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set 1, 2020 - Senza categoria    No Comments

IL FAGUS SYLVATICA FASTIGIATA NELLA VILLA COMUNALE “GIUSEPPE GARIBALDI” DI MISTRETTA

 

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La storia del Faggio iniziò tanti milioni di anni fa in Giappone da dove si allontanò e raggiunse l’Europa occidentale.
Il Faggio, ad ogni glaciazione, quasi scompariva dall’Italia. Ritornava quando il clima ridiventava favorevole.
Il Faggio rappresenta sicuramente una delle piante più pittoresche e, al tempo stesso, utili che esistano.
E’ l’albero tipico delle nostre montagne, il più importante costituente dei boschi di latifoglie. Adesso è abbondantemente distribuito su tutta la penisola italiana dominando nelle zone dell’Appennino e delle Prealpi. E’ presente nei boschi della Calabria e della Sicilia, sui Nebrodi, sulle Madonie, nei Peloritani, nelle Caronie.
E’ assente nella siccitosa Sardegna.
E’ un prestigioso albero ornamentale del piano montano dove vegeta rigoglioso fino a 2000 metri sul livello del mare. E’ una pianta socievole per eccellenza e sa creare associazioni con tigli, frassini, aceri, olmi, agrifogli, tassi, abeti.
Vegeta bene nella villa comunale “Giuseppe Garibaldi” di Mistretta.

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Il nome scientifico del genere”Fagus” ha un’origine incerta.
Alcuni studiosi ritengono che derivi dal greco “φαγείν”, “cibarsi” e significhi “albero il cui frutto si può mangiare”. Secondo altri deriva da “φαγός”, “divoratore, dispensatore di cibo“. In dialetto siciliano si chiama “ Faggiu, Fagu, Fau, Favu”.
Appartiene alla Famiglia delle Fagaceae, dette anche Cupulifere, per la particolarità del frutto contenuto in una specie di custodia spinosa chiamata appunto “cupola”.
La pianta presenta un aspetto elegante, a forma di cono rovesciato più o meno espanso.

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Il fusto, regolare, eretto, alto 18 metri circa, a portamento fastigiato, colonnare, cilindrico, sul quale, fin dalla base, s’inseriscono le branche con un angolo molto acuto, è rivestito dalla corteccia di colore grigio cenere con striature orizzontali, liscia e pulita, che invita ad abbracciarlo.

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Si racconta che Passieno Crispo, secondo marito di Agrippina minore, abbracciava il Faggio, di cui si era innamorato, lo baciava, lo aspergeva di vino e s’intratteneva con esso per lunghe ore.
Negli esemplari isolati di Faggio fastigiato presenti nella villa comunale “Giuseppe Garibaldi” di Mistretta i rami, ascendenti, strettamente appressati, modellano, insieme alle foglie, una chioma ampia, densa, superba.

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Le foglie sono di forma ovale, lisce, lucide, di colore verde brillante nella pagina superiore e di colore verde chiaro nella pagina inferire, semplici, coriacee, un po’ appuntite, piuttosto piccole, ma sempre abbondanti e molto vicine; il margine è finemente dentato e, lungo la nervatura, dalla parte sottostante, negli individui giovani è presente una leggera peluria in grado di trattenere l’acqua di condensazione che permette alla pianta di superare i lunghi periodi di siccità. Le foglie ingiallite, dotate di stipole, rimangono sui rami anche durante l’inverno.

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In primavera la chioma si presenta di un colore verde tenero, in estate di un colore verde più marcato ed infine, ai primi freddi autunnali, il colore acquista le sfumature del giallo e dell’arancio.

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Contemporaneamente alle foglie compaiono i fiori.
Il Faggio è una pianta monoica.
I fiori, unisessuali, insignificanti, sono presenti entrambi sulla stessa pianta, ma in posizioni diverse. I fiori maschili, staminiferi, di forma ovale un po’ campanulata, sono riuniti in amenti peduncolati, penduli, muniti di squame caduche.
I fiori femminili, formati da sepali piumosi, sono contenuti in un involucro cupuliforme a 4 lobi fornito di numerosi aculei deboli ed arricciati.
La fioritura avviene nella tarda primavera, tra aprile e maggio.
Il frutto, uno per ogni fiore, è simile ad una castagna a forma di piramide a base triangolare, bruno-rossiccia, chiamata volgarmente faggiola che matura nell’anno di produzione, a settembre. Le faggiole, a coppia, sono formate da un involucro coperto da lunghe squame libere, rigide, poco spinose, che si aprono a maturità in 4 valve permettendo la dispersione dei semi lasciandoli cadere sul terreno.

