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lug 25, 2019 - Senza categoria    No Comments

L’ ARAUCARIA ARAUCANA BILDWILLII NELLA VILLA “G.GARIBALDI” A MISTRETTA

 

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Ad abbellire ancor di più il giardino di Mistretta ha contribuito l’arrivo di una nuova pianta: L’Araucaria araucana varietà “bildwillii”, una gimnosperma appartenente alla Famiglia delle Araucariaceae e originaria del Queensland. In Europa l’Araucaria si è diffusa largamente nei giardini e nei parchi come pianta ornamentale per il suo elegante aspetto.
Il nome del genere “Araucaria” deriva dagli Araucani, ”Araucanos”, una tribù indigena del Cile. Introdotta in Europa in seguito alla conquista spagnola dell’America meridionale, per la prima volta, nel 1786, fu chiamata “Pinus araucana” da JuanIgnacio Molina. Nel 1789 De Jussieu creò il nuovo genere Araucaria. Nel 1797 Pavòn pubblicò una nuova descrizione della specie col nome di “Araucaria imbricata”. Finalmente, nel 1873 Karl Koch pubblicò il binomio “Araucaria araucana” rendendo valido il nome del nuovo genere attribuito da Molina. Il nome scientifico Araucaria probabilmente ricorda la provincia cilena Arauco dove il naturalista A. Menzies ha conosciuto questa bellissima specie.
Si narra che, durante un suo viaggio in Cile nel lontano 1792, al naturalista A. Menzies sono stati offerti, come frutta secca, dei semi di Araucaria. Il loro sapore gli sembrò tanto straordinario da indurlo a volere conoscere la pianta dai particolari frutti. Menzies, conquistato dall’esotica forma dell’albero, decise di portare qualche seme in Europa, esattamente a Kew, borgo a 8 chilometri da Londra sulla riva destra del Tamigi, nei giardini reali inglesi. A Kew si può vistare il più vasto e il più ricco orto botanico del mondo. Lì nacque la prima Araucaria europea.
La pianta in Italia è chiamata comunemente “Pino del Cile” o “Albero della scimmia”, anche se è più corretto chiamarla “Araucaria del Cile” perchè non è un Pino.
In spagnolo si chiama comunemente: “Araucaria, Pehuén, Piñonero, Pino araucaria, o Pino de brazos”.
In inglese si chiama “Monkey-puzzle tree” e in francese” Désespoir des singes”, letteralmente “rompicapo delle scimmie“, perchè l’intreccio dei rami avrebbe confuso notevolmente una scimmia impegnata a scalare l’albero.
Si racconta che nel 1850 un signore inglese, proprietario di un’Araucaria araucana, ha mostrato ad alcuni suoi amici un esemplare giovane della pianta. Un amico più intelligente, osservando le foglie spinose e taglienti, asserì che “sarebbe stato difficile anche per una scimmia arrampicarsi sull’albero” senza rimanere ferita dalle spine. Siccome nell’ambiente naturale della pianta non ci sono scimmie, gli anglosassoni preferiscono ora chiamarla “Pehuén”.
Esistono circa 15 specie di Araucaria provenienti dell’emisfero australe: l’Araucaria excelsa, conosciuta come “Abete del Norfolk”, l’Araucaria imbricata del Cile, l’Araucaria brasiliana.
La nostra Araucaria araucana varietà “bildwilii”, proveniente dall’Australia, è un albero sempreverde attualmente di bassa statura perché giovane, ma, pur avendo una crescita lenta, potrà raggiungere anche i trenta metri d’altezza e, nel suo paese d’origine, anche i 60 metri.
L’Araucaria araucana è una specie molto longeva, ma, raramente, raggiungerà i 100 anni d’età.
Il fusto, molto robusto, eretto, è ricoperto dalla corteccia grigia, rugosa e spessa.
I rami delle piante giovani, disposti orizzontalmente a verticilli, cioè sistemati a raggiera intorno al tronco in piani sovrapposti, danno alla pianta una forma conica regolare. Man mano che la pianta invecchierà, assumerà la caratteristica forma piramidale con i rami inferiori rivolti verso il basso e con le estremità rivolte verso l’alto, a candelabro.

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Le foglie, di colore verde lucido, spesse, dure, ovali, lanceolate, spinose all’apice, disposte su due file, di forma triangolare, con il bordo tagliente, rivestono la superficie dei rami. Rimarranno sulla pianta per diversi anni ricoprendo gran parte dell’albero, ad eccezione dei rami più vecchi. La chioma tende ad allungarsi con il passare degli anni.

