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gen 9, 2019 - Senza categoria    No Comments

GLI ALBERI DI QUERCUS ILEX NELLA VILLA COMUNALE ” GIUSEPPE GARIBALDI” DI MISTRETTA

 

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In questi primi giorni del mese di gennaio 2019 avrei voluto trovarmi a Mistretta, al mio paese, per ammirare gli incantevoli scenari creati dalla neve posata sugli alberi della villa comunale “Giuseppe Garibaldi”.
Sicuramente la folta chioma del Quercus ilex ricoperta di neve sembrava un grande batuffolo di candido cotone!

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Il Quercus ilex, comunemente chiamato “Leccio”, è l’albero più importante della foresta mediterranea sviluppandosi ovunque dove gli inverni non sono molto rigidi e le estati non molto calde e asciutte. Originario dell’Europa meridionale e dell’Africa settentrionale, il Quercus ilex si è ben inserito nell’ambiente della macchia mediterranea prediligendo i boschi fino a 1800 metri d’altitudine.
E’ diffuso nella Spagna settentrionale, nella Francia meridionale, nell’Africa del Nord.
In Italia è presente su tutte le coste litoranee e nelle zone interne della Toscana, dell’Umbria, dell’Abruzzo, della Campania, ad eccezione del litorale adriatico, da Rimini, a Ravenna, fino alle foci del Tagliamento, vera e propria “isola” climatica fredda del nostro paese. Il Leccio domina anche la vegetazione dei versanti meridionali delle Alpi marittime e dell’Appennino ligure ed è presente nelle rive dei grandi laghi e nel Friuli. Vive bene anche nella villa comunale di Mistretta.
Deve il suo successo ad alcune situazioni che gli hanno consentito di adattarsi agevolmente alle condizioni climatiche non sempre favorevoli e di resistere all’azione spesso distruttiva dell’uomo.
Appartenente alla famiglia delle Fagaceae, è un albero sempreverde, ad alto fusto, fino a 22 metri, molto longevo, e può raggiungere anche il millennio d’età.
La pianta è saldata al suolo mediante un fitto intreccio di radici formate da un lungo e robusto fittone e da altre radici laterali striscianti capaci di emettere nuovi polloni nel caso in cui il tronco potrebbe essere stato lambito dalle fiamme, tagliato o attaccato da parassiti.
Il tronco, eretto e robusto, presto si divide in grosse branche e i suoi rami irregolari tendono ad appiattirsi.

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Il fusto è ricoperto dalla corteccia liscia e grigia nella pianta giovane, mentre nella pianta adulta assume una colorazione grigio-bruna e si spacca in tante piccole squame angolose.

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La chioma, di colore verde scuro nelle parti esposte alla luce, di colore verde chiaro all’ombra, è globosa, espansa, ornata da un fittissimo fogliame.

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Le foglie, persistenti, fino a quattro anni, dalla forma ovale lanceolata, lunghe fino a sette centimetri, di colore verde scuro, lucide e lisce nella pagina superiore, di colore grigio argenteo nella pagina inferiore e coperte da una fitta lanugine, con il margine dentato, spesse e coriacee, con un breve picciolo peloso, sono capaci di trattenere l’acqua dei tessuti. Nella pianta giovane le foglie dei rami più bassi sono spinose per difenderla dall’attacco degli erbivori.

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I fiori unisessuali sono portati sullo stesso albero. Quelli maschili sono riuniti in amenti cilindrici, penduli, quelli femminili sono solitari o in spighe di due o più fiori.

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Fioriscono tra aprile e maggio. L’impollinazione è favorita dal vento. Il frutto, la ghianda, è un achenio ovato, allungato e protetto, quasi fino a metà, da una cupola formata da piccole squame brune. Le ghiande maturano nell’anno, in autunno inoltrato.

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La Quercia era considerata l’albero del nutrimento perché le ghiande, fonte di prosperità, hanno dato all’Uomo, fino al Medioevo, la farina da cui si ricavava il pane. Le ghiande sono cibo molto prelibato per i maiali.

 

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Il Leccio si adatta a vegetare su qualsiasi tipo di suolo preferendo i terreni acidi, fertili, umidi e rifiutando quelli argillosi e compatti.
Ama un’esposizione ombreggiata e poco soleggiata.
Grazie alle sue proprietà di resistenza all’acqua, il legno di Quercia è usato per travature subacquee e, per la sua robustezza, per traversine ferroviarie e per pavimentazioni.
Il legno di Quercia, molto pregiato, duro, compatto, non si lascia facilmente lavorare. Produce il carbone, notevole come combustibile perché ad alto potere calorifico. Il legno, ridotto in cenere, e il tannino contenuto nella corteccia sono utili per la concia delle pelli. L’infuso di corteccia anticamente aveva proprietà farmacologiche e curava anche dal morso dei serpenti.
Il legno, pur essendo quasi indistruttibile,sembra paradossale cheprovenga da una piantache,durante la sua crescita, ha ospitato molti parassiti fra funghi e insetti che hanno causato gravi danni alle foglie.
Il Quercus ilex è un albero maestoso ma, non essendo ornamentale, non è moto usato per abbellire i giardini, però è forte, robusto, possente.

