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apr 2, 2020 - Senza categoria    No Comments

LA BELLISSIMA EUPHORBIA CANDELABRUM NELLA MIA CAMPAGNA DI LICATA

 

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Per il mio compleanno di alcuni anni fa ho ricevuto in regalo una ciotola di ceramica contenente una piccola pianta.
Ripianta nell’aiuola della mia campagna, in contrada Montesole, a Licata, la piantina si è adattata, è cresciuta fino a diventare così.

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Di anni ne sono passati!

Il suo nome scientifico è EUPHORBIA CANDELABRUM
Il nome del genere “Euphorbia”, derivante dal greco “Euphórbos”, è stato attribuito da Dioscoride in onore di Euphorbo, il medico di Juba II, il re della Numidia e della Mauritania.
Si racconta che l’imperatore Augusto nel 23 a.C. colpito da una grave affezione epatica, era prossimo alla morte. Il suo medico, il dott. Antonio Musa, avendo constatato l’inefficacia delle fomentazioni calde, gli salvò la vita con una cura idroterapica a base di bagni freddi.
Riconoscente, l’imperatore Augusto, oltre a concedergli la cittadinanza romana, lo onorò facendogli erigere una statua di bronzo che fu posta accanto all’altare privato di Esculapio.
Euforbo, fratello di Antonio Musa, anch’egli medico, era al servizio di Juba II, il re della Numidia e della Mauritania. In contrasto con Augusto, il re Juba II onorò il suo medico ribattezzando “euphorbion” una pianta medicinale, scoperta da Euforbio nella catena dell’Atlante, il cui latice era dotato di potenti virtù medicinali.
Anzi, in onore di entrambi, la pianta prese il nome di “ Euphorbia regis-jubae” .Probabilmente la specie scoperta da Euforbo è l’ Euphorbia resinifera.
Passano i secoli. Della statua di Antonio Musa non rimane neppure il ricordo.
Nel 1753, Carl von Linné, Carlo Linneo in italiano, (Råshult, 23 maggio 1707 – Uppsala, 10 gennaio 1778), medico, botanico, naturalista e accademico svedese, il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi, ufficializzando il nome “Euphorbia” nella sua opera “Genera Plantarum” scrive: “Dov’è adesso la statua di Musa? E’ perita, svanita! Ma quella di Euforbo perdura, è perenne, e nessuno potrà mai distruggerla. Le piante sono più durature del bronzo!”.
Carlo Linneo ha assegnato il nome di Euphorbia all’intero genere in onore, appunto, del medico Euforbio. Ma anche re Giuba, appassionato di scienze naturali, oltre che dal nome specifico di Euphorbia regis-jubae, è onorato dal nome del genere “JUBAEA.
In effetti, questa splendida pianta, che il botanico tedesco K.S. Kunth gli dedicò all’inizio all’Ottocento, è degna di onorare il sovrano-naturalista. Un secolo dopo l’omaggio a Giuba è addirittura rafforzato grazie al naturalista italiano Odoardo Beccari che, nel 1913, creò il genere   Jubaeopsis, “di aspetto simile a Jubaea”.
La fama del medico Eufòrbo si era ben presto diffusa in tutta l’Urbe tanto che Plinio il Vecchio (23 – 79 d.C.) dedicò a lui e al re Juba II un paragrafo della sua “Naturalis historia” sulla pianta dell’Euphorbia.“…iunctam Aethiopum gentem, quos Perorsos vocant, satis constat. Iuba Ptolemaei pater, qui primus utrique Mauretaniae imperitavit, studiorum claritate memorabilior etiam quam regno, similia prodidit de Atlante, praeterque gigni herbam ibi euphorbeam nomine, ab inventore medico suo appellatam. cuius lacteum sucum miris laudibus celebrat in claritate visus contraque serpentes et venena omnia privatim dicato volumine. et satis superque de Atlante.”
“…Giuba padre di Tolomeo…riguardo all’ Atlante… che qui nasce un’erba chiamata “Euforbia”, dal medico che la scoprì (Euforbo). Il cui succo latteo celebra con lodi di ammirazione nella chiarezza della vista e contro le serpi ed i veleni tutti, avendo dedicato un proprio volumen …” [Plinio, N.H., V (Geografia dell’Africa, Medio Oriente, Cappadocia, Regno d’Armenia, Cilicia), (1,1, § 16).
Il nome della specie “Candelabrum” allude al portamento della pianta che ricorda un candelabro a più bracci.
Il sinonimo è: Euphorbia erythraea. Altri nomi comuni sono: Euforbia a candelabro, Califfa.
Il genere “Euphorbia”, uno dei più vasti dell’intero regno vegetale, comprende oltre 2000 specie di piante dalle caratteristiche polimorfiche molto diverse. Per la sua grande capacità di adattamento il genere Euphorbia include piante erbacee e legnose, suffrutici, piante grasse e carnose, addirittura alberi perenni con molti rami.
Alcune specie crescono in luoghi semi desertici e altre vivono nei sottoboschi ben ombreggiati. Le specie succulente sono originarie principalmente dell’Africa e del Madagascar. Alcune specie, quali l’Euphorbia dendroides 

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e l’Euphorbia bivonae

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sono tipiche della macchia mediterranea.