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L’Araucaria araucana è una pianta dioica, con gli sporofilli maschili e femminili posti su piante separate, anche se si conoscono esemplari che portano entrambi i sessi.
Gli sporofilli maschili, riuniti in infiorescenze ad amenti, di forma oblunga, quasi cilindrica che, a maturità, raggiungono anche i dodici centimetri, contengono il polline. Gli sporofilli femminili sono riuniti in infiorescenze sferiche.
La fioritura avviene raramente e non prima dei 20 anni d’età.
I fiori femminili maturano in due o tre anni e sono riuniti in grandi coni globosi. L’impollinazione avviene tramite il vento.
Dopo la fecondazione, sui rami si formano gli strobili legnosi, ampi, eretti, di forma ovoidale, con grandi squame sovrapposte provviste di una lunga punta ricurva, dal notevole peso anche di 5 Kg, e contenenti i semi. I coni, in autunno, cadendo dall’albero, si aprono liberando i semi che vengono trasportati dagli animali anche in suoli lontani.
Ogni strobilo può contenere fino a 200 semi.  I semi, lunghi circa 3 centimetri, provvisti di un’ala rudimentale, aderenti ciascuno ad una squama incurvata e triangolare, sono fertili e mantengono la loro germinabilità anche per diversi anni. I semi non sono prodotti tutti gli anni, ma ad intervalli di 3, 4 anni. Sono eduli crudi o abbrustoliti ma, per essere spinosi, non sono mangiati dagli animali ad eccezione delle capre. I pinoli sono più nutrienti della carne e costituirono l’alimento primario degli aborigeni che gli spagnoli chiamarono, proprio per questo motivo, “araucani”.
Dai pinoli fatti fermentare ricavavano una bevanda e usavano la resina come cicatrizzante.
Poiché i coni, per la loro pesantezza, riescono a spezzare i rami da quali pendono, nei paesi d’origine, dove questa pianta cresce maestosa, per le alberature delle strade si pianta solo l’Araucaria araucana “maschio“.
Essendo le dimensioni dei coni notevolmente più piccole, il loro impatto è meno pericoloso.
La moltiplicazione avviene, oltre che per seme, in primavera, anche per talea. La pianta si sviluppa con grande lentezza, quindi i giovani esemplari impiegano molti anni prima di raggiungere una grandezza tale per essere posta a dimora in un giardino.
L’Araucaria araucana nei paesi di provenienza è in via d’estinzione, quindi è protetta dalle convenzioni internazionali.
Per questo motivo in Europa possono circolare soltanto esemplari provenienti da coltivazioni e non da prelievi in natura.
L’Araucaria araucana è una pianta rustica, ornamentale, che raggiunge notevoli dimensioni per cui ha bisogno di molto spazio. E’ coltivata come singolo esemplare perché ama stare da sola. I pendii delle montagne delle Ande del Cile e dell’Argentina e delle alture dell’Australia sono il suo ambiente naturale dove vegeta bene anche a 1000 metri d’altitudine e dove resiste al freddo e alle grandi nevicate invernali. Tuttavia, il peso della neve facilmente potrebbe spezzare i rami più vecchi. In questo modo l’albero mantiene solo una piccola chioma di rami nuovi sopra un tronco a colonna. E’ preferibile metterla a dimora in un luogo soleggiato e riparato dal vento così come ha fatto il giardiniere della villa, il signor Vito Purpari, quando ha piantato la piantina.

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In genere sopporta anche il caldo e, nelle zone con estati molto calde, si consiglia di porre la pianta in un luogo semi-ombreggiato. Si è adattata a vivere anche in ambienti marittimi.
E’ molto sensibile all’inquinamento atmosferico, proprio non lo tollera!
Nelle migliori condizioni climatiche questa pianta può raggiungere l’altezza di 18-20 metri. Predilige terreni acidi, profondi, soffici e drenati dove non ristagna l’acqua. Anche le annaffiature devono essere regolari fornendo l’acqua, tra un’annaffiatura e l’altra, solo quando il terreno è asciutto. La pianta è resistente alle malattie e difficilmente è attaccata da parassiti. Potrebbe, talvolta, essere colpita dagli Afidi. Frequentemente, invece, è attaccata sul tronco e sulle foglie più giovani dalla Cocciniglia cotonosa, il “Pseudococcus citri”, parassita riconoscibile dai grossi e molto visibili fiocchi bianchi cotonosi.
Il marciume radicale, favorito dal ristagno d’umidità nel terreno, per attacchi di “Armillaria mellea”, provoca dapprima l’ingiallimento delle foglie, successivamente il disseccamento e la morte dell’individuo.
La pianta fornisce un legno leggero, di buona qualità, giallastro, molto resistente e finemente venato, facilmente lavorabile e usato per la fabbricazione di mobili, per lavori di carpenteria, per costruire casse e alberi delle navi o intere barche.
La polpa è utilissima per la produzione della carta.

 

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