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mar 18, 2020 - Senza categoria    No Comments

I MANDORLI IN FIORE NELLA CAMPAGNA DI LICATA

 

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Cerchiamo di superare questo brutto periodo a causa del COVID 19 rallegrandoci con i regali che la Natura ci dà.
Numerosi, nella mia campagna, in contrada Montesole, a Licata, sono stati i primi alberi a fiorire contemporaneamente quasi alla fine del mese di Febbraio. Hanno annunziato la fine dell’inverno, l’inizio della primavera, il ritorno in vita della Natura.
Di una bellezza affascinante, è stato emozionante per me vedere spuntare sui rami ancora nudi degli alberi i fiori, bianchi e rosa. E’ sempre una fioritura effimera,  basta un alito di vento per far cadere a terra una notevole quantità di questi fiori.

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Nella mitologia greca il fiore è legato alla speranza, ma anche alla costanza. Il mito della storia d’amore di Fillide e di Acamante racconta che Acamante, un eroe greco, partito per partecipare alla guerra di Troia, durante una sosta a Tracia conosce la principessa Fillide.
I due giovani s’innamorarono subito l’una dell’altro.  Ma Acamante dovette lasciare la sua amata per andare a combattere. A guerra finita, Acamante non fece ritorno in patria, a differenza  degli altri compagni.
Fillide lo attese per 10 lunghi anni ma, quando seppe della caduta di Troia, non vedendo tornare il suo amato, pensò che fosse morto. Non sopportando il dolore, si lasciò morire. In realtà Acamante non era morto.
La dea Atena, impietosita dalla dolcezza della storia, tramutò Fillide in un albero di mandorlo.
Quando Acamante fece ritorno, non trovò più Fillide ad attenderlo.
Avendo saputo di questa trasformazione, si recò nel luogo dove si trovava l’albero. Lo abbracciò lungamente con amore e con dolore. Fillide, accolto quell’amorevole e tenero abbraccio, fece spuntare dai rami dell’albero tanti piccoli fiori bianchi.
Fin dall’antichità, il Mandorlo è stato un simbolo di promessa per la sua precoce fioritura.
Simboleggia l’improvvisa e rapida redenzione di Dio per il Suo popolo dopo un periodo in cui sembrava che lo avesse abbandonato.
Il mandorlo è citato nella Bibbia diverse volte.  In Geremia (1,11-12), in Visioni si legge: “Mi fu rivolta questa parola del Signore:<<Che cosa vedi Geremia?>> Risposi: <<Vedo un ramo di mandorlo>>.
Il Signore soggiunse: <<Hai veduto bene, poiché io vigilo sulla mia parola per realizzarla>>.
 Nella Genesi (43,11), in Beniamino con i fratelli in Egitto si legge: Israele loro Padre rispose: “Se è così, fate pure: mettete nei vostri bagagli i prodotti più scelti del paese e portateli in dono a quell’uomo: un po’ di balsamo, un po’ di miele, resina e laudano, pistacchi e mandorle”.
Le mandorle sono menzionate come uno dei “prodotti più scelti del paese“.

In Botanica il suo nome scientifico è “PRUNUS  AMYGDALUS ”.

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Originario dell’Asia centrale come specie spontanea, il mandorlo si diffuse nell’antica Grecia, poi nell’Impero Romano, i romani lo chiamavano “noce greca”, e, successivamente, con le invasioni arabe si diffuse in Francia, in Spagna e in quasi tutti i paesi del bacino del Mediterraneo.
In Sicilia fu introdotto dai Fenici. Con la scoperta delle Americhe fu introdotto anche lì.
Praticamente, il mandorlo è diffuso in qualsiasi parte del mondo.  La coltivazione del mandorlo ebbe inizio nel vecchio Mondo dove era utilizzato soprattutto per il consumo alimentare.
Il Prunus amygdalus è un piccolo, rustico albero da frutto appartenente alla famiglia delle Rosaceae e al genere prunus.  Alto da 5 a 7 metri, cresce lentamente, ma è molto longevo.
Io ho già trovato alberi di mandorlo piantati nel terreno quando ho acquistato la campagna a Licata 40 anni fa!

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Possiede le radici a fittone e il fusto dapprima diritto e liscio, di colore grigio, poi contorto, screpolato e di colore scuro. Le foglie, di colore verde intenso, sono caduche, picciolate, lanceolate e poco spesse.

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I fiori, ermafroditi, sono di una colorazione bianca o leggermente rosata. Hanno il calice formato da 5 sepali, la corolla da 5 petali unghiati di rosso, di 40 stami disposti su tre verticilli e un pistillo con ovario semiinfero. Sbocciano all’inizio della primavera e prima della comparsa delle foglie che, altrimenti, impedirebbero l’impollinazione del fiore.