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L’Euphorbia candelabrum appartenente alla famiglia delle Euphorbiaceae, originaria delle regioni orientali dell’Africa e dall’ Etiopia, è una pianta succulenta sempreverde a portamento arboreo, eretta e ramificata.
I rami, che si allungano verso l’alto, si ramificano formando una chioma larga e dando la caratteristica forma a candelabro, sono quadrangolari, costoluti, a margini sinuosi, muniti di spine rigide, corte, disposte a coppia, lucidi e di colore verde scuro. Sono disposti su un fusto centrale colonnare, eretto, alto fin a 10 metri, che diventa legnoso alla base quando la pianta è molto vecchia. Il legno è fragile e non è raro assistere a un collasso del fusto schiacciato dall ’eccessivo peso della chioma.
Le foglie, piccole, lanceolate, compaiono solo sui giovani getti e cadono precocemente.
I fiori sono riuniti inflorescenze a ciazio.
L’infiorescenza a ciazio, propria del genere Euphorbia, è costituita da un fiore femminile posto al centro con il suo ovario e con attorno almeno 5 fiori maschili formati dagli stami. Intorno agli organi sessuali s’inseriscono le brattee che, con i loro colori: giallo, bianco, rosso, arancione, ne esaltano la bellezza. Il ciazio assomiglia a un unico fiore e tale era ritenuto dagli antichi botanici. I fiori si sviluppano lungo le costolature nella parte alta delle ramificazioni e compaiono in primavera.

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Dai fiori si sviluppano i frutti a tre lobi che scoppiano a maturità lanciando i semi lontano dalla pianta madre. La moltiplicazione avviene per semina all’inizio della primavera o per talea di fusto in primavera.
L’Euphorbia a candelabro, frequente nei giardini della Sicilia, nelle ville di campagna e delle città, non passa inosservata per la bellezza della sua chioma perfettamente tondeggiante formata dalla disposizione ordinata e simmetrica dei rami.
Alcuni esemplari di particolare interesse sono stati censiti dai professori F.M. Raimondo e P.Mazzola, del Dipartimento di Scienze Agrarie e Forestali di Palermo, che hanno individuato esemplari di grandi dimensioni nelle città di Marsala e di Cefalù dove una pianta, piantata nel 1975, ha raggiunto l’altezza di 10 metri, il diametro del tronco di oltre un metro e la chioma così grande tanto da essere ritenuta la più ampia in Sicilia. Nei primi anni del 1900 il giardiniere Vincenzo Ostinelli, nel suo l’inventario, dove inserisce i 792 generi e le 2796 specie di piante da lui coltivate nella Villa Trabia del Principe di Butera dal 1882 al 1910, non fa nessun riferimento all’Euphorbia.
L’Euphorbia candelabrum non ha particolari esigenze di coltivazione. Si può coltivare in piena terra, nelle aiuole, all’aperto, gradendo un clima mite come quello che si registra a Licata, dove la temperatura non scende mai al di sotto di 5°C. Preferisce posizioni soleggiate, anche al sole diretto, e un substrato poroso, misto a sabbia, umido, ma molto ben drenato, libero da erbe infestanti. I ciottoli bianchi, posti nell’aiuola alla base della mia pianta, ne esaltano il colore verde.

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Le annaffiature non devono essere frequenti, ma solo quando il terreno è asciutto. Infatti, se le foglie si coprono di macchie, probabilmente la pianta ha ricevuto troppa acqua. Le annaffiature eccessive potrebbero causare il marciume radicale.
Periodicamente va aggiunta all’acqua delle irrigazioni un po’ di fertilizzante liquido specifico per piante fiorite.
La mia Euphorbia durante la primavera viene sfoltita da una leggera potatura.
La pianta va in riposo vegetativo e, in autunno, inizia a produrre nuove gemme e nuovi steli.
In Natura le piante di Euphorbia candelabrum sono protette dalla convenzione internazionale sul commercio delle specie minacciate d’estinzione (CITES).
Resistente alle malattie, può subire attacchi di Cocciniglia che si combattono con prodotti specifici.
Tutte le Euphorbie contengono all’interno dei propri tessuti un latice biancastro, acre, tossico, irritante per la pelle e causa di cecità se entra in contatto con gli occhi.  Anche il fumo, derivante dalla combustione dei rami, è irritante Quando si eseguono dei tagli sulla pianta è opportuno utilizzare guanti protettivi. Da queste piante si estrae la gomma, il caucciù e la tapioca.
Dai fiori, per la presenza dei nettari che attirano le api, si ottiene un miele che provoca una sensazione di bruciore alla bocca e che si intensifica se si beve l’acqua. Nel Burundi è una  pianta officinale. Nella medicina etiopica il latice di questa pianta, mescolato con miele o con altre erbe, è utilizzato per la cura di malattie come la sifilide e la lebbra.
Nei luoghi d’origine la specie è utilizzata per realizzare coperture,suppellettili varie e strumenti musicali.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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