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Proprio per la sua straordinaria vitalità, i greci e i romani dedicarono la Quercia a Pan, il dio simbolo della fecondità della Natura.
In Grecia era considerato l’albero dove era stato allevato Zeus e, pertanto, sacro alla divinità per la maestà e per la preminenza sugli altri alberi delle foreste. Nel santuario oracolare di Dodona le sacerdotesse interpretavano i messaggi inviati dagli dei leggendo le vibrazioni delle foglie di Quercia mosse dalle potenti voci divine.
Nell’antica Roma la Quercia era simbolo dei re ed era piantata al centro del Foro.
Nella tradizione germanicaera dedicata al dio Thor.
Nella sacra Bibbia è scritto che Abramo a Sichem e ad Ebron ricevette le rivelazioni del Signore vicino alle Querce di More e di Mamre, come si legge in Vocazione di Abram (Gn. 12,6-7): “Arrivarono al paese di Canaan e Abram attraversò il paese fino alla località di Sichem, presso la Quercia di More. Nel paese si trovavano allora i cananei. Il Signore apparve ad Abram e gli disse: <Alla Tua discendenza io darò questo paese> Allora Abram costruì in quel posto un altare al Signore che gli era apparso”In apparizione di Dio ad Abramo (Gn. 18,1) è scritto: “Poi il Signore apparve ad Abramo alle Querce di Mamre, mentre egli sedeva all’ingresso della tenda nell’ora più calda del giorno“.
Le Querce di More sono nominate anche come segno di benedizione. In la felicità è nelle tue mani Dt. (11,29-31) si legge : “Quando il Signore tuo Dio ti avrà introdotto nel paese che vai a prendere in possesso, tu porrai la benedizione sul monte Garizim e la maledizione sul monte Ebal. Questi monti si trovano appunto oltre il Giordano, dietro la via verso occidente, nel paese dei Cananei che abitano l’Araba di fronte a Galgala presso la Querce di More. Voi infatti state per passare il Giordano per prendere in possesso il paese che il Signore vostro Dio vi dà, voi lo possiederete e lo abiterete”.
Secondo alcune narrazioni dell’Europa centrale, derivanti dai miti greci, le Querce ospitavano due specie di ninfe, le Driadi, che potevano allontanarsi dall’albero, e le Amadriadi, che morivano con esso e lo proteggevano da ogni pericolo.
Nella villa comunale “Giuseppe Garibaldi” di Mistretta si può ammirare la Quercia solitaria piantata nel 1901 per ricordare la nascita della principessa Jolanda Margherita di Savoia, figlia primogenita del re Vittorio Emanuele III e della regina Elena di Montenegro.
Tutti i comuni siciliani, su sollecitazione della deputazione delle ville pubbliche comunali di Palermo, sono stati invitati a piantare contemporaneamente una Quercia.
Il senatore Barone Gabriele Bordonaro così scrisse al sindaco di Mistretta: “La Quercia è simbolo di forza, di vetustà, di gloria che, con le molteplici specie e varietà, cresce ovunque rigogliosa nel bel paese dalle Alpi al mare”.
Alle ore diciannove del pomeriggio del due giugno dell’anno 1901, nella villa comunale di Mistretta, alla presenza del sindaco avv. Sebastiano Passarello, della giunta comunale, delle autorità civili e religiose, di una gran folla, fu piantata una Quercia.
Il prof. Lo Galbò è stato molto esauriente nell’illustrare il significato di tale azione: “Era nata la figlia del re”!
Il senatore Gabriele Bordonaro così concludeva la cerimonia: ”Sorga dunque quest’albero, l’albero della regina, ed al sole d’Italia spieghi in quel fausto giorno la maestosa chioma. Cresca vigoroso e, sfidando le ingiurie del tempo edace, dica al suo Re che, all’ombra di questa Quercia, si riuniranno i figli d’Italia per procedere con lui alla conquista della civiltà.”
L’albero della Quercia si trova esattamente nello spiazzo centrale della villa, fra il busto di Vincenzo Salamone e quello di  Giuseppe Garibaldi.

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Il nome della Quercia è frequente in senso figurato per indicare “solidità, vigore, salute”. ”Essere robusto come una Quercia” significa essere eccezionale.
La città di Lecce prende il suo nome proprio dal Leccio raffigurato nello stemma assieme ad una lupa, dal nome latino della città: “Lupiae”.

 

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