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Anche se i fiori sono bisessuali, tuttavia un gran numero di piante ha la particolare caratteristica di essere auto sterili. Ecco il motivo per cui, all’interno degli impianti di coltivazione bisogna considerare diverse varietà impollinatrici per poter garantire un’ottima produzione di mandorle.

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Esiste un gran numero di varietà selezionate nel corso degli ultimi tempi che si caratterizzano per essere autofertili. Esse hanno la particolare capacità di garantire un ottimo livello di fruttificazione.
Il frutto è una drupa di forma ovale piuttosto allungata composta da un guscio esterno, detto mallo, di colore verde chiaro, che si spacca a maturazione scoprendo il seme, cioè la mandorla, formata da due grandi cotiledoni bianchi coperti da una pellicola.

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I mandorli sono distinti nella varietà “dulcis” se producono mandorle dolci, e nella varietà “amara” se producono mandorle amare in base alla presenza o all’assenza dell’amigdalina e dell’enzima in grado di idrolizzarla.
Lo studioso Jared Diamond ritenne che la causa della scomparsa del glucoside amigdalina fu una mutazione genetica. Gli antichi agricoltori cominciarono a coltivare questi esemplari che mutarono geneticamente.
Quindi, il Mandorlo fu uno dei primi alberi da frutto a essere coltivato grazie all’abilità dei frutticoltori e a selezionare i suoi frutti.
I mandorli domestici apparvero nella prima parte dell’Età del bronzo (3000-2000 a.C.).
Nella tomba di Tutankamon in Egitto, circa 1325 a.C., sono stati trovati i frutti di alberi di mandorlo probabilmente importati dal Levante dove è iniziata la coltivazione della specie.
Poiché questa pianta non si presta alla propagazione tramite pollone o talea, essa doveva essere stata addomesticata prima dell’invenzione dell’innesto.
Le mandorle si raccolgono a mano nei medi di agosto- settembre. La raccolta si esegue quando le mandorle sono secche.
Si percuotono le piante con delle verghe, bastoni flessibili lunghi da 3 a 5 metri, facendo cadere le mandorle su reti o teli distesi su tutta la proiezione della chioma. E’“l’abbacchiatura”.
Dopo la raccolta, le mandorle vengono pulite dal mallo che ricopre il guscio legnoso, operazione detta “smallaturae fatte asciugare al sole. L’essiccazione consente la conservazione, anche per lunghi periodi, e la commercializzazione.
Le mandorle dolci sono commestibili. Possono essere tostate, salate, ridotte in pasta o macinate per essere utilizzate in pasticcera, nei torronifici, nelle confetterie.
A Mistretta buonissima e bellissima è la pasta reale, un dolce locale molto apprezzato.

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e la frutta martorana

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Dalle mandorle si ricava il “latte di mandorla”, una bibita molto energetica utilizzata soprattutto nelle calde estati dei Paesi mediterranei.
Le mandorle amare non sono commestibili, anzi sono velenose per la presenza dell’olio di mandorla amara, un olio volatile che contiene acido cianidrico derivato dall’idrolisi dell’amigdalina. Se ingerite in quantità, possono provocare cefalee, vomito e, nei casi più gravi, la morte, soprattutto nei bambini.
Tuttavia, usate in quantità moderata in associazione con le mandorle dolci, sono impiegate nella preparazione degli “amaretti di Saronno” e dei “Ricciarelli di Siena”, dolcetti tipici a cui danno un gusto particolare e inconfondibile.
Si usano, inoltre, per produrre liquori, estratti per dolci e per insaporire alimenti tradizionali.
Dal frutto del mandorlo si estrae, tramite spremitura a freddo e senza l’utilizzo di solventi chimici, un olio limpido e inodore che si usa ampiamente in cosmetica per le sue proprietà nutrienti, elasticizzanti ed emollienti per le pelli secche e sensibili, conferendo alla pelle un aspetto morbido e levigato.
E’ usato anche come base per unguenti e per creme da massaggio. E’molto ben tollerato da pelli sensibili e delicate. Giuseppina Bonaparte usava una grande quantità di prodotti di bellezza a base di estratti di mandorle.
Il mandorlo è una pianta da frutto che può essere coltivata sia in giardino, sia nei frutteti per la raccolta delle mandorle.
Fino agli anni ’50 del secolo scorso l’Italia deteneva il primato mondiale per la produzione di mandorle, soprattutto in Sicilia, dove la “mennulara” era la figura femminile di raccoglitrice manuale di mandorle.
Altre regioni produttrici erano: l’Abruzzo, la Puglia, la Calabria e la Sardegna. La mandorla, riconosciuta come un prodotto tipico siciliano, sardo, calabrese, è stata inserita nella lista dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali.
Purtroppo, con l’importazione di produzioni molto più competitive dagli Stati Uniti d’America e dall’Australia questo primato si è andato perdendo.
Le mandorle sono frutti secchi molto utili alla nostra salute. E’ consigliato un consumo moderato quotidiano per il contenuto di proteine, di grassi, di carboidrati, di vitamine del gruppo B1 e B2, ed E, e molti sali minerali di magnesio. 100 g di mandorle dolci sgusciate contengono:270 mg circa di magnesio, 3 mg circa di ferro, e 220 mg circa di calcio.
Inoltre 100 gr di prodotto edibile forniscono; 571 calorie, 24,19 g di proteine, 50,61 g di grassi, 2,74 g di carboidrati, 26 mg di vitamina E .
Le mandorle che acquistiamo nei supermercati provengono spesso da molto lontano. Una gran soddisfazione per me è quella di raccogliere le mandorle della mia campagna i cui alberi sono generosi!
Il Mandorlo è una pianta facilmente inserita all’interno dei parchi e dei giardini a scopo ornamentale per la sua abbondante e spettacolare fioritura. Se è coltivato soprattutto per la raccolta delle mandorle, è necessario utilizzare un portainnesto, chiamato “mirabolano”, che dona alla pianta una resistenza notevole, che garantisce anche un armonico sviluppo e il raggiungimento di una buona longevità.
In genere come portainnesto è impiegato il pesco, che permette di anticipare la messa a frutto e, nello stesso tempo, garantisce anche un’ottima vigoria, ma non garantisce la longevità.
Il mandorlo è molto adatto a vegetare in un clima mediterraneo.
Riesce a vivere sia nei luoghi caratterizzati da climi tipicamente caldi, sia in quelli con climi più freddi considerata la capacità di resistere fino a temperature che scendono anche di 3-5 gradi centigradi sotto il livello dello zero termico. Possiede una grande facilità di adattamento a ogni tipo di terreno preferendo, comunque, i suoli leggeri e che non presentano un elevato livello di umidità.
I venti possono essere dannosi durante la fioritura perché ostacolano il volo dei preziosi insetti pronubi che favoriscono l’impollinazione. Presenta anche una buona resistenza alla siccità poiché le radici sono molto capaci di inserirsi nel terreno per succhiare l’acqua.
Normalmente il mandorlo non viene irrigato, con una maggiore disponibilità idrica la produzione migliora. Ogni anno conviene distribuire nell’area sotto la chioma una certa quantità di concimi realizzati con azoto, fosforo e potassio .
La potatura richiede un’attenzione peculiare sia nei primi anni di vita della pianta per darle la forma migliore di allevamento, sia successivamente, per regolare l’altezza per la raccolta della produzione delle mandorle. Si sfoltiscono i rami in sovrannumero e intricati, si eliminano le parti secche e ammalate.
I mandorli, pur avendo una grande resistenza alle malattie, riuscendo a difendersi ottimamente anche da tanti parassiti, tuttavia potrebbero essere soggetti a patologie soprattutto nelle zone caratterizzate da una grande umidità.
È importante sapere riconoscere i primi sintomi delle avversità per cercare di difendere la pianta.
Le principali avversità che colpiscono il mandorlo sono: gli insetti e i funghi. Gli insetti più importanti sono: la cimicetta, Monosteira unicostata, una cimice molto piccola, di soli 2 mm, di colore marrone-grigio chiaro, che è capace di arrecare notevoli danni nelle zone calde e in certe annate, a partire dal mese di maggio. La cimice si poggia sulla pagina inferiore delle foglie alle quali sottrae la linfa. Le foglie ingialliscono e iniziano a cadere. Altri insetti sono: la campa, Malacosoma neustria, e il coleottero Anthonomus amygdali.
A partire dalla primavera, soprattutto se la stagione è calda, gli afidi attaccano gli apici, i germogli e le foglioline del mandorlo succhiandone la linfa. Le piante deperiscono a causa della perdita della funzionalità fogliare I germogli mostrano internodi raccorciati, presenza di melata e il tipico aspetto accartocciato.
Le patologie fungine più importanti sono: l’Armillaria, il Corineo, che si distingue per la comparsa di piccole macchie circolari sulle foglie e sui rami e, a volte, anche per le macchie rosse sui frutti, il Cancro delle drupacee e la Moniliosi, una patologia che danneggia in particolare i fiori, ma anche i germogli e i rametti, che disseccano, la Bolla, che attacca sia i germogli più giovani, sia le foglie provocandone la deformazione e lo sviluppo di macchie giallastre e rosse.
Anche il Fusicocco o cancro dei rametti è un batterio nemico dei mandorli e si manifesta con macchie brune sui rami, in corrispondenza delle gemme. Tutte queste patologie si dovrebbero prevenire con l’uso di  estratti di equiseto spennellati sui tronchi. Al manifestarsi dei primi sintomi è necessario intervenire con l’uso di prodotti specifici.
Amiamo e rispettiamo la NATURA. Tutti!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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