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Le faggiole sono ricche d’olio e costituiscono un prezioso alimento per i suini. Sono commestibili anche per l’uomo che, probabilmente, le utilizzava in passato durante i periodi di guerra e di carestia. Una volta le faggiole macinate erano usate anche come surrogato del caffè e le foglie come lettiere per gli animali e per l’imbottitura dei giacigli umani.
Il Faggio è una specie che fruttifica tardivamente. La pianta comincia a produrre i primi frutti dopo 40 anni d’età raggiungendo la piena produzione tra gli 80 e i 120 anni. Il Faggio può vivere anche 300 anni. La propagazione avviene per seme e anche tramite l’innesto eseguito preferibilmente nel periodo del riposo vegetativo. Forse l’ambiente in cui vegeta, la chioma che si protende, la corteccia di colore grigio metallico conferiscono al Faggio l’aria da vecchio saggio. E’ stato apprezzato da scrittori classici e da poeti che lo hanno esaltato con gli aggettivi: glorioso, maestoso, saldo, mite, imponente.
Tanti sono i poeti che ricordano nelle loro opere questo splendido albero: Virgilio, Pascoli, Camerana “la cui grigia casetta è dall’ombra dei faggi protetta”, Carducci che, nella poesia “Serenata”, della raccolta delle “Rime Nuove”, (novembre 1882), fa apparire la luna tra un glorioso Faggio:

Le stelle che viaggiano su ’l mare

Dicono – O bella luna, non dormire,

O bella luna, vògliti levare,

Ché noi vogliamo per lo mondo gire.

Vogliam fermarci su la camerella

Ove nel sonno sta nostra sorella,

Nostra sorella splendente e bruna

Che un mago ci ha rapita, o madre luna. –

Di cima al colle rispondono i pini

E da la riva del fiume gli ontani:

– O stelle da’ begli occhi piccolini,

Deh perché fate quei discorsi vani?

Ella ci apparve il dì primo di maggio

Tra un lauro snello e un glorïoso faggio,

E dove ella sbocciò ninfa dal suolo

Cresce una rosa e canta un rusignolo. –

Poi che le stelle tramontan nel mare,

Al monte e al piano tace ogni rumore:

La terra buia una camera pare

Ove s’addorme al fin l’uman dolore.

Come breve è la notte, o bella mia!

Desto nel bosco l’uccellin già pia.

L’alba di maggio t’imbianca il verone,

E il saluto del mondo in cuor ti pone.

Un canto silvestre all’ombra di un grande Faggio è stato descritto da Virgilio nelle “Eglogae” dove, con versi di grande dolcezza, descrive reali personaggi e nostalgici quadretti di vita campestre introducendo nel loro mondo vicende della propria vita o aspirazioni della sua età.
Nella Bucolica I scrive: “Tityre, tu patulae recubans sub tegmine fagi /ilvestrem tenui Musam meditaris avena;/ nos patriae finis et dulcia linquimus arva./ nos patriam fugimus; tu, Tityre, lentus in umbra / formosam resonare doces Amaryllida silvas”. “O Titiro, tu sdraiato sotto l’ombra di un grande faggio, mediti un canto silvestre sull’esile flauto, noi invece lasciamo il territorio della nostra patria e i dolci campi. noi fuggiamo dalla nostra patria; tu, o Titiro, mollemente adagiato all’ombra, insegni alle foreste a far risuonare il nome della bella Amarillide”.
Nel romanzo “I promessi sposi”, di Alessandro Manzoni, Tonio scodella l’agognata polenta nella Tafferia di Faggio.  La foresta di Verzv, in Francia, era famosa per i suoi Faggi contorti e “mostruosi” e veniva considerata un bosco di streghe. In Bretagna si affermava che questi alberi ospitassero le anime che dovevano espiare una pena. Una leggenda narra del contadino Hervé Mingam che, uditi dei suoni attorno alla propria capanna, uscì fuori riconoscendo il lamento dei suoi genitori defunti all’interno di due Faggi.

Il Faggio è una pianta fermamente mesofita con particolari esigenze ambientali.
Infatti, ama in modo particolare il tipo di clima definito oceanico e si diffonde là dove maggiormente ci sono frescura e umidità insieme. Non sopporta gli eccessi di caldo e di freddo, di ombra e di luce, d’umidità e di siccità, rifiuta le depressioni profonde e le sommità asciutte, teme i ritorni di gelo primaverile, corre il rischio di essere abbattuto dal vento perché il suo apparato radicale non si spinge molto in profondità. Preferisce essere esposto in pieno sole o a mezz’ombra, ma vegeta rigoglioso sulle rive dei laghi, in collina e in montagna o, comunque, in quei luoghi dove l’estate è caratterizzata da piogge frequenti.
È favorito nella montagna di Mistretta perchè spesso si addensano le nebbie. I terreni privilegiati sono quelli freschi, profondi, ben drenati, calcarei, non troppo compatti, ben areati. Per essere un albero di prima grandezza, nel giardino di Mistretta gli è stato assegnato uno spazio degno di tanta regale imponenza ed è stato posto in un’aiuola centrale sotto il laghetto.
Il Faggio ricambia con una copiosa e rinfrescante ombreggiatura e accoglie fra la sua chioma miriadi di uccellini, piccoli mammiferi e nasconde anche giovani in atteggiamenti affettivi. Il Faggio è utilizzato come albero forestale, ma anche a scopo ornamentale nei giardini, disposto isolatamente o in gruppo.
Albero forestale per eccellenza, il Faggio produce un legno di pregio utile dal punto di vista dello sfruttamento economico. Si presenta flessibile, di colore rosso bruno con punti più scuri, con scarsa presenza di nodi perché i rami, cadendo precocemente, lasciano il tronco pulito e senza cicatrici, con tessitura a grana fine, proprietà che lo rendono adatto alla produzione di mobili d’arredamento, di utensili da cucina, di zoccoli, di compensati, di traverse ferroviarie, di remi, di doghe per botti.
Nell’industria cartaria è pregiato per la produzione di cellulosa. Dal legno si può distillare il catrame usato in medicina.
Dai semi era estratto un olio commestibile e da ardere utilizzato anche nell’industria dei saponi.
Il Faggio, come legno da ardere, è stato per secoli una fonte notevole di calore. Con la cenere del suo legno un tempo si preparavano unguenti per lenire infiammazioni e ascessi nell’uomo e negli animali. La cenere, lasciata per tutta una notte nell’acqua calda e filtrata al mattino, produce una soluzione saponosa ricca di potassio usata per pulire e detergere.
In erboristeria è usato il decotto di giovani radici raccolte in primavera o in autunno e che ha azione anticonvulsiva. Il decotto di corteccia, raccolta preferibilmente in primavera, spezzettata ed essiccata, ha proprietà febbrifughe ed astringenti. Per distillazione del legno si ottiene il creosoto, un liquido oleoso dall’odore acuto di fumo e dal sapore fortemente aromatico, utilizzato come disinfettante ed espettorante. Il Faggio è importantissimo, inoltre, per l’equilibrio idrogeologico. Il suo estesissimo apparato radicale e la sua folta chioma sono capaci di frenare i più forti rovesci di pioggia e di trattenere i terreni franosi.
Nell’arte floristica, una decorazione di foglie di Faggio attribuisce a qualsiasi composizione di fiori lo specifico significato: “Io ti dono il mio cuore“. Se i rami del Faggio hanno già acquistato le caratteristiche sfumature autunnali allora la simbologia è più energica poiché i fiori promettono “amore sino all’autunno della vita“, cioè per sempre. Nel linguaggio dei fiori il Faggio indica “prosperità”.

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