più di 100.000 specie conosciute, benché la diversità sia stata stimata in più di 3 milioni di specie. Molti di questi sono piccolissimi, visibili solo al microscopio. Altri invece raggiungono dimensioni importanti. Tutti i funghi non hanno fiori e foglie e sono sprovvisti della clorofilla, la sostanza presente nelle foglie delle piante, che colora di verde, e permette la fotosintesi clorofilliana. Mentre piante sono autotrofe, cioè capaci di organizzare le sostanze partendo dall’acqua, dall’anidride carbonica e sfruttando la luce del sole come fonte di energia, i funghi sono eterotrofi perché non sono in grado di sintetizzare in modo autonomo il loro nutrimento, ma assumono le sostanze nutritive traendole dal substrato su cui poggiano, cioè si nutrono di sostanze organiche elaborate da altri organismi. In questo modo ricoprono un ruolo molto importante in Natura. Trasformando e decomponendo il materiale organico del terreno lo rendono disponibile per la vita delle altre piante. Il fungo è formato da due strutture fondamentali: dal carpoforo o corpo fruttifero, comunemente chiamato “fungo”, che costituisce la struttura normalmente associata all’immagine del “fungo vero e proprio“, e dal micelio sotterraneo. Il micelio, il “corpo vegetativo”, è costituito da un fitto intreccio di filamenti detti “ife” che si intersecano per formare il vero e proprio tessuto. Esso ha la funzione di assumere le sostanze nutritizie dal substrato. In determinate condizioni temporali, climatiche il micelio evolve e cresce formando, appunto, il corpo “fruttifero o carpoforo”. Il carpoforo è formato dal gambo o stipite, pieno o vuoto, econ un anello che sostiene una porzione espansa detta cappello. I corpi fruttiferi sono ammirati come particolari forme della Natura, sono apprezzati in cucina, sono temuti perché potrebbero essere velenosi. Il carpoforo costituisce la struttura che forma l’apparato riproduttore. Svolge la funzione della propagazione delle spore fungine, la stessa funzione della disseminazione dei semi contenuti nel frutto delle piante superiori. Quando il fungo è giovane, il cappello assume una forma chiusa, sferica. Quando il fungo è maturo il cappello assume una forma aperta detta “a ombrello”, ed è maggiormente pigmentato.

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Sotto il cappello sono presenti le lamelle dove maturano le spore che, affidate al vento, all’acqua, agli animali, favoriscono la riproduzione. Per diversi giorni un fungo adulto diffonde ininterrottamente le sue spore mature. I funghi si dividono in due classi fondamentali: gli Ascomiceti e i Basidiomiceti per il diverso modo d’essere dell’apparato riproduttivo e anche per la forma del corpo fruttifero. I funghi si possono riprodurre in maniera asessuata o in maniera sessuata attraverso la produzione di spore, come avviene per la maggior parte di essi. Le spore possono essere prodotte in maniera sessuata, attraverso la fusione di due o più nuclei, o asessuata, senza che ciò avvenga. La riproduzione sessuata è subordinata alla produzione di spore che, prodotte a milioni da ciascun individuo, vengono diffuse sostanzialmente attraverso il vento, l’acqua e gli insetti. In numerose specie appartenenti ad esempio agli Ascomiceti le spore maschili e femminili si uniscono formando un’unica struttura polinucleata che, in seguito alla fusione dei nuclei, subisce la meiosi producendo spore aploidi le quali, non appena trovano le condizioni adatte, germinano formando nuovi miceli.

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Nelle specie appartenenti ai Basidiomiceti la spora di una determinata polarità sessuale, una volta raggiunto il terreno o il substrato più adatto, nelle condizioni più favorevoli di umidità e di temperatura, germina formando un filamento di cellule detto ifa, il micelio primario. Per poter completare il ciclo biologico e organizzare le strutture riproduttive, dal micelio primario si deve passare al micelio secondario, vero organismo fungino. Così l’ifa, generata da una spora con carica maschile, si unisce a una con carica sessuale opposta per formare il micelio secondario che genererà il carpoforo.

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Le spore, per germinare, devono trovare un ambiente umido. Nascono i funghi anche sugli escrementi in decomposizione di animali. A Mistretta buoi, mucche, pecore, capre, cavalli  ce ne sono tanti. Anche il fuoco seleziona le specie dei funghi. Infatti, nelle aree colpite dagli incendi dei boschi compare un’associazione di funghi che si differenzia nettamente dalle specie presenti nelle zone circostanti, ma che non sono state danneggiate dal fuoco. Molte specie, nel corso dell’anno, richiedono anche una quantità di calore indispensabile per produrre i corpi fruttiferi. Anche la quantità e la distribuzione delle precipitazioni atmosferiche hanno una grandissima importanza nello sviluppo dei funghi. La sopravvivenza dei miceli dei funghi dipende anche dalla circolazione dell’aria del suolo poiché una respirazione difficile porta a una limitata produzione dei carpofori. Anche gli animali fanno parte dell’ambiente dei funghi per la diffusione delle spore. Le lumache mangiano i funghi, anche l’Amanita phalloides, conosciuta anche col nome di di Tignosa verdognola, pericolosissima per l’uomo.  Alle lumache, che costituiscono la schiera più numerosa dei divoratori di funghi, seguono le mosche, le zanzare, i coleotteri, gli uccelli, gli scoiattoli, i caprioli, i topi campagnoli. I loro morsi sono visibili sui cappelli dei funghi. Sono pochi i funghi che hanno una diffusione che copre tutto il globo terrestre. Moltissimi sono i funghi che hanno una diffusione limitata a certe aree. Anche i confini delle zone di diffusione delle specie più comuni erano conosciuti in modo impreciso. Durante il Congresso Micologico Europeo, tenutosi a Praga nel 1960, è stato costituito il comitato internazionale con il compito specifico di dare l’avvio alla stesura di una “mappa” dei funghi superiori europei. La mappa offre un’immagine reale della presenza dei funghi in tutta l’Europa. I funghi, proprio per il fatto che sembrano spuntare dal nulla sul terreno o sui tronchi di piante, per la velenosità di talune specie e per gli effetti allucinogeni di altre, sin dai tempi antichi hanno stimolato la fantasia degli uomini rendendoli protagonisti di credenze e di leggende popolari. Una credenza popolare afferma che i funghi che crescono “in cerchio“, il cosiddetto “cerchio delle streghe“, sono generati dalle danze notturne di streghe o di gnomi. Nella Cina antica, ad esempio, il fungo “ku o chih” era considerato simbolo di lunga vita, magico, divino e legato in qualche maniera all’immortalità. Gli Aztechi e i Maya consideravano i funghi allucinogeni “carne divina” per le loro particolari proprietà. Anche nell’antica Grecia il fungo era considerato simbolo di vita e, pertanto, divino. Una leggenda narra che l’eroe Perseo, stanco e assetato dopo un lungo viaggio, si poté rifocillare bevendo l’acqua raccolta all’interno del cappello di un fungo. Per questo motivo decise di fondare in quel posto una nuova città, che chiamò Micene, che deriverebbe da “μύκης” “fungo”, dando vita alla civiltà micenea. Nella Roma antica il fungo, pur apprezzato per le sue qualità culinarie, diventò anche simbolo di morte. Sono vari gli episodi tra leggenda e realtà legati alla concezione funesta dei funghi. Si narra che l’imperatore Claudio era un gran mangione di funghi e morì proprio a causa di essi. La moglie Agrippina, conoscendo questa sua debolezza culinaria e desiderando far salire al trono Nerone, il figlio di primo letto, avrebbe avvelenato l’imperatore Claudio facendogli mangiare una gustosa pietanza preparata con dei funghi velenosi. La mitologia nordica narra che una volta Odino, mentre era in giro con Sleipnir, il suo mitico cavallo a otto zampe, era inseguito dai diavoli. Per la gran corsa le gocce di bava rossa, che cadevano dalla bocca di Sleipnir, si trasformarono magicamente in funghi rossi. James Arthur, un  di fama internazionale, racconta che in Siberia “gli sciamani usavano e usano il fungo Amanita muscaria come un sacramento religioso. Entrano attraverso un’apertura del tetto del tempio e portano questi funghi allucinogeni in grandi sacchi“. Sono vestiti di rosso e di bianco, i colori dell’Amanita, che in Siberia cresce nei boschi di conifere